15/05/2012
73/9- Auschwitz: la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt
Parte 9
Giugno 2007
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«Queste persone furono spinte nella baracca che era allora situata perpendicolarmente all'edificio del crematorio, dalla parte dell'ingresso al cortile del crematorio n. II. Le persone entrarono in questa baracca attraverso una porta che si trovava dalla parte dell'ingresso e scesero giù per la scala che era a destra della “Müllverbrennung”. Questa baracca serviva allora come spogliatoio. Però fu usata solo per circa una settimana e poi fu smontata»1036.
Come ho dimostrato nel capitolo 2.3.3., questa baracca, che fu installata entro il 15 febbraio 1943 come “Auskleideraum” su richiesta dell’SS-Standortarzt del 21 gennaio, non aveva alcuna relazione con le presunte gasazioni omicide, ma serviva per spogliare i cadaveri dei detenuti immatricolati morti al campo.
Tauber del resto non spiega affatto perché la baracca in questione fu usata in quell'occasione come spogliatoio, né perché fu smontata dopo una settimana.
Non solo, ma la sua descrizione non può essere frutto di osservazione diretta. Egli afferma infatti che appena cominciarono ad arrivare le vittime, «noi del Sonderkommando fummo rinchiusi nella stanza in cui - come ho spiegato nella descrizione del crematorio - alloggiavano i medici addetti alla dissezione»1037. Indi aggiunge:«Dopo circa due ore di permanenza nella stanza dei medici addetti alla dissezione, fummo fatti uscire e ci fu ordinato di andare nella camera a gas»1038. Dunque Tauber durante lo scarico e la svestizione delle presunte vittime rimase chiuso con gli altri detenuti in questo locale, che si trovava all'angolo sud-ovest del crematorio1039. Ma la baracca spogliatoio si trovava dalla parte opposta, davanti all'estremità est del crematorio. Perciò Tauber non poté vedere la scena che descrive.
9.3.3. Le gasazioni successive nel crematorio II
Tauber, a suo dire, rimase nel crematorio II soltanto dal 4 marzo alla metà di aprile del 1943. In queste sei settimane scarse l'attività del crematorio fu la seguente:
«[1] Durante la cremazione dei cadaveri di quel primo trasporto alla metà di marzo del 1943 lavorammo senza interruzione per 48 ore, però non riuscimmo a cremare tutti i cadaveri, perché nel frattempo arrivò un trasporto greco che fu parimenti gasato. [...].
[2] Lavorai al crematorio II fino alla metà di aprile. In questo tempo arrivarono trasporti greci, francesi, olandesi. Inoltre in questo tempo cremammo i cadaveri delle persone che erano andate al gas in conseguenza della selezione effettuata al campo. Lavoravamo in due turni, diurno e notturno. Non sono in grado di fornire la cifra dei gasati e cremati in questo periodo.
[3] In media furono cremati 2.500 cadaveri al giorno»1040.
Prima affermazione:
Come abbiamo visto sopra, per il “Kalendarium” di Danuta Czech, nel corso della prima gasazione furono gasate 1.492 persone. Poiché, secondo Tauber, in media furono cremati 2.500 cadaveri al giorno, la cremazione dei corpi delle presunte vittime sarebbe durata meno di un giorno e precisamente:
- circa 16 ore e mezza con un carico di 3 cadaveri per muffola in mezz'ora;
- circa 12 ore e mezza con un carico di 4-5 cadaveri per muffola in circa 34 minuti;
- circa 8 ore con un carico di 4-5 cadaveri per muffola in 20-25 minuti.
Tauber pretende invece che il personale del crematorio, in 48 ore di lavoro ininterrotto, non riuscì a completare la cremazione delle vittime della prima gasazione, perché «nel frattempo» arrivò un trasporto di Ebrei greci che furono parimenti gasati e cremati. Ma ciò, secondo il “Kalendarium”, avvenne il 24 marzo, dieci giorno dopo.
L' affermazione di Tauber è dunque falsa e contraddittoria.
Seconda affermazione:
Tra la metà di marzo e la metà di aprile «arrivarono trasporti greci, francesi, olandesi».
1036 Idem, p. 136.
1037 Idem.
1038 Idem.
1039 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit.,, p. 491, pianta del crematorio II, locale n. 23.
1040 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, pp. 138-139.
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Ma secondo il “Kalendarium” in questo periodo non arrivò alcun trasporto dall'Olanda e dalla Francia1041. Nella testimonianza sovietica, con riferimento all'estate del 1944, Tauber aggiunge la ben nota menzogna propagandistica dello sterminio dei resistenti francesi1042.
Terza affermazione:
In circa un mese, dal 14-15 marzo alla metà di aprile, nel crematorio II furono gasati e cremati in media 2.500 Ebrei al giorno. Ciò corrisponde a un totale di circa 75.000 persone. Ma in questo periodo ad Auschwitz arrivarono soltanto 13 trasporti con circa 29.500 Ebrei in tutto, sicché il totale dei gasati sarebbe due volte e mezza il totale degli arrivati!
Questa frenetica attività di sterminio, ma nel contempo qualunque attività di sterminio, è inoltre categoricamente smentita da un fatto importante che accadde proprio in questo periodo e al quale Tauber fa soltanto un velato riferimento.
All'inizio della terza decade di marzo il crematorio II subì un serio danneggiamento. Il 24 e 25 marzo 1943 gli ingegneri della Topf Prüfer e Schultze, chiamati dalla Zentralbauleitung, si recarono ad Auschwitz per verificare l’entità dei danni: i tre impianti di tiraggio aspirato erano danneggiati irrimediabilmente e (come si scoprì all'inizio di aprile) erano crollate parti del rivestimento refrattario dei condotti del fumo e del camino1043.
Schultze doveva verificare lo stato dei tre impianti di tiraggio aspirato (Saugzuganlagen) del crematorio II, mentre Prüfer doveva controllare l’efficienza del funzionamento dei cinque forni crematori a tre muffole senza questi impianti. Fu accertato che questi impianti erano irrimediabilmente danneggiati e il 16 aprile la ditta Topf si dichiarò pronta a ritirarli, accreditando a titolo di rimborso alla Zentralbauleiung 3.705 RM.
Su tutta questa vicenda Tauber si limita a riferire quanto segue:
«All'inizio intorno a questo camino c'erano tre motori elettrici per rafforzare il suo tiraggio. A causa del calore che regnava accanto e in prossimità del forno, questi motori si guastavano, ma una volta scoppiò perfino un incendio, perciò essi furono successivamente smontati e i condotti che portavano i gas combusti dai forni crematori furono collegati direttamente al camino»1044.
I tre impianti di tiraggio aspirato furono smontati dall’installatore della Topf Messing tra il 17 e il 19 maggio1045; i lavori di smantellamento del rivestimento refrattario danneggiato cominciarono intorno al 24 maggio; il 1° giugno essi erano terminati, ma non fu possibile procedere alla ricostruzione per la mancanza del nuovo progetto del rivestimento del camino1046. I lavori di ricostruzione si svolsero tra la terza decade di giugno e la fine di agosto. Tutti questi lavori furono dunque eseguiti dopo che Tauber aveva lasciato il crematorio II (metà aprile): ma allora come poteva conoscere quei dettagli tecnici, dato che all'epoca si trovava nel crematorio IV?
Poiché i due ingegneri della Topf si recarono urgentemente ad Auschwitz il 24 marzo in seguito a un telegramma, è evidente che il guasto si era verificato qualche giorno prima e che il crematorio aveva per precauzione sospeso la sua attività.
La gasazione e la cremazione di 1.986 ebrei greci proprio il 24 marzo asserita dal “Kalendarium” di Danuta Czech è dunque del tutto infondata.
Come ho già documentato nel capitolo 8.8.3., per stabilire le responsabilità del danno subìto dal camino, la Zentralbauleitung aprì un' inchiesta e convocò Koehler, il costruttore del camino, e Prüfer, che ne aveva redatto il progetto. Come risulta dal rapporto finale di Kirschnek del 13 settembre 1943, fu accertato che la causa principale del danneggiamento del camino era strettamente legata al «riscaldo solo di singoli forni», in quanto il primo progetto del camino non teneva conto della diversa dilatazione termica delle singole canne fumarie, mancanza cui fu rimediato soltanto nel nuovo progetto.
Ciò è in aperto contrasto con la cremazione in massa dei presunti gasati affermata da Tauber, che avrebbe richiesto l'impiego continuativo di tutti i forni e che è dunque storicamente falsa.
1041 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit.,
1042 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 6. Vedi capitolo 16.6.2.
1043 Vedi capitolo 2.7.2.
1044 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 132.
1045 Topf, Arbeitszeit-Bescheinigung di Messing, 17-19 maggio 1943: “Nel crematorio II (BW 30) smontati i 3 impianti di tiraggio aspirato» (Im Krematorium II (Bauwerk 30) die 3 Stück Saugzuganlagen abmontiert). RGVA, 502-1-306, pp. 91-91a.
1046 Telegramma urgente (Dringendes Telegramm) di Bischoff alla Topf del 1° giugno 1943. APMO, BW 30/34, p. 30.
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La cifra media delle vittime di una gasazione è inoltre contraddittoria: 4.000 persone nella testimonianza sovietica, 3.000 in quella polacca1047 e 2.000 in quella resa alla Commissione storica ebraica1048.
9.3.4. La porta della presunta camera a gas
Tauber descrive così la porta della presunta camera a gas omicida del crematorio II:
«In questa porta, all'altezza della testa di un uomo di media statura, c'era una finestrella rotonda vetrata. Dall'altra parte della porta, cioè dalla parte della camera a gas, questa finestrella era protetta da una grata di forma emisferica. Questa grata fu installata perché era accaduto che le persone che si trovavano nella camera a gas, prima di morire, avevano rotto il vetro della finestrella. Poiché neppure la grata lo impediva e incidenti simili accadevano nonostante la sua installazione, questa finestrella fu poi chiusa con lamiera o una tavola»1049.
Alla fine della sua testimonianza polacca Tauber afferma che al Bauhof c'era, tra le altre cose, «una porta a tenuta di gas di una camera a gas»1050.
Pressac ha pubblicato tre fotografie di questa porta1051, che presenta una spia protetta nella parte interna da una griglia metallica emisferica. Ciò è dunque in contraddizione con quanto affermato da Tauber, secondo il quale la spia doveva essere «chiusa con lamiera o una tavola».
Per il resto rimando a ciò che ho rilevato nel capitolo 2.2.
9.3.5. I dispositivi di introduzione dello Zyklon B
Su tale questione Tauber nella deposizione sovietica dichiara quanto segue:
«Il gas Cyklon si diffondeva nella camera a gas attraverso colonne di rete metallica che formavano un canale quadrato con doppie pareti di rete»1052.
Nella deposizione polacca il testimone fornisce una descrizione meno laconica dei presunti dispositivi:
«A sinistra e a destra di questi pilastri c'erano quattro colonne. La parete esterna di queste colonne era costituita da una rete di filo di ferro spesso che andava fino al soffitto e all'esterno. Dietro questa parete c'era una rete a maglie più piccole e dentro di essa una terza [rete più] fitta. In questa terza rete si muoveva una scatola per mezzo della quale si estraeva coll'aiuto di un fil di ferro la polvere dalla quale il gas era già evaporato [...].
«Al di sopra della camera a gas si ergevano come piccoli camini quattro aperture nelle quali si versava il gas. Queste aperture erano chiuse da coperchi di cemento con manici di legno a due mani»1053.
Ho già trattato a fondo la questione nel capitolo 2.5. Qui aggiungo qualche considerazione supplementare.
Rilevo anzitutto la contraddizione riguardo alla struttura delle colonne, costituite in pari tempoda due e da tre reti una all'interno dell'altra.
Tauber dichiara che i coperchi dei presunti congegni di introduzione dello Zyklon B erano di
«cemento con manici di legno».
Premetto che l'uso di manici di legno in un coperchio più o meno simile a quello di un tombino di pozzetto di ispezione in calcestruzzo non è propriamente conforme alla normale consuetudine costruttiva, che richiederebbe manici di ferro. Come ho accennato nel capitolo 2.5.5., l'affermazione di Tauber relativa ai coperchi di cemento è in contrasto con ciò che asserisce van Pelt, ossia che i presunti coperchi erano di legno.
1047 Idem, p. 127.
1048 Bunt in krematorium (Rivolta al crematorio), in: Dokumenty zbrodni i m#cze#stwa, op. cit., p. 90.
1049 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 129.
1050 Idem, p. 150.
1051 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 486.
1052 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 5.
1053 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 130.
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Bisogna inoltre rilevare che, secondo Kula, il dispositivo di introduzione dello Zyklon B misurava cm 70 x 70 e attraversava il soffitto della presunta camera a gas omicida del crematorio II (e III) spuntando fuori. Se all'esterno esso era rivestito da un camino in muratura, questo doveva misurare cm 94 x 941054. Il calcestruzzo ha un peso specifico di 2,1-2,5. Assumiamo il valore medio di 2,3. Un coperchio di calcestruzzo, supposto uno spessore minimo di 5 cm, peserebbe perciò (0,94 x 0,94 x 0,05 x 2300 =) 101,6 kg. Ogni gasazione sarebbe dunque stata un'impresa erculea!
9.3.6. Le docce “finte”
Tauber afferma:
«Sottolineo che all'inizio nello spogliatoio non c'erano panche né attaccapanni, e nella camera a gas [non c'erano] docce. Gli uni e le altre furono installati soltanto nell'autunno 1943 per camuffare lo spogliatoio e la camera a gas presentandoli come bagno e disinfezione. Queste docce erano fissate a pezzi di legno che erano stati inseriti a questo scopo nel soffitto di cemento della camera a gas. A queste docce non era collegata alcuna conduttura idrica, perciò da esse non uscì mai acqua»1055.
Nel capitolo 4 ho dimostrato che il progetto di installazione di un vero impianto docce nel seminterrato dei crematori II e III faceva parte delle “Misure speciali per il miglioramento delle installazioni igieniche” di Auschwitz ordinate da Kammler all'inizio di maggio del 1943; esso dunque rientrava in un contesto igienico-sanitario, non in un contesto criminale.
9.3.7. La suddivisione della presunta camera a gas del crematorio II
Eccoci giunti alla dichiarazione non verificabile di Tauber che, a detta di van Pelt, i revisionisti utilizzerebbero «per confutare la validità dell'intera testimonianza di Tauber»:
«Alla fine del 1943 la camera a gas fu divisa in due da una parete in muratura in modo che fosse adatta alla gasazione dei trasporti più piccoli. In questa parete c'era una porta simile a quella [che conduceva] dal corridoio all'intera camera. I trasporti più piccoli venivano gasati nella camera finale, [quella] situata più lontano dall'entrata dal corridoio»1056.
Riporto anzitutto il commento di Pressac:
«Uno dei rari punti contestabili della deposizione.
Sarebbe stato più logico gasare nella camera a gas più vicina all'entrata, perché la distanza per trasportare i cadaveri era minore e il sistema di ventilazione in fondo alla camera a gas doveva essere inefficiente in quanto progettato male»1057.
Come riscontro esterno nella storiografia olocaustica viene a volte addotta la testimonianza del dott. Charles Sigismund Bendel1058, che confermerebbe la suddivisione summenzionata.
È ben vero che sia Tauber sia Bendel affermano che nel crematorio II esistevano due camere a gas, ma Bendel pretendeva che esse misurassero metri 10 x 41059 e nello stesso tempo 10 x 51060, e fossero alte metri 1,60, mentre il locale dalla cui divisione sarebbero sorte queste due camere a gas misurava metri 30 x 7 ed era alto metri 2,41, dimensioni assolutamente inconciliabili con quelle addotte da Bendel e che non si possono spiegare con un banale errore di valutazione.
D'altra parte Bendel menziona la presenza di due camere a gas nel crematorio II soltanto perché egli riteneva che ogni crematorio fosse dotato di due camere a gas:
1054 Vedi al riguardo il mio articolo “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., cap. 4, “Detailed Study of Crematorium II”, p. 372.
1055 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, pp. 130-131.
1056 Idem, p. 130.
1057J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation o the gas chambers, op. cit., p. 484.
1058 Su questo testimone vedi il cap. 16.7.1.
1059 NI-11953.
1060 NI-11390.
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«In ogni crematorio c'erano generalmente [generally] due camere a gas»1061.
Invece il testimone Nyiszli, il quale, al pari di Bendel, pretende di aver fatto parte del personale dei crematori nel 1944, parla di un'unica camera a gas non suddivisa1062.
Van Pelt invoca un'altra testimonianza:
«Tuttavia le memorie di Daniel Bennahmias sul suo imprigionamento ad Auschwitz forniscono una conferma indipendente»1063.
Il riferimento è a un libro scritto da una tale Rebecca Camhi Fromer dal titolo The Holocaust Odyssey of Daniel Bennahmias, Sonderkommando1064 pubblicato nel 1993, 48 anni dopo la deposizione di Tauber: come si può affermare seriamente che questo libro possa costituirne una «conferma independente»?
Dal punto di vista dell'economia del presunto sterminio, la suddivisione menzionata da Tauber è del tutto insensata, perché (a suo dire) nei crematori IV e V c'erano 3 o 4 camere a gas di varia superficie nelle quali si potevano gasare i trasporti più piccoli. La cosa singolare è che Tauber lo dice esplicitamente:
«A seconda del numero delle persone che arrivavano, i Tedeschi le avvelenavano contemporaneamente in una, due o tre camere»1065.
Ma allora a che scopo sprecare tempo, materiale e denaro per dividere in due locali la camera a gas del crematorio II?
9.3.8. Il procedimento di gasazione nei crematori IV e V
Cone ho rilevato nel capitolo 5.7., sia nell'interrogatorio sovietico, sia in quello polacco, Tauber dichiara che le finestrelle dei crematori IV e V pretesamente usate per versare lo Zyklon B nelle presunte camere a gas omicide erano munite di inferriate, fatto confermato dai documenti. Ciò rendeva impossibile effettuare gasazioni omicide secndo la tecnica descritta dal testimone.
9.4. Forza e vicende del cosiddetto “Sonderkommando”
9.4.1. La forza del “Sonderkommando” nel marzo-aprile 1943
Nella deposizione sovietica Tauber afferma che nel crematorio II, nel periodo iniziale (inizio marzo-metà aprile 1943) lavoravano 70 detenuti, più 4 medici1066. Egli aggiunge poi che nel marzo-aprile 1943 il personale dei crematori ammontava a 400 persone, ripartite come segue:
crematori II e III: 240 detenuti
crematori IV e V: 120 detenuti
malati e addetti a lavori vari: 40 detenuti1067.
Tuttavia il crematorio III fu consegnato all'amministrazione del campo pronto per il funzionamento il 24 giugno 1943, perciò nel marzo-aprile 1943 non vi potevano prestare servizio 120 detenuti del Sonderkommando.
Tauber dice inoltre che nel maggio 1944 il personale del “Sonderkommando” fu portato a 1.000 detenuti così suddivisi:
crematorio II: 120 detenuti
crematorio III: 120 detenuti
crematorio IV: 60 detenuti
crematorio V: 300 detenuti
1061Trial of Josef Kramer and Forty-Four Others (The Belsen Trial), op. cit., p. 135.
1062 M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz, op. cit., p. 39.
1063 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 193.
1064 Idem, nota 137 a p. 522 e p. 542.
1065 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 7.
1066 Idem, p. 5.
1067 Idem, p. 9.
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“camera a gas separata n. 2”: 300 detenuti 1068.
Però sommando queste cifre si ottiene un totale di 900, non di 1.000. D'altra parte, secondo i documenti, la forza massima del personale dei crematori nel 1944 fu di 903 detenuti1069, non di 1.000.
Esso inoltre era ripartito così (1° agosto 1944)1070:
Tauber attribuisce invece erroneamente 120 detenuti a ciascuno dei crematori II e III e soltanto 60 ai crematori IV e V. Questi documenti smentiscono soprattutto la presunta presenza di 300 detenuti nel crematorio V e di 300 addetti al presunto “Bunker 2”.
9.4.2. Il “Sonderkommando” dei “Bunker”
Nel crematorio I, all'epoca in cui Tauber vi fu trasferito con un gruppo di 20 detenuti ebrei, lavoravano 33 detenuti in tutto, 26 ebrei e 7 polacchi secondo la testimonianza sovietica1071, perciò vi lavoravano già 6 detenuti ebrei e 7 polacchi; nella testimonianza polacca Tauber parla invece di 7 detenuti ebrei e 3 polacchi1072.
Al crematorio I rimasero :
9 detenuti dei.....20 iniziali secondo la deposizione sovietica1073,
12 detenuti.........22 secondo quella polacca1074 e
3 detenuti su.....25 secondo la testimonianza resa alla Commisione storica ebraica1075.
Nella testimonianza polacca Tauber dichiara che all'epoca della prima gasazione (il 15 marzo 1943), dopo 48 ore di lavoro (dunque il 17 marzo), alla sua squadra «subentrò un altro turno del Sonderkommando, che allora prestava servizio anche ai due Bunker [e] contava circa 400
1068 Idem, p. 10.
1069 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., pp. 80-89.
070 Idem, pp. 80-84; questa ripartizione è attestata dal 28 luglio all'8 agosto 1944; dal 9 agosto gli Hilfsarbeiter scesero a 870 perché non furono più in forza i 30 Holzablader.
1071 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 2.
1072 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 123.
1073 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 4.
1074 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 127.
1075 Bunt in krematorium, in: Dokumenty zbrodni i m#cze#stwa, op. cit., p. 90.
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detenuti»1076. Non è chiaro come ciò si concili coll'affermazione precedente secondo la quale la squadra subentrata era costituita da 70 detenuti1077.
Tauber racconta un evento straordinario.
Secondo Danuta Czech, i 300 detenuti del “Sonderkommando” che avevano eseguito la cremazione dei presunti 107.000 cadaveri inumati nei pressi del campo di Birkenau furono gasati il 3 dicembre 1942 per eliminare «i testimoni della cremazione dei cadaveri»1078. Invece i testimoni della presunta gasazione (e della cremazione) in massa nei due Bunker di Birkenau, incomprensibilmente, non furono eliminati: essi furono assegnati ai crematori di Birkenau.
Oppure, ancora più incomprensibilmente, una metà fu gasata, l'altra metà assegnata ai crematori.
Tauber afferma infatti di aver saputo dai suoi colleghi del crematorio I che lì nel dicembre 1942 erano stati gasati 400 detenuti del “Sonderkommando”1079, mentre altri 400 furono successivamente assegnati ai crematori.
Sicché il personale addetto ai “Bunker” sarebbe stato di 800 detenuti, mentre per Danuta Czech esso constava di 300 detenuti.
Szlama Dragon, che pretendeva di aver fatto parte del “Sonderkommando” del 1942, riferì qualcosa di ancora più straordinario: il personale dei Bunker era costituito da due squadre di 100 detenuti ciascuna1080; dopo la costruzione del crematorio II il Bunker 2 cessò l'attività e le relative “fosse di cremazione” furono riempite1081; la squadra cui apparteneva Dragon fu trasferita nel settore del campo BIId; egli fu riassegnato al “Sonderkommando” nell'autunno del 1943 e nel frattempo egli lavorò nell' “Abbruchkommando”, la squadra di demolizione1082.
La presunta gasazione di 200 detenuti del “Sonderkommando”
Però il 23 settembre 1944, secondo Danuta Czech, furono gasati «200 detenuti ebrei del Sonderkommando, che erano impiegati alla cremazione dei cadaveri in fosse aperte, dopo che le fosse [furono] riempite e livellate»1083, cioè, di nuovo, dei “depositari di segreto” che, in quanto tali, dovevano essere eliminati.
Ciò è del resto in contraddizione con quanto riferisce Tauber. Egli infatti menziona sì la gasazione di 200 detenuti del “Sonderkommando”, ma in un contesto completamente diverso: essa fu effettuata in conseguenza del tentativo di rivolta del giugno 1944, evidentemente scoperto dalle SS, la cui prima vittima fu il Kapo Kaminski, il quale fu fucilato1084.
La prima fonte addotta da Danuta Czech è il manoscritto di Salmen Lewental, nel quale si legge:
«Giunse però il giorno in cui la nostra situazione divenne più seria, poiché il nostro intero Kommando fu trasferito al crematorio II-IV. Poiché qui non c'era “lavoro”, prevedemmo che nei giorni successivi i Tedeschi sarebbero venuti a portar via un gruppo di noi. E ciò accadde davvero. 200 persone furono prese, uccise e cremate»1085.
Ecco dunque una terza versione: la presunta eliminazione sarebbe avvenuta perché nel “crematorio II-IV”, nel settembre 1944, non c'era “lavoro”.
Tutto ciò è in ulteriore contraddizione con quanto riferisce Tauber.
Egli dichiara infatti che sia «la camera a gas n. 2 e i roghi accanto ad essa», sia «i roghi accanto al crematorio V» dal maggio all'ottobre 1944 «lavorarono intensamente»1086; perciò da un lato le “fosse di cremazione” non erano state riempite di terra e livellate prima del 23 settembre, come scrive Danuta Czech, dall'altro all'epoca c'era moltissimo “lavoro”, contrariamente a quanto affermato da Lewental. Secondo Tauber, inoltre, i detenuti che lavoravano alle fosse erano almeno 540 1087, mentre Danuta Czech ne menziona solo 200.
1076 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 139.
1077 Idem, p. 137.
1078 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 349.
1079 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 126.
1080 Protocollo della deposizione di Sz. Dragon del 10 e 11 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn. Processo Höss, tomo 11, p. 103.
1081 Idem, p. 106.
1082 Idem, p. 107.
1083 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 886.
1084 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 145.
1085 Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., p. 236.
1086 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 10.
1087 Al Bunker 2 300 detenuti, nel crematorio V parimenti 300 detenuti, di cui probabilmente 60 erano addetti al crematorio, come nel crematorio IV. Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 131.
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Dai documenti che si sono conservati risulta che il 7 settembre il personale dei crematori ammontava a 874 detenuti e il 3 ottobre a 662, con una diminuzione di 212 detenuti1088, ma nulla dimostra che essi furono uccisi. Al riguardo il racconto di Dragon che ho riassunto sopra è molto eloquente.
La presunta gasazione, per Tauber, sarebbe avvenuta ad Auschwitz, nella camera a gas di disinfestazione del “Kanada”1089, cosa che Pressac ritiene «impossibile», perché gli uomini del “Sonderkommando”, che conoscevano bene le presunte camere a gas di Birkenau, non sarebbero mai entrati in una camera a gas, e conclude:«Questa esecuzione mediante gasazione resta ancora da dimostrare»1090.
9.4.4. Il presunto trasferimento a Lublino-Majdanek
La stessa incertezza regna su un altro preteso evento: il trasferimento a Lublino-Majdanek di 300 detenuti del “Sonderkommando”. Tauber dichiara che ciò avvenne nel gennaio o febbraio 1944, ma non fornisce alcuna spiegazione al riguardo1091.
Danuta Czech scrive che questo trasferimento si verificò il 24 febbraio 1944 e che riguardò 200 detenuti, non 300. In nota ella adduce la spiegazione fornita dal testimone Jankowski: si sarebbe trattato di una rappresaglia per la fuga di cinque detenuti del “Sonderkommando”, tra cui un tale Daniel Obstbaum1092.
Jankowski menziona in effetti questo fatto (senza indicare il nome di Obstbaum), ma lo attribuisce vagamente all'inizio del 1944 1093. Come fonte, invece, Danuta Czech si riferisce al manoscritto di Lewental, il quale parla a sua volta di tale trasferimento, ma lo attribuisce al periodo della rivolta del “Sonderkommando”, dunque all'inizio di ottobre del 1944, errore rilevato in nota da Danuta Czech stessa, che insieme a Jadwiga Bezwi#ska ha curato la pubblicazione della seconda seconda edizione del manoscritto di Lewental da parte del Museo di Auschwitz1094. Inutile dire che nessun documento attesta il presunto trasferimento, che appare del resto insensato: 200 detenuti sarebbero stati trasferiti da un campo di sterminio per essere uccisi in un altro campo! Neppure la fuga di Daniel Obstbaum è confermata da qualche documento, ma si basa esclusivamente su testimonianze1095, che dunque creano un circolo vizioso nel quale Danuta Czech si irretisce. Da dove poi ella abbia tratto la data del 24 febbraio 1944 è uno dei tanti misteri del “Kalendarium” di Auschwitz.
