22/01/2012
092 - Oranienburg: il tracollo dell'anti"negazionismo" internazionale
(Nella foto Michele Sarfatti direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea. BW5a)Al revisionismo è dedicata interamente l’ultima parte dell’opera, che si intitola Die ‘Gaskammer-Lüge’ in der internationalen revisionistischen Propaganda” (La “menzogna delle camere a gas” nella propaganda revisionistica internazionale), e contiene otto contributi in circa novanta pagine.
Per commentarla sarebbe necessario un libro specifico. Per il momento mi limito a tre considerazioni generali.
1) All’opera non ha partecipato alcun ricercatore olocaustico italiano, il che conferma che i nostri “esperti”, a cominciare da quelli del Centro di Documentazione Ebraica di Milano, sono considerati a livello internazionale dei dilettanti indegni di essere invitati ad un convegno “serio”.
2) Non viene fatta alcuna menzione di olo-blogger alla Romanov o alla Muhlenkamp, il che conferma, come ho già scritto, che nessuno storico olocaustico li prende sul serio.
3) La confutazione dei miei scritti è assolutamente devastante: sono citato ben due volte, la prima a p. 275, in un elenco di revisionisti: «… in Italia Carlo Mattogno e Claudio Moffa…»; la seconda volta, a p. 390. Hajo Funke, autore di uno scritto intitolato “La ‘menzogna delle camere a gas’ nella propaganda revisionistica in Germania e Austria”, vi afferma:
«Già nel 2003 nella rivista revisionistica e spesso negatrice dell’Olocausto “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung” [Quaderni trimestrali per la libera ricerca storica] (n. 2, luglio 2003) apparve un articolo di Carlo Mattogno sul campo di concentramento di Sachsenhausen “KL Sachsenhausen. Stärkemeldung und ‘Vernichtungsaktionen’ 1940 bis 1945” (KL Sachsenhausen. Comunicazioni della forza e “azioni di sterminio” 1940-1945). Nella nota introduttiva viene chiaramente menzionato lo scopo revisionistico; tra l’altro vi si dice che “il caso di Sachenhausen è chiarificatore per i metodi degli Alleati, in questo caso specifico della propaganda nera sovietica nell’immediato dopoguerra”; vi si afferma che “in quel campo sarebbero stati uccisi numerosi detenuti con gas tossico; inoltre i Tedeschi vi avrebbero assassinato molte migliaia di prigionieri di guerra sovietici in un impianto di fucilazione”. L’Autore spiega che quest’affermazione sarebbe priva di qualunque fondamento storico e rimanda al riguardo tra l’altro alla letteratura revisionistica».
Qui è necessaria qualche precisazione. Anzitutto la nota introduttiva non è mia, ma della redazione della rivista. In secondo luogo, essa non menziona semplicemente uno «scopo revisionistico», perché comincia così:
La confutazione scientifica del mio articolo dovrebbe pertanto essere rimandata al contributo di Günter Morsch [foto] “Uccisioni mediante gas tossico nel campo di concentramento di Sachsenhausen” (pp. 260-276), tanto più in quanto si chiude con un paragrafo piuttosto pretenzioso dal titolo “Strategie negatorie revisionistiche” (pp. 274-276).
Qui però l’autore si mostra molto cauto, limitandosi ad una vaga allusione al mio articolo:
Indi passa alla critica di vari argomenti revisionistici, ma senza neppure accennare a quelli che ho esposto nell’articolo summenzionato. Donde la conseguenza che o l’autore non è esperto in materia (ma allora perché ha scritto su questo campo?), oppure le mie «catene argomentative» sono tanto «oggettive» che egli non è riuscito a confutarle e ha preferito glissare.
Quanto ai molteplici studi che ho dedicato, sia da solo, sia in collaborazione con Jürgen Graf, a molti dei temi trattati nella parte “costruttiva” dell’opera – su Auschwitz, su Belzec, su Treblinka, su Stutthof, su Majdanek – questo consesso internazionale di specialisti ha mantenuto il più rigoroso silenzio.
Quelli, successivi, su Chelmno e Sobibor, saranno invece senza dubbio taciuti al prossimo convegno.
Un’ultima osservazione.
Hajo Funke [foto] lascia intendere che il presunto “impianto di fucilazione” di Sachenhausen contestato nella nota introduttiva summenzionata in realtà esistette. E in effetti Günter Morsch a p. 276 ne parla.
Ma con riferimento esclusivo a una “perizia” dei Sovietici.
Quelli stessi che a Norimberga osarono affermare che a Sachenhausen erano stati giustiziati 840.000 (ottocentoquarantamila) prigionieri di guerra russi!
Poveri specialisti dell’Olocausto: una immensa falange internazionale incapace di confutare un pugno di revisionisti. Ecco perché si invocano le leggi repressive.(Fonte)
8 marzo 2011
[1] Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 7, n. 2, luglio 2003, p. 173.
_______________________________________________________________________________________________
N.B.: Evidenziazione, sottolineatura, grassetto, immagini, NON sono presenti nel testo originale. Per contattarci: sturevcm@libero.it.
20:47 Scritto da: bw5a in CDEC Centro Documentazione Ebraica Contemporanea, Lager di Oranienburg - Sachsenhausen, Sion zyon sionisti Italia, Sionisti "Italia" | Link permanente | Commenti (0) | Tag: cdec centro documentazione ebraica contemporanea, lager di oranienburg - sachsenhausen, sion zyon sionisti italia, sionisti "italia" |
Stampa
Scrivi un commento