14/01/2012
011- (Parte 1) Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz, risposta ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell'anti negazionismo
RITORNO DALLA LUNA DI MIELE AD AUSCHWITZ
RISPOSTA AI VERI DILETTANTI E AI FINTI SPECIALISTI
DELL’ANTI-«NEGAZIONISMO»
parte 1
Con la replica alla «Risposta a Carlo Mattogno» di Francesco Rotondi
IL TESTO CHE SEGUE È SOSTANZIALMENTE IDENTICO A QUELLO PUBBLICATO
NEL 2006 COL TITOLO RITORNO DALLA LUNA DI MIELE AD AUSCHWITZ.
RISPOSTA AI VERI DILETTANTI E AI FINTI SPECIALISTI DELL’ANTI-“NEGAZIONISMO”,
EDIZIONI EFFEPI, GENOVA,
COLL’INSERIMENTO DELLA MIA REPLICA ALLA
«RISPOSTA A CARLO MATTOGNO» DI FRANCESCO ROTONDI,
RECENTEMENTE APPARSA IN: HTTP://WWW.FRANCOROTONDI.BLOGSPOT.COM/
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Indice
INTRODUZIONE ................................................................3
I – CONSIDERAZIONI GENERALI
1. La Sprachregelung .................................................... 12
2. Le testimonianze ....................................................... 19
3. Una testimonianza «che non può essere rifiutata» ... 20
4. Gli agenti del presunto sterminio: ossido di carbonio e acido cianidrico... 21
5. Genesi e sviluppo delle presunte gasazioni omicide ad Auschwitz........... 24
6. Il rapporto Leuchter ................................................... 27
II – LA CRITICA A MATTOGNO
1. Il tifo petecchiale ad Auschwitz: “alibi” o realtà?..........37
2. Le aperture di introduzione dello Zyklon B sulla copertura della camera mortuaria (presunta camera
a gas omicida) del crematorio II...................................... 42
3. Le «fosse di cremazione»............................................ 55
4. I forni crematori............................................................63
5. Le camere a gas ad ossido di carbonio di Majdanek .. 76
III – L’ANTINEGAZIONISMO «SCIENTIFICO»
1. L’«antinegazionista scientifico» J.-C. Pressac ............. 85
2. L’«antinegazionista scientifico» R. J. Green................. 89
3. L’«antinegazionista scientifico» R. J. van Pelt ............. 99
CONCLUSIONE............................................................... 101
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Introduzione
Nel novembre 2005 Francesco Rotondi, cardiologo presso l’Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, ha pubblicato un libro dal titolo Luna di miele ad Auschwitz. Riflessioni sul negazionismo della Shoah(1). L’autore mi dedica alcune pagine («La critica a Mattogno», pp. 108-120) e qualche menzione qua e là alle
quali, come sempre, rispondo prontamente. Nell’analisi di questo libro, oltre che su ciò che riguarda me, mi soffermerò soltanto sui punti generali, dando però voce a Germar Rudolf, il quale, essendo attualmente ospite delle galere tedesche per il delitto di leso Olocausto,si trova nell’impossibilità di replicare.
Il libro è basato su due errori metodologici di fondo che ne invalidano sia il procedimento argomentativo sia le conclusioni. Anzitutto l’autore ha una conoscenza del revisionismo indiretta, filtrata dalle lenti deformanti di vari propagandisti olocaustici, da Deborah Lipstadt a Valentina Pisanty a Francesco Germinario a Luigi Vianelli(2) ai vari web-ciarlatani, primo fra tutti John C. Zimmerman. Ciò grava pesantemente su molti suoi giudizi gratuiti e infondati.
In secondo luogo Rotondi, soprattutto per ciò che mi riguarda,ha preso in considerazione soltanto i miei primi studi, trascurando completamente gli oltre 30 articoli in circa 250 pagine che ho pubblicato nella rivista Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung tranne uno, il mio ricordo di Jean-Claude Pressac (p. 138,nota 39)(3),articoli in parte tradotti in inglese nella rivista The Revisionist,perfino i miei cinque quaderni di Auschwitz finora apparsi,dove ho presentato al pubblico italiano alcuni di tali articoli; trascurando inoltre i miei libri su Auschwitz più importanti, che menzionerò successivamente.
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(1) Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli.
(2) Costui appare a p. 6 tra le persone che Rotondi ringrazia!
(3) «Meine Erinnerungen an Jean-Claude Pressac», in: Vierteljahreshefte für freie Geschichstforschung, anno 7, n. 3 e 4, dicembre 2003, pp. 412-415. Rotondi cita due volte quest’articolo, entrambe con il riferimento «S412» (p. 138, nota 39 e p. 166) che altro non è se non la menzione in tedesco della sua prima pagina (S = Seite, pagina) 412. Mi stupisco che Rotondi ignori il testo italiano dell’articolo, che è apparso nel quaderno I gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”,I Quaderni di Auschwitz, Effepi, Genova, 2004, «Ricordo di Jean-Claude Pressac», pp. 7-12.
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È come se si volesse giudicare la sua attuale competenza di cardiologo sulla base della sua tesi di laurea.
Rotondi dei miei argomenti presenta infatti soltanto la fase iniziale,non quella conclusiva, e gli è facile oppormi argomenti elaborati successivamente, ai quali ho sempre puntualmente e ampiamente risposto, ma anche qui trascurando le mie relative confutazioni.
Questo punto richiede un breve chiarimento.
La storiografia olocaustica nacque come storiografia di guerra.
Al processo di Norimberga, che ne fissò i cardini, il procuratore generale degli Stati Uniti J. R. H. Jackson, nel corso dell’udienza del 26 luglio 1946, dichiarò candidamente:
«Gli Alleati si trovano tecnicamente ancora in stato di guerra con la Germania, sebbene le istituzioni politiche e militari del nemico siano infrante. In quanto Corte di Giustizia Militare, questa Corte di Giustizia costituisce una continuazione degli sforzi bellici delle Nazioni Unite»(4).
La ricostruzione storica proposta dal Tribunale, che divenne poi la storiografia olocaustica, costituiva dunque «una continuazione degli sforzi bellici delle Nazioni Unite» per infrangere le istituzioni ideologiche e culturali della Germania, cosa poi attuata praticamente con la cosiddetta «rieducazione» (Umerziehung).
Nata dalle aule dei tribunali come strumento bellico, la storiografia olocaustica si è sviluppata su queste radici per un sessantennio grazie ad un’intera armata di soldati che l’affinarono nel corso degli anni trasformandola in uno strumento politico che degenerò rapidamente in pseudoreligione, in superstizione e finalmente in isteria collettiva. Fin dall’inizio gli obiettivi e le finalità della nascente storiografia olocaustica furono pertanto completamente estranei all’accertamento della verità: essa non si può definire storiografia,ma propaganda.
La storiografia revisionistica è nata come reazione a questa propaganda di guerra olocaustica, come tentativo di sostituire la storiografia alla propaganda. In questo senso scrissi a suo tempo che «il revisionismo è essenzialmente una metodologia storiografica, la normale metodologia storiografica ordinariamente applicata da tutti gli storici a tutte le branche della storia, coll’unica eccezione della tematica olocaustica»(5).
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(4) Protocolli delle udienze del processo di Norimberga, edizione tedesca,vol. XIX, p. 440.
(5) Intervista sull’Olocausto. Edizioni di Ar, Padova,, 1995, p. 11.
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Il revisionismo, per creare ex nihilo la storiografia sulla tematica olocaustica ha avuto a disposizione pochi lustri e pochi ricercatori.
Il suo salto di qualità, contrariamente a quanto si pensa, non è avvenuto con le perizie chimiche di Fred Leuchter e di Germar Rudolf,bensì coll’apertura degli archivi sovietici.
Per quanto mi riguarda, quest’evento mi ha aperto possibilità di analisi incommensurabilmente più ampie, grazie alle quali ho potuto approfondire tutti i temi che in precedenza avevo potuto solo sfiorare, spesso dedicando interi volumi a ciò che prima avevo esposto in qualche pagina(6).
Atteso ciò, è chiaro che voler «confutare» i miei primi scritti ignorandone gli sviluppi successivi e finali non è né giusto né corretto.
Ma c’è di peggio. La critica di Rotondi a qualcuno dei miei argomenti si fonda essenzialmente sulle fantasie storico-tecniche di John C. Zimmerman. Sono ormai anni che ripeto le vicende di questo ciarlatano, ma, a quanto pare, non è bastato.
Ripeterò dunque quanto ho scritto in un libro del 2004(7) Nell’ottobre 1999 John C. Zimmerman ha pubblicato un articolo intitolato «Body Disposal at Auschwitz: The End of the Holocaust Denial» che pretendeva di essere la confutazione «definitiva»(!) dei miei studi scientifici sulla cremazione ad Auschwitz.
Zimmerman mi accusava di aver adottato «le solite tattiche dei negatori, di omissione e di travisamento», in pratica, di essere un falsario della storia.
Io ho risposto immediatamente alle accuse infondate di Zimmerman con l’articolo «John C. Zimmerman e la “Body Disposal at Auschwitz”: Osservazioni preliminari», nel quale ho documentato l’incredibile inettitudine di Zimmerman (che pretende di analizzare in modo ineccepibile i documenti originali senza neppure conoscere la lingua tedesca!), la sua incompetenza storica, tecnica e documentaria e la sua palese malafede.
Dopo la mia replica, Zimmerman è tornato subito all’attacco con un altro arrogante articolo, «My Response to Carlo Mattogno»,in cui l’impostura è eretta a sistema scientifico.
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(6) Vedi al riguardo il mio articolo «Una legge contro il revisionismo storico italiano?», in: http://vho.org/aaargh/ital/archimatto/CMLeggeMastella.pdf.
(7) Olocausto: dilettanti nel web, Effepi, Genova, 2005, pp. 11-12.
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Immediatamente ho redatto una lunga e dettagliatissima replica – «Risposta supplementare a John C. Zimmerman sulla “Body Dis-posal at Auschwitz”» – nella quale ho smascherato una per una tutte le imposture e le menzogne del nostro professore.
Questa risposta, da me redatta nell’agosto del 2000, è stata pubblicata da Russell Granata – che purtroppo è venuto a mancare il 14 agosto 2004 – sul suo sito nell’ottobre di quell’anno e a fine mese Zimmerman gli preannunciò per e-mail che avrebbe risposto alla mia confutazione entro sei mesi.
Da allora, e sono trascorsi quasi sette anni, Zimmerman tace.
La cosa inammissibile è che Rotondi cita i due scritti summenzionati di Zimmerman, ma soltanto la mia prima risposta: «John C.Zimmerman e la “Body Disposal at Auschwitz”: Osservazioni preliminari », tace invece la mia «Risposta supplementare a John. C.Zimmerman sulla “Body Disposal at Auschwitz”», pur essendo disponibile in web fin dal 2000(8).
Nel 2005 i miei due scritti su Zimmerman, insieme ad una confutazione di Daniel Keren, un altro individuo della stessa risma parimenti invocato contro di me da Rotondi, sono apparsi in un libro edito da Germar Rudolf(9) in 108 pagine, di cui ben 83 contengono la mia risposta supplementare a Zimmerman, in cui ho
confutato ad abundantiam tutte le farneticazioni del pover’uomo, il quale, come ho detto, si è visto costretto a ritirarsi nell’ombra.
Il reboante apparato di libri non letti presentato da Rotondi costituisce una bibliografia pretestuosa destinata soltanto ad impressionare la gente ignara della questione, non certo chi tali opere conosce ed è in grado di giudicarne il valore.
Per necessità, in questo studio dovrò ripetere ancora una volta cose già dette, ma, come al solito, per non tediare il lettore, ne aggiungerò di nuove o esporrò alcune di quelle vecchie in una prospettiva nuova.
Rotondi dichiara esplicitamente nell’Introduzione di non essere uno storico, ma «un dilettante vero» (p. 15).
Ciò può spiegare l’ingenuità del ricorso a fonti ciarlatanesche (Zimmerman e compagnia), ma non la decisione di prendere in esame soltanto i miei scritti più vecchi, tacendo sistematicamente le mie repliche e i miei approfondimenti successivi.
D’altra parte, poiché il libro in questione deriva da una tesi di laurea dal titolo Luna di miele ad Auschwitz: replica a veri e finti
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(8) Attualmente l’articolo è reperibile in: http://www.vho.org/ITA/c/CM/Risposta-new-ital.html.
(9) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and Prejudices on the Holocaust, Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
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ingegneri che negano l’esistenza delle camera a gas discussa da Rotondi all’Università degli Studi di Salerno nell’anno accademico 2000-2001(10) col prof. Saverio Festa, che egli ringrazia a p. 6, l’autodefinizione di «dilettante vero» non è poi così vera.
Per evidenziare gli argomenti che oppongo a Rotondi, li numero progressivamente da [1] a [72].
Risposta di Rotondi
a) «Mattogno nel suo libro, edito dalle edizioni Effepi, mi attribuisce “due errori metodologici di fondo”. Il primo consisterebbe nella mia conoscenza del revisionismo “indiretta, filtrata dalle lenti deformanti di vari propagandisti olocaustici” e cita a tal proposito Deborah Lipstadt, Valentina Pisanty, Francesco Germinario e John C. Zimmerman. Confermo di aver letto e con grande interesse gli scritti degli autori che menziona ma penso che dalla lettura del mio saggio emerga con chiarezza come la mia critica nasca
dall’analisi diretta di tutti i lavori esaminati siano essi negazionisti che anti-negazionisti; peraltro l’idea chiave del mio lavoro non coincide con l’impostazione più accettata da gran parte di quella storiografia ufficiale, dispregiativamente etichettata come “sterminazionista”,ossia di limitarsi a discutere “sui” piuttosto che “con” les assassins de la mémoire e replicare a chi nega l’esistenza delle camere a gas non è di fatto in completa sintonia con l’atteggiamento di alcuni studiosi cui fa riferimento; che io abbia riproposto molte loro tesi è verissimo ma ciò rientra nello spirito di un saggio che non fa mistero di essere tutt’altro che negazionista».
Rotondi tenta di sviare il discorso su questioni marginali insignificanti.
Il mio rimprovero è che egli in massima parte non ha letto direttamente i testi revisionistici che adduce, ma li menziona tramite le citazioni dei propagandisti olocaustici summenzionati.
Ciò è tanto vero che egli arriva addirittura a citare il mio libretto Intervista sull’Olocausto dall’edizione americana, introvabile, My Banned Holocaust Interview, perché il propagandista di cui ripropone le obiezioni (Zimmerman) è americano! (Vedi sotto, punto [41]). Aggiungo che il testo che cita non è neppure quello originale,ma una semplice parafrasi:
«… questa fotografia non solo non dimostra, ma smentisce la storia della cremazione in massa dei gasati» (p. 113).
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(10) http://www.istoreto.it/biblioteca/accessioni/mar-apr_05.htm
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Il testo americano dice invece:
«Not only does this therefore fail to confirm the mass extermination thesis, it decisively refutes it».
La cosa gustosa è che questa frase si trova a p. 43 del libretto summenzionato, ma Rotondi, che la trae da un contesto più ampio,adduce come riferimento le pagine 41-44! (p. 113, nota 119). Non sapendo a quale pagina attribuirla, egli le ha menzionate tutte! Per di più, come si desume dalla bibliografia, egli non sapeva neppure che My Banned Holocaust Interview è la traduzione americana di Intervista sull’Olocausto.