9.4.5. La rivolta del “Sonderkommando”
Tauber dichiara ancora che, dopo il tentativo di rivolta del giugno 1944 e dopo la gasazione dei 200 detenuti summenzionati, la situazione dei detenuti rimasti divenne sempre più grave ed essi furono «sorvegliati e controllati con vigilanza raddoppiata»1096, cosa del tutto ovvia se ci fosse stato realmente un tentativo di ribellione.
Dai documenti risulta invece che
il 30 agosto 1944 gli 874 detenuti che formavano il personale dei crematori erano sorvegliati da 22 guardie SS, ossia una guardia ogni 40 detenuti;
il 3 ottobre, dopo la presunta gasazione dei 200 detenuti, le guardie erano 12 per 662 detenuti, cioè una guardia per 55 detenuti1097.
Dunque le SS non solo non avevano raddoppiato la sorveglianza nei crematori, ma l'avevano addirittura diminuita del 72%! Quanto esse temessero una rivolta del “Sonderkommando”, risulta dalla ripartizione delle guardie nei crematori, che il 3 ottobre 1944 era la seguente:
crematori II e III:
1 guardia per 84 detenuti nel turno di giorno
3 guardie per 85 detenuti nel turno di notte
crematorio IV:
1 guardia per 85 detenuti nel turno di giorno
2 guardie per 85 detenuti nel turno di notte
1088 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., p. 88.
1089 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 145.
1090 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation o the gas chambers, op. cit., p. 498.
1091 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 145.
1092 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 728.
1093 Protocollo della deposizione di S. Jankowski del 13 aprile 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn, in: Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos, op. cit., p. 50.
1094 Idem, p. 230 e nota 59.
1095 Henryk Swiebocki, Prisoners Escapes, in: Anatomy of the Auschwitz Death Camp , op. cit., p. 510.
1096 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 145.
1097 C. Mattogno, Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., p. 88.
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crematorio V:
1 guardia per 70 detenuti nel turno di giorno
2 guardie per 84 detenuti nel turno di notte1098.
Tauber fa risalire la presunta rivolta del “Sonderkommando” al settembre 1944 1099,
mentre secondo il “Kalendarium” di Auschwitz ciò avvenne il 7 ottobre 1944 1100;
nello stesso contesto egli parla dell'uccisione di 20-30 SS, mentre le presunte vittime SS furono soltanto 3 e dice che il crematorio V saltò in aria, fatto non accertato, come precisa Pressac1101.
Sulla presunta rivolta del “Sonderkommando” non esiste alcun documento.
In tale contesto Danuta Czech adduce soltanto lo Standortbefehl n.26/44 del 12 ottobre 1944 con questo commento:
«Durante la rivolta del Sonderkommando vengono uccise dai detenuti tre SS: l'SS-Unterscharführer Rudolf Erler, l'SS-Unterscharführer Willi Freese e l'SS-Unterscharführer Josef Purke»1102.
Tuttavia il documento in questione dice laconicamente con riferimento alle tre SS summenzionate:
«Nell'espletamento del loro dovere, fedeli al loro giuramento al Führer, sono caduti davanti al nemico sabato 7 ottobre 1944»
[«In Ausübung ihres Dienstes fielen vor dem Feind getreu ihrem Eid auf den Führer am Sonnabend, den [sic] 7.10.44»]1103, formulazione che non dimostra affatto che si era verifica una rivolta del “Sonderkommando”.
Nonostante ciò, proprio in base a questo documento la data della presunta rivolta, che per Tauber avvenne nel mese di settembre, fu fissata definitivamente al 7 ottobre 1944.
Infine, nella testimonianza resa alla Commissione storica ebraica di Cracovia, Tauber afferma contraddittoriamente che la rivolta non partì dal “Sonderkommando”, ma dagli Ebrei ungheresi che, sempre nel settembre 1944, «si ribellarono e si gettarono sulle SS» e che le vittime tra le SS non furono 20-30, ma addirittura 40 1104.
9.4.6. Il mistero della sopravvivenza dei 90 membri del “Sonderkommando”
Nella testimonianza resa alla Commissione storica ebraica di Cracovia Tauber dichiara:
«Questo Kommando veniva liquidato dopo qualche mese e gli uomini che ne facevano parte venivano gasati. Al massimo ne restava qualcuno»1105.
Allora infatti cominciava a diffondersi tra gli ex detenuti la storia della liquidazione periodica dei membri del “Sonderkommando” per eliminare dei pericolosi “portatori di segreto”. Ciò è però in aperto contrasto sia con quanto narrato da Dragon, sia con la incomprensibile sopravvivenza di 90 detenuti del “Sonderkommando”1106 i quali, invece di essere fucilati, furono trasferiti a piedi insieme agli altri detenuti dando loro l'opportunità di fuggire!
9.5. Propaganda grossolana sulle atrocità delle SS
9.5.1. Le persone bruciate vive
Tauber ripete anche i più rozzi temi propagandisti inventati dal movimento di resistenza clandestino di Auschwitz, in particolare quello più raccapricciante: le persone bruciate vive.
1098 Idem.
1099 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 140.
1100 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., pp. 897-900.
1101 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation o the gas chambers, op. cit., p. 498.
1102 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 900.
1103 Standortbefehl Nr. 26/44 del 12 ottobre 1944. RGVA, 502-1-25, p. 170.
1104 Bunt in krematorium, in: Dokumenty zbrodni i m#cze#stwa, op. cit., p. 90.
1105 Idem.
1106 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 146: “alla liquidazione del campo nel Block 11 c'erano circa 90 detenuti del Sonderkommando”.
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Nella testimonianza sovietica egli afferma che una parte dei detenuti del “Sonderkommando” venivano sistematicamente uccisi dalle SS «soprattutto mediante cremazione»1107, cosa che poi ribadisce1108.
Nella deposizione polacca egli racconta episodi decisamente insensati. Ho già commentato la storia del sacco “refrattario”.
Tauber sviluppa questo tema propagandistico con vari esempi fantasiosi. Se i “dentisti” tralasciavano di estrarre un dente d'oro dalla bocca dei cadaveri, ciò era considerato sabotaggio «e il dentista colpevole veniva bruciato vivo in un forno»1109. Indi Tauber inventa spudoratamente questa storiella:
«Fui personalmente testimone del fatto che un dentista ebreo francese fu bruciato in questo modo nel crematorio V. Egli si difendeva e gridava, ma le SS, ce n'erano alcune, si gettarono su di lui, lo resero inoffensivo e lo introdussero vivo in un forno. La punizione dell'essere bruciati vivi era usata abbastanza spesso per gli uomini del Sonderkommando,...»1110.
Seguono altre due storielle non meno fantasiose:
«Ricordo anche un altro caso che ebbe luogo nel crematorio n. V nell'estate del 1944. Allora su uno dei lavoratori comuni, un Ebreo che veniva da Walbrom di nome Lejb, di circa vent'anni, bruno, che aveva il numero centottomila e passa, durante il cambio di turno del personale furono trovati un anello e un orologio d'oro. Fu dunque radunato tutto il personale del Sonderkommando impiegato nel crematorio e davanti ai loro occhi egli fu appeso con le mani legate dietro [la schiena] ad una barra di ferro sopra i gasogeni. Egli rimase appeso in questa posizione per circa un'ora, poi, dopo che gli erano state slegate le braccia e le gambe, fu introdotto in un forno non riscaldato del crematorio, dove il cenerario sottostante fu innaffiato di benzina e incendiato, sicché le fiamme arrivarono nella muffola in cui si trovava questo Lejb.
Dopo un paio di minuti il forno fu aperto e allora il condannato ne fuggì fuori completamente ustionato e gli fu ordinato di correre intorno al cortile del crematorio e di gridare che era un ladro, poi gli fu ordinato di arrampicarsi sui fili spinati della recinzione del crematorio, che allora, dato che era giorno, non era elettrificata1111. Quando fu sulla sommità dei fili, il capo del crematorio Moll gli sparò. Moll di nome si chiamava Otto.
Un'altra volta le SS spinsero un detenuto che indugiava nel lavoro al crematorio in una fossa in cui c'era grasso umano bollente. All'epoca i cadaveri venivano cremati in fosse all'aperto, dalle quali il grasso scorreva in un serbatoio separato scavato nella terra. Questo grasso veniva usato per innaffiare i cadaveri per accelerare il processo di combustione. Questo sventurato fu tirato fuori ancora vivo da quel serbatoio di grasso e fu fucilato. Per espletare le formalità, il cadavere fu portato nel Block, dove fu rilasciato il “Totenschein” [certificato di morte], e solo il giorno dopo il cadavere fu portato nell'area del crematorio e cremato in una fossa»1112.
Qui la cosa tragica è che Tauber pretenda di essere stato testimone oculare di queste grottesche storielle propagandistiche.
Egli racconta inoltre che Moll «in molti casi gettò persone vive nelle fosse ardenti»1113.
Pressac “documenta” questa affermazione pubblicando un disegno di Olère che rappresenta Moll mentre minaccia con la pistola due donne che si trovano sul bordo di una fossa dalla quale si innalzano delle fiamme1114. Come ho già spiegato sopra, data la temperatura della fossa ardente, le due malcapitate sarebbero bruciate vive senza bisogno di gettarsi nella fossa e Moll stesso avrebbe subìto la stessa sorte.
1107 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 9.
1108 Idem, p. 10.
1109 Protocollo della deposizione di H. Tauber al giudice istruttore Jan Sehn il 24 maggio 1945. Processo Höss, tomo 11, p. 137.
1110 Idem.
1111 Lo Standortbefehl Nr.18/44 del 27 giugno 1944 informava: «La recinzione di filo di ferro intorno ai crematori III e IV [IV e V] è elettrificata a partire da lunedì 26 giugno 1944, ore 16» [«Das Drahthindernis um die Krematorien III und IV ist ab Montag, dem 26.6.44, 16,00 Uhr, mit elektrischem Strom geladen»]. APMO, D-AuI-1/61, numero di inventario 4591, p. 343.
1112 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11,, p. 138.
1113 Idem, p. 144.
1114 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation o the gas chambers, op. cit., p. 497. Il disegno è stato ripreso anche da Van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 181.
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Un'altra storia propagandistica è quella dell' Unterscharführer che al crematorio «tagliava ai cadaveri dei fucilati la carne grossa» e se la portava via1115.
Un'ultima storia:
«Ricordo che il Capo Mietek chiese a Grabner di assegnargli per il lavoro un detenuto, perché uno del nostro gruppo era morto. Grabner gli rispose che non poteva dargli una “Zugang” [detenuto nuovo arrivato], ma se avesse ucciso altri quattro Ebrei gli avrebbe dato cinque “Zugang” [Zugänge]. Chiese inoltre a Mietek con che cosa picchiasse i detenuti. Mietek gli mostrò un bastone. Grabner afferrò allora una griglia [sic] di ferro e disse a Mietek che doveva colpire i detenuti con essa»1116.
Simili sciocchezze propagandistiche non meritano neppure un commento.
9.6. CONCLUSIONE
Non c'è dubbio che, come ha mostrato Pressac, dal punto di vista architettonico, ossia per quanto riguarda la descrizione dei crematori, le testimonianze di Tauber siano effettivamente attendibili. Ciò vale anche per la descrizione dei forni crematori, precisa e dettagliata, nella quale però non appare alcun accenno alle soffierie dei forni a 3 muffole1117 - fatto strano perché esse venivano azionate regolarmente durante le cremazioni e i ventilatori erano abbastanza rumorosi, perciò non potevano passare inosservati - e all'impianto di disaerazione della sala forni del crematorio II (e III).
Ciò che conta, però, è il fatto che tutte le sue dichiarazioni relative alle presunte gasazioni omicide e alle cremazioni nei forni crematori e all'aperto sono storicamente false e tecnicamente insensate.
Il giudizio di Pressac che ho citato sopra è doppiamente ingenuo. Anzitutto la effettiva corrispondenza delle dichiarazioni di Tauber con la struttura architettonica e con gli impianti dei crematori non è affatto «la prova dell'eccezionale validità della sua testimonianza», ma semplicemente la sua conditio sine qua non: la corretta descrizione dei crematori non implica necessariamente che in essi sia avvenuto ciò che Tauber afferma.
In secondo luogo, la corrispondenza della sua testimonianza con «il materiale storico disponibile ora, che non era disponibile nel maggio 1945», cioè con la documentazione sequestrata dai Sovietici, dipende semplicemente dal fatto che - come risulta chiaro dalle sue testimonianze - Tauber fu messo a conoscenza di tale documentazione da parte degli inquirenti sovietici.
Nella testimonianza polacca Tauber dichiara:
«Chiamo muffole, secondo la terminologia accolta dalla Commissione sovietica, le storte per la cremazione dei cadaveri»1118.
In realtà la denominazione comune delle camere di cremazione era il termine tedesco “Muffel”, polonizzato in “mufle”, cosa che Tauber avrebbe dovuto sapere bene; invece egli usa sempre il termine errato “retorty”, storte.
Tauber inoltre potè osservare gli impianti e i dispositivi dei crematori e gli elementi dei forni all'epoca immagazzinati nel Bauhof.
Dall'esame delle testimonianze di Tauber risulta anzi che egli tentò di spiegare i documenti che gli erano stati mostrati dai Sovietici e le relative spiegazioni costituiscono una parte non irrilevante delle sue testimonianze. Mi limito ai casi più evidenti.
1) Tauber dichiara che le docce finte furono installate nella camera a gas (e panche e attaccapanni nello spogliatoio) soltanto nell'autunno 1943 «per camuffare lo spogliatoio e la camera a gas presentandoli come bagno e disinfezione».
Quest'affermazione, che non ha alcun riscontro documentario, serviva semplicemente a spiegare la ragione per la quale nell'inventario allegato alla deliberazione di consegna del crematorio III del 24 giugno 1943 relativo allo scantinato (Kellegeschoss) nel Leichenkeller 1 (presunta camera a gas omicida) figurano “14 docce” (14 Brausen), mentre nel corrispondente inventario del crematorio II (31 marzo 1943) le docce non appaiono affatto. Come ho chiarito sopra, queste docce rientravano in realtà nelle “Misure speciali per il miglioramento delle installazioni igieniche” del campo di Birkenau
1115 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11,, pp. 146-147.
