15/05/2012
73/10- Auschwitz: la falsa "convergenza di prove" di Robert Jan Van Pelt
Giugno 2007
Parte 10
11.3. La nota di Kurt Prüfer dell'8 settembre 1942
Con riferimento alla lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943,van Pelt scrive:
«L'unica contestazione possibile delle cifre di Bischoff è una nota dell'ingegnere della Topf Kurt Prüfer alle SS datata 8 settembre 1942 recentemente scoperta. Prüfer calcolò la capacità di cremazione giornaliera dei tre forni a 2 muffole del crematorio I a 250 cadaveri, quella dei cinque forni a 3 muffole dei crematori II e III a 800 cadaveri ciascuno e quella dei forni a 8 muffole dei crematori IV e V a 400 cadaveri ciascuno. In breve, secondo Prüfer,la capacità di cremazione giornaliera era di 2.650 cadaveri, o il 55% del numero di Bischoff.
Ma anche con una capacità di cremazione molto più bassa di quella ufficiale di 4.756 cadaveri al giorno, i crematori avrebbero ancora potuto cremare facilmente i cadaveri di
1226 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 101.
1227 Idem, p. 386.
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1.100.000 persone che furono uccise ad Auschwitz. (Se la stima prudente di Prüfer era esatta e se tralasciamo l'uso di roghi di cremazione, la capacità di cremazione totale dei crematori nel periodo della loro esistenza sarebbe stata di 1.400.000 cadaveri).
Quando si considerano le cifre di Prüfer, bisogna ricordare che, poiché i contratti erano già firmati, era suo interesse fornire numeri molto prudenti, perché la ditta Topf doveva essere responsabile del funzionamento dei forni»1228.
Egli menziona il riferimento d'archivio «AEMS, file 241»1229, ma è chiaro che non conosceva il testo originale del documento1230, che è stato reso noto solo nel dicembre 2004. Eccone la trascrizione e la traduzione:
«TOPF An J.A. TOPF UND SÖHNE Erfurt, den 8.9.42
Abteilung D IV
Unser Zeichen: D IV/Prf./hes
In Sachen: Reichsführer SS, Berlin-Lichterfelde-West.
Betrifft: Krematorium-Auschwitz.
Vertraulich! Geheim!
8.9.42 Herr Obersturmführer Krone ruft an und erklärt, dass er zum Brigadeführer Kämmer bestellt sei und über seine Be- sichtigung des Krematoriums in Auschwitz, von der er gestern urückgekehrt sei, zu berichten habe. Aus der Anlage in Auschwitz wäre er nicht klug geworden und wollte sich des- halb genau informieren, wieviel Muffeln dort zur Zeit in
Betrieb seien, und wieviele Öfen mit Muffeln wir zur Zeit dort bauen und noch liefern.
Ich gab an, dass zur Zeit 3 Stück Zwei- muffel-Öfen mit einer Leistung von 250 je Tag in Betrieb seien. Ferner wären jetzt in Bau 5 Stück Dreimuffel- Öfen mit einer täglichen Leistung von 800. Zum Versand kämen heute und in den nächsten Tagen die von Mogilew abgezweigten 2 Stück Achtmuffel-Öfen mit einer Leistung von je 800 täglich.
Herr K. erklärte, dass diese Anzahl von Muffeln noch nicht aus- reichend sei; wir sollen noch weitere Öfen schnellstens liefern.
Es ist daher zweckmäßig, dass ich am Donnerstag Vormittag nach Berlin käme, um mit Herrn K. über weitere Lieferungen zu spre- hen. Ich soll Unterlagen über Auschwitz mitbringen, damit nun endgültig einmal die dringenden Rufe verstummen würden.
Den Besuch für Donnerstag habe ich zugesagt».
«TOPF Alla J.A. TOPF UND SÖHNE Erfurt, 8.9.42
Reparto D IV
Nostro riferimento: D IV/Prf./hes
Con riguardo a: Reichsführer SS, Berlin-Lichterfelde-West.
Oggetto: Crematorio-Auschwitz.
Confidenziale! Segreto!