Allo stesso modo, in un libro in italiano destinato agli Italiani,egli cita la mia prima risposta a Zimmerman in inglese (p. 11. nota 112), pur conoscendo la versione originale italiana (p. 55, nota 6).
Se infatti avesse citato quest’ultima, avrebbe perso il filo delle elucubrazioni di Zimmerman, che ovviamente si riferisce alla versione in inglese.
Un altro esempio di questa non-lettura di testi è costituito dal fatto che Rotondi cita in inglese documenti tratti dall’edizione tedesca dello studio sul KL Majdanek che ho redatto in collaborazione con Jürgen Graf (vedi sotto, § 5).
Per amor del vero, bisogna dire che egli tratta con una simile noncuranza anche parecchi testi anti-“negazionisti”, e attinge riferimenti d’archivio e bibliografici sia da questi ultimi, sia da quelli revisionistici, presentandoli come suoi. Con tali scopiazzature dilettantesche egli può sì millantare serietà di indagine, ma non può garantire personalmente l’esattezza di tali riferimenti, come faccio io con le fonti d’archivio che cito.
A p. 42 egli riporta una citazione dalle “memorie” di Höss da un’edizione americana, ma a p. 49 appare improvvisamente l’edizione italiana (insieme alla prima edizione tedesca); infine, a p. 61 figura l’edizione americana, seguita da quella italiana, che viene presentata come «ed. it.», come se quella americana fosse l’edizione originale.
A p. 54 Rotondi menziona l’opera Sterbebüche[r] von Auschwitz,qualche riga dopo, Death Books From Auschwitz, come se fossero due opere diverse, mentre si tratta dell’edizione tedesca e inglese della medesima opera.
A p. 83 Rotondi si appropria di un mio riferimento d’archivio: «Gosudarstvjennyj Archiv Rossiskoj Federatsii (Archivio di stato della Federazione Russa), Mosca, 7021-107-9, pp. 29-243 [sic]»
(vedi sotto, punto [58]). Il riferimento corretto è “pp. 229-243”, che riguarda però l’intera perizia polacco-sovietica del 4-23 agosto 1944, mentre Rotondi voleva indicare un singolo documento in essa menzionato.
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A p. 84 il riferimento al libro «G. Peters, Die hochwirksamen Gase und Dämpfe in der Schädlingebekämpfung. Sammlung chemischer und chemisch-technischer Vorträge. Neue Folge. Heft 47a.
Verlag von Ferdinad Enke in Stuttgart, 1942, p. 103», che Rotondi conosce come conosce l’Archivio di stato della Federazione Russa, è tratto dal mio libro Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, pp. 213-214.
A p. 97 Rotondi cita il libro di Filip Müller così: «Sonderbehandlung.Steinhausen, Munich, 1975», col nome della località in inglese (Munich) invece che in tedesco (München)! Egli fa riferimento ad una pagina specifica di quest’opera (p. 95) in cui, inutile dirlo, non c’è traccia di ciò per cui viene citata (ossia il sistema di introduzione dello Zyklon B nei crematori II e III).
A p. 101, nota 81, Rotondi si appropria di un altro mio riferimento bibliografico tratto dall’articolo che cita nella nota 82(11):
«Did Six Million Really Die? Report of the Evidence in the Canadian “False News” Trial of Ernst Zündel [– 1988. Edited by Barbara Kulaszka]. Samisdat Publishers Ltd., Toronto 1992, p. 353».
E quanto sia vero che Rotondi veda il revisionismo attraverso le lenti deformanti dei suoi assassins de la vérité, risulta già dal fatto che egli riprende da essi perfino l’assurdo principio metodologico della inattendibilità aprioristica di tutte le testimonianze (p. 34.Vedi sotto, § 2) attribuito al revisionismo da Vidal-Naquet e, di rimbalzo, dalla Pisanty(12).
b) «L’altro errore sarebbe di aver esaminato solo parte dei suoi studi. Non era mia intenzione analizzare l’opera omnia della esorbitante produzione di Mattogno; ho inteso presentare semplicemente
un’agile raccolta di considerazioni sul “negazionismo scientifico” e non la sua biografia…, altri negazionisti sono stati invece totalmente ignorati, avrei però dovuto scrivere una “Treccani” e non un volume di 172 pagine; “si chaque fois qu’un ‘révisionniste’ produit une affabulation, il faut lui répondre, les forêts
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(11) «“No holes, no gas chamber(s)”. An historical-technical study of the holes for introducing Zyklon b in the roof of Leichenkeller 1 of Krema II at Birkenau», in: http://vho.org/GB/c/CM/noholes.html.
(12) Vedi al riguardo il mio studio L’“irritante questione” delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad… Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty, Graphos, Genova, 1998, p. 56.
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du Canada n’y suffiraient pas”, scrisse a suo tempo lo storico Pierre Vidal-Naquet, da poco venuto a mancare».
Rotondi aggiunge di essersi soffermato «più dettagliatamente» sulla questione chimica dei residui dei cianuri nelle presunte camere a gas omicide, invece «“sinteticamente” e “per completezza”» sulle problematiche delle aperture di introduzione dello Zyklon B e della cremazione e conclude:
«Il mio lavoro è evidentemente incentrato sulla problematica chimica e poiché Mattogno si è interessato prevalentemente agli altri due aspetti, lo spazio relativo alla sua attività ne risulta inevitabilmente circoscritto».
Di nuovo Rotondi cerca di stornare l’attenzione dalla questione essenziale.
La mia obiezione riguarda il fatto che proprio nella trattazione di questi due temi egli ha preso in considerazione solo la fase iniziale,non quella conclusiva, dei miei studi e, soprattutto, il fatto che egli – come ho spiegato sopra – ha taciuto intenzionalmente la mia Risposta supplementare a Zimmerman, che lo avrebbe privato di tutti gli argomenti che ha tratto da questo ciarlatano.
L’unico mio libro che Rotondi abbia letto, è Auschwitz: Fine di una leggenda, che è stato pubblicato nel 1994. Egli ha poi sfogliato il capitolo V di Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, apparso nel 1996, e ha dato uno sguardo a due o tre miei articoli disponibili in web.
E lasciamo stare le foreste del Canada: chi minaccia di distruggerle sono i miei oppositori monouso, che si susseguono e scompaiono come le onde del mare.
c) «Il mio libro non avrebbe potuto comunque essere aggiornato alle sue ultime pubblicazioni – che non mi pare rivelino novità così sconvolgenti – perché completato nel 2003 anche se stampato solo nel 2005 con minime modifiche. Questi, solitamente così puntiglioso, avrebbe potuto notare che su oltre 200 voci bibliografiche c’è n’è solo una del 2004».
È proprio perché c’è una del 2004 che ho assunto questa data come punto di riferimento, rimproverando a Rotondi di non aver preso in considerazione i miei scritti apparsi fino al 2004. Se i miei scritti più recenti rivelano «novità così sconvolgenti», Rotondi lo deve chiedere ai suoi assassins de la vérité. Loro sapranno dirglielo.
d) «Luigi Parente, che Mattogno poco elegantemente definisce “tale”, non ha bisogno né di presentazione né di difesa. È storico
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assai noto ed autorevole, professore di Storia Contemporanea all’Università “L’Orientale” di Napoli ed ha avuto il solo “torto” di onorarmi della sua bella prefazione».
Se questo professore «di Storia Contemporanea» è così autorevole,non capisco perché abbia accettato di scrivere la prefazione di un opera dichiaratamente dilettantesca. Ma anche conoscendo la sua chiara fama, confermo pienamente ciò che ho scritto nella conclusione:
«Questa gente ha un’idea molto curiosa di che cosa siano “obiettività” e “approfondimento”!».
e) «Per quanto mi riguarda, posso rassicurarlo: sono un “dilettante vero”».
Rotondi precisa inoltre che la tesi di laurea Luna di miele ad Auschwitz:replica a veri e finti ingegneri che negano l’esistenza delle camera a gas che gli ho attribuito, traendolo dalla fonte indicata nella nota 10, è frutto di un equivoco cagionato da «qualcuno» dell’Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza. Rotondi commenta:
«Spero soltanto che a questo punto Mattogno valuti l’attendibilità delle fonti con un criterio un po’ più rigoroso di quello usato nei miei confronti».
Dunque la colpa dell’errore di questo «qualcuno» è mia, che avrei dovuto scrivere al suddetto Istituto per chiedere se la tesi di laurea di Rotondi era vera oppure frutto di un equivoco!
Del resto, se Rotondi ha tali dubbi sul mio criterio di valutazione dell’attendibilità delle fonti, perché le ha saccheggiate?
f) Rotondi afferma che, nella sua replica, intende limitarsi a «brevi considerazioni sulle questioni più squisitamente tecniche,sorvolando su quelle strettamente storiografiche»,tranne una, che esaminerò sotto il punto [5].
Ciò significa lanciare il sasso e nascondere la mano. In effetti, delle 157 pagine di testo del libro di Rotondi, una parte non irrilevante – 65 pagine – sono dedicate a questioni storiche.
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I – CONSIDERAZIONI GENERALI
1) La Sprachregelung
[1] Il termine, che significa letteralmente “regolamentazione del linguaggio”, è stato inventato dalla storiografia antifascista tedesca,sicché il suo impiego al di fuori dell’ambito linguistico tedesco ha il medesimo valore dell’uso del termine Vernichtungslager (campo di sterminio), parimenti coniato dalla suddetta storiografia,ossia nessuno – a meno che non si voglia sottilmente insinuare che si tratti di termini usati dai nazisti nei documenti.
Rotondi lo definisce «linguaggio cifrato usato per nascondere la vera natura delle operazioni criminali» naziste ma lo interpreta in senso lato come distruzione di documenti, smantellamento di camere a gas, eliminazioni di cadaveri nell’ambito dell’Aktion 1005 ecc. (p. 24).
Indi egli spiega:
«Nella Sprachregelung lo sterminio degli ebrei era chiamato Endlösung (Soluzione finale), gli architetti della Zentralbauleitung (Direzione centrale delle costruzioni) indicavano le camere a gas omicide sotterranee con il termine di Sonderkeller (cantine per le azioni speciali) e quelle in superficie Badeans [sic] für Sonderaktionen (bagni per azioni speciali), il motore diesel utilizzato a Belzec si trovava in un locale detto Fondazione Hackenholt, dal nome del responsabile della messa in moto del motore, per designare l’uccisione con i gas si usava il termine Sonderbehandlung (azione speciale)»(pp. 24-25).
Rotondi aggiunge:
«L’“Aktion 1005” è il nome in codice di una operazione protrattasi dall’estate del 1942 all’estate del 1944, consistita nella riesumazione e nella successiva cremazione all’aperto di centinaia di migliaia di cadaveri realizzata per nascondere le prove dei massacri perpetrati sia nei campi di sterminio che dalle truppe speciali (Einsatzgruppen), nell’Europa dell’Est».
In nota egli scrive:
«Il nome in codice dell’operazione origina da una corrispondenza fra Heinrich Himmler e Martin Luther: all’inizio del foglio tra parentesi viene indicato il numero 1005» (p. 25, nota 11).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
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[2] Preciso anzitutto che Sonderkeller significa «scantinati speciali », non già «cantine per le azioni speciali» e che Sonderbehandlung significa “trattamento speciale”, non «azione speciale».
Il «linguaggio cifrato» è in realtà un semplice sotterfugio ideato dagli inquisitori di Norimberga per rimediare in qualche modo all’abissale assenza di prove documentarie riguardo alla progettazione
e attuazione del presunto sterminio ebraico da parte del governo del Reich. Tale espediente permetteva di stravolgere il significato dei documenti acquisendo così prove puramente fittizie. La storiografia olocaustica non ha mai fornito la minima prova che un tale linguaggio sia mai esistito; si tratta di un dogma intangibile e indiscusso che gli storici olocaustici si tramandano in modo assolutamente acritico.
Esaminiamo ora le singole “voci” di questo “linguaggio cifrato”.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[3] Aktion 1005
Come ho rilevato altrove(13), su questa immane cremazione – oltre 2.000.000 di cadaveri (secondo le valutazioni olocaustiche più recenti(14)) – effettuata per tredici mesi in un territorio vasto circa 1.200.000 chilometri quadrati, non esiste nessun documento e nessuna traccia materiale.
Per quanto riguarda «il nome in codice dell’operazione», che deriverebbe da «una corrispondenza fra Heinrich Himmler e Martin Luther», la fonte invocata da Rotondi – un articolo di Shmul Spector – dice tutt’altro.
Anzitutto non c’è nessuna corrispondenza tra Himmler e Luther.
Spector cita due lettere: una di Heinrich Müller a Martin Luther del 28 febbraio 1942, l’altra di Himmler a Müller datata 20 novembre 1942(15). La cifra “1005” si trova soltanto nella prima lettera, che reca la riga di intestazione “IV B 4 43/42 gRS (1005)”. Ma questa lettera non ha nulla a che vedere con la
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(13) C. MATTOGNO, J. GRAF, Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp?, Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004, capitolo VII, 4, «Operation 1005», pp. 217-229.
(14) Per la ben nota legge olocaustica dei vasi comunicanti, essendo diminuito il numero delle vittime di Auschwitz è aumentato automaticamente quello delle vittime degli Einsatzgruppen. Vedi al riguardo il mio studio Negare la storia? Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”, Effedieffe Edizioni, Milano, 2006, pp. 79-80.
(15) S. SPECTOR, «Aktion 1005 – Effacing the Murder of Millions», in:Holocaust and Genocide Studies, vol. 5, n. 2, 1990, p. 158.
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cremazione in massa: in essa, secondo Spector, «un anonimo Tedesco del distretto del Warthegau si lamentava per cadaveri di Ebrei che apparivano in luoghi pubblici» e Müller rispose di averla inoltrata per gli opportuni provvedimenti(16).
La lettera di Himmler a Müller del 20 novembre 1942, che non reca il presunto codice cifrato 1005, si limita a dire:
«È Sua responsabilità che i corpi di Ebrei morti siano inumati o cremati (buried or cremated). È proibito fare qualunque altra cosa con i corpi»(17).
La lettera si riferiva a un discorso tenuto dal rabbino Stefan Wise,probabilmente quello del 28 settembre 1942 al Madison Square Garden a New York(18), il cui testo fu allegato da Himmler alla propria lettera.
Spector, oculatamente, non menziona il contenuto di tale discorso: esso infatti riferiva le informazioni propagandistiche contenute nel telegramma inviato il 3 settembre 1942 da Isaach Sternbuch,rappresentante di un gruppo ortodosso ebraico in Svizzera, a Jacob Rosenheim, presidente dell’Agudah Israel World Organization con sede a New York. Con riferimento alla liquidazione del ghetto di Varsavia, tale telegramma diceva:
«I cadaveri delle vittime assassinate sono usati per produrre sapone e fertilizzanti artificiali»(19).
In tale contesto si chiarisce anche il significato reale dell’ordine di Himmler: esso era una risposta diretta alla storia della produzione di sapone o fertilizzanti con i cadaveri ebraici(20).
Che cosa ha a che fare tutto ciò con la presunta Aktion 1005?
Al contrario, la lettera di Himmler smentisce categoricamente questa congettura olocaustica, perché, cinque mesi dopo il suo presunto ordine di intraprendere l’azione di cremazione in massa,Himmler parlava ancora indifferentemente di inumazione o cremazione.
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(16) Idem.
(17) Idem.
(18) W. LAQUEUR, R. BREITMAN, Breaking the silence, Simon and Schuster,New York, 1986, p. 160.
(19) DAVID S. WYMAN, The Abandonement of the Jews. America and Holocaust, 1941-1945, Pantheon Books, New York, 1985, p. 45 e 51.
(20) Sulla leggenda propagandistica del sapone umano vedi il mio studio Auschwitz 27 gennaio 1945-27 gennaio 2005: sessant’anni di propaganda. Genesi, sviluppo e declino della menzogna propagandistica delle camere a gas, I Quaderni di Auschwitz, n. 5, Effepi, Genova, 2005, pp. 18-22.
Versione aggiornata in:
http://vho.org/aaargh/ital/archimatto/CMausch45.pdf
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[4] Endlösung
Che la “soluzione finale” designasse il presunto sterminio ebraico è un altro dogma olocaustico indimostrato. Su che cosa si fonda questa congettura? Non si sa. E che cosa dicono i documenti? Questo invece si sa. I documenti dicono che Endlösung indicava il piano Madagascar. Ancora il 10 febbraio 1942 (dunque in piena presunta attività sterminatrice nazista) Franz Rademacher, capo della sezione “ebraica” del ministero degli esteri (l’autore del piano Madagascar) scrisse al delegato Bielfeld:
«Nell’agosto del 1940 Le consegnai per i Suoi atti il piano della soluzione finale della questione ebraica [zur Endlösung der Judenfrage] elaborato dal mio ufficio, secondo il quale, nel trattato di pace, si doveva esigere dalla Francia l’isola di Madagascar, ma l’esecuzione pratica del compito doveva essere affidata all’Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich. Conformemente a questo piano,il Gruppenführer Heydrich è stato incaricato dal Führer di attuare la soluzione della questione ebraica in Europa. La guerra contro l’Unione Sovietica ha frattanto consentito di disporre di altri territori per la soluzione finale [andere Territorien für die Endlösung].
Di conseguenza il Führer ha deciso che gli Ebrei non devono essere espulsi nel Madagascar, ma all’est [dass die Juden nicht nach Madagaskar, sondern nach dem Osten abgeschoben werden sollen].
Perciò il Madagascar non deve più essere previsto per la soluzione finale [Madagaskar braucht mithin nicht mehr für die Endlösung vorgesehen werden]»(21)
Quando il termine Endlösung cambiò significato per divenire sinonimo di sterminio ebraico? E quale ne è la prova? Nessuno storico olocaustico ha mai risposto a queste domande, ma tutti continuano a ripetere come un dato di fatto indiscutibile che «lo sterminio degli ebrei era chiamato Endlösung».
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
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(21) NG-5770. Sulla questione della Endlösung vedi il mio scritto «La “soluzione finale”: leggenda e realtà», in: La soluzione finale. Problemi e polemiche. Edizioni di Ar, 1991, pp. 64-109.
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[5] Sonderkeller
Nel documento cui si appella Rotondi, il termine in questione, al plurale, si riferisce ai due Leichenkeller del crematorio II, non al semplice Leichenkeller 1/presunta camera a gas, come afferma Pressac e ripete Rotondi. Questi due locali erano “speciali” (sonder-) perché erano gli unici dotati di impianto di disaerazione (Entlüftungsanlage).
Il termine appare anche in un documento successivo (4 novembre 1942) ignoto a Pressac, il quale, per le sue implicazioni architettoniche e storiche, fa escludere il significato ipotizzato da Pressac.
Aggiungo che egli non adduce nulla a sostegno della sua congettura: tutto si riduce alla semplice presenza del termine Sonderkeller,dunque al presunto “linguaggio cifrato”(22).
Risposta di Rotondi
«Esiste un noto documento in cui i locali adibiti a camere a gas del Krematorium II di Auschwitz vennero imprudentemente chiamati Sonderkeller (cantine speciali). I negazionisti hanno dato molteplici spiegazioni per attribuirgli un ruolo diverso da quello palesemente omicida; per Mattogno sono “speciali” perché “unici dotati di impianto di disaerazione”; in precedenza aveva però affermato che il termine “rientra(va) nella terminologia Sonder-,applicata alla lotta contro il tifo” mentre “Vergasungskeller [scantinato a gas] designa(va) uno scantinato di disinfestazione”. La metamorfosi interpretativa potrebbe essere legata al fatto che, se fossero state semplici camere di disinfestazione, avrebbero presentato concentrazioni di cianuri molto più elevate, come riscontrato proprio dai negazionisti nelle vere camere di disinfestazione e confermato anche dai ricercatori dell’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Cracovia sotto la guida del professor Jan Markiewicz.
Viene fornita l’ennesima interpretazione, anche se non si capisce cosa avesse di tanto speciale un impianto di disaerazione (peraltro non “unico” trovandosi anche in altri edifici quali il Krematorium III) in un posto in cui di cose “speciali” ne esistevano ben altre. E perchè la stessa camera era chiamata anche “scantinato a gas”? Perchè una camera con impianto di disaerazione –che non sarebbe una camera a gas e neanche di disinfestazione ma, mi par di capire, un obitorio “speciale” – dovesse avere una
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(22) Vedi al riguardo quanto ho rilevato nel libro “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato, Edizioni di Ar, 2000, Parte Seconda, capitolo 17, «I crematori di Birkenau:“Spezialeinrichtungen” e “Sonderkeller” », pp. 127-131.
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porta a tenuta di gas con spioncino, spioncini che talora avevano griglie protettive? Per proteggersi da chi? Dai morti?».
Osservo anzitutto che Rotondi non ha neppure letto con attenzione ciò che ho scritto: i documenti che menzionano il termine Sonderkeller sono infatti due, non uno.
Noto inoltre che egli ha preso atto tacitamente dell’errore di traduzione del termine che appare nel suo libro: «cantine per le azioni speciali», ma, per non darmi soddisfazione, scrive comicamente «cantine speciali».
Rotondi attribuisce al termine Sonderkeller un significato «palesemente omicida»: ma da che cosa risulta, di grazia, questo significato?
Semplice: dalla presenza stessa del termine Sonderkeller. Il solito circolo vizioso.
Rotondi discute una mia ipotesi del 1994, invece della mia tesi documentata del 2000 (e poi si lamenta dell’«errore» che gli rimprovero «di aver esaminato solo parte dei [miei] studi»!), alla quale ho rimandato nella nota 22, proprio per evitare di contribuire alla distruzione delle foreste del Canada. Ma Rotondi non si è minimamente curato di leggere ciò che vi ho scritto, e si accanisce sulle poche righe che ho esposto sopra.
Quanto alla mia presunta «metamorfosi interpretativa», Rotondi,che non ha la più pallida idea della mia attività, non sa quel che dice. L’accesso agli archivi moscoviti, a partire dal 1995, con l’immensa mole di documenti che vi ho potuto visionare, mi ha ovviamente permesso di approfondire e, in qualche caso, di rettificare,le mie tesi precedenti.
Per di più, la spiegazione relativa ai residui di cianuri insinuata da Rotondi, è infirmata in partenza dal fatto che (stupore!) non credo affatto che i Leichenkeller 1 dei crematori II e III «fossero state semplici camere di disinfestazione». Ho esposto documentariamente la mia interpretazione nell’articolo «The Morgues of the Crematoria at Birkenau in the Light of Documents», in The Revisionist,vol. 2, n. 3, agosto 2004, pp. 271-294, che contiene anche una esauriente risposta alle domande di Rotondi.
La mia presunta «ennesima interpretazione» non è altro che l’approfondimento di ciò che ho scritto nel 1994 in base ai documenti che ho acquisito a partire dal 1995.
[6] Badeanstalten für Sonderaktionen
Rotondi afferma che questa era la denominazione delle camere a gas in superficie, cioè, secondo la storiografia olocaustica, dei fantomatici “Bunker” di Birkenau, sui quali ritornerò successivamente.
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In uno studio specifico sulla questione ho dimostrato che nell’agosto 1942 (l’unico documento in cui appare il termine reca la data del 21 agosto 1942) non esisteva nessun Bauwerk(23) con tale nome e che non era esistito prima né esistette dopo.
Se dunque nell’agosto 1942 le Badeanstalten für Sonderaktionen non esistevano, esse non potevano essere la denominazione dei “Bunker”, che invece – secondo la storiografia olocaustica – erano in piena attività. Si trattava in realtà di un semplice progetto legato alle disastrose condizioni igienico-sanitarie in cui versava all’epoca il campo di Birkenau(24). Successivamente sono ritornato sull’argomento confutando dettagliatamente le obiezioni di un altro chiosatore olocaustico(25).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[7] Sonderbehandlung
Rotondi afferma che questo termine significava «l’uccisione con i gas». A tale questione ho dedicato un intero libro di 188 pagine,che contiene 26 documenti, molti dei quali prima ignoti e inediti, il già citato “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato.
L’attuale esperto mondiale olocaustico di Auschwitz, Robert Jan van Pelt, tanto stimato da Rotondi, ha sviscerato la questione in ben una riga, scrivendo che il termine Sonderbehandlung «si riferiva all’uccisione»(26): quale mirabile “dimostrazione”!
Se Rotondi si fosse dato pena di, non dico leggere, ma almeno sfogliare questo libro, avrebbe potuto evitare molte affermazioni storicamente infondate.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
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[8] Fondazione Hackenholt
Questa denominazione deriva dal cosiddetto «rapporto Gerstein », che parla appunto della scritta «Fondation Heckenholt (sic)»(27) o, in tedesco, di «Heckenholt-Stiftung»(28).
Nel mio libro sul campo di Belzec che è apparso prima in inglese e in tedesco nel 2004, poi in francese nel 2005, infine in italiano nel 2006, ho dimostrato l’inconsistenza della storia delle camere a gas di tale campo, resa ancora più evidente dagli scavi archeologici polacchi(29).
Per inciso, Michael Tregenza, uno dei massimi esperti olocaustici del campo di Belzec, in un articolo apparso nel 2000 ha (finalmente) dichiarato “inattendibili” (nicht zuverlässig) le testimonianze di Kurt Gerstein e del “superstite” Rudolf Reder(30).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
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(23) Il termine designava sia un cantiere, sia la relativa struttura completata.
(24) "Sonderbehandlung" ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., Parte Seconda, cap. 12, pp. 87-95.
(25) Olocausto: dilettanti nel web, op. cit., pp. 44-52.
(26) R. J. VAN PELT, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 2002, p.209.
(27) PS-1553, p. 2 del rapporto.
(28) PS-2170, p. 4.
2) Le testimonianze
A p. 34 Rotondi scrive:
«I negazionisti rispondono che non possono essere ritenute attendibili né le testimonianze dei sopravissuti, perché “di parte”, né le confessioni dei nazisti, perché estorte durante la prigionia (le confessioni non sono prove)».
Successivamente ritorna sulla questione asserendo che «le testimonianze oculari, che vengono scartate a priori dai negazionisti per le solite motivazioni…» (p. 99).
[9] Il rigetto revisionistico delle testimonianze dei superstiti «a priori» perché «di parte» è una semplice fandonia inventata dai propagandisti olocaustici. Se Rotondi avesse letto almeno i miei libri che cita nella bibliografia (ma non li ha letti), saprebbe che il rigetto del valore probatorio delle testimonianze dipende esclusivamente dalla loro totale assenza di veridicità.
Caso unico e incredibile, anche le persone dotate di cultura scientifica capaci di spaccare il capello in quattro con le loro analisi tecniche, quando si tratta di testimonianze olocaustiche perdono istantaneamente tutte le loro capacità critiche e bevono senza batter ciglio le assurdità più macroscopiche.
Un esempio particolarmente eloquente di questo ottenebramento mentale olocaustico è la recente Encyclopedia of Cremation(31), la
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(29) Belzec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, Effepi Edizioni, Genova, 2006.
(30) Idem, pp. 69-70.
(31) A cura di DOUGLAS J. DAVIES e LEWIS H. MATES, Ashgate Publishing Co., Londra, 2005.
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quale, all’interno di quasi 500 pagine più o meno scientifiche, contiene una voce sulla cremazione ad Auschwitz che ripete tutte le assurdità antiscientifiche della storiografia olocaustica(32).
È come se, in un trattato scientifico di cardiologia, parlando delle SS, si affermasse in tutta serietà che esse avevano cinque cuori che pulsavano 500 volte al minuto e nessuno avesse nulla da eccepire.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
3) Una testimonianza «che non può essere rifiutata»
Rotondi illustra la falsa affermazione summenzionata con un esempio specifico: il diario del dott. Johann Paul Kremer, il quale «viene riconosciuto come autentico ma, di fronte ai passi chiarissimi in cui le gassazioni di massa vengono designate Sonderaktionen (azioni speciali) e in cui ogni lettore riconoscerebbe immediatamente la prova dei crimini nazisti, i negazionisti si rifugiano in astruse interpretazioni pseudo filologiche finalizzate a stravolgerne il significato» (pp. 34-35).
[10] Per documentare questo presunto stravolgimento Rotondi cita le interpretazioni di Faurisson e di J.-G. Cohn-Bendit. Naturalmente egli non menziona affatto la mia, pubblicata in un libro che espone, sulla base di documenti, il reale significato della terminologia “sonder-” che appare nei documenti di Auschwitz, incluso il tema della Sonderaktion(33), al quale ho dedicato 38 pagine, mentre gli storici olocaustici più acuti si limitano ad affermare in una riga, senza alcuna prova documentaria, che il termine in questione designava le presunte gasazioni omicide.
Un altro circolo vizioso: si assume aprioristicamente che Sonderaktion significhi gasazione omicida per poi “dimostrare”, con la
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(32) Idem, voce «Auschwitz», pp. 66-67. I riferimenti “scientifici” sono a D. Czech, F. Piper e J.-C. Pressac!
(33) "Sonderbehandlung" ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., Parte Seconda, cap. 10, «La “Sonderaktion” e la costruzione degli impianti sanitari »; cap. 11, «Le “Sonderaktionen” e la costruzione del crematorio II»;cap. 12, «Le “Badeanstalten für Sonderaktionen”»; cap. 13, «Le “Sonderaktionen”
e l’internamento dei trasporti ebraici»; cap. 14, «Le “Sonderaktionen” e il trasporto e l’immagazzinamento degli effetti ebraici» e cap.15, «Le “Sonderaktionen” e il dottor Kremer», pp. 79-116.
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presenza di questo termine in un documento, la realtà delle gasazioni omicide.
Perché Rotondi ha taciuto il mio libro sulla Sonderbehandlung ad Auschwitz?
Semplicemente perché nessuno l’ha mai confutato ed è evidentemente meglio tacere piuttosto che attrarre l’attenzione su una documentazione che distrugge la superstizione della Sprachregelung.
Egli per la “confutazione” di Faurisson e di Cohn-Bendit si richiama a Pierre Vidal-Naquet (p. 35, nota 29), ma sfortunatamente questo golem di Georges Wellers non si è mai occupato di me, e l’altro golem ideologico, Zimmerman, non si mai è occupato di questo libro: che fare? Meglio tacere!
Aggiungo che Rotondi non si è curato di esaminare neppure il paragrafo che ho dedicato al dott. Kremer nel libro Olocausto: dilettanti allo sbaraglio (pp. 68-76).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
4) Gli agenti del presunto sterminio: ossido di carbonio e acido cianidrico
Rotondi scrive:
«Il sistema di uccisione con l’ossido di carbonio, applicato soprattutto nel campo di concentramento di Chelmno fra la fine del 1941 e l’inizio del 1943, si rivelò troppo lento per cui questa tecnica fu soppiantata dalla gasazione con il più “pratico” acido cianidrico » (p. 44).
[11] In realtà, secondo la cronologia (fittizia) del Calendario di Auschwitz di Danuta Czech, il primo impiego sperimentale di acido cianidrico (Zyklon B) a scopo omicida ebbe luogo all’inizio di settembre del 1941, ossia tre mesi prima dell’apertura del campo di Chelmno; non solo, ma nei presunti campi di sterminio orientali –Belzec, Sobibor e Treblinka –, inaugurati rispettivamente nel marzo,giugno e luglio 1942, quando i fantomatici “Bunker” di Birkenau funzionavano a pieno regime con acido cianidrico, sarebbe stato impiegato esclusivamente ossido di carbonio, che, secondo Rotondi, era meno “pratico”, ma nonostante ciò non fu soppiantato dall’acido cianidrico.
Perché?
Misteri della burocrazia nazista?
No: misteri della storiografia olocaustica.
Questa pretende infatti da un lato che lo sterminio fosse un’azione pianificata dai vertici del governo tedesco,che poi si sarebbero però completamente disinteressati della
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sua realizzazione pratica: così ad Auschwitz sarebbe stato impiegato lo Zyklon B, a Chelmno ossido di carbonio in camere mobili (i “Gaswagen”), a Majdanek Zyklon B e ossido di carbonio, nei campi orientali ossido di carbonio in camere fisse.
Inoltre la cremazione dei corpi dei presunti gasati sarebbe cominciata a Chelmno nella primavera del 1942 (con la costruzione di due forni campali), ad Auschwitz nel settembre 1942 (esumazione e arsione dei cadaveri all’aperto), a Sobibor nell’estate del 1942, a Belzec nel dicembre 1942 e a Treblinka nel marzo 1943(34).
Ogni comandante di campo – in un piano governativo di sterminio – faceva i propri comodi? No: è solo mancata una coordinazione tra i vari gruppi di testimoni, e ognuno ha sparato la sua datazione, come ognuno ha sparato i suoi metodi di sterminio.
Per Treblinka:
– misteriosi “fluidi tossici”, “camere a gas mobili”, gas ad effetto ritardato, vagoni cosparsi di calce viva, “camere a vapore”, aspirazione dell’aria dalle camere della morte, avvelenamento mediante “gas-cloro e gas-Cyklon”(35).
Per Belzec:
– impianti di folgorazione strutturati in modo vario (dal pavimento metallico fisso a quello che si immergeva in una piscina sottostante, a quello che si trasformava in una enorme piastra di cremazione
ecc. ecc.), treni della morte con vagoni cosparsi di calce viva e una vera e propria fabbrica di sapone umano(36)
Per Sobibor:
– “sostanza nera” non meglio identificata che veniva immessa nei locali di uccisione dall’alto, “camera a gas” con pavimento apribile e conseguente caduta dei corpi delle vittime su vagoncini sottostanti(!),
“corrente di cloruro [sic]”, “camere a gas” funzionanti a
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(34) Vedi al riguardo le mie considerazioni in: C. MATTOGNO, J. GRAF,Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp? , op. cit., pp. 141-143.
(35) Idem, cap. II, «The Development of the Idea of Treblinka as an Extermination Camp», pp. 47-76, dove ho documentato anche come e perché alla fine si impose letterariamente il metodo di uccisione precedentemente ignorato dell’ossido di carbonio.
(36) Belzec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia op. cit., pp. 15-46. Anche qui ho spiegato come e perché si impose il metodo dell’uccisione prima ignorato dell’ossido di carbonio.
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“cloro” con il solito pavimento apribile e caduta dei cadaveri in un vagone ferroviario che passava sotto la camera a gas!(37)
En passant, tutte queste sciocchezze, frutto di sedicenti testimoni oculari, sono ormai ritenute inattendibili perfino dalla storiografia olocaustica, che al più tenta di giustificarle con qualche sofisma(38): essa è giunta a tale conclusione perché le considera «di parte» o perché le considera completamente false?
Risposta di Rotondi
«A proposito dell’ossido di carbonio (CO) e dell’acido cianidrico (HCN), Mattogno mi chiede come mai se “lo sterminio fosse un’azione pianificata dai vertici del governo tedesco” questo “poi si sarebbe però completamente disinteressato della sua realizzazione pratica”, usando in campi diversi, veleni differenti. È assurdo pensare che Adolf Hitler, dopo aver ordinato la Soluzione Finale, indicasse anche quale agente chimico usare, caso mai consigliandone anche le concentrazioni e i tempi di esposizione».
Tipica risposta da dilettante della storia. Nessuno pretende che di tali presunte cose si dovesse occupare Adolf Hitler in persona, ma Himmler, il preteso delegato allo sterminio ebraico, sì. Da lui dipendevano l’Ufficio centrale di sicurezza del Reich (RSHA) e l’Ufficio centrale economico e amministrativo delle SS (WVHA),ciascuno coinvolto nel “piano di sterminio” per la sua competenza.
Ad esempio, per restare nella mitologia olocaustica, ufficiali del RSHA avrebbero trasmesso gli ordini di Himmler sia ad Auschwitz (l’SS-Sturmbannführer Eichmann), sia nei campi orientali (l’SS-Sturmbannführer Günther, latore di un ordine per Kurt Gerstein).
Da Himmler dipendeva direttamente anche il capo della cosiddetta “azione Reinhard”, l’SS-Brigadeführer Globocnik. Perciò, quel che è veramente assurdo, è che, in un presunto “piano di sterminio” governativo, ogni subalterno facesse ciò che voleva.
[12] Riguardo allo Zyklon B, Rotondi scrive:
«La Testa (Tesch und Stabenow) vendeva lo Zyklon B ad Auschwitz a vari tassi di concentrazione indicati con le lettere C, D, E e F e in vari formati…» (p. 50).
Qui Rotondi confonde i tipi di filtro delle maschere antigas con la concentrazione di acido cianidrico nello Zyklon B (che era sempre la stessa)!
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(37) Idem, pp. 14-15.
(38) Idem, p. 55.
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A titolo informativo, “A” era il filtro marrone, “B” quello grigio,“D” quello grigio-verde, “E” quello verde, “F” quello rosso,che si usavano contro vari vapori, polveri e gas; il filtro “G”, blu serviva per l’acido cianidrico, quello “J”, blu-bruno era specifico per lo Zyklon B(39).
Risposta di Rotondi
Egli rimanda come fonte a Raul Hilberg, che cita alcuni documenti che non posseggo. Nei documenti contabili sulla vendita e sull’impiego dello Zyklon B (ad es. NI-11396, NI-11092, NI-11093, NI-7958, NI-12113, NI-10185, NI-9912, NI-9098) e nella letteratura tecnica non c’è alcun riferimento alle affermazioni di Hilberg, che assumo dunque con beneficio di inventario.
5) Genesi e sviluppo delle presunte gasazioni omicide ad Auschwitz
[13] A p. 108 Rotondi scrive:
«Uno dei motivi per cui fu scelto Auschwitz come sede per l’espletamento della soluzione finale è che si riteneva che avesse delle caratteristiche logistiche ideali per l’occultamento dei cadaveri».
Rotondi equivoca su ciò che ha scritto Pressac, ossia che la scelta di Auschwitz da parte di Himmler come «centro per l’annientamento di massa degli ebrei» fu determinata dalla sua favorevole situazione ferroviaria e dal progetto «di un crematorio straordinario,capace di incenerire 1.440 corpi al giorno»(40). Perciò l’«occultamento dei cadaveri» non c’entra nulla.
Come è noto, secondo Rudolf Höss il presunto ordine di sterminio gli fu impartito nel giugno 1941, ma, secondo Pressac e van Pelt, i crematori II e III di Birkenau furono successivamente progettati come innocui impianti sanitari. Come spiegare questa stridente contraddizione? Basta semplicemente spostare d’autorità il presunto ordine di sterminio ebraico all’estate del 1942!
Pressac lo attribuisce infatti al giugno 1942 (a suo avviso Höss lo «situa erroneamente nell’estate 1941»(41)), mentre van Pelt, altrettanto stimato e citato da Rotondi, ritiene che questo fantomatico
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(39) F. FLURY, F. ZERNIK, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und Staubarten, Verlag von Julius Springer, Berlino, 1931, p. 611.
(40) J.-C. PRESSAC, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945,Feltrinelli, Milano, 1994, p. 51.
(41) Idem.
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ordine fu dato da Himmler a Höss nel luglio 1942, ma «la trasformazione finale di Auschwitz in un centro di sterminio ebraico» fu confermata il 26 settembre 1942(42).
Ecco un modo elegante per salvare, come si dice, capra e cavoli.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[14] Nel capitolo quarto Rotondi espone la genesi e lo sviluppo delle presunte installazioni di sterminio ad Auschwitz, incorrendo tra l’altro in altri due strafalcioni.
Egli scrive infatti che la costruzione del Kriegsgefangenenlager (il campo di Birkenau) «iniziò nell’ottobre del 1941, con i 4 grandi crematori» (p. 62), mentre il progetto iniziale prevedeva un solo crematorio (quello che divenne poi il crematorio II) che per di più doveva essere costruito nello Stammlager, accanto al vecchio crematorio.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[15] Egli scrive poi, e ripete, che «la cremazione a cielo aperto» cominciò nel gennaio 1942 (p. 63 e 64), mentre il Calendario di Auschwitz indica notoriamente il settembre 1942.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[16] Egli elenca diligentemente, numerandole, le presunte installazioni di sterminio:
1) il Blocco n. 11; 2) il crematorio I; 3) il “Bunker 1”; 4) il “Bunker 2” (pp. 62-64). Mi fermo qui. Dei crematori di Birkenau mi occuperò successivamente.
Anche qui sono costretto a ripetermi. Su ciascuna di queste presunte installazioni omicide ho redatto uno studio specifico:
1) Auschwitz: la prima gasazione, Edizioni di Ar, Padova, 1992,190 pagine. Edizione riveduta, corretta e accresciuta: Auschwitz:The First Gassing. Rumor and Reality, Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.
2) Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing,Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, 138 pagine.
3) The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History,Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004, 264 pagine.
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(42) D. DWORK, R. J. VAN PELT, Auschwitz 1270 to the Present, W.W. Norton & Company, New York-Londra, 1996, p. 320 e 322. Quest’opera è citata da Rotondi nella nota 61 a p. 152.
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A questi tre aspetti essenziali della storia olocaustica del campo di Auschwitz ho dunque dedicato quasi 600 pagine. Nell’Opus Magnum in cinque volumi del Museo di Auschwitz, l’esperto mondiale Franciszek Piper li liquida in 33 pagine!(43) Ancora più incredibilmente, a tutt’oggi non esistono monografie olocaustiche su nessuno di questi tre aspetti.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[17] Rotondi si limita a citare il titolo del primo, ma senza alcun commento e ignora ingiustificatamente il terzo (il secondo per ragioni cronologiche). Nella nota 16 a p. 49 egli scrive:
«Secondo Pressac la prima gassazione nel Blocco 11 si ebbe non nell’agosto-settembre 1941, come riportato in precedenza (Danuta Czech parla di fine agosto), ma nel dicembre dello stesso anno».
A parte il fatto che Danuta Czech menziona la data del 3-5 settembre 1941(44), Rotondi ignora evidentemente che lo spostamento di data proposto da Pressac ha come unica base una mia annotazione polemica del 1992:
«Poiché inoltre la prima gasazione, secondo il giudice Jan Sehn, fu un’esecuzione di condannati a morte selezionati dalla commissione presieduta da Mildner, che arrivò ad Auschwitz “nel novembre 1941” e concluse il suo lavoro “dopo un mese”, la prima gasazione non potrebbe in ogni caso essere avvenuta prima di dicembre»(45).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[18] Nel mio relativo studio ho dimostrato che la storia della prima gasazione omicida è basata unicamente sulle dichiarazioni contraddittorie di sedicenti testimoni oculari ed è smentita dai documenti,
perciò è priva di qualunque fondamento storico, e che fu elaborata nell’ottobre del 1941 da uno dei centri della propaganda nera del movimento di resistenza clandestino di Auschwitz dall’idea iniziale della sperimentazione su esseri umani di indeterminati gas bellici.
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(43) Auschwitz 1940-1945. Studien zur Geschichte des Konzentrationsund Vernichtungslager Auschwitz, a cura di W. Dlugoborski e F. Piper,Oswiecim, 1999, vol. III, pp. 137-169.
(44) D. CZECH, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, Rowohlt-Verlag, Reinbeck bei Hamburg,1989, pp. 117-119.
(45) Auschwitz: la prima gasazione, op. cit., p. 159.
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La storia delle presunte gasazioni omicide nel crematorio I di Auschwitz si fonda parimenti su testimonianze, esigue e reciprocamente contraddittorie, palesemente e dimostrabilmente false. I
documenti della Zentralbauleitung sugli impianti di ventilazione progettati e realizzati nel crematorio escludono qualunque finalità omicida. Lo studio delle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B sulla copertura della camera mortuaria (la presunta camera a gas omicida) infligge il colpo di grazia alla storia delle gasazioni omicide.
La storia dei cosiddetti “Bunker” (termine inventato nell’aprile 1945 durante le indagini polacche) di Birkenau è la più infondata e la più inconsistente di tutte ed è anche categoricamente smentita da numerosi documenti.
In questi tre libri ho esaminato e discusso le testimonianze di:
J. Krokowski, B. Glinski, W. Barcz, J. Koczorowski, Z. Smuzewski,L. Banach, Z. Rozanski, E. Bartel, K. Halgas, N. Zarembina,Z. Baranowskij, W. Petzold, M. Kula, E. Motz, W. Kielar, H.Storch, S. Jankowski, F. Müller, H. Aumeier, R. Höss, P. Broad,M. Grabner, H. Stark, S. Dragon, D. Olère, M. Nyiszli, S. Bendel,A. Lettich, A. Rögner, W. Wohlfahrt, D. Paisikovic, F. Gulba, M.Garbarz, M. Buki, M. Benroubi, J. Sackar, J. Gabai, E. Eisenschmidt,S. Chasan, L. Cohen, A. Dragon, S. Venezia, F. Entress,H. E. Nussfeldt, R. Böck, Höblinger, J. P. Kremer, H. Fischer.
Non male per uno che rifiuta aprioristicamente le testimonianze dei sopravvissuti perché «di parte» e quelle di ex SS perché «estorte durante la prigionia»!
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
6) Il rapporto Leuchter
Su questo argomento, sul quale Rotondi si dilunga in 22 pagine (pp. 67-88), mantengo il giudizio che ho espresso nel 1996 e che Rotondi cita alle pp. 75-76:
«tecnicamente infondato, tranne per l’aspetto chimico, che richiede a mio avviso un ulteriore approfondimento»(46).
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(46) Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, Edizioni di Ar, 1996, p. 181. Sarà comunque utile la lettura dell’edizione critica del rapporto Leuchter curata da G. RUDOLF: The Leuchter Reports. Critical Editino, Theses & Dissertation Press, Chicago, 2005.
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Nello stesso studio ho anche rilevato che le critiche olocaustiche al rapporto Leuchter sono spesso ancora più infondate degli argomenti che vi sono esposti. Vale la pena di esaminare uno degli argomenti addotti da Rotondi.
[19] Uno dei fattori che influiscono sulla formazione di cianuri in una muratura è la concentrazione di acido cianidrico alla quale essa è esposta.
Rotondi osserva che, secondo Höss, nelle camere a gas si impiegavano da 5 a 7 kg di Zyklon B, il che, come rileva Pressac, corrisponde ad una concentrazione di 12 grammi per metro cubo,«così da uccidere con certezza mille persone in meno di cinque minuti»(p. 77). Egli aggiunge poi che i due anti-«negazionisti» Bailer e Wellers ipotizzavano concentrazioni di acido cianidrico ancora più basse e ritiene che tale ipotesi non sia «da scartare», perché, coll’esperienza, le SS potevano utilizzare quantitativi di Zyklon B inferiori. D’altra parte,«non era certo Höss, comandante del campo,a dover versare in prima persona il veleno dei barattoli [ci mancherebbe altro!] e, pur asserendo di essere stato presente alle procedure, è verosimile che sui dettagli tecnici le sue informazioni non fossero molto precise» (p. 78). Per dimostrare questa singolare “ignoranza” di Höss, Rotondi scrive:
«Proprio Pressac dice che Höss, ritenuto non molto attendibile su dati e numeri in genere, alle procedure “era presente senza vedere e che poiché la dose letale per gli uomini non era nota(47), le SS eseguivano rudimentali test di gassazione”» (p. 78).
Ovviamente, quando c’è bisogno della sua testimonianza, come ad esempio per «confermare» la folle capacità numerica di cremazione addotta dal testimone Tauber(48), le cifre addotte da Höss diventano istantaneamente molto attendibili!
Ma procediamo. Rotondi dice poi che secondo vari testimoni il quantitativo di Zyklon B era inferiore a quello indicato da Höss.
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(47) Questa è una grossa sciocchezza. Vedi al riguardo F. FLURY, F. ZERNIK,Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und Staubarten, op. cit.,dove nella trattazione sull’acido cianidrico (pp. 400-409) sono chiaramente esposte le concentrazioni dannose e letali per l’uomo (pp. 404-405).
Ricordo che quest’opera fu pubblicata dieci anni prima della presunta prima gasazione ad Auschwitz con Zyklon B.
(48) R. J. VAN PELT, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p.348.
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Egli afferma inoltre che «i tempi di contatto delle camere a gas con l’HCN non superavano i 10 minuti per giorno» (p. 77), dunque tutti gli occupanti della presunta camera a gas morivano in un tempo ancora inferiore – 5 minuti, secondo Pressac.
A questo riguardo sviluppo brevemente alcune considerazioni che ho svolto in un altro studio(49) tanto per dare l’idea dell’ordine di grandezza di cui si discute.
Secondo Höss, per gasare 1.500 persone nei crematori II-III erano necessari almeno 7 barattoli di Zyklon B, 7 kg di acido cianidrico.
La presunta camera a gas di questi crematori – il Leichenkeller 1 –aveva un volume di 506 m3, al quale bisogna sottrarre quello occupato dalle 7 colonne di cemento armato (0,40 x 0,40 x 2,01 metri) che sostenevano il lungo trave longitudinale che sorreggeva il soffitto (0,40 x 0,40 x 30 metri), complessivamente circa 7 metri cubi.
Se si assume che il corpo di un adulto occupi in media 75 dm3, il volume occupato da 1.500 corpi è di circa 112 m3, sicché l’aria effettivamente disponibile nel locale risulta di circa 387 m3. Se dunque nella presunta camera a gas fossero stati versati 7 kg di acido cianidrico, si sarebbe formata una concentrazione teorica di vapori tossici di (7.000 : 387 =) circa 18 g/m3 o 18mg/l.
Gli unici dati sperimentali relativi ad uccisioni con acido cianidrico sono quelli relativi alle camere a gas di esecuzione americane.
In queste camere, con una concentrazione di 3.200 parti per milione di acido cianidrico(50), corrispondenti a 3,83 grammi per metro cubo, la morte, in base ai dati contenuti in 113 rapporti sulle esecuzioni nel penitenziario di San Quintino, subentra dopo circa 9 minuti(51).
Bisogna tuttavia rilevare che nelle camere di esecuzione l’acido cianidrico viene prodotto immediatamente immettendo cianuro di sodio in un recipiente smaltato contenente acido solforico diluito, secondo la reazione 2NaCn + H2SO4 = 2HCN + Na2SO4.
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(49) Auschwitz: The First Gassing, op. cit., pp.21-22.
(50) Did Six Million Really Die? Report of the Evidence in the Canadian "False News" Trail of Ernst Zündel – 1988, a cura di BARBARA KULASZKA.Samisdat Publishers, Toronto, 1992, p.359.
(51) JOHN M. FRIEDBERG, M.D., Berkeley, California, «Cyanide, Consciousness and Pain: Is Execution by Lethal Gas Cruel?» in: http://www.idiom.com/~drjohn/cyanide.html. Vedi anche: The Gas Chambers,
http://www.geocities.com/trctl11/gascham.html
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Nello Zyklon B, invece, l’evaporazione dell’acido cianidrico dal suo supporto inerte è molto lenta(52), circa due ore. Un diagramma della ditta Degesch mostra che, con una quantità di acido cianidrico pari a una concentrazione teorica di 10 grammi per metro cubo,la concentrazione che si produce al centro del locale cresce in modo molto lento; essa raggiunge i 4 grammi per metro cubo soltanto dopo circa tre ore e mezza(53). Perciò, per ottenere la concentrazione letale di circa 4 grammi per metro cubo in circa nove minuti –un tempo 23,3 volte inferiore a quello risultante dal diagramma –sarebbe stato necessario un quantitativo di Zyklon B 23,3 volte superiore, cioè di 230 grammi per metro cubo, pari a ([233 x387]/1000 =) oltre 90 kg!
Da questo dato, che rappresenta un ordine di grandezza significativo,si può giudicare quanta credibilità meritino le testimonianze “concordanti” e “indipendenti” dei testimoni “oculari” che raccontano della morte delle vittime in cinque minuti con qualche chilogrammo(54) di Zyklon B!
Cosa non meno assurda, tutto ciò sarebbe stato fatto per nulla,perché, come ha esplicitamente affermato van Pelt, il limite tecnico del presunto sterminio in massa non erano le camere a gas, ma i forni crematori(55). A che scopo allora affannarsi sprecando quantitativi immensi di Zyklon B per ottenere la morte delle vittime in cinque minuti invece che in due ore?
Un tale quantitativo di acido cianidrico infirma inoltre completamente la spiegazione della «scienza antinegazionista» secondo la quale «le differenti concentrazioni di cianuro sono riconducibili al fatto che per le procedure di disinfestazione (uccisione di parassiti) occorrevano concentrazioni di acido cianidrico molto più alte rispetto a quelle necessarie per uccidere gli uomini» (p. 40).
In effetti, per «uccidere gli uomini» come raccontato dai testimoni “oculari” sarebbe stato necessario un quantitativo di acido cianidrico oltre 20 volte superiore a quello normalmente impiegato per la disinfestazione!
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(52) W. LAMBRECHT, «Zyklon B – eine Ergänzung», in: Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 1, n. 1, marzo 1997, pp. 2-5.
(53) Degesch, Fumigation chambers for pest control, Francoforte sul Meno,1967, p. 9.
(54) Secondo Rotondi, con 1 kg (p. 78).
(55) R. J. VAN PELT, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 306, 380, 455, 470.
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Risposta di Rotondi
a) «… rimango francamente deluso quando [Mattogno] esamina “uno degli argomenti addotti da Rotondi”: la possibilità di usare Zyklon a dosi più basse rispetto a quelle proposte da Pressac, argomento in passato da lui stesso definito però “ragionevole”».
Rotondi vuole inchiodarmi a tutti i costi al passato perché evidentemente non sa che cosa opporre a ciò che argomento nel presente.
Nel 1996 ho scritto:
«È curioso che mentre taluni critici ritengono che le SS dosassero con estrema parsimonia lo Zyklon B, il che sarebbe anche ragionevole,perché, soprattutto nel 1944, il prodotto cominciava a scarseggiare, Pressac, sulla base di Höss, ritiene credibile che esse ne usassero quantitativi enormi: nessuno ha ancora spiegato per quale ragione, mentre nelle camere a gas americane, per ragioni “umanitarie”, si usava una concentrazione di HCN 12 volte superiore a quella rapidamente mortale, nelle presunte camere a gas omicide, dove le ragioni “umanitarie” non esistevano affatto, fossero necessarie concentrazioni 40-67 volte superiori».
Come spiegherò sotto, all’epoca mi ponevo nella prospettiva puramente teorica di vittime immerse in una concentrazione data di vapori di acido cianidrico, senza considerare né il tempo di evaporazione della concentrazione letale, né il tempo di diffusione,né il quantitativo adsorbito nelle pareti del locale; qui invece –dopo alcuni rilievi critici a questa prospettiva teorica di Germar Rudolf, prendo in esame il caso concreto.
Rotondi oppone poi quattro obiezioni alle mie «erronee valutazioni»:
b) Prima obiezione
«Non ha senso confrontare l’esecuzione di un singolo individuo in una camera a gas di un penitenziario americano con lo sterminio simultaneo di migliaia di persone in un unico locale, ignorando il ruolo di una serie di fattori concomitanti, quali ad esempio le differenti concentrazioni di ossigeno e di anidride carbonica».
Non ho preteso stabilire una correlazione perfetta tra i due tipi di esecuzione, ma, come ho chiarito, stabilire «un ordine di grandezza significativo». D’altra parte, poiché ho preso in considerazione un caso concreto, mi sono basato necessariamente sugli unici «dati sperimentali» esistenti, che sono appunto quelli relativi alle esecuzioni nelle camere a gas americane.
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Ovviamente la concentrazione rapidamente letale di 0,3 mg/litro che appare nei manuali di chimica e di tossicologia non risulta certo da dati sperimentali su esseri umani, meno che mai da dati sullo «sterminio simultaneo di migliaia di persone in un unico locale».
Che tra i due tipi di esecuzione ci sia una differenza è evidente;che questa differenza sia tale da infirmare la validità del confronto che ho addotto, è tutto da dimostrare.
c) Seconda obiezione
«La concentrazione immediatamente letale per l’uomo – conosciuta dai nazisti perché segnalata, non solo nell’opera citata da Mattogno,ma anche in altre coeve (Patty FA, J. Industr. Hyg, 2,631,1942) o più recenti (Documento del Michigan Department of Environmental Quality 5.01.2001) – non è 4 gr/m3 ma di oltre 10 volte inferiore ossia di 270 ppm (parti per milione) corrispondente a 0,3 gr/m3.
È paradossale che anche per Franco Deana, suo abituale coautore recentemente scomparso, “un qualsiasi tecnico specializzato, applicando la formula di Haber, avrebbe stabilito che era sufficiente impiegare 0,3 mg/litro di HCN che avrebbe procurato la morte in 3 minuti e 20 secondi” ed è altrettanto curioso che lo stesso Mattogno nel suo “Olocausto: dilettanti allo sbaraglio” abbia scritto “mentre nelle camere a gas per ragioni ‘umanitarie’ si usava una concentrazione di HCN dodici volte superiore a quella rapidamente mortale, nelle presunte camere a gas omicide, dove le ragioni ‘umanitarie’ non esistevano affatto, fossero necessarie concentrazioni 40-67 volte superiori”: risultati sostanzialmente corretti nonostante sia Mattogno che Deana commettano l’errore di usare la “formula di Haber” notoriamente non applicabile ai cianuri».
Rilevo anzitutto che non ho mai preteso che «la concentrazione immediatamente letale per l’uomo», secondo la letteratura specialistica,sia di «4 gr/m3», come Rotondi sa bene, perché in Olocausto:dilettanti allo sbaraglio ho scritto al riguardo (menziono anche il riferimento bibliografico):
«La concentrazione “immediatamente mortale” di acido cianidrico per un uomo è di 0,3 grammi per metro cubo d’aria (o 300 mg/m3), mentre una concentrazione di 0,2 grammi per metro cubo d’aria è mortale in 5-10 minuti(56)».
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(56) F. FLURY, F. ZERNIK, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und Staubarten, op. cit., p. 453 e 454.
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Qui ho invece parlato della concentrazione di «4 grammi permetro cubo in circa 9 minuti», che, come ho spiegato sopra, è l’unico dato sperimentale attendibile.
Rotondi invoca il compianto Deana per l’applicazione della formula di Haber in funzione di una concentrazione letale di 0,3 mg/litro di acido cianidrico, ma poteva anche riferirsi alle pp. 185-186 della mia opera summenzionata, dove ho sviluppato in dettaglio proprio un tale calcolo sui presupposti suddetti, riportando semplicemente quanto Michele Giua e Clara Giua-Lollini, nel Dizionario di chimica generale e industriale(57), scrivono proprio sulla formula di Haber, secondo Rotondi, «notoriamente non applicabile ai cianuri».
È chiaro che anche Deana si poneva nella prospettiva puramente teorica che ho spiegato sopra. Ed è altrettanto chiaro che i dati teorici della letteratura specialistica sono smentiti dai dati sperimentali delle camere a gas americane.
d) Terza obiezione
«Il tempo di “1 al massimo 2 ore”, necessario per gran parte della evaporazione,varia con il variare della ventilazione ed è valido per temperature inferiori a quelle presenti nelle camere a gas (Irmscher R: “Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung”,35-37, 1942). Infatti 2000 persone accalcate una sull’altra producevano 3000 Kcal al minuto, sufficienti a far superare la temperatura di ebollizione dell’HCN in pochi minuti, senza considerare che la produzione di calore da parte dell’organismo aumenta moltissimo in condizioni di stress. Abbiamo comunque già visto che non era necessario raggiungere una concentrazione di 4 gr/m3».
L’articolo che ho citato nella nota 52 riguardo alla durata dell’evaporazione dell’acido cianidrico dal supporto inerte fa riferimento a due fonti. La prima è quella menzionata da Rotondi, ma senza titolo! Si tratta dell’articolo di R. Irmscher «Nochmals: “Die Einsatzfähigkeit der Blausäure bei tiefen Temperaturen”» (Di nuovo:“ La possibilità di impiego dell’acido cianidrico a basse temperature) , in: Zeitschrift für hygienische Zoologie und Schädlingsbekämpfung,anno 34, 1942, pp. 35-37.
L’autore riferisce su esperimenti di evaporazione dell’acido cianidrico da due supporti inerti a varie temperature; alla temperatura
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(57) Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1950), vol. I, voce «Aggressivi chimici di guerra», pp. 312-313.
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più alta, 15°C, dopo un’ora, fu rilevata una evaporazione del 77% nel primo caso, del 57% nel secondo.
Osservo en passant che qui la «ventilazione» non c’entra niente e non è neppure menzionata – meno che mai «il variare della ventilazione ». La seconda fonte è un diagramma della ditta Detia Freyberg del 1991 secondo il quale l’evaporazione dell’80-90% dell’acido cianidrico ad una temperatura superiore a 20° richiede circa due ore. Questi dati sono confermati da due esperimenti eseguiti dai Sovietici nel 1945 con due barattoli da 1500 grammi di Zyklon B: risultò che, in ambiente a temperatura da 23 a 28°C (il punto di ebollizione dell’acido cianidrico è di circa 26°C) dopo due ore era evaporato rispettivamente l’86 e il 95% dell’acido cianidrico(58).
Nelle esecuzioni americane, la concentrazione di acido cianidrico di circa 4 mg/m3 si produce invece molto rapidamente, ma, nonostante ciò, la morte dei condannati subentra mediamente dopo circa 9 minuti. Ed è perfettamente inutile obiettare a questi dati sperimentali – i soli che esistano – che la concentrazione rapidamente letale riportata dai manuali è di 0,3 g/m3.
Qui bisogna rilevare il fatto strano che ad Auschwitz, nonostante le presunte centinaia di migliaia di gasati, nonostante gli esperimenti medici che vi furono realmente condotti e nonostante l’enorme diffusione dello Zyklon B a scopo di disinfestazione in Germania e fuori, non furono mai eseguiti esperimenti tossicologici per studiare sperimentalmente l’azione dell’acido cianidrico sugli esseri umani, sicché, nel 1945, i Tedeschi ne sapevano esattamente come nel 1939.
Contrariamente a quanto asserisce Rotondi [vedi sotto, quarta obiezione], Bendel, al processo Tesch, dichiarò che «per mille persone erano sufficienti due barattoli» di Zyklon B, specificando che erano di formato medio, cioè da 1 kg(59) e confermò che le camere a gas dei crematori II e III richiedevano due barattoli(60). Tale quantitativo è meno di 1/3 di quello dichiarato da Höss sul quale ho basato i miei calcoli. Perciò, anche assumendo che il tempo di evaporazione dell’acido cianidrico fosse 1/3 di quello che ho assunto, il risultato non cambierebbe.
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(58) Vedi il mio articolo «Gasprüfer e prova del gas residuo», in: I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una “prova definitiva”, I Quaderni di Auschwitz, n. 2, Effepi, Genova, 2004, p. 50.
(59) Interrogatorio di C. S. Bendel del 2 marzo 1946. NI-11953.
(60) Affidavit di C. S. Bendel del 29 settembre 1947. NI-11390.
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Ben più importante è l’argomento correlato che ho esposto altrove.
Secondo vari “testimoni oculari”, l’apertura delle porte delle presunte camere a gas omicide e il lavoro di estrazione dei cadaveri avveniva pochi minuti dopo la loro chiusura. Per Bendel, la morte delle vittime subentrava in 2 minuti(61) e l’estrazione dei cadaveri cominciava dopo 7-8 minuti dalla chiusura delle porte; per Filip Müller, addirittura dopo 2 minuti, per Henryk Mandelbaum, dopo 7-8 minuti.
Tuttavia le «Istruzioni di servizio per l’uso della camera di disinfestazione ad acido cianidrico nel campo di concentramento di Mauthausen distaccamento di Gusen» (redatte dal medico della guarnigione del KL Mauthausen il 25 febbraio 1942) disponevano di effettuare la prova del gas residuo dopo almeno un’ora e mezzo di ventilazione artificiale, e tali istruzioni sarebbero state valide anche per eventuali gasazioni omicide. In pratica l’apertura delle presunte camere a gas omicide sarebbe avvenuta proprio nel momento in cui l’acido cianidrico cominciava ad evaporare!(62)
Quanto a Bendel, che dire del fatto che egli “vide” con i propri occhi e giurò che le presunte camere a gas – locali di m 30 x 7 x 2,41 – misuravano m 10 x 4 x 1,60? E che nonostante i loro 40 metri quadrati e i loro 64 metri cubi contenevano 1.000 persone?(63)
e) Quarta obiezione
«Un Kg di Zyklon non è “il dosaggio secondo Rotondi” ma quello riferito da Bendel che parla di 1 Kg per 500 persone, quindi di 3-4 Kg e non di 1 Kg per gasazione, dosaggio sicuramente più che sufficiente – visto che la concentrazione minima letale sull’uomo è di 1mg/kg (Gettler AO, Baine JO, Am. J. Med. Sci., 195, 182, 1938, DOC. NI-9912) – e assai più basso di quello “secondo Aynat” che, parla di soli 140 gr di acido cianidrico per 2000 persone in un articolo in cui “materiali, critiche e consigli sono state forniti dal ricercatore italiano Carlo Mattogno”… (Aynat E: «Crematoriums II and III of Birkenau. A critical study» JHR, vol. 8, n. 3, p.303, 1988). La conclusione secondo cui “sarebbe stato necessario un quantitativo di acido cianidrico 20 volte superiore a quello normalmente impiegato per la disinfestazione!” è perciò da ritenersi sicuramente scorretta, nonostante il punto esclamativo…».
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(61) NI-11953.
(62) «Gasprüfer e prova del gas residuo», art. cit., pp. 50-51, con i relativi riferimenti.
(63) NI-11953.
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È chiaro che «il dosaggio secondo Rotondi» significa il dosaggio scelto da Rotondi tra vari dosaggi: 7 kg (Höss), 2 o 4 kg (Nyiszli),2 kg (Bendel).
Il riferimento all’articolo del 1988 testimonia dell’ossessione di Rotondi per il passato, che non vuol far passare. Come vedremo successivamente, egli ritorna più volte tediosamente su questo passato,tentando di spacciare per contraddizioni quelli che sono semplici sviluppi conoscitivi. Egli si comporta come chi, volendo confutare la tesi delle gasazioni ad Auschwitz, si riferisse a Reitlinger invece che a Pressac, o come chi volesse rilevare “contraddizioni”nella storiografia ufficiale confrontando le tesi di Reitlinger con quelle di Pressac o opponendo a ogni nuovo argomento di Pressac quello di Reitlinger.
[20] Un’ultima osservazione su una questione che Rotondi menziona nel capitolo su Leuchter:
«Sulla questione delle nappe freatiche [sic] e delle fosse di incenerimento,[Pressac] spiega che le SS avevano fatto drenare il terreno del campo, abbassando fortemente (di 2-3 metri) il livello della nappa freatica» (p. 85).
Qui Pressac “spiega” senza addurre alcun documento, io invece “dimostro” sulla base di documenti che nell’estate del 1944 la falda freatica di Birkenau era tra i 60 e i 120 centimetri al di sotto della superficie del suolo(64).
Risposta di Rotondi
«nel contempo una revisione del vocabolario italiano consentirebbe a Mattogno di appurare che “nappa” e “falda” sono sinonimi e una più attenta rilettura della punteggiatura gli permetterebbe di interpretare correttamente qualche presunto “strafalcione”…».
Fortunatamente non ho bisogno di alcuna revisione del vocabolario italiano; piuttosto Rotondi ha bisogno di una revisione logica; il mio «[sic]» voleva infatti mettere in evidenza l’insensato plurale, come se a Birkenau non vi fosse la nappa o falda freatica, ma due o più. Un semplice cavillo per eludere la risposta.
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(64) «“Verbrennungsgruben” und Grundwasserstand in Birkenau», in: Vierteljahreshefte für frei Geschichtsforschung, anno 6, n. 4, dicembre 2002,pp. 421-424; Auschwitz: Open Air Incinerations, Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, pp. 33-34.
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II – LA CRITICA A MATTOGNO
1) Il tifo petecchiale ad Auschwitz: “alibi” o realtà?
Rotondi dedica un breve capitolo alla questione del tifo petecchiale ad Auschwitz (pp. 51-59).
Egli vi riprende le obiezioni già oppostemi a suo tempo da Zimmerman ma senza menzionare, come ho spiegato nell’Introduzione, la mia replica.
Cominciamo dalla presunta falsificazione sistematica dei certificati di morte contenuti negli Sterbebücher (registri dei decessi) di Auschwitz. Rotondi scrive:
«Se consideriamo che esistono addirittura certificati nei quali la morte di bambini è attribuita a decrepitudine è comprensibile come tali referti non siano veritieri e nascondano le vere cause dei decessi».
Egli specifica poi che si riferisce a «diagnosi inventate per occultare i detenuti uccisi dai nazisti» (p. 54).
[21] Nella mia risposta supplementare a Zimmerman ho rilevato che nella documentazione esistente appare un solo caso di morte per decrepitudine attribuita a un bambino, un caso su 68.864 morti(65). Un po’ poco per parlare di falsificazione sistematica.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[22] Rotondi riporta il numero dei decessi per tifo petecchiale menzionato da Zimmerman – 2.060 – e commenta che il dato corrisponde a una percentuale inferiore al 3% che considera «davvero esigua soprattutto se si considera che in tale periodo è compresa anche l’epidemia di tifo scoppiata nell’estate del ‘42» (p. 53).
Egli rileva poi che «gran parte dei decessi (oltre 25.000 cioè più di una morte su tre) veniva attribuita a malattie cardiovascolari» e commenta:
«Trattandosi di una popolazione mediamente giovane (59.000 morti di età inferiore a 50 anni e 44.000 di età inferiore a 40 anni) una mortalità cardiovascolare del genere non è spiegabile», neanche per un campo di concentramento (p. 54).
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(65) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and Prejudices on the Holocaust, op. cit., p. 160.
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La fonte citata da Zimmerman elenca in una tabella le cause di morte che appaiono nei 68.864 certificati di morte che si sono conservati.
La somma è di 64.026 cause di morte(66). Ma Rotondi menziona 103.000 morti: dove mai ha preso questi dati? Mistero.
Nella tabella dedicata all’età dei detenuti al momento della morte,la fonte di Zimmerman dà 14.711 morti di età compresa tra 41 e 50 anni e 18.471 di età tra 31 e 40 anni. I restanti 35.569 morti appartenevano alle fasce di età dalla nascita a 30 anni e da 51 a 90 anni (54 morti avevano un’età compresa tra 81 e 90 anni)(67).
Dunque i morti «mediamente giovani» erano 33.182 su 68.751,ossia il 48,2%. Tuttavia le due tabelle sono indipendenti e nulla si sa circa la distribuzione delle cause di morte nelle varie fasce di età. Pur non essendo un cardiologo, azzarderei che i più esposti erano i più anziani (9.428 morti), ma anche i più giovani (2.586 bambini fino a 10 anni e 8.648 ragazzi da 11 a 20 anni). Ciò non mi sembra così inspiegabile.
Rotondi conclude così:
«1) Le morti per tifo furono molto meno numerose di quanto riportato,probabilmente anche per l’efficacia delle misure preventive adottate, e non giustificano la costruzione di nuovi forni crematori oltre a quelli già presenti nel campo.
2) Le diagnosi redatte nei certificati di decesso erano evidentemente inventate per occultare le esecuzioni criminali operate dai nazisti, essendo inconcepibile con le caratteristiche epidemiologiche della popolazione di Auschwitz un tasso di mortalità cardiovascolare analogo a quello riscontrabile dall’analisi dei registri»(p. 55).
Sulla prima conclusione ritornerò successivamente. La seconda è evidentemente inficiata dagli errori menzionati sopra sui quali Rotondi basa il suo giudizio.
Risposta di Rotondi
«Sul tifo petecchiale [Mattogno] fa una confusione enorme, giustificata in parte dal fatto di non avere preparazione medica.
Ho sostenuto nel mio libro che tale malattia non poteva giustificare il grande numero di morti ad Auschwitz poiché nei registri furono certificate solo 2060 morti per tifo a fronte di oltre 25.000
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(66) T. GROTUS, J. PARCER, «EDV-gestützte Auswertung der Sterbeeinträge », in: Sterbebücher von Auschwitz, Herausgegeben vom Staatlichen Museum Auschwitz-Birkenau, K. G. Saur, Monaco, New Providence, Londra,Parigi, 1995, vol. 1, pp. 244-245.
(67) Idem, p. 248.
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per cardiopatie, epidemiologicamente non spiegabili, se non pensando a uccisioni spacciate per morti cardiache. Mattogno interpreta questa semplice deduzione a modo suo, facendo strani calcoli e accusandomi di “menzionare 103.000 morti”, cifra che non si capisce da dove sbuchi? “Mistero” per dirla alla Mattogno.
Mi spiego nel modo più elementare possibile: parlo di una popolazione di morti troppo giovane per giustificare una tale mortalità cardiaca, perché costituita da 59.000 morti di età inferiore a 50 anni e da 44.000 morti di età inferiore a 40 anni. Mattogno maldestramente somma 59.000 a 44.000 e giunge a sostenere che io menzioni 103.000 morti. È invece fin troppo chiaro che i 44.000 morti fanno parte dei 59.000 morti di età inferiore ai 50 anni … A parlare di 103.000 morti è Mattogno e non certamente io. Sul significato di popolazione “mediamente giovane” fraintende e non comprende che mi riferisco al significato statistico di “età media” (Sx/n) uguale alla somma di tutte le età divisa per il numero degli individui e forse per questo non considera giovani i morti tra 0 e 30 anni! Fa quindi una serie di ipotesi prive di ogni attendibilità scientifica dato che la statistica si fa con le diagnosi mediche non presunte ma accertate. Ciò che è certo è i certificati di morte per tifo rimangono 2060. Il resto sono ipotesi senza valore e non si capisce perché per una stessa causa di decesso, talora si dovesse porre diagnosi di “tifo” e il più delle volte di morti cardiache».
Ammetto il fraintendimento, ma questo non ha nulla a che vedere con i miei argomenti storici (vedi punto [23]).
E la ragione per cui «per una stessa causa di decesso, talora si dovesse porre diagnosi di “tifo” e il più delle volte di morti cardiache » l’ha spiegata il suo collega medico André Weiss. Le mie ipotesi presuntamente «prive di ogni attendibilità scientifica» servono solo a dimostrare che la tesi dell’alta mortalità a causa del tifo è pienamente compatibile con la mortalità effettiva, tenuto anche conto dei presunti assassinati.
Per anni il revisionismo è stato accusato di aver presentato un quadro di Auschwitz edulcorato, come se fosse “un sanatorio”; a quanto pare Rotondi, che si stupisce dell’alta mortalità per cause cardiache, lo considera un campo per Boy Scouts.
[23] Rotondi riporta poi la mia spiegazione del numero esiguo di decessi attribuiti al tifo petecchiale tratta dalla mia prima risposta a Zimmerman, ossia che la maggior parte dei detenuti che si ammalarono di tifo, avendo già l’organismo minato dalle condizioni di vita che regnavano al campo, morirono soprattutto per complicazioni successive.
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Qui aggiungo quanto rilevato da André Weiss in una tesi di laurea sul tifo petecchiale durante la seconda guerra mondiale.
Egli presenta uno studio epidemiologico e clinico sull’epidemia di tifo che colpì il ghetto di Theresienstadt tra la fine di aprile e l’inizio di maggio del 1945 ed espone le complicazioni più gravi della malattia: quelle del sistema cardiovascolare (collasso cardiaco,collasso circolatorio, ipotensione, aritmie cardiache), quelle polmonari (broncopolmonite, polmonite lobare), quelle renali e digestive (diarrea). A queste complicazioni egli aggiunge inoltre la cachessia, ossia un dimagrimento “normale” di 20 kg dopo due settimane di malattia(68).
L’obiezione di Rotondi è che «storicamente la mortalità massima riportata per il tifo petecchiale non è mai stata superiore al 60%: ciò significa che non tutti i malati morivano e circa la metà dei malati poteva salvarsi, pur in assenza di terapia antibiotica» (p. 56).
Prendiamo per buona anche per Auschwitz questa percentuale,che, a dire di Rotondi, comprende anche le «complicanze tardive legate alla malattia».
I primi casi di tifo a Birkenau si manifestarono all’inizio di luglio,ma la situazione si aggravò a partire dalla seconda metà del mese (il giorno 20 fu dichiarata la Lagersperre – chiusura del campo – a causa del pericolo del tifo petecchiale) ed esplose nel mese di agosto.
Dal giugno, al luglio, all’agosto 1942 la mortalità ad Auschwitz aumentò rispettivamente da circa 3.800, a circa 4.400, a circa 8.600 decessi.
Queste cifre non sono affatto inconciliabili con i parametri menzionati da Rotondi. Tutt’altro. La mortalità del 60% dei detenuti malati corrisponde a 1.000 colpiti dal tifo e 600 morti (3.800 + 600 = 4.400) per luglio e a 7.000 colpiti di cui 4.200 morti (4.400 +4.200 = 8.600) per agosto. I 7.000 colpiti da tifo petecchiale costituirebbero circa il 17% della forza totale del complesso Auschwitz-Birkenau.
L’unico dato documentariamente noto sulla mortalità in conseguenza dell’epidemia di tifo è che nella sala 3 del Block 20 di Auschwitz dal 12 marzo al 31 dicembre 1942 passarono 1.792 detenu-
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(68) A. WEISS, Le typhus exanthématique pendant la deuxième guerre mondiale en particulier dans les camps de concentration, Imprimerie Grivet,Ginevra, 1954, pp. 59-70.
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ti malati, di cui morirono 323, il 18%, mentre 90, il 5%, sarebbero stati gasati, 90 in otto mesi e mezzo!(69).
In realtà essi scomparvero dalla forza della sala il 29 agosto 1942 solo perché essa rimase chiusa dal 30 agosto al 7 settembre per la disinfestazione e vi riapparvero puntualmente il 9 settembre insieme ad altri tre nuovi ricoverati.
È noto che l’epidemia di tifo infierì soprattutto a Birkenau e che nell’agosto 1942 le installazioni ospedaliere di questo campo erano molto più rudimentali di quelle di Auschwitz, sicché in esso un tasso di mortalità del 60% è più che probabile.
D’altra parte se in soli otto mesi e mezzo nel campo di Auschwitz soltanto nella sala 3 del Block 20 si registrarono 323 decessi,come è possibile che nell’intero complesso Auschwitz-Birkenau dall’agosto 1941 al dicembre 1943, sia pure con le lacune documentarie esistenti(70), ci fossero stati soltanto 2.060 decessi?
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[24] Nella mia risposta finale a Zimmerman ho inoltre rilevato che,per il mese di agosto, il Calendario di D. Czech registra la presunta gasazione di non più di 1.500 detenuti immatricolati (tra cui i 90 summenzionati), sicché, anche se ciò fosse vero, ma non lo è, bisognerebbe pur sempre ammettere che buona parte dei restanti 7.100 decessi sono da attribuire al tifo petecchiale.
Con ciò cade anche l’affermazione di Rotondi che il tragico aumento della mortalità nell’agosto 1942 non fu dovuto al tifo petecchiale,ma «“agli interventi esterni” operati dai nazisti sui malati di tifo», cioè all’«uccisione dei malati gravi in genere (ancor più di quelli con malattie infettive e contagiose come il tifo petecchiale)»(p. 57).
Stabilito che il tifo petecchiale ad Auschwitz-Birkenau provocò un numero ingente di vittime, cade anche l’obiezione relativa alla necessità di costruire nuovi crematori.
D’altra parte Pressac, parlando del capo della Zentralbauleitung,ha scritto:
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(69) S. KLODZINSKI, «Dur wysypkowy w obozie Oswiecim» (Il tifo petecchiale nel campo di Auschwitz), in: Przeglad Lekarski, n. 1, 1965, p. 51.
(70) I 68.864 certificati di morte che si sono conservati coprono circa il 70% dei decessi che si verificarono in quel periodo, inclusi quelli relativi ai prigionieri di guerra sovietici.
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«A partire dall’estate 1942, sotto la pressione dell’epidemia di tifo e in previsione dell’internamento di 200.000 prigionieri nel KGL,quadruplica il programma crematorio di Auschwitz»(71).
Dunque sono in buona compagnia e Rotondi avrebbe fatto meglio a leggere le sue fonti prima di formulare obiezioni inconcludenti.
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
2) Le aperture di introduzione dello Zyklon B sulla copertura della camera mortuaria (presunta camera a gas omicida) del crematorio II
Su questo tema Rotondi dichiara:
«In realtà l’inesistenza dei fori di introduzione dello Zyklon B non è così certa come si vorrebbe far credere ed esistono anzi numerosi elementi che ci inducono a ritenere il contrario»(p. 99).
Il primo elemento è costituito dalle testimonianze oculari, che «vengono scartate a priori dai negazionisti per le solite motivazioni » ma che «sono a riguardo numerose, concordi tra di loro negli aspetti essenziali e divergenti solo in alcuni dettagli riguardanti per lo più le misure dei sistemi di introduzione dello Zyklon B» (p.99).
[25] Alla questione delle aperture summenzionate ho dedicato due dettagliati articoli che sono apparsi nella rivista Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung rispettivamente nel 2002(72) e nel 2004(73).Entrambi sono stati pubblicati in inglese (lingua accessibile a Rotondi) nel numero 4 del dicembre 2004 della rivista The Revi-
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(71) J.-C. PRESSAC, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945,op. cit., p. 152.
(72) «“Keine Löcher, keine Gaskammer(n)”. Historisch-technische Studie zur Frage der Zyklon B-Einwurflöcher in der Decke des Leichenkellers 1 im Krematorium II von Birkenau», in: Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 6, n. 3, settembre 2002, pp. 284-304.
(73) «Die Einfüllöffnungen für Zyklon B - Teil 2: Die Decke des Leichenkellers von Krematorium II in Birkenau», idem, anno 8, n. 3, novembre 2004, pp. 275-290.
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sionist(74); infine, nel 2005, questi articoli sono stati raccolti in 116pagine in uno studio che ho gia citato(75).
Nel primo articolo ho confutato radicalmente l’articolo di Charles D. Provan che Rotondi menziona a p. 103 e che riassume così:
«Elementi molto interessanti sulla questione emergono da uno studio effettuato da D. Charles Provan “No Holes? No Holocaust?A study of the Holes in the Roof of Leichenkeller 1 of Krematorium 2 at Birkenau” pubblicato nel 2000».
Rotondi spiega poi che Provan si è recato a Birkenau ed ha ispezionato la copertura del Leichenkeller 1/presunta camera a gas omicida del crematorio II e continua:
«Da questa ispezione ha evidenziato la presenza di ben 8 aperture di cui almeno 3 sicuramente originali e utilizzabili per l’introduzione dello Zyklon».
Risposta di Rotondi: nessuna risposta
[26] Nella mia critica, alla quale Provan non ha mai obiettato nulla,sulla base di numerosi documenti a lui ignoti e di 32 fotografie (anch’io ho ispezionato la copertura del Leichenkeller 1, e più volte nel corso degli anni), ho confutato una ad una le sue affermazioni e ho dimostrato che le aperture in questione non hanno nulla a che vedere con i presunti congegni di introduzione dello Zyklon B.
Su questa dimostrazione Rotondi non dice nulla: semplicemente la ignora. Solo in tal modo può addurre i presunti «elementi molto interessanti» dell’articolo di Provan.
Nella mia confutazione mi sono occupato ovviamente anche delle testimonianze oculari(76) (che tra l’altro non sono così numerose e così concordi), soffermandomi in modo particolare sul testimone per eccellenza, Michal Kula, il sedicente costruttore dei congegni di introduzione dello Zyklon B, dimostrando su base documentaria (il registro della Schlosserei/officina dei fabbri della Zentralbauleitung) che tali congegni non furono mai ordinati né
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(74) «“No Holes, No Gas Chamber(s)”», in: The Revisionist, vol. 2, n. 4,dicembre 2004, pp. 387-410; «The Openings for the Introduction of ZyklonB - Part 1: The Roof of the Morgue of Crematorium I at Auschwitz»,idem, pp. 411-419; «The Openings for the Introduction of Zyklon B - Part 2: The Roof of the Morgue 1 of Crematorium II at Birkenau», idem, pp.420-436.
(75) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and Prejudices on the Holocaust, op. cit., The Elusive Holes of Death, pp. 279-394.
(76) Idem, pp. 284-290.
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costruiti(77). Se a Rotondi viene in mente di opporre a questa dimostrazione l’insulso argomento e silenzio di Vincenzo Sciacca,l’avverto che l’ho già confutato(78).
Risposta di Rotondi: nessuna risposta.
[27] Del mio intero articolo Rotondi menziona un solo argomento,ma solo di riflesso, criticando Deana. Ecco di che cosa si tratta.
Durante la nostra visita a Birkenau nel 1990 accertammo che dai bordi grezzi di un’apertura esistente sulla copertura del Leichenkeller 1 del crematorio II (quella che Provan ha denominato n. 7) uscivano cinque tondini di ferro dell’armatura del solaio piegati malamente verso l’alto e lunghi circa 40 centimetri(79).
Poiché in quel punto le macerie sottostanti si trovano tanto vicine alla superficie esterna della copertura da impedire l’accesso attraverso l’apertura, abbiamo dedotto che l’apertura è stata praticata dopo il crollo del solaio per trovare un altro punto di accesso al Leichenkeller 1 (solo la parte ovest è accessibile(80)): chi ha praticato il buco ha infatti piegato verso l’alto i tondini di ferro (essendo estremamente difficile piegarli verso il basso) per liberare l’apertura e poter introdurre la testa nell’apertura. Questa deduzione è confermata da un argomento architettonico che esporrò sotto.
Rotondi risponde così:
«In realtà la presenza dei tondini piegati è spiegata dal fatto che, come dimostrato da Pressac e accettato ormai dalla gran parte della storiografia ufficiale, il Krematorium II aveva inizialmente una vocazione sanitaria e solo successivamente fu destinato alle gassazioni omicide. I fori di apertura furono pertanto effettuati non al momento della costruzione del tetto ma successivamente quando il tetto e la sua armatura metallica erano già stati completati» (p.104).
Qui la storiografia ufficiale si invischia in un groviglio inestricabile di assurdità.
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(77) Idem, pp. 303-306 e 314-315.
(78) Olocausto: dilettanti nel web, op. cit., pp. 112-113.
(79) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and Prejudices on the Holocaust, op. cit., The Elusive Holes of Death, fotografie 23 e 24 a p. 333.
(80) Idem, p. 341, fotografia dell’interno del Leichenkeller 1.
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Come ho rilevato altrove(81), secondo Pressac la decisione di spostare la presunta attività sterminatrice nel crematorio II, secondo il modello della presunta camera a gas del crematorio I – cioè con una ventilazione e aperture di introduzione per lo Zyklon B sul soffitto –, fu presa nell’ottobre 1942.
Quando però la Zentralbauleitung trasformò il Leichenkeller 1 in camera a gas omicida sul modello di quella del crematorio I,“dimenticò” di predisporre sulla copertura di cemento le aperture per lo Zyklon B! Solo dopo si sarebbe “ricordata” delle aperture,che avrebbe fatto praticare grossolanamente con mazzetta e scalpello senza neppure tagliare i tondini di ferro dell’armatura di calcestruzzo,che rimasero ai bordi dell’apertura summenzionata.
Tuttavia, secondo Kula, il dispositivo di rete metallica di introduzione dello Zyklon B attraversava il solaio del locale e sbucava all’esterno. Il testimone Tauber afferma – e Pressac accetta – che questa parte era protetta da camini in muratura: ma come poteva essere costruito un camino di mattoni senza prima tagliare i tondini di ferro? Senza contare poi la questione essenziale delle dimensioni del presunto congegno, di cui mi occuperò subito.
Prima però voglio aggiungere che la presenza dei tondini è stata considerata tanto imbarazzante dai funzionari del Museo di Auschwitz che nel corso degli anni (dal 1990 al 2000) i tondini sono spariti tutti tranne uno, che è stato accorciato, e l’apertura è stata grossolanamente squadrata con mazzetta e scalpello!(82).
Risposta di Rotondi
«si è detto […] che i tondini di ferro erano piegati». (Vedi sotto,punto [31])
Infatti. Proprio come si vede nella mia relativa fotografia(83).
[28] Rotondi discute poi la mia deduzione che l’apertura che Provan denomina n. 2 fu fatta praticare dal giudice istruttore Jan Sehn nell’aprile-maggio 1945 per acquisire prove all’interno del Leichenkeller 1 o ancora prima dai Sovietici per lo stesso motivo.
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(81) "Sonderbehandlung" ad Auschwitz. Genesi e significato, op. cit., pp.130-131.
(82) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and Prejudices on the Holocaust, op. cit., The Elusive Holes of Death, fotografie25-28, pp. 334-335.
(83) «“No holes, no gas chamber(s)”. An historical-technical study of the holes for introducing Zyklon b in the roof of Leichenkeller 1 of Krema II at Birkenau», in: http://vho.org/GB/c/CM/noholes.html., fotografia 20.
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Rotondi obietta:
«Ma se tale apertura fosse stata effettivamente opera dei periti nominati dal giudice Sehn, la sua realizzazione sarebbe stata certamente riportata nella perizia che lo stesso Mattogno definisce molto accurata. E per quanto riguarda invece i sovietici, appare poco credibile che i soldati dell’Armata Rossa, vittoriosi di fronte a un nemico ormai distrutto e con buona parte dell’Europa ai loro piedi, si dovessero preoccupare di scavare buchi, prevedendo che 40 anni dopo, un farneticante professore di letteratura si mettesse a discutere di fori nei tetti, cercando di convincerci che i nazisti non si erano mai sognati di sterminare gli ebrei» (p. 105).
Ricapitolando, nella sua perizia – confermo, molto accurata – il perito Roman Dawidowski, incaricato dal giudice Jan Sehn di raccogliere tutte le prove e gli indizi a favore dell’attività di gasazione omicida nei crematori di Birkenau, avrebbe “certamente” riportato la realizzazione di un’apertura sul solaio della presunta camera a gas ma non avrebbe affatto menzionato la “prova” per eccellenza: la presenza di una vera e propria apertura di introduzione per lo Zyklon B!
Per quanto riguarda i Sovietici, l’argomentazione vorrebbe forse essere spiritosa, ma è soltanto banale. Come evidentemente Rotondi ignora, i Sovietici istituirono commissioni di periti che effettuarono decine di perizie, inclusa una sui crematori di Birkenau, nella quale neanche essi menzionarono l’esistenza dell’apertura in questione(84).
Risposta di Rotondi
«… si è detto che [tali aperture] le avevano fatte i russi» (vedi sotto, punto [31]).
Senza commento.
[29] In tutta la questione, Rotondi tace inoltre un particolare essenziale:
secondo il sedicente costruttore dei dispositivi di rete metallica di introduzione dello Zyklon B, Kula, questi avevano una sezione quadrata di centimetri 70 x 70(85): chi meglio di lui, che li aveva (presuntamente) realizzati sulla base di un disegno specifico della Zentralbauleitung, poteva conoscerne le dimensioni? Tuttavia l’apertura in questione, nel 1990, aveva una forma trapezoidale
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(84) Archivio di Stato della Federazione Russa, Mosca, 7021-108-14, pp.4-6.
(85) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and Prejudices on the Holocaust, op. cit., The Elusive Holes of Death, p. 303.
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con i lati maggiori di centimetri 86 x 50: ma allora come un simile congegno poteva passare attraverso quest’apertura?
E l’apertura che presentava i tondini di ferro nel 1990 era ancora più piccola (circa 60 x 50 centimetri). Ma non disperiamo. Col passare degli anni esse raggiungeranno senza dubbio le dimensioni “olocausticamente corrette” di cm 70 x 70!
Risposta di Rotondi
«si è detto […] che forma e centimetri (in un edificio distrutto con la dinamite…) non corrispondevano». (Vedi sotto, [31])
Se Rotondi avesse letto il mio articolo che cita, saprebbe anche che in questo stesso «edificio distrutto con la dinamite» si sono conservate e sono perfettamente riconoscibili come tali sia l’apertura del condotto di ventilazione del Leichenkeller 2, sia le aperture di ventilazione della sala forni(86). E il confronto tra queste aperture e i buchi presenti sulla copertura del Leichenkeller 1 dimostra inoppugnabilmente che questi ultimi non possono essere aperture di introduzione dello Zyklon B(87).
Riprendiamo la discussione dei «numerosi elementi» addotti da Rotondi a favore della realtà delle aperture per lo Zyklon B.
Il primo, come abbiamo visto, è costituito in generale dalle testimonianze.
Egli adduce al riguardo quella di David Olère,
«un disegnatore pubblicitario sopravvissuto ad Auschwitz, che subito dopo la guerra eseguì dei lavori ispirati alla sua esperienza di membro del Sonderkommando, tra cui una planimetria e una sezione del Krematorium III (identico al Krematorium II) con la rappresentazione delle colonne per l’introduzione dello Zyklon,come descritto dai testimoni» (p. 99).
[30] Rotondi afferma che i disegni di Olère sono «ispirati alla sua esperienza» diretta, ma il punto è proprio questo. Qui è necessario fornire qualche chiarimento sulla favola della “concordanza” di “testimonianze indipendenti”: ma quale indipendenza? I testimoni vivevano forse uno sulla Luna, uno su Marte e uno su Giove? I detenuti non si trovavano tutti ad Auschwitz e non erano tutti vittime – e in parte artefici – della serrata propaganda dei vari movimenti di resistenza clandestini del campo? E prima di arrivare alla
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(86) «“No holes, no gas chamber(s)”. An historical-technical study of the holes for introducing Zyklon b in the roof of Leichenkeller 1 of Krema II at Birkenau», in: http://vho.org/GB/c/CM/noholes.html., fotografie 8, 9,10, 11.
(87) Idem, fotografie 13-18 e 20-31.
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versione finale sancita dalla Commissione di inchiesta sovietica questi gruppi non misero in giro le storie più assurde basate allo stesso modo su testimonianze “concordanti” e “indipendenti”?(88).
Ed è molto significativo che la “concordanza” maggiore di testimoni “indipendenti” riguardi due fatti palesemente falsi: la capacità di cremazione dei crematori e le “fosse di cremazione” del 1944, sulle quali ritornerò successivamente. Una “concordanza”sulla menzogna!
Il secondo elemento di Rotondi sono le fotografie aeree e terrestri.
Una fotografia aerea del 25 agosto 1944 presenta delle macchie scure a zig zag con una disposizione simile a quella delle colonne dei disegni di Olère, ma «quando Olère realizzò i disegni, la foto non era stata ancora pubblicata (sarà resa pubblica solo nel 1979) e quindi non poteva averla vista» (p. 100).
Un’altra «testimonianza concordante», dunque.
Risposta di Rotondi
«E i testimoni? Concordi nel complotto antinazista e inattendibili perché “vittime”, non dei nazisti attenzione!, quanto piuttosto “della serrata propaganda dei vari movimenti di resistenza del campo”».
Qui non posso non rilevare la malafede di Rotondi, che proprio sul tema specifico delle aperture invoca le testimonianze oculari, le quali, a suo dire, «vengono scartate a priori dai negazionisti per le solite motivazioni». Come egli sa bene, queste testimonianze oculari (di Rudolf Höss, Josef Erber, Konrad Morgen, Karl Schultze Charles S. Bendel, Miklos Nyiszli, Filip Müller, Salmem Lewenthal, Michal Kula, Henryk Tauber) le ho esaminati tutte e attentamente nel mio relativo articolo che egli cita, e se le ho giudicate inattendibili (come Provan ha fatto con quelle dei testimoni Egon Ochshorn, Friedmann, Janda Weiss, Rudolf Vrba e Alfred Wetzler,Ota Kraus e Erich Kulka, Werner Krumme e Alfred Franke-Gricksch), è perché sono inattendibili.
Rotondi, che non ha alcuna idea di come sono nate e si sono sviluppate le testimonianze di Auschwitz, poteva anche risparmiarsi la sua sciocca ironia, ma chiedersi ad esempio da dove sono saltate fuori le storielle raccontate dai testimoni di Auschwitz su nastri trasportatori elettrificati, camere elettriche, martelli pneumatici,
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(88) Auschwitz 27 gennaio 1945-27 gennaio 2005: sessant’anni di propaganda,op. cit.
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docce a gas, bombole o bombe o ampolle di acido cianidrico, fabbriche di sapone con grasso umano, fosse di gasazione, ecc. ecc.,oppure da chi è stata redatta la storiella sulle gasazioni omicide diffusa da Vrba e Wetzler, che non contiene un solo dato architettonicamente esatto(89).
Non senza ragione Bruno Baum, fondatore ad Auschwitz del gruppo di resistenza tedesco, scrisse:
«Credo di non esagerare dicendo che la maggior parte della propaganda su Auschwitz che all’epoca [1944] circolò per il mondo fu scritta da noi nel campo stesso»(90).
[31] A questo punto riprendo il discorso che avevo lasciato in sospeso.
Il mio secondo articolo sulla questione delle aperture per lo Zyklon B è un’altra confutazione radicale di uno scritto che Rotondi menziona a p. 103:
«Ad analoghi risultati era giunto Mazal Obe, in uno studio realizzato dopo essersi recato ad Auschwitz nei mesi di giugno e luglio del 2000: le nitide fotografie a colori dei fori di introduzione per lo Zyklon B e i risultati dei suoi studi firmati insieme a Daniel Keren e a Jamie McCarthy furono allegati al Rapporto del Professor Van Pelt in occasione del processo Irving».
Segue una nota amena: Rotondi scrive che in forza di questo scritto e di quello di Provan «anche i negazionisti hanno dovuto perciò accettare l’esistenza di almeno due aperture sul tetto del Krematorium II» (p. 104), aperture che avevo già ispezionato nel 1990!
Nella mia risposta summenzionata(91), con l’aiuto di 32 fotografie e di documenti e illustrazioni varie ho dimostrato che nello scritto in questione gli autori hanno adottato una metodica capziosa: essi partono dal presupposto indiscusso che sulla copertura del Leichenkeller 1 del crematorio II di Birkenau fossero esistite quattro aperture e pretendono poi di rintracciarle nelle fotografie e sulle rovine del locale. A differenza di Provan, al quale va riconosciuto un atteggiamento non disonesto, gli autori non presentano e non analizzano tutte le testimonianze disponibili sull’argomento, ma si basano pressoché esclusivamente sulla deposizione di Henryk
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(89) Idem, http://vho.org/aaargh/ital/archimatto/CMausch45.pdf
(90) B. BAUM, Widerstand in Auschwitz. Bericht der internationalen antifaschistischen Lagerleitung, VVN-Verlag, Berlino-Potsdam 1949, p. 34.
(91) G. RUDOLF, C. MATTOGNO, Auschwitz Lies. Legends, Lies and Prejudices on the Holocaust, op. cit., The Elusive Holes of Death, pp. 342-394.
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Tauber, ignorando quella fondamentale di Kula perché, come ho spiegato sopra, è in contrasto con le dimensioni di tutte le aperture attualmente esistenti.
Ovviamente gli autori non hanno replicato nulla alla mia risposta e altrettanto ovviamente Rotondi la tace.
Risposta di Rotondi
«Sulle aperture per l’introduzione di Zyklon nei tetti nelle camere a gas, riassumo la questione. Inizialmente per i negazionisti questi fori non esistevano è ciò avrebbe confermato che le camere a gas non potevano essere esistite, mancando il sistema di introduzione del veleno nei locali. Dimostrata l’esistenza di tali aperture, si è detto che le avevano fatte i russi, che forma e centimetri (in un edificio distrutto con la dinamite…) non corrispondevano, che i tondini di ferro erano piegati ecc. ecc. Mattogno afferma di averle “ispezionat(e) già nel 1990!”: ma allora perché non ne ha parlato immediatamente?».
Per quanto mi riguarda, non ho mai affermato che sulla copertura del Leichenkeller 1 del crematorio II di Birkenau non esistessero dei buchi. L’espressione di Rotondi «dimostrata l’esistenza di tali aperture» (si sottintende: dagli assassins de la vérité) è particolarmente gustosa, dato che qui non c’è nulla da dimostrare, ma soltanto da vedere, cosa che ho fatto a partire dal 1990. Non si comprende perché avrei dovuto «parlare immediatamente» di una cosa tanto evidente.
Che invece i buchi in questione fossero le presunte aperture di introduzione dello Zyklon B è un’altra questione. Ho dunque studiato la cosa fino a quando i documenti e le fotografie che ho raccolto mi hanno consentito di esprimere al riguardo un giudizio fondato, e solo allora ho pubblicato i risultati del mio studio.
Oltre alla fotografia aerea del 25 agosto 1944, Rotondi cita inoltre la ben nota fotografia terrestre scattata secondo Pressac all’inizio di febbraio del 1943 e da lui pubblicata «la quale mostra la facciata sud del Krematorium II e molto chiaramente il tetto del LK1 dal quale si dipartono tre strutture verosimilmente identificabili con i camini di introduzione per l’introduzione dello Zyklon B» (p. 100).
[32] Nel mio articolo ho studiato a fondo questa fotografia e ho dimostrato che:
1) Il presunto camino 3 non appare nella fotografia e la sua esistenza è una congettura arbitraria.
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2) I tre oggetti indistinti che gli autori considerano camini per lo Zyklon B si trovano tutti sulla metà est della copertura del Leichenkeller,il che è in contraddizione con la loro tesi di fondo.
3) L’oggetto n. 3 è identificabile con l’oggetto che si vede nella medesima posizione nella fotografia del gennaio 1943, dunque non era un camino per lo Zyklon B.
4) Gli oggetti 1 e 2 avevano forma cilindrica, perciò non potevano essere camini per lo Zyklon B.
5) L’oggetto 1 si trova a est del pilastro n. 2 invece che a ovest del pilastro n. 1.
Risultato: confutazione totale delle congetture della triade Keren-McCarthy-Mazal.
Che cos’erano le macchie scure che appaiono sulla copertura del Leichenkeller 1 dei crematori II e III nella fotografia del 25 agosto 1944?
Al riguardo Rotondi rileva:
«Anche Mattogno sposa tale versione, ritenendo che quelle macchie erano il risultato di fenomeni di disgregazione dello strato di cemento dal quale affiorava il sottostante bitume più scuro, non fornendo però, in quello stesso articolo, una spiegazione su cosa potessero essere quelle tre strutture sul tetto del LK1 visibili nella foto terrestre scattata da Kamann» (p. 101).
Ciò è vero per il mio primo articolo, falso per il secondo, nel quale ho fornito una spiegazione suffragata dalla stessa fotografia che Rotondi ha preferito ignorare(92). Rotondi dimentica altri tre fatti non propriamente insignificanti.
Anzitutto le macchie hanno dimensioni di 3-4 metri, mentre i presunti camini di introduzione per lo Zyklon B, secondo gli autori,misuravano centimetri 60 x 60 (misura completamente inventata) e non avrebbero potuto essere più alti meno di mezzo metro(93):
ma come è possibile che queste minuscole strutture con sezione quadrata di 60 centimetri e alte non più di 50 proiettassero ombre (?) lunghe 3-4 metri?
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(92) Idem, pp. 364-367 e fotografie 2c-2h, pp. 384-385.
(93) Secondo Kula i dispositivi di introduzione dello Zyklon B erano altri 3 metri; il soffitto del Leichenkeller 1 era alto metri 2,41 e il il solaio del locale era spesso 18 centimetri; perciò i dispositivi sporgevano all’esterno di (300-241-18=) 41 centimetri, sicché i camini di protezione avrebbero dovuto essere poco più alti. Pressac li riteneva alti 40-50 centimetri.Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989, p. 253.
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N.B.: L’evidenziazione, la sottolineatura, il grassetto, le immagini, NON sono presenti nel testo originale. Per contattarci usare la mail: sturevcm@libero.it.
14:20 Scritto da: bw5a in Aktion 1005, Auschwitz aperture introduzione Zyklon B, Auschwitz genesi gasazioni, Auschwitz la prima gasazione, Auschwitz tifo petecchiale, Badeanstalten für Sonderaktionen, Endlösung, soluzione finale, Falda o nappa freatica, Fondazione Hackenholt, Kremer dott. Johann Paul diario, Lager di Auschwitz, Leuchter rapporto, Linguaggio cifrato o Sprachregelung, Madagascar piano, Ossido di carbonio e acido cianidrico, Sonderbehandlung, Sonderkeller, SS-Brigadeführer O. Globocnik, SS-Gruppenführer Heydrich, SS-Reichsführer Heinrich Himmler, SS-Sturmbannführer Eichmann, SS-Sturmbannführer Günther, Testa (Tesch und Stabenow), Testimonianze, Treblinka,Belzec,Sobibor metodi sterminio | Link permanente | Commenti (0) | Tag: j. krokowski, b. glinski, w. barcz, j. koczorowski, z. smuzewski, l. banach, z. rozanski, e. bartel, k. halgas, n. zarembina, z. baranowskij, w. petzold, m. kula, e. motz, w. kielar, h.storch, s. jankowski, f. müller, h. aumeier, r. höss, p. broad, m. grabner, h. stark, s. dragon, d. olère, m. nyiszli, s. bendel, a. lettich, a. rögner, w. wohlfahrt, d. paisikovic, f. gulba, m.garbarz, m. buki, m. benroubi, j. sackar, j. gabai, e. eisenschmidt, s. chasan, l. cohen, a. dragon, s. venezia, f. entress, h. e. nussfeldt, r. böck, höblinger, j. p. kremer, h. fischer, francesco rotondi, sprachregelung |
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