1116 Idem, p. 127.
1117 Ciascuno dei cinque forni era dotato di una soffieria propria n.275, due destre e tre sinistre.
1118 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. 124.
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le quali furono ordinate da Kammler all'inizio di maggio del 1943, e proprio per questo le docce non potevano figurare in un documento (l'inventario summenzionato del crematorio II) redatto il 31 marzo1119.
2) In tale contesto Tauber afferma che le presunte docce finte «erano fissate a pezzi di legno che erano stati inseriti a questo scopo nel soffitto di cemento della camera a gas».
Si tratta delle tavolette già discusse nel capitolo 4.3. Ma una tavoletta può essere inserita nel calcestruzzo soltanto quando questo è fresco, cioè quando viene effettuata la gettata del calcestruzzo.
Le tavolette in questione erano state infatti installate nell'armatura del solaio del Leichenkeller 1, cosa ovvia, dato che costituivano le basi alle quali dovevano essere fissate le lampade del locale. Esse dunque non potevano essere state inserite nel calcestruzzo indurito «nell'autunno 1943», come lascia intendere Tauber; d'altra parte, se le tavolette furono installate durante la gettata del solaio allo scopo dichiarato dal testimone, perché le presunte docce finte vi furono fissate soltanto «nell'autunno 1943»?
La prima ispezione ufficiale delle rovine del crematorio II fu eseguita dai Polacchi il 12 maggio 1945, dodici giorni prima dell'interrogatorio di Tauber da parte del giudice Sehn, la seconda il 4 giugno. Le ispezioni furono molto accurate: esse permisero tra l'altro di recuperare alcune grate delle aperture di ventilazione del Leichenkeller 11120, perciò le tavolette infisse nel solaio del locale non potevano essere sfuggite all'osservazione di colui che aveva effettuato l'ispezione e alla conoscenza del giudice Sehn, che ne aveva evidentemente informato Tauber, a meno che non avesse partecipato personalmente all'ispezione.
È dunque chiaro che Tauber volle fornire una spiegazione “criminale” - puramente fittizia di queste tavolette.
3) La storia della baracca-spogliatoio, la quale, come ho mostrato sopra, è una semplice invenzione, serviva soltanto a spiegare perché nella pianta di Birkenau 2216 del 20 marzo 1943 compaia una baracca davanti all'angolo nord-est del crematorio II. Tauber infatti non chiarisce per quale ragione si era resa necessaria la costruzione di questa baracca e Pressac, che la considera una “prova” dell'attendibilità di Tauber, fornisce al riguardo due spiegazioni contrastanti e inconcludenti. In realtà, come ho chiarito sopra, questa baracca era stata ordinata dall' SS-Standortarzt il 21 gennaio 1943 ed già stata installata un mese prima della presunta gasazione inaugurale descritta da Tauber, il che, tra l'altro, vanifica i tentativi di spiegazione di Pressac1121.
4) Tauber dice che i tre impianti di tiraggio aspirato «furono successivamente smontati e i condotti che portavano i gas combusti dai forni crematori furono collegati direttamente al camino». Ciò è vero e i relativi lavori, come ho esposto sopra, furono eseguiti dopo che Tauber aveva lasciato il crematorio II (metà aprile): allora come poteva sapere il testimone questi dettagli tecnici dato che all'epoca si trovava nel crematorio IV e poi non ritornò più al crematorio II? Evidentemente dai documenti sequestrati dai Sovietici.
5) Anche le affermazioni di Tauber sulla forza del Sonderkommando derivano dai documenti che gli erano stati esibiti dai Sovietici. Questi documenti sono molto frammentari e cominciano dal gennaio 1944: il 1° gennaio 1944 la forza del personale dei crematori (Krematoriumspersonal) era di 383 detenuti, il 31 gennaio di 414 e il 15 febbraio di 4051122: perciò Tauber dichiara che all'inizio (marzo 1943) tale personale «contava circa 400 detenuti e mantenne questa forza fino al gennaio o febbraio 1944»1123.
Per i nove mesi intermedi egli non fornisce alcuna cifra solo perché al riguardo non esistono documenti.
6) Ancora più importante è il fatto che Tauber, al pari della Commissione di inchiesta sovietica, fino al febbraio 1945 ignorava la denominazione di Bunker successivamente attribuita alle presunte camere a gas provvisorie di Birkenau. Egli infatti le chiama semplicemente “camere a gas separate” (“otdelnie gazovie kameri”). Il termine Bunker, pretesamente di uso comune tra SS e detenuti come denominazione ufficiale delle due presunte installazioni di gasazione, fu creato all'inizio dell'istruttoria di Jan Sehn1124.
1119 Vedi capitolo 4.
1120 Processo Höss, tomo 11, p. 30.
1121 Vedi capitolo 2.3.
1122 Auschwitz: Open Air Incinerations, op. cit., p. 80.
1123 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, p. p. 145.
1124 Vedi capitolo 17.4.
Dal punto di vista storico, le dichiarazioni di Tauber sono false o errate o prive di riscontro oggettivo, come:
- la presunta gasazione di «resistenti francesi»
- i trasporti di ebrei francesi e olandesi nel marzo-aprile 1943,
-il trasporto greco presuntamente arrivato subito dopo il trasporto da Cracovia gasato per primo nel crematorio II
- la forza numerica di questo trsporto
- la presenza di Mengele ad Auschwitz nel marzo-aprile 1943
- la data della rivolta del “Sonderkommando”
- il numero delle SS presuntamente uccise durante la rivolta
- la presenza di 5 “fosse di cremazione” nel cortile del crematorio V nell'estate del 1944
- la presenza di una ferrovia campale in prossimità delle “fosse di cremazione”
- la presenza di 4 o 7 fosse di cremazione in tutta l'area di Birkenau nel 1944
- il trasporto dei crematori a Gross-Rosen
-la gasazione di 200 detenuti del “Sonderkommando” nella camera di disinfestazione del “Kanada” di Auschwitz
- la forza del “Sonderkommando” nel 1944
- la sua ripartizione nei singoli crematori
- la divisione della presunta camera a gas del crematorio II in due locali
- la chiusura del crematorio I nel febbraio o nel marzo 19431125 (Il crematorio I fu chiuso nel luglio 1943)
Per non parlare della menzogna sul numero delle vittime del campo:
«Secondo le mie supposizioni, la cifra totale delle persone gasate nei crematori di Auschwitz nel periodo in cui, come membro del Sonderkommando, prestai servizio in questi crematori, è di circa 2 milioni di persone. Durante la mia permanenza ad Auschwitz ebbi la possibilità di parlare con vari detenuti che avevano lavorato ai crematori e ai Bunker di Auschwitz prima del mio arrivo là. Da essi appresi che, quando cominciai a lavorare nei crematori, erano già state gasate circa due milioni di persone nei Bunker n. I e II o nel crematorio n. I. In totale dunque calcolo la cifra complessiva delle persone gasate ad Auschwitz a circa 4 milioni»1126.
La testimonianza di Tauber è storicamente inconsistente, infarcita di propaganda grottesca e tecnicamente insensata, sicché la pretesa di van Pelt che «non conteneva contraddizioni e non conteneva affermazioni improbabili» appare patetica.
In conclusione, parafrasando Pressac, si può dire che la testimonianza di Tauber, quella alla quale van Pelt attribuisce «il valore probatorio più alto», è «storicamente inaffidabile al 95%», cioè di nessun valore storico.
1125 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 27-28 febbraio 1945 davanti alla Commissione di inchiesta sovietica. GARF, 7021-108-13, p. 3 e 7.
1126 Protocollo della deposizione di H. Tauber del 24 maggio 1945 davanti al giudice istruttore Jan Sehn . Processo Höss, tomo 11, pp. 149-150.
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CAPITOLO 10
ANALISI CRITICA DELLE TESTIMONIANZE DI RUDOLF HÖSS
10.1. Le contraddizioni “inesistenti” delle dichiarazioni di Höss
Dopo Tauber, il testimone più importante addotto da van Pelt è Rudolf Höss, l'ex comandante di Auschwitz, che introduce così:
«Höss fu un testimone importante, perciò ogni tentativo di confutare l'Olocausto deve affrontare e confutare Höss».
Per questa ragione, secondo van Pelt,
«i negazionisti decisero che concentrare le loro energie nel demolire le dichiarazioni di Höss e mostrare che Auschwitz non poteva aver accolto un programma di sterminio era di importanza strategica»1127.
Egli aggiunge poi:
« Höss produsse molti testi scritti e rese numerose testimonianze e da Rassinier in poi i negazionisti hanno cercato di trovare contraddizioni nella testimonianza di Höss»1128, pretesamente senza riuscirci, perciò, conclude van Pelt,
«i negazionisti non hanno avuto successo nell'attaccare la credibilità di Höss mettendo in rilievo contraddizioni»1129.
La pretesa di van Pelt è completamente falsa, ed egli lo sa bene, perché già in precedenza si era scontrato con una delle contraddizioni più gravi della testimonianza di Höss, una contraddizione che infirma totalmente la presunta genesi criminale dei crematori di Birkenau delineata da Pressac e accettata da van Pelt. Procediamo per gradi.
All'inizio del suo libro van Pelt riporta, senza alcun commento, un lungo brano della dichiarazione giurata di Höss del 5 aprile 1946 (PS-3868), di cui riassumo le parti essenziali:
«[1] La questione finale [Endlösung]della questione ebraica significava lo sterminio totale di tutti gli Ebrei d'Europa.
[2] Nel giugno 1941 mi fu ordinato di installare impianti di sterminio ad Auschwitz.
1127 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 5.
1128 Idem, p. 263.
1129 Idem, p. 271.
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[3] A quel tempo nel Governatorato generale c'erano già altri tre campi di sterminio: Belzec, Treblinka e Wolzek. Questi campi erano sotto l' Einsatzkommando [Kommando operativo] della Polizia di Sicurezza e dell'SD [Servizio di Sicurezza]
[4] Visitai Treblinka per scoprire come vi venivano eseguiti gli stermini.
[5] Il comandante del campo di Treblinka mi disse che egli aveva liquidato 80.000 [Ebrei] nel corso di un semestre. Egli si occupava soprattutto della liquidazione di tutti gli Ebrei del ghetto di Varsavia.
[6] Egli usava gas monossido [di carbonio] e io non credevo che il suo metodo fosse molto efficiente. Perciò quando allestii l'edificio di sterminio ad Auschwitz I usai gas Cyklon B, che era acido prussico cristallizzato che facevamo cadere nella camera della morta da una piccola apertura»1130.
In questa citazione ho numerato progressivamente le frasi per comodità di confutazione. Prima di affrontare la discussione è necessario precisare che non esiste alcuna prova documentaria della pretesa convocazione di Höss a Berlino. Van Pelt e Deborah Dwórk azzardano che egli fu a Berlino i giorni 13 e 14 giugno 1941 per discutere con Kammler presso lo Hauptamt Haushalt und Bauten i progetti di ampliamento del campo di Auschwitz1131 e in tale occasione si incontrò anche con Himmler:
«Anche Himmler si trovava in città, per celebrare il quinto anniversario della sua nomina a capo della Polizia tedesca. Dato il suo interesse personale per il futuro di Auschwitz, sembra probabile che il completamento del primo piano generale sia stato per lui un'occasione per chiacchierare con Höss»1132.
Il documento da essi invocato a sostegno di questa congettura è una lettera di Kammler a Höss datata 18 giugno 1941 che fa semplicemente riferimento a un colloquio di Höss col capo dell' Amt I dell'Hauptamt Haushalt und Bauten, SS-Oberführer Lörner, e con Kammler, senza specificare dove ebbe luogo1133. Nelle sue annotazioni di Cracovia, Höss ha raccontato di una visita di Kammler ad Auschwitz nel 1941, quando il capo della Bauleitung era ancora August Schlachter1134, dunque anteriormente al 1° ottobre 1941, quando Schlachter fu sostituito da Bischoff. L'incontro del 13-14 giugno avvenne dunque quasi certamente ad Auschwitz e non a Berlino.
[1] Nello scritto La “soluzione finale della questione ebraica” nel campo di Auschwitz [Die “Endlösung der Judenfrage” im KL Auschwitz], redatto da Höss in carcere a Cracovia nel novembre 1946, viene precisato:
«Nell'estate del 1941 - al momento non potrei citare la data esatta venni improvvisamente convocato a Berlino presso il Reichsführer, tramite il suo aiutante.
Contrariamente al solito, Himmler mi ricevette senza che fosse presente nessun aiutante, e mi disse sostanzialmente quanto segue: - Il Führer ha ordinato la soluzione finale della questione ebraica [die Endlösung der Judenfrage], e noi SS dobbiamo eseguire quest'ordine»1135.
Ma, nel giugno 1941, Hitler non poteva aver ordinato la “soluzione finale della questione ebraica” nel senso dello sterminio biologico (senso non attestato del resto da alcun documento), perché ancora all'inizio di febbraio del 1942 tale espressione si riferiva al progetto Madagaskar, come risulta dalla seguente lettera scritta il 10 febbraio 1942 da Franz Rademacher, capo della sezione “ebraica” del ministero degli esteri, al delegato Bielfeld:
[«Nell'agosto del 1940 Le consegnai per i Suoi atti il piano della soluzione finale della questione ebraica elaborato dal mio ufficio, secondo il quale, nel trattato di pace, si doveva esigere dalla Francia l'isola di Madagscar, ma l'esecuzione pratica del compito doveva essere affidata all'Ufficio Centrale di Sicurezza del Reich. Conformemente a questo piano, il Gruppenführer Heydrich è stato incaricato dal Führer di attuare la soluzione della questione ebraica in Europa. La guerra contro l'Unione Sovietica ha frattanto consentito di
1130 Idem, p. 4.
1131 D. Dwork, R. J. van Pelt,, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 214.
1132 Idem, p. 280.
1133 RGVA, 502-1-11, p. 37.
1134 Profilo di Kammler intitolato "Der Chef der Amtsgruppe C im WVHA war der SS-Gruppenführer Dr. ing. Kammler" e datato novembre 1946. AGK, NTN, 103, p. 244.
1135 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 171. Testo tedesco in: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., p. 157.
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disporre di altri territori per la soluzione finale [andere Territorien für die Endlösung]. Di conseguenza il Führer ha deciso che gli Ebrei non devono essere espulsi nel Madagascar, ma all'est. Perciò il Madagascar non deve più essere previsto per la soluzione finale». [«Im August 1940 übergab ich Ihnen für Ihre Akten den von meinem Referat entworfenen Plan zur Endlösung der Judenfrage, wozu die Insel Madagaskar von Frankreich im Friedensvertrag gefordert, die praktische Durchführung der Aufgabe aber dem Reichssicherheitshauptamt übertragen werden sollte. Gemäss diesem Plane ist Gruppenführer Heydrich vom Führer beauftragt worden, die Lösung der Judenfrage in Europa durchzuführen. Der Krieg gegen die Sowjetunion hat inzwischen die Möglichkeit gegeben, andere Territorien für die Endlösung zur Verfügung zu stellen. Demgemäss hat der Führer entschieden, dass die Juden nicht nach Madagaskar, sondern nach dem Osten abgeschoben werden. Madagaskar braucht somit nicht mehr für die Endlösung vorgesehen zu werden»]1136.
[2] Nel capitolo 1.7 ho già anticipato le contraddizioni che derivano dalla cronologia di Höss. Qui approfondisco l'interpretazione che ne dà van Pelt.
Già in precedenza egli si era reso ben conto che la dichiarazione di Höss relativa al presunto ordine di sterminio ebraico nel giugno 1941 è in totale contrasto con la genesi degli impianti di sterminio delineata da Pressac e da lui condivisa, ma, a differenza di Pressac, che cambiò la datazione del presunto incontro Höss-Himmler posticipandola di un anno, van Pelt cambiò il contenuto del presunto ordine di Himmler:
«Le confessioni di Höss a Norimberga sembrano chiudere il caso relativo alle origini di Auschwitz come campo di morte. Ma contraddizioni interne nelle sue dichiarazioni nonché prove supplementari indirette ma pertinenti fanno pensare che Höss reinterpretò gli eventi effettivamente accaduti alla luce delle conseguenze finali.
Probabilmente egli ebbe una conversazione con Himmler nel giugno 1941. Probabilmente essi parlarono della costruzione di impianti di sterminio ad Auschwitz.
Ma probabilmente, nel giugno 1941, queste installazioni non erano destinate all'uccisione in massa degli Ebrei europei»1137.
Ma questa “probabilità” è in realtà insussistente, perché Höss ribadì sempre con sicurezza che il presunto ordine di Himmler riguardava gli Ebrei europei. Già nella sua prima dichiarazione egli affermò:
«Mi fu ordinato di vedere Himmler a Berlino ed egli mi disse, più o meno, quanto segue: Il Führer ha ordinato la soluzione della questione ebraica in Europa»1138.
Ho già menzionato lo scritto La “soluzione finale della questione ebraica” nel campo di Auschwitz, che dice la stessa cosa, e ciò è confermato anche dalle annotazioni di Höss su Himmler, dove si parla esplicitamente di un «ordine di sterminio in massa degli Ebrei [Befehl zur Massen-Vernichtung der Juden]» che il comandante di Auschwitz avrebbe ricevuto dal Reichsführer-SS nell'estate del 1941 1139. Höss lo ripeté anche nel corso del dibattimento processuale:
«Nell'estate del 1941 - non riesco a ricordare la data - Himmler mi ordinò personalmente di recarmi nel suo ufficio e mi disse quanto segue: “Il Führer ha ordinato che la questione ebraica venga risolta definitivamente”»1140.
Van Pelt ricorre pertanto a un misero sotterfugio per eliminare questa lancinante contraddizione.
[3] Questo punto è talmente assurdo che perfino van Pelt ha dovuto riconoscerlo, scrivendo con D. Dwórk:
«Nel suo affidavit, dicendo che “nel giugno 1941 [gli] fu ordinato di installare impianti di sterminio ad Auschwitz”, egli spiegò anche che “a quel tempo nel Governatorato
1136 NG-5770.
1137 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 279.
1138 Dichiarazione di Höss del 14 marzo 1946. NO-1210.
1139 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 201. Testo tedesco: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., p. 180.
1140 Processo Höss, seconda udienza, 12 marzo 1947. AGK, NTN, 105, p. 108.
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generale c'erano già altri tre campi di sterminio: Belzec, Treblinka e Wolzek [Sobibor]1141”.
Però questi campi entrarono in funzione solo nel 1942. In un rapporto dettagliato sul ruolo di Auschwitz nel genocidio degli Ebrei scritto da Höss un anno dopo, egli mise di nuovo Auschwitz in relazione con gli altri centri di uccisione e fece di nuovo lo stesso errore di datazione. “Himmler mi disse quanto segue: 'Il Führer ha ordinato la soluzione finale della questione ebraica, e noi SS dobbiamo eseguire quest'ordine. I centri di sterminio attualmente esistenti a Oriente non sono assolutamente in condizione di far fronte alle grandiose azioni previste. Ho scelto perciò Auschwitz'”1142. Nel giugno 1941 non c'erano “centri di sterminio esistenti a Oriente»»1143.
Infatti i campi di Belzec e di Treblinka entrarono ufficialmente in funzione il 17 marzo e il 23 luglio 1942.
[4-6] Quest'anacronismo è tuttavia ancora più grave di quanto sembri a prima vista. Höss infatti pretende di aver visitato Treblinka in un periodo anteriore alle prime gasazioni omicide con lo Zyklon B ad Auschwitz, che avrebbe introdotto nel campo che comandava proprio perché il metodo del «gas monossido» pretesamente usato a Treblinka non era a suo avviso «molto efficiente». Il sistema di introduzione dello Zyklon B nella «nella camera della morta da una piccola apertura» si riferiva al crematorio I, come Höss confermò durante il dibattimento:
«Dopo la prima gasazione nel Block 11 – l’edificio designato per gli arresti – dei trasporti furono gasati nel vecchio crematorio, nella cosiddetta camera mortuaria. La gasazione avveniva così: fu praticato un buco [dziura]1144 nel soffitto e attraverso questo buco veniva gettato nel locale il gas – una massa cristallina»1145.
Poiché la presunta attività omicida nel crematorio I, secondo D. Czech, sarebbe iniziata il 16 settembre 19411 146, la presunta visita di Höss a Treblinka si collocherebbe in un periodo anteriore a questa data.
Dunque Höss avrebbe visitato Treblinka dieci mesi prima che fosse aperto
NON solo, ma il campo avrebbe già liquidato 80.000 Ebrei nel corso di un semestre
IL CHE significa che esso sarebbe entrato in funzione almeno nel marzo 1941
POICHE' infine le vittime provenivano dal ghetto di Varsavia
LE deportazioni in massa da questo ghetto NON sarebbero cominciate nel luglio 1942
Ma, appunto, nel marzo 1941!
Nella dichiarazione del 14 marzo 1946 Höss precisò:
«Visitai il campo di Treblinka nella primavera del 1942 per informarmi sulla [sua] situazione»1147.
Ma ciò non fa che aggravare le contraddizioni, perché all'epoca della presunta visita lo Zyklon B a scopo omicida era già stato pretesamente impiegato sia a scopo sperimentale(Block 11, crematorio I), sia a scopo di sterminio in massa (Bunker 1, presuntamente entrato in funzione il 20 marzo 1942)1148.
Per eliminare questa fastidiosa contraddizione, van Pelt e D. Dwórk non trovarono di meglio che spostare la presunta visita di Höss a Treblinka a dopo la seconda visita di Himmler ad Auschwitz (17 e 18 luglio 1942):
«È molto probabile che durante la sua visita di luglio Himmler avesse raccomandato a Höss di prendere l'ispirazione da Treblinka, che era stato concepito dall'inizio come centro di sterminio»1149.
A ciò si aggiunge che, nell'annotazione La “soluzione finale della questione ebraica” nel campo di Auschwitz Höss scrisse che alla fine di novembre del 1941 Eichmann non aveva ancora trovato un
1141 ...L'identificazione di “Wolzek” con Sobibor è una semplice congettura infondata.
1142 Si tratta dello scritto La “soluzione finale della questione ebraica” citato sopra. Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 171.
1143 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 279.
1144 Sul numero delle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B sulla copertura della camera mortuaria (Leichenhalle) del crematorio I le testimonianze sono in totale contraddizione: esse era 6 per Broad e Müller , 2-3 (sic) per Aumeier, 2 per Jankowski, 1 per Höss. Vedi al riguardo il mio studio Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit.
1145 AGK, NTN, 105, p. 111. Vedi capitolo 17.3.
1146 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 122.
1147 NO-1210.
1148 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 186.
1149 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 321.
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gas adatto per lo sterminio; ciò avvenne «nell'autunno del 1941», evidentemente dopo la fine di novembre, quando l'Hauptsturmführer Karl Fritzsch usò lo Zyklon B per la “prima gasazione” nel seminterrato del Block 11 1150, ma questa datazione è in evidente contrasto con quella del 3-5 settembre addotta da D. Czech1151.
È dunque facilmente comprensibile perché van Pelt non si sia minimamente soffermato su queste ulteriori contraddizioni.
Nella dichiarazione del 14 marzo 1946 Höss asserì:
«Quando, nel 1942, i nuovi crematori non erano ancora terminati, i detenuti dovettero essere gasati in camere a gas installate provvisoriamente e dovettero poi essere bruciati in fosse»1152.
Ciò significa che i crematori furono progettati fin dall'inizio come strumenti di sterminio per attuare il presunto ordine di Himmler, come Höss affermò esplicitamente nel corso dell'interrogatorio del 1° aprile 1946:
«Domanda - Che cosa faceste ad Auschwitz?
Risposta - Mi misi immediatamente in contatto col capo di una unità di costruzioni e gli dissi che avevo bisogno di un grande crematorio. Gli dissi che stavamo per ricevere un gran numero di malati, ma non gli rivelai la mia vera ragione.
D. - E poi?
R. - E dopo che completammo i nostri piani, li mandai al Reichsführer. Dopo averli modificati in accordo con lo scopo reale delle sue istruzioni, essi furono approvati»1153.
Ciò sarebbe avvenuto nel giugno o luglio 1941, al suo ritorno ad Auschwitz dall’incontro con Himmler a Berlino. Tuttavia il primo progetto del nuovo crematorio – il futuro crematorio II – fu eseguito dall’SS-Untersturmführer Dejaco il 24 ottobre 1941 1154, cioè tre o quattro mesi dopo, il che poco si concilia con l’avverbio “immediatamente”. Il secondo progetto del crematorio fu realizzato nel novembre 1941 dall’architetto Werkmann, dell’ SS-Hauptamt Haushalt und Bauten1155, il che dimostra che la costruzione di questo impianto non era un affare segreto locale. Höss afferma poi che egli modificò i progetti «in accordo con lo scopo reale» degli impianti secondo le istruzioni di Himmler – cioè modificò i piani originari trasformando un semplice impianto igienico-sanitario in un impianto di sterminio – e inviò i piani così modificati a Himmler, che li approvò.
Ma il progetto definitivo del nuovo crematorio fu realizzato ad Auschwitz nel gennaio 1942 1156 e non contiene alcun “indizio criminale”.
Le fandonie di Höss rientrano perfettamente nella logica intenzionalista fatta propria dal giudice Sehn e sostenuta per decenni dal Museo di Auschwitz: se l'ordine di sterminio ad Auschwitz fu emanato nel giugno 1941, l'intero campo di Birkenau fu concepito come campo di sterminio e i suoi crematori furono inevitabilmente progettati come strumenti criminali per eseguire quell'ordine, ma ciò è in totale contrasto con i risultati dello studio di Pressac accettati da van Pelt. Questi infatti ammette che «nulla negli schizzi concettuali originali del crematorio o nei progetti che risalgono al gennaio 1942 fa pensare a camere a gas o al loro uso nella Soluzione Finale»1157.
Van Pelt respinge anche la congettura polacca relativa alla funzione sterminatrice del campo fin dall'origine, sostenendo che esso
«doveva servire da punto di transito [per Ebrei tedeschi e cechi] tra la Germania, la Boemia e la riserva [ebraica] progettata all'Est»1158.
Per van Pelt infatti il fantomatico odine di sterminio di Himmler fu impartito nel luglio 1942:
1150 Die "Endlösung der Judenfrage" in KL Auschwitz, in: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., pp. 158-159.
1151 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 117-120.
1152 NO-1210.
1153 Testimony of Rudolf Hoess taken at Nuremberg Germany, on 1 April, 1946, 1430 to 1730 bt Mr. Sender Jaari and Lt. Whitney Harris, p. 26. In: John Mendelsohn and Donald S. Detwiler Eds., The Holocaust: Selected Documents in Eighteen Volumes. Garland, New York and London, 1982, vol. 12.
1154 J-C. Pressac, Les crématoires d’Auschwitz. La machinerie de meurtre de masse, op. cit., documento 9 fuori testo.
1155 Idem, documenti 10-11 fuori testo.
1156 Pianta 936(p), 936 (r), 1173-1174(p), 1173-117(r), 933, 933[-934], 933[-934](p), 933[-934](r), 932(p), 932(r), 934 in: J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, pp. 268-288.
1157 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 72.
1158 D. Dwork, R. J. van Pelt, Auschwitz 1270 to the present, op. cit., p. 291.
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«Nel luglio 1942 Himmler visitò Auschwitz e ordinò che il campo divenisse un anello importante della cosiddetta Soluzione Finale della questione ebraica»1159.
Ma questa congettura è smentita da Höss stesso, il quale, con riferimento a Himmler, scrisse:
«A Birkenau assistette all'intera operazione di sterminio di un trasporto di Ebrei appena arrivato»1160.
Questa affermazione fu ripresa quasi alla lettera da D. Czech sotto la data del 17 luglio 1942:
«Dopo la visita del campo di Birkenau egli partecipa all'uccisione di un trasporto di Ebrei appena arrivato»1161.
Himmler avrebbe assistito alla presunta gasazione di un trasporto di Ebrei olandesi o slovacchi1162, il che significa che Birkenau era già allora un presunto campo di sterminio.
Ancora più chiaramente Höss dichiarò:
«Non saprei stabilire in quale epoca cominciò lo sterminio degli Ebrei; probabilmente già nel settembre del 1941, ma forse anche solo nel gennaio del 1942»1163, perciò la pretesa di van Pelt è completamente infondata.
Egli ha aggirato le enormi contraddizioni che ho segnalato sopra posticipando di un anno, come Pressac, la datazione del presunto ordine di sterminio di Himmler e adducendo spiegazioni cavillose1164.
Dunque non solo le dichiarazioni di Höss presentano gravi contraddizioni interne, ma sono anche in contraddizione con i cardini storiografici condivisi da van Pelt. E ciò che ho esposto è ancora poco. In uno dei miei primi scritti, intitolato Auschwitz: le“confessioni” di Höss1165, ho infatti elencato 60 contraddizioni e false dichiarazioni dell'ex comandante di Auschwitz. In altri studi ho inoltre esposto in modo approfondito le contraddizioni e le false dichiarazioni di Höss riguardo alle presunte gasazioni omicide nel Block 11 1166, nel crematorio I1167 e nei Bunker di Birkenau1168.
10.2. Errori, incongruenze e metodiche capziose di van Pelt
Oltre a quest'opera sistematica di travisamento, nella trattazione delle testimonianze di Höss van Pelt mostra come al solito superficialità e carenza di conoscenze storiche.
Egli afferma:
«Mentre aspettava l'esecuzione, Höss scrisse una dettagliata autobiografia di 224 pagine che sviluppava le sue precedenti dichiarazioni sulle gasazioni e le poneva nel contesto di una più ampia storia di Auschwitz»1169.
In realtà la sentenza del processo Höss fu pronunciata il 2 aprile 1947 ed egli fu giustiziato il 16 aprile, ma le sue annotazioni risalgono al periodo dal novembre 1946 al febbraio 1947. È veramente incredibile che van Pelt ignori un dato così elementare della storiografia olocaustica.
La stessa ignoranza traspare anche da quest'altra affermazione:
1159 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 352; cfr. p. 80.
1160 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 202. Testo tedesco: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., p. 182.
1161 D. Czech, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, op. cit., p. 250.
1162 In realtà la cronologia della visita di Himmler rende impossibile che egli abbia presenziato a queste presunte gasazioni, come ho dimostrato nello studio Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term, op. cit., pp. 17-25.
1163 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., p. 174. Testo tedesco: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., pp. 159-160.
1164 Vedi capitolo 17.
1165 Edizioni La Sfinge, Parma, 1987. Il testo è apparso anche in francese col titolo Les fausses confessions de Rudolf Höss, in: “Tabou”, Éditions Akribeia, Saint-Genis-Laval, 2002, vol. 3, pp. 68-105.
1166 C. Mattogno, Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, pp. 16-18 e 78-79.
1167 C. Mattogno, Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassings, op. cit., pp. 50-53.
1168 C. Mattogno, The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History, op. cit., pp. 136-139.
1169 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 263.
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«Data la piena confessione di Höss, non sorprese che la corte lo dichiarasse colpevole di assassinio di massa. Tuttavia, sorprendentemente, la corte non accettò il numero di 4 milioni di vittime menzionato nel rapporto sovietico che fu assunto nell'atto d'accusa»1170.
Nella motivazione (Uzasadnienie) della sentenza del 2 aprile 1947 il “Najwyzszy Trybunal Narodowy” (Tribunale Nazionale Supremo) riconobbe la cifra «minima» di 2.500.000 vittime (detenuti non immatricolati), più 300.000 detenuti immatricolati, più 12.000 prigionieri di guerra sovietici, ma senza escludere la cifra sovietica, riguardo alla quale, anzi, sentenziò che «la cifra di 3-4 milioni di queste vittime ha in sé ogni carattere di probabilità»1171.
Particolarmente sintomatico è il silenzio di van Pelt su questa dichiarazione di Höss durante il dibattimento processuale:
«Non si potevano fare miglioramenti ai crematori. Dopo otto-dieci ore di attività i crematori erano inadatti ad un utilizzo ulteriore. Era impossibile farli funzionare continuativamente»1172.
Una tale affermazione è in aperto contrasto con quella che van Pelt attribuisce a Tauber: 8-10 ore di funzionamento al giorno contro 24! La sua importanza fu subito rilevata da Fritjof Meyer, che ne fece uno dei cardini del suo controverso scritto su Auschwitz1173, in quanto sconvolge l'intero quadro delle testimonianze sui crematori. Ma Van Pelt non se ne è curato minimamente.
In realtà come ho dimostrato altrove1174, la contraddizione deriva da un errore di traduzione (il polacco “tygodni”, settimane, è stato reso con “hours, ore”), ma ciò van Pelt non lo sapeva. Ma anche con questa correzione l'affermazione di Höss contrasta in modo stridente con il preteso funzionamento continuativo dei forni 24 ore al giorno assunto da van Pelt, e che è invece smentito da Höss, secondo il quale i forni crematori ebbero un uso limitato di 8-10 settimane e «era impossibile farli funzionare continuativamente».
Ecco un altro esempio del singolare metodo del silenzio di van Pelt. Egli riporta un passo della dichiarazione resa da Höss a Norimberga al dottor Gilbert:
«L'uccisione era facile; non c'era neppure bisogno di guardie per condurli nelle camere; essi [vi] entravano semplicemente aspettandosi di fare la doccia e, invece dell'acqua, noi aprivamo il gas tossico»1175.
Dunque, secondo Höss, nelle presunte camere di sterminio il gas il gas usciva dalle docce!E van Pelt non dice una parola su una tale assurdità. La dichiarazione di Höss contiene altri errori grossolani sui quali van Pelt parimenti tace:
«Era Zyklon B, acido cianidrico in forma di cristalli che evaporavano immediatamente, vale a dire esso faceva effetto immediatamente appena veniva a contatto coll'ossigeno»1176.
Come è noto, lo Zyklon B non era costituito da “cristalli”, ma da semplici granuli di farina fossile imbevuti di acido cianidrico. La denominazione errata di “cristalli” era molto diffusa tra i testimoni ed è ripresa perfino da Filip Müller, che parla di «cristalli di Zyklon-B (Zyklon-B-Kristalle)»1177.
Qui, alla sciocchezza dei “cristalli”, si aggiunge anche quella dell'evaporazione «a contatto coll'ossigeno».
Ed ecco la descrizione dei crematori di Birkenau:
«In cinque forni doppi riscaldati con coke era possibile bruciare al massimo 2.000 corpi in 24 ore; due installazioni più piccole, con quattro forni doppi più grandi ciascuna, potevano eliminare circa 1.500 persone»1178.
1170 Idem.
1171 AGK, NTN, 146z, p. 40.
1172 Idem, p. 262.
1173 Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Neue Erkenntnisse durch neue Archivfunde, in: “Osteuropa. Zeitschrift für Gegenwartsfragen des Ostens”, n. 5, maggio 2002, pp. 631-641. Vedi al riguardo la mia analisi Auschwitz: le nuove revisioni di Fritjof Meyer, in: “I Quaderni di Auschwitz”, 1, marzo 2004, pp. 39-59. 1174 Sulla controversia Piper-Mayer: propaganda sovietica contro pseudorevisionismo, in: “I Quaderni di Auschwitz”, 3, settembre 2004, pp. 5-31. 1175 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 251.
1176 Idem, p. 252. Vedi capitolo 15.1.
1177 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz, op. cit., p. 184.
1178 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 252
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Così i forni a tre muffole dei crematori II e III diventano a due muffole, mentre il forno a otto muffole (o forno doppio a quattro muffole) dei crematori IV e V diventa «quattro forni doppi».
Tuttavia nella dichiarazione del 14 marzo 1946 Höss aveva detto:
«La cremazione di circa 2.000 detenuti in cinque forni crematori richiedeva all'incirca 12 ore»1179.
Perciò la capacità di cremazione dei crematori II e III non era di 2.000 cadaveri al giorno, ma di 4.000.
Lo scopo della dichiarazione di Höss al dottor Gilbert era quello di dimostrare la possibilità dello sterminio ad Auschwitz di 2.500.000 persone - la cifra che, a suo dire, gli era stata comunicata da Eichmann, e lo fece così:
«Sulla base di questa cifra di 2.500.000, che è il numero delle persone le quali, secondo Eichmann, furono portate ad Auschwitz a scopo di sterminio, si può dire che in media arrivavano due trasporti al giorno, con un totale di 4.000 persone, di cui il 25% erano abili al lavoro, il saldo di 3.000 dovevano essere sterminate. Gli intervalli nelle varie operazioni possono essere calcolati complessivamente a nove mesi. Restano così 27 mesi, con 90.000 persone al mese - un totale di 2.430.000. Questo è un calcolo del potenziale tecnico»1180.
Ma in altre dichiarazioni Höss indicò la stessa cifra di 2.500.000 come reale, non già come «potenziale tecnico». Ad esempio, nella dichiarazione giurata dell'8 aprile 1946 asserì:
«Comandai Auschwitz fino al 1° dicembre 1943 e stimo vi furono giustiziate e sterminate mediante gasazione e cremazione almeno 2.500.000 vittime; almeno un altro mezzo milione morirono di fame e di malattia, il che porta la cifra totale a circa 3.000.000 di morti»1181.
I 500.000 morti di fame e di malattie erano i detenuti immatricolati, una cifra addirittura superiore al totale di tutti i detenuti immatricolati ad Auschwitz: circa 400.000 1182. Qui inoltre la cifra di 2.500.000 gasati era una valutazione di Höss, non una informazione ricevuta da Eichmann, e non includeva le vittime del 1944.
D'altra parte, se 2.430.000 gasati rappresentavano il 75% dei deportati, il loro numero totale era di 3.240.000, sicché gli abili al lavoro ammessi al campo - il 25% - sarebbero 810.000.
La dichiarazione resa da Höss a Norimberga al dottor Gilbert contiene inoltre una statistica delle «operazioni di massa» calcolate dall'ex comandante di Auschwitz «a un totale di 1.500.000 al massimo per il periodo dall'inizio del 1941 alla fine del 1944»1183. Nella tavola che segue le metto a confronto con le relative cifre di Piper1184
Paese............Piper..........Höss.........differenza
Ungheria.......438.000...400.000...+...38.000
Polonia..........300.000... 250.000...-....50.000
Francia............69.000....110.000...+....41.000
Olanda.............60.000......95.000...+....35.000
Grecia..............55.000......65.000...+....10.000
Slovacchia.......27.000......90.000...+....63.000
Belgio...............25.000......20.000....-......5.000
Germania e Austria e Protettorato di Boemia-Moravia...69.000...100.000..+..31.000
Jugoslavia 10.000 / - 10.000
Italia 7.500 / - 7.500
Norvegia 690 / - 690
KL 34.000 / - 34.000
.....................1.095.190...1.130.000...+...34.810
1179 NO-1210. Anche qui i crematori II e III hanno «five double stoves» e i crematori IV e V «four bigger stoves» ciascuno.
1180 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 253.
1181 PS-3868, p. 1.
1182 F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Verlag des Staatliches Museum in O#wi#cim, 1993, p. 151.
1183 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 253.
1184 F. Piper, Die Zahl der Opfer von Auschwitz, op. cit., p. 199.
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Tuttavia queste cifre si riferiscono ai detenuti deportati ad Auschwitz, non ai presunti gasati. Di conseguenza la stima di Höss di 2.500.000 gasati è contraddittoria e storicamente insensata.
Già da questa breve esposizione risulta evidente quale credibilità si debba attribuire a chi pretende che
«i negazionisti non hanno avuto successo nell'attaccare la credibilità di Höss mettendo in rilievo contraddizioni»:
la stessa credibilità che meritano le dichiarazioni assurde e contraddittorie di Höss.
10.3. Le torture inflitte a Höss
Ormai è un fatto notorio che Höss fu torturato dai Britannici, ma bisogna comprendere quale sia il significato di questo fatto. Nel 1987 1185, dopo aver documentato 60 contraddizioni e falsificazioni storiche nelle dichiarazioni di Höss, mi chiedevo perché il comandante di Auschwitz avesse mentito così spudoratamente. La risposta a tale questione, comunque irrilevante rispetto al fatto accertato della falsità delle sue dichiarazioni, era fornita da Höss stesso quando raccontò le vicende del suo arresto e del suo primo interrogatorio da parte degli inquirenti britannici:
«Venni arrestato l'11 marzo 1946, alle 23. [...]. La polizia mi fece subire gravi maltrattamenti. Venni inviato a Heide, dove mi rinchiusero nella stessa caserma dove, otto mesi prima, ero stato rilasciato dalle truppe inglesi.
Il mio primo interrogatorio si concluse con una confessione, dati gli argomenti più che persuasivi usati contro di me. Non so che cosa contenga la deposizione, sebbene l'abbia firmata»1186.
Martin Broszat, l’editore della versione originale tedesca delle annotazioni di R. Höss, avverte in nota:
«Si tratta di un documento dattiloscritto, di otto pagine, che Höss sottoscrisse il 14 marzo 1946, alle 2,30. Il suo contenuto non differisce sostanzialmente dalle sue deposizioni a Norimberga e più tardi a Cracovia»1187.
La prima “confessione” di R. Höss, quella che contiene gli elementi essenziali di tutte le altre “confessioni” successive, fu dunque redatta dagli inquirenti inglesi!
Höss aggiunse:
«Dopo qualche giorno venni trasferito a Minden sul Weser, il centro principale d'inchiesta per la zona inglese. Qui dovetti subire altri maltrattamenti per opera di un maggiore inglese, Pubblico Ministero. Le condizioni della prigione furono in tutto degne del suo comportamento. Dopo tre settimane, con mia grande sorpresa, mi rasarono, mi tagliarono i capelli e mi consentirono anche di lavarmi. Era la prima volta, dal momento dell'arresto, che mi toglievano le manette»1188
Il fatto che Höss sia stato torturato dagli Inglesi, è ormai storicamente accertato1189, essendo stato ammesso anche dal torturatore (Bernard Clarke) ed accettato come vero da J.-C. Pressac («fermato dagli inglesi nel marzo 1946, viene più volte violentemente picchiato e malmenato, fino a sfiorare la morte»)1190 e da Fritjof Meyer («Dopo tre giorni di privazione del sonno, torturato, picchiato ad ogni risposta, nudo e costretto a bere alcolici...»)1191.
Van Pelt cerca di minimizzare la questione scrivendo:
1185 Auschwitz: le“confessioni” di Höss, op. cit., p. 29.
1186 Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss, op. cit., pp. 158-159. Testo tedesco: Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss, op. cit., p. 149.
1187 Idem, nota 1 a p. 159.
1188 Idem, p. 159.
(1189) R. Faurisson, Comment les Britanniques ont obtenu les aveux de Rudplf Höss, commandant d’Auschwitz, in: “Annales d’Histoire Révisionniste”, n. 1, 1987, pp. 137-152.
(1190) J.-C. Pressac, Les crématoires d'Auschwitz. La machinerie du meurtre de masse, op. cit., p. 131.
(1191) F. Meyer, «Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Neue Erkenntnisse durch neue Archivfunde», in Osteuropa. Zeitschrift für Gegenwartsfragen des Ostens, n. 5, maggio 2002, p. 639
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«Irving aveva ragione sul fatto che la prima confessione di Höss fu ottenuta dopo che al testimone fu era stato impedito di dormire per tre giorni, ma egli non menzionò che, sebbene questa confessione fosse stata presentata al tribunale, non fu mai usata nella corte. Invece il tribunale il 15 aprile 1946 ascoltò estratti dell'affidavit che egli firmò il 5 aprile 1946, dopo alcuni giorni di interrogatorio civile nell'ala dei testimoni della prigione di Norimberga. Alla barra dei testimoni, Höss confermò che l'affidavit era vero e che lo aveva firmato volontariamente. Quando gli fu chiesto se capiva l'inglese dell'affidavit, egli rispose che capiva “l'inglese come è scritto sopra”, che “le dichiarazioni riportate sopra sono vere” e che “questa dichiarazione è fatta da me volontariamente e senza coercizione»1192.
L'argomento è quantomeno ingenuo. Anzitutto anche la «prima confessione», quella che anche per van Pelt fu estorta a Höss con la tortura, reca alla fine l'assicurazione canonica di autenticità-veridicità:
«Ho letto il rapporto riportato sopra e confermo che corrisponde alla mia propria dichiarazione e che è la pura verità»1193.
Ma successivamente Höss affermò di aver firmato questa dichiarazione senza neppure sapere che cosa contenesse. Ciò significa che assicurazioni di tal fatta hanno un valore puramente formale e non garantiscono affatto l'autenticità-veridicità delle dichiarazioni nelle quali sono apposte.
Rilevo in secondo luogo che la dichiarazione giurata del 5 aprile 1946, redatta, secondo van Pelt, «dopo alcuni giorni di interrogatorio civile», contiene le molteplici assurdità storiche che ho analizzato sopra, le stesse che si trovano anche nella «prima confessione», il che significa che entrambe sono false. Bisogna allora credere che Höss mentì «volontariamente e senza coercizione»?
In un altro punto del libro van Pelt ammette che
«poi, l'11 marzo 1946, tutto cambiò: i soldati britannici trattarono Höss rudemente»1194.
In nota1195 egli rimanda ad una pagina degli atti del processo Eichmann di Gerusalemme nella quale appare la seguente risposta di Höss nel corso del suo processo:
«Quando fui interrogato per la prima volta nella zona britannica, gli inquirenti mi dissero, per tutto il tempo, che nelle camere a gas dovevano essere morte cinque, sei, sette milioni di persone; per tutto il tempo mi bombardarono con cifre enormi come queste ed io fui costretto a fornire dati, al fine di accertare quanti erano stati messi a morte nelle camere a gas, e coloro che mi interrogavano mi dissero che dovevano essere stati almeno tre milioni. Sotto la suggestiva influenza di queste grandi cifre, arrivai a un totale di tre milioni. Ma facevo affidamento sul fatto che non potevo menzionare alcun altro numero - dissi sempre questo - cioè che non ero in grado di menzionare nessun'altra cifra oltre quella alla quale ora ero arrivato, e quella era di due milioni e mezzo»1196.
Questo passo è molto significativo. Esso conferma che gli inquirenti britannici avevano già una loro “verità” propagandistica alla quale Höss si doveva solo adeguare. Dopo il trattamento iniziale, Höss divenne “collaborativo” e “confessò” le assurdità più macroscopiche:
che Himmler gli aveva ordinato lo sterminio ebraico nel giugno 1941;
che il campo di Birkenau fu costruito per realizzare questo scopo;
che tutti i crematori di Birkenau furono progettati con la stessa finalità;
che visitò Treblinka nel 1941;
che ad Auschwitz furono gasate 2 milioni e mezzo di persone;
che i crematori di Birkenau avevano una capacità di 7.000 cadaveri al giorno, ecc. ecc.
Tortura o non tortura, un fatto è certo: le dichiarazioni di Höss restano comunque false e contraddittorie.
1192 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., 276.
1193 NO-1210.
1194 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 250.
1195 Idem, nota 64 a p. 525.
1196 State of Israel. Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann. Record of Proceedings in the District Court of Jerusalem. Gerusalemme 1993, vol. III, p. 1310.
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PARTE QUARTA
GLI ERRORI TECNICI E STORICI DI VAN PELT
CAPITOLO 11
LA «CONOSCENZA PERITALE» DI VAN PELT E I FORNI CREMATORI DI AUSCHWITZ-BIRKENAU
11.1. La competenza di van Pelt sulla cremazione
Con riferimento al dibattimento del processo Irving-Lipstadt, van Pelt scrive:
«È importante rilevare che, durante il controinterrogatorio, Leuchter dovette ammettere che egli non aveva alcuna conoscenza peritale di crematori»1197.
Egli però, nella esposizione delle sue qualificazioni come redattore del suo rapporto su Auschwitz, non menziona alcuna «conoscenza peritale di crematori»1198.
Se dunque le congetture di Leuchter sui forni crematori di Auschwitz-Birkenau erano inammissibili perché egli non era qualificabile come “esperto”, ciò vale allo stesso modo anche per le congetture di van Pelt al processo Irving-Lipstadt. Egli però su questo argomento ha sentenziato con autorità - che, incredibilmente, gli è stata indebitamente riconosciuta perfino dal giudice Gray - come se possedesse una «conoscenza peritale». Non resta dunque che esaminare a fondo l'intera questione.
Tutte le conoscenze di van Pelt sulla problematica tecnica dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau (durata del processo di cremazione, consumo di combustibile, struttura e funzionamento degli impianti) si fondano pressoché esclusivamente sulla deposizione di Tauber davanti al giudice Sehn, alla quale dedica infatti parecchie pagine basandosi sulla traduzione inglese pubblicata da Pressac1199.
1197 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 383.
1198 “The Pelt Report”, p. 3, “My qualifications and expertise”.
1199 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., pp. 189-205.
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Lo studio dettagliato sulla testimonianza di Tauber che ho esposto sopra risponde anzitutto alla pretesa di van Pelt che i revisionisti «abbiano preferito seppellirla in silenzio» e - contraddittoriamente - che essi si basino su un insignificante particolare «per confutare la validità dell'intera testimonianza di Tauber». Esso dimostra che tale testimonianza contiene «contraddizioni» e «accuse senza prove» storico-tecniche non solo «improbabili», ma decisamente assurde, sicché l'affermazione di van Pelt di un presunto altissimo «valore probatorio» di essa è pateticamente insensata.
D'altra parte, il fatto che le assurdità tecniche dichiarate da Tauber siano state «ampiamente corroborate dalle testimonianze contemporanee di Jankowski e di Dragon e dalle successive memorie di Filip Müller»1200 e che «il resoconto di Tauber fu confermato nello stesso periodo dall'SS Pery Broad»1201 è soltanto un'aggravante, perché, come ho già anticipato nel capitolo 8.8.7., qui si realizza non già una “convergenza di prove”, ma di assurdità, dunque una semplice “convergenza di menzogne”.
Per quanto riguarda il metodo argomentativo, van Pelt su questo tema crea un'altra “convergenza di prove” puramente fittizia che parte dalla lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 e coinvolge da un lato la testimonianza stessa di Tauber, dall'altro una perizia “tecnica” del 1985, per giungere infine alla falsa conclusione che questi tre elementi probatori si confermano a vicenda.
11.2.La lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943
Cominciamo dalla lettera della Zentralbauleitung. Van Pelt riguardo a questo documento scrive:
«Prima di continuare bisogna porsi due domande. Anzitutto, c'è qualche ragione per dubitare dell'autenticità di questa lettera e, in secondo luogo, le cifre sono credibili?»1202.
Circa l'origine del documento, van Pelt, con riferimento al dibattimento processuale, spiega che esso
«era un esercizio di contabilità generale, ricordando alla Corte che la lettera seguiva una richiesta che era stata fatta all'inizio di gennaio del 1943, quando il comandante Höss chiese un calcolo della capacità di cremazione totale del campo»1203.
Quest' affermazione è del tutto infondata.
Il 29 gennaio 1943 Bischoff si incontrò col comandante del campo, e il giorno dopo riassunse in una “Nota” (“Vermerk”) i tre punti discussi nel colloquio. Nel punto 2 egli scrisse tra l’altro quanto segue:
«Il comandante desidera un rapporto sulla capacità di tutti i crematori».[«Der Kommandant wünsch einen Bericht über die Leistung sämtlicher Krematorien»]1204.
È chiaro che la formula «der Kommandant wünscht» significa «il comandante ordina», perciò non si può dubitare del fatto che Bischoff abbia fatto preparare e inviare a Höss «un rapporto sulla capacità di tutti i crematori». Ma questo rapporto, secondo la prassi burocratica, avrebbe dovuto menzionare nel “riferimento” (“Bezug”) l'oggetto e il numero di protocollo della lettera summenzionata (Bftgb. Nr. 22213/43Er/L.), mentre invece la lettera del 28 giugno 1943 non menziona alcun “riferimento” («Bezug: ohne»). Per di più questa lettera non solo fu redatta cinque mesi dopo la richiesta di Höss, ma aveva come oggetto il «Completamento del crematorio III»
(Fertigstellung d. Krematoriums III). Ciò solleva dei problemi che van Pelt, nella sua crassa ignoranza storica, neppure sospetta.
La “Fertigstellung” (completamento) di un Bauwerk era una comunicazione ufficiale all’SS-WVHA in ottemperanza ad un preciso ordine di Kammler del 6 aprile 1943 che imponeva:
«Per giudicare l’attività degli uffici addetti alle costruzioni e sorvegliare i termini di scadenza ordinati è assolutamente necessario che tutti gli uffici subordinati comunichino senza indugio il completamento di un Bauwerk o di un Bauvorhaben1205.
1200 Idem, p. 205.
1201 Idem, p. 190.
1202 Idem, p. 344.
1203 Idem, p. 481.
1204 RGVA, 502-1-26, p. 195.
1205 Progetto di costruzione.
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Ordino perciò quanto segue:
1) Dopo il completamento di un Bauwerk o dopo la sua messa in funzione bisogna fare una deliberazione di consegna coll’ufficio amministrativamente competente. Il risultato di questa deliberazione deve essere fissato in un protocollo. [...]. [«Zur Beurteilung der Tätigkeit der Baudienststellen und zur Überwachung der befohlenen Baufristen ist es unbedingt erforderlich, dass sämtliche nachgeordneten Dienststellen die Fertigstellung eines Bauwerkes oder Bauvorhabens umgehend melden. Ich ordne daher folgendes an: 1) Nach Fertigstellung eines Bauwerks bzw. nach Inbetriebnahme desselben ist mit der hausverwaltenden Dienstelle eine Übergabeverhandlung zu tätigen. Das Ergebnis dieser Verhandlung ist in einer Niederschrift festzuhalten. [...]»]1206.
Ciò che le disposizioni di Kammler richiedevano, era dunque la «comunicazione del completamento» (Meldung der Fertigstellung) di un Bauwerk, contenente l’indicazione del numero di protocollo della lettera con la quale la relativa «deliberazione di consegna»
(Übergabeverhandlung) era stata trasmessa al «comando del campo di concentramento di Auschwitz»» (Kommandantur des K.L. Auschwitz). Tale comunicazione si esauriva in qualche riga, come nell'esempio che segue:
«Comunico il completamento della baracca infermeria SS BW 17 C-4. Il Bauwerk è stato consegnato al comando del KL Auschwitz (n. di prot. 29647/43/Ki/Go)».
[«Melde die Fertigstellung der SS-Revierbaracke BW 17C-4. Das Bauwerk ist an die Kommandantur des K.L. Auschwitz (Bftgb.Nr. 29647/43/Ki/Go) übergeben»]1207.
Una «Lista dei Bauwerke già consegnati all'amministrazione della guarnigione» (Aufstellung der bereits übergebenen Bauwerke an die Standortverwaltung)1208 redatta secondo le direttive di Kammler, elenca le comunicazioni relative ai quattro crematori di Birkenau che indicano tra l'altro il numero di protocollo della lettera di accompagnamento della deliberazione di consegna, il numero del Bauwerk, la data della consegna e il protocollo della «comunicazione al Capo del Gruppo di Uffici C» (Meldung an Amtsgruppenchef C) dell’SS-WVHA.
Per il crematorio III sono registrati i seguenti dati:
- numero di protocollo della lettera di accompagnamento della deliberazione di consegna: 31370/43/Ki/Go, identico a quello della lettera originale1209;
- numero della «comunicazione al Capo del Gruppo di Uffici C»: 31550/43/Ja/We1210, identico a quello della lettera di Bischoff del 28 giugno 1943.
Ma in questo documento manca un dato essenziale: il numero di protocollo della lettera di accompagnamento della deliberazione di consegna, inoltre il numero di Bauwerk (30a).
Vi appare invece un dato (la “capacità” dei crematori) che non c'entra nulla, poiché la «comunicazione del completamento» era un atto puramente formale relativo, appunto, al completamento di un Bauwerk, non alle sue caratteristiche tecniche.
Come ho documentato altrove1211, questi problemi fanno luce sull'origine e sul significato del documento, ma non incidono sulla sua autenticità, perciò passo subito alla seconda questione introdotta da van Pelt, «se le cifre sono reali»1212. Per lui le cifre sono ovviamente reali: vediamo quali prove egli adduca a sostegno di ciò.
Egli rileva anzitutto che la capacità di cremazione dei crematori di Birkenau indicate nella lettera summenzionata era di 96 cadaveri al giorno e di 4 cadaveri all'ora per muffola, poi prosegue:
«La questione è ora se i crematori di Auschwitz II, III, IV e V potevano cremare quattro cadaveri per muffola in un'ora. Se si seguisse la normale prassi civile, in cui è assolutamente essenziale preservare l'identità dei resti dall'inizio della cremazione alla raccolta finale delle ceneri, le cifre di Bischoff sarebbero davvero assurde.
1206 Lettera di Kammler del 6 aprile 1943 a tutte le Bauinspektionen e i Braugruppen. WAPL, Zentralbauleitung, 54, p. 68.
1207 RGVA, 502-1-83, p. 269.
1208 APMO, BW 30/25, p. 14
1209 Lettera di Bischoff del 23 giugno 1943 con oggetto: “Übergabe des BW K.G.L. 30a - Krematorium III”. RGVA, 502-2-54, p. 21.
1210 Per un errore di copiatura, nella lista appare “We” invece di “Ne”.
1211 Vedi al riguardo il mio articolo “Schlüsseldokument” – eine alternative Interpretation. Zum Fälschungsverdacht des Briefes der Zentralbauleitung Auschwitz vom 28.6.1943 betreffs der Kapazität der Krematorien, in: “Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung”, 4. Jg., Heft 1, Juni 2000, pp. 50-56.
1212 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 344.
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Sarebbe impossibile introdurre un corpo nella muffola, cremarlo e rimuovere le ossa e le ceneri restanti in quindici minuti»1213.
In realtà i forni Topf di Auschwitz-Birkenau, per la loro struttura, consentivano di «preservare l'identità dei resti dall'inizio della cremazione alla raccolta finale delle ceneri». L'ordinazione alla Topf da parte della SS-Neubauleitung di Auschwitz di «500 urne cinerarie» (Aschekapseln) e «contrassegni di argilla refrattaria» (Schamottemarken) ne è una conferma documentaria1214.
Come ho spiegato sopra, nel funzionamento continuativo, in un forno venivano a trovarsi contemporaneamente due cadaveri, ma in due fasi distinte del processo di cremazione: cioè i residui del primo cadavere nel cenerario in fase di postcombustione e il secondo cadavere nella muffola in fase di essiccamento. Quando la postcombustione di questi residui era terminata (il che richiedeva circa 20 minuti secondo le relative istruzioni di servizio della Topf), la vaporizzazione dell'acqua del cadavere nella muffola era ancora in corso. Van Pelt continua:
«Ma la situazione cambia radicalmente quando l'identità dei resti cessa di essere importante. Anzitutto, se le dimensioni della muffola lo permettono, diventa possibile introdurvi più di un corpo alla volta»1215.
Quest'affermazione è tecnicamente insensata. Solo uno sprovveduto può credere seriamente che bastasse introdurre più cadaveri in una muffola per aumentare la capacità di cremazione del forno. Nel capitolo 8.7.2. ho mostrato che, se una cremazione di più cadaveri in una muffola fosse stata attuabile, il risultato, nel migliore dei casi, sarebbe stato un aumento della durata del processo di cremazione e del consumo di coke direttamente proporzionale al numero dei cadaveri caricati nella muffola.
Torniamo a van Pelt, che argomenta ancora così:
«Inoltre diventa possibile creare qualcosa di simile a un processo continuo in cui, dopo il riscaldo iniziale dei crematori, il bruciatore può essere spento, sfruttando così pienamente il fenomeno che, alla giusta temperatura, il corpo brucia e si consuma da solo senza ulteriore apporto di una fonte esterna di energia»1216.
Qui van Pelt ripete le assurdità tecniche proferite da Tauber che ho già confutato sopra nel capitolo 9.2.8. Aggiungo soltanto che, nella sua profonda ignoranza tecnica, van Pelt parla di «burner» (invece di «gasifier» o «gas-producer») come se i forni Topf funzionassero, appunto, con un «bruciatore» a gas o a nafta!
Van Pelt comincia poi ad attingere a piene mani dal suo “esperto”:
«Nella sua testimonianza, Tauber fece un'ampia descrizione delle procedure dii cremazione e confermò implicitamente la validità delle cifre di Bischoff»1217.
Dopo aver riportato alcune delle assurdità tecniche del suo testimone (il carico normale di 4 o 5 cadaveri per muffola, la durata della cremazione prevista dalle SS di 5-7 minuti!), van Pelt osserva:
«Secondo la testimonianza di Tauber, i forni del crematorio II bruciavano, di norma, (15 x 2 x 3) = 90 corpi all'ora. Ciò significa che la capacità ufficiale di 1.440 al giorno sarebbe stata raggiunta in 16 ore di attività (90 x 16 = 1,440)»1218.
In pratica van Pelt attribuisce più credito al testimone che al documento! Egli sarà senza dubbio felice di apprendere che, secondo la testimonianza sovietica di Tauber (cremazione di 4-5 cadaveri in 20-25 minuti nei crematori II/III), mediamente in un'ora i 5 forni a 3 muffole avrebbero cremato 180 cadaveri, sicché la cifra indicata nella lettera della Zentralbauleitung sarebbe stata raggiunta in 8 ore! (180 x 8 = 1.440).
Il metodo di van Pelt è veramente incredibile: per accertare se un documento contenga dati tecnicamente attendibili, van Pelt non ricorre a documenti tecnici, ma si affida a un testimone, con l'immancabile corteo di “conferme”, nel caso specifico quella di Höss. Egli cita infatti le affermazioni
1213 Idem, p. 345.
1214 Vedi capitolo 8.7.2.
1215 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 345.
1216 Idem.
1217 Idem.
1218 Idem, p. 348.
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dell'ex comandante di Auschwitz che attribuiva 2.000 cremazioni «in ventiquattr'ore» ai crematori II/III e 1.500 cremazioni ai crematori IV/V1219. Nel capitolo 10 abbiamo visto quanto valgano tali affermazioni.
Tuttavia almeno un documento van Pelt lo adduce: quanto c'entri con il contesto in cui lo inserisce come “prova” lo vedremo subito. Egli scrive:
«Un'indicazione finale che le testimonianze di Tauber e di Höss possono essere affidabili e che i forni Topf avevano una capacità dell'ordine di grandezza menzionato da Bischoff si può trovare nella domanda di brevetto T 58240 Kl. 24 per un “Forno crematorio a funzionamento continuo per uso intenso” archviata dalla Topf il 5 novembre 1942»1220.
Alla pagina seguente egli cita «un giudizio ingegneristico» redatto nel 1985 dagli «ingegneri Klaus e Christel Kunz» in collaborazione con Rolf Decker, «direttore manager della produzione di forni della compagnia Ruppmann di Stoccarda».
Prima di discutere questa perizia è opportuno fornire qualche spiegazione su questo progetto.
Il 26 ottobre 1942 l’ingegnere capo della Topf Fritz Sander redasse una domanda di brevetto per un «Forno crematorio per cadaveri con funzionamento continuo per uso di massa»(Kontinuierlich arbeitender Leichen-Verbrennungsofen für Massenbetreib) che poi rielaborò in data 4 novembre 1942. Il timbro “PA”, Patent Anmeldung, annuncio del brevetto, è del 5 novembre.
Semplificando, si trattava di una camera di combustione verticale cilindrica rivestita di mattoni refrattari; all'interno di essa erano disposti tre scivoli a forma di griglia che scendevano dall'alto verso il basso a zig-zag; alla base del forno, al di fuori della camera di combustione, era sistemato un grosso gasogeno, ad essa collegato da un'apposita apertura; in alto c'era lo sportello di caricamento, attraverso il quale i cadaveri venivano spinti sul primo scivolo. Una volta caricato il forno, i cadaveri scendevano gradualmente sugli scivoli per forza di gravità e lungo il percorso venivano investiti dai prodotti della combustione del gasogeno, si essiccavano e bruciavano. Le ceneri cadevano prima su una griglia posta alla fine dell'ultimo scivolo, al di sopra dell'apertura del gasogeno, indi, attraverso le fessure della griglia, nel sottostante cenerario, dal quale potevano essere estratte attraverso un'apposito sportello. I fumi uscivano da un'apertura praticata sulla sommità del forno.
La perizia cui si appella van Pelt fu compilata da Rolf Decker, in qualità di «esperto di cremazione di cadaveri» su richiesta di Klaus Kunz1221.
Per rendere l'idea delle profonde conoscenze e della competenza tecnica di questo «esperto», egli nel disegno del forno Sander prese la griglia del focolare a coke per dei «canali di apporto dell'aria»! (Luftzuführungskanäle)1222.
Il calcolo di Decker si basa sul presupposto che ogni scivolo del forno fosse lungo 25 metri e potesse contenere 50 cadaveri alla volta, che il processo di vaporizzazione dell'acqua dei cadaveri richiedesse 15 minuti, il che corrisponderebbe a «una capacità di cremazione di circa 4.800 cadaveri in 24 ore»1223 e che all'altezza del secondo scivolo vi fosse una temperatura di 1.000°C1224. Ed ecco l'incredibile commento di van Pelt:
«Il rapporto terminava coll'asserzione che, dopo un po' di esperienza iniziale, sarebbe stato possibile aumentare il carico iniziale da 50 a 100 cadaveri. Ciò avrebbe aumentato il ritmo di caricamento da ogni 15 a ogni 20 minuti, col risultato che la capacità giornaliera sarebbe aumentata da (50 x 60/15 x 24) = 4.800 cadaveri a, almeno teoricamente, (100 x 40/20 x 24) = 7.200 cadaveri.
Non è chiaro se il forno crematorio abbia mai funzionato. Ciò che importa, comunque, è che sia il testo della domanda di brevetto sia il disegno del forno crematorio rendono il procedimento di cremazione descritto nella testimonianza di tauber non solo plausibile, ma, anzi, probabile»1225.
Cominciamo dal progetto. Il relativo disegno non contiene alcuna misura, ma esso è realizzato in scala e tutte le parti sono proporzionate. Se dunque i tre piani inclinati del forno fossero lunghi 25 metri, il forno sarebbe alto 100 metri e largo 40! Non solo, ma l’apertura di introduzione dei cadaveri sarebbe alta oltre 7 metri! Pressac, commentando il disegno del forno Sander, scrive:
1219 Idem.
1220R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 348.
1221 APMO, Akta Zentralbauleitung BW 30/44, p. 27, “Nota di servizio” (Notatka s#u#bowa) del 2 maggio 1985.
1222 APMO, Akta Zentralbauleitung BW 30/44, p. 31, didascalia di R. Decker del disegno di F. Sander.
1223 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 349.
1224 APMO, Akta Zentralbauleitung BW 30/44, pp. 32-33, “rapporto” di Rolf Decker.
1225 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 350.
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«Le dimensioni del forno mancano, ma si può stimare che era largo 2 metri, lungo 2,5 alla sommità e 3 alla base e alto 6 metri»1226.
In effetti, misure più o meno simili si ricavano dall'altezza dello sportello di introduzione dei cadaveri, che non poteva certo essere alto 7 metri, ma al massimo come la porta di una normale muffola (60 centimetri), dato che i cadaveri vi dovevano essere introdotti rotolandoli dentro dal pavimento di accesso al forno. Ogni scivolo era perciò lungo circa 3,5 metri e poteva accogliere 10 cadaveri alla volta. Il forno avrebbe pertanto potuto contenere circa 30 cadaveri. In un’ora si sarebbero conseguiti i seguenti risultati (partendo dal piano inclinato più vicino al focolare):
primo piano inclinato (10 cadaveri): incenerimento
secondo piano inclinato (10 cadaveri): combustione principale
terzo piano inclinato (10 cadaveri): essiccamento.
In pratica il forno avrebbe potuto cremare un carico di 30 cadaveri in 2 ore, ossia 360 in 24 ore,la capacità teorica di 5 forni a 3 muffole.
L' “esperto” suppone inoltre una durata del processo di essiccamento del cadavere di 15 minuti, del tutto contrario alle esperienze pratiche, dalle quali risulta una durata doppia. L'assunzione di una temperatura di 1.000°C in un forno di questo tipo, sia per l'enorme quantità di calore necessaria per la vaporizzazione dell'acqua dei cadaveri, sia per l'eccesso d'aria inevitabilmente enorme, è del tutto illusoria.
Prima di esaminare la conclusione di van Pelt, rilevo che egli ha capito ben poco del rapporto di Decker. Questi ha scritto che, mettendo sugli scivoli del forno un doppio strato di cadaveri, il tempo di vaporizzazione sarebbe aumentato soltanto di 5 minuti, da 15 a 20 minuti (cosa del resto insensata); van Pelt intende invece che ciò riguardasse il «ritmo di caricamento»!
Anche lasciando da parte i folli calcoli di Decker, la conclusione di van Pelt appare comunque assurda: come si può pretendere seriamente che un impianto progettato esplicitamente «per uso di massa» e costituito da tre scivoli a zig-zag sui quali i cadaveri scendevano gradualmente per forza di gravità verso il focolare possa rendere «probabile» il «procedimento di cremazione» descritto da Tauber in un forno progettato esplicitamente per cremazioni singole in cui l'essiccamento e la combustione principale del cadavere avvenivano in una piccola muffola?
Successivamente van Pelt conclude di aver stabilito la «credibilità del documento» in questo modo:
«Un documento tedesco del tempo di guerra dichiara che la capacità di cremazione quotidiana dei crematori era vicina a 4.500 cadaveri al giorno, due testimonianze indipendenti corroborano quest'ordine di grandezza di capacità di cremazione e una domanda di brevetto del tempo di guerra da parte dei costruttori dei forni corrobora il procedimento di cremazione descritto in queste testimonianze»1227.
In realtà tutte le affermazioni di van Pelt sono false, perché sia i dati sulla capacità di cremazione della lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, sia le relative affermazioni di Tauber, sia i calcoli di Decker circa il forno Sander sono tecnicamente assurdi; per questo motivo tutte le testimonianze “convergenti” addotte da van Pelt “confermano” ciò che è tecnicamente assurdo, dunque sono necessariamente false.
11.3. La nota di Kurt Prüfer dell'8 settembre 1942
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N.B.: Evidenziazione, sottolineatura, grassetto, immagini, NON sono presenti nel testo originale. Per contattarci: sturevcm@libero.it.
17:02 Scritto da: bw5a | Link permanente | Commenti (0) |
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