8.9.42 Il sig. Obersturmführer Krone telefona e afferma di essere stato convocato presso il Brigadeführer Kämmer [Kammler] e che deve riferire sulla sua visita al crematorio di Auschwitz, dalla quale è ritornato ieri. Egli non ha capito nulla dell'impianto di Auschwitz e vorrebbe perciò sapere esattamente quante muffole vi sono attualmente in funzione e quanti forni con muffole noi attualmente vi costruiamo e dobbiamo ancora consegnare. Io ho dichiarato che ora sono in funzione 3 forni a 2 muffole con una capacità [di cremazione] di 250 [cadaveri] al giorno. Inoltre sono attualmente in costruzione 5 forni a 3 muffole con una capacità [di cremazione] giornaliera di 800 [cadaveri]. Oggi e nei prossimi giorni saranno spediti i 2 forni a 8 muffole stornati da[l contratto di] Mogilew con una capacità [di cremazione] di 800 [cadaveri] al giorno ciascuno. Il sig. K. ha dichiarato che questo numero di muffole non è ancora sufficiente; noi dobbiamo consegnare il più presto possibile altri forni ancora. È dunque opportuno che io giovedì mattina mi rechi a Berlino per discutere con il sig. Krone di altre consegne. Devo portare con me documenti su Auschwitz affinché le chiamate urgenti cessino una volta per tutte. Ho assicurato la [mia] visita per giovedì»1231.
1228 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 350.
1229 Idem, nota 100 a p. 531.
1230 Egli si è basato sull'articolo di J.-C. Pressac Enquête sur les chambres à gaz, in: “Les Collections de l'Histoire”, supplemento della rivista L'Histoire, n. 3, ottobre 1998, nel quale appare un resoconto erroneo del documento uguale a quello presentato da van Pelt.
1231 http://veritas3.holocaust-history.org/auschwitz/topf/
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Ricordo che i 5 forni a 3 muffole menzionati nel documento erano quelli previsti per il crematorio II, l'unico che allora fosse già «in costruzione», mentre i «2 forni a 8 muffole» furono successivamente installati uno nel crematorio IV, l'altro nel crematorio V di Birkenau. In tal modo van Pelt adduce sì la medesima capacità totale di cremazione risultante dal documento - 2.650 cadaveri al giorno - ma solo in conseguenza di un gravissimo errore.
Egli prende in considerazione tutti e quattro i crematori di Birkenau, mentre il documento originale non menziona affatto il crematorio III, ma soltanto - indirettamente - il crematorio II; inoltre, cosa ancora più grave, la capacità che il documento attribuisce - anche qui indirettamente - ai crematori IV e V non è di 400 cadaveri al giorno ciascuno, bensì di 800.
Eppure il testo del documento non lascia dubbi al riguardo, perché la frase «2 Stück Schtmuffel-Öfen mit einer Leistung von je 800 täglich» può significare soltanto che ciascuno dei due forni a 8 muffole - e dunque ciascuno dei futuri crematori IV e V - poteva cremare 800 cadaveri al giorno.
In pratica van Pelt calcola:
250 (crematorio I) +
800 (crematorio II) +
800 (crematorio III) +
400 (crematorio IV) +
400 (crematorio V) = 2.650
mentre il documento originale dice:
250 crematorio I) +
800 (crematorio II) +
800 (crematorio IV) +
800 (crematorio V) = 2.650.
Questo documento introduce contraddizioni devastanti nella struttura argomentativa di van Pelt. La più grave è il fatto che la capacità di cremazione dei singoli impianti che esso riferisce è assolutamente inconciliabile con quella esposta nella lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943. Come si spiega, infatti, che, rispetto alla nota di Prüfer, la capacità di 15 muffole (futuro crematorio II) di questo documento salga da 800 a 1.440 cadaveri al giorno, con un incremento del 73%, mentre quella di 8 muffole (futuri crematori IV e V) diminuisca da 800 a 776? Questo fatto è tanto inesplicabile che Pressac, la fonte di van Pelt, pur di nasconderlo, ha falsificato tale dato, scrivendo 400 invece di 800, e non è certo senza ragione il fatto che egli non abbia mai voluto pubblicare il documento in questione.
La nota di Prüfer contiene un'altra contraddizione ancora più inspiegabile: essa attribuisce alle 8 muffole dei futuri crematori IV e V la medesima capacità di cremazione delle 15 muffole del futuro crematorio II: 800 cadaveri al giorno. Ne consegue che il forno a 8 muffole aveva in proporzione una capacità di cremazione unitaria quasi doppia rispetto ai 5 forni a 3 muffole: (800 : 8 =) 100 cadaveri al giorno per muffola contro (800 : 15 =) 53!
Ciò è doppiamente assurdo, non soltanto per i dati numerici in sé, ma anche per il fatto che il forno a 8 muffole, per la sua struttura (un solo gasogeno ogni 2 muffole, una sola serranda del fumo per 4 muffole, mancanza di soffieria), in rapporto a una muffola era meno efficiente del forno a 3 muffole.
Se dunque, come pretende van Pelt, Prüfer aveva interesse a fornire cifre molto prudenti, perché per il forno a 8 muffole, dunque per i futuri crematori IV e V, addusse una cifra addirittura maggiore di quella che appare nella lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943? La spiegazione di van Pelt è dunque assolutamente inconsistente.
IL suo calcolo generale è invece insensato: la cremazione di 1.400.000 cadaveri corrisponderebbe infatti a (1.400.000 : 2.650 =) 528 giornate continuative di cremazione, giorno e notte, 24 ore al giorno!1232 Van Pelt dimentica inoltre che il crematorio I cessò la sua attività il 17 luglio 1943: il suo calcolo, basato sulla cifra 2.650, contiene infatti almeno 15 mesi di giornate inesistenti di attività di questo crematorio, dal luglio 1943 all'ottobre 1944.
In realtà, come ho mostrato nel capitolo 8.8.1, eseguendo questo calcolo sulla base dei dati reali, il risultato teorico sarebbe di 316.368, che però non tiene conto della necessità - in questo caso - di almeno una sostituzione completa della muratura di tutte le 46 muffole dei crematori, sostituzione che però non è documentariamente attestata neppure per una sola muffola.
1232 Questo argomento fu ripreso da Franciszek Piper nel 2003 in una polemica con Fritjof Meyer. Vedi il mio articolo Sulla controversia Piper-Meyer: propaganda sovietica contro pseudorevisionismo, in: Auschwitz: nuove controversie e nuove fantasie storiche. I Quaderni di Auschwitz, n. 4. Effepi, Genova, 2004.
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L’8 settembre 1942, il giorno in cui fu redatta la nota in questione, i crematori di Birkenau ancora non esistevano. Intorno al 23 agosto, nel crematorio di Buchenwald, era entrato in funzione il primo forno a tre muffole (un modello praticamente identico a quelli installati nei crematori II e III di Birkenau). Tuttavia a Buchenwald, nel periodo dal 23 agosto all’8 settembre, la mortalità media fu di circa 10 decessi al giorno1233, perciò la cremazione di (800 : 5 forni =) 160 cadaveri al giorno in un forno a 3 muffole non poteva essere in alcun caso un risultato di esercizio sperimentale del forno, ma soltanto una mera estrapolazione.
Bisogna inoltre considerare che uno dei due forni di Buchenwald era predisposto anche per il riscaldo con nafta, perciò aveva una capacità di cremazione superiore a quella dell’altro, che era riscaldato soltanto con coke, ma non si sa quale dei due sia stato costruito per primo. Si potrebbe dunque ipotizzare una estrapolazione dei risultati di esercizio del forno riscaldato con nafta, ma anche questa ipotesi risulta tecnicamente infondata. Perfino i forni Ignis-Hüttenbau del crematorio di Theresienstadt – nonostante il riscaldo a nafta di gran lunga più efficiente del riscaldo a coke; nonostante l’eccellente sistema di apporto dell’aria di combustione (tratto dal forno civile Volckmann-Ludwig), rispetto al quale quello dei forni Topf era grossolanamente primitivo; nonostante l’enorme muffola che consentiva un sistema di cremazione molto efficiente inattuabile nei forni Topf; nonostante il sistema di tiraggio forzato, che i forni di Birkenau non possedevano – per una cremazione, secondo le liste di incinerazione, richiedevano mediamente circa 35 minuti, durata corrispondente ad una capacità teorica di cremazione di 41 cadaveri il 24 ore e di 615 cadaveri al giorno in 15 forni.
Nei forni a nafta Ignis-Hüttenbau, con il sistema di cremazione che la loro struttura speciale permetteva, il processo di cremazione di un cadavere durava circa 35 minuti, anche se in realtà esso continuava per altri 20-30 minuti davanti al bruciatore. Perciò è a fortiori impossibile che un forno a 3 muffole di Birkenau, che aveva una capacità di cremazione necessariamente inferiore – potesse eseguire (160 : 3 =) 53 cremazioni al giorno per muffola e il forno a 8 muffole addirittura (800 : 8 muffole =) 100 cremazioni al giorno per muffola.
In conclusione, la nota di Prüfer dell’8 settembre 1942 non contiene dati reali, ma, al più, velleitarie aspettative per i 5 forni a 3 muffole, dati inspiegabilmente assurdi per i 2 forni a 8 muffole.
11.4. Il consumo di coke per una cremazione
Esaminiamo ora la questione del consumo di coke dei forni crematori. Come abbiamo visto nel capitolo 8.5.4., la nota per gli atti (Aktenvermerk) redatta dall’impiegato civile Jährling il 17 marzo 1943 indica un consumo di coke «in caso di funzionamento continuativo» di 2.800 kg in 12 ore per il crematorio II/III e di 1.120 per il crematorio IV/V, complessivamente 7.840 kg. Van Pelt, in un breve paragrafo intitolato «Quanti corpi si potevano cremare con 760 tonnellate di coke nei crematori di Auschwitz?» calcola (erroneamente) che ciò corrispondeva ad un consumo orario di (7.840 : 12 =) 654,3 (il quoziente esatto è 653,3). Egli dice poi che
«la capacità dei crematori fu calcolata sulla base di 24 ore a 1.440 per i crematori II e III e 756 per i crematori IV e V, o ([1,440 + 1,440 + 756 + 756]/24) = 183 cadaveri all'ora. Ciò implica che, secondo Jährling, per cremare un cadavere erano necessari in media (654,3/183) = 3,5 kg di coke»1234.
Il riferimento è alla lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, nella quale però la capacità di cremazione attribuita ai crematori IV/V non è di 756, ma di 768 cadaveri in 24 ore, perciò il calcolo corretto è ([1,440 + 1,440 + 768 + 768]/24) = 184 e (653,3 : 184 =) 3,55 kg di coke per cadavere.
Questo risultato è una delle prove più evidenti del fatto che le cifre summenzionate sono tecnicamente assurde. Come ho spiegato nel capitolo 8.5.3., il consumo di coke per la cremazione di un cadavere medio era di circa 19 kg nel forno a 3 muffole e di circa 14 kg nel forno a 8 muffole; tenendo conto del diverso numero delle muffole, il consumo medio per i quattro crematori era di circa 17,3 kg con funzionamento continuativo. Questo valore è addirittura più basso non solo del consumo medio dei forni H.Kori, circa 25 kg di coke per cremazione, ma perfino di quello dei migliori incineratori per i mattatoi. In questi impianti, come ho spiegato sopra1235, si potevano incenerire 900 kg di sostanza organica con 300 kg di carbon fossile in 13 ore e mezza, l'equivalente, in peso, della cremazione di 13 cadaveri di 70 kg, ciascuna con un consumo medio di (300 : 13 =) 23 kg di combustibile e una durata media di 62 minuti. Pretendere dunque che una cremazione richiedesse in
1233 A Buchenwald, dal 3 al 30 agosto morirono 335 detenuti, dal 31 agosto al 27 settembre 203 detenuti. Konzentrationslager Buchenwald. Bericht des internationalen Lagerkomitees Buchenwald. Weimar, s.d., p. 85.
1234 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 122.
1235 Vedi capitolo 8.7.2.
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media 3,55 kg di coke è tecnicamente insensato. Ma nulla è troppo insensato per chi crede seriamente alla favola dell'autocomubustione dei cadaveri!
11.5. Il numero dei cadaveri cremati con le forniture di coke ai crematori
Van Pelt si affretta poi a mettere “storicamente” a frutto quest'assurdità tecnica scrivendo:
«Poiché la fornitura di coke nel 1943 fu di circa 844 tonnellate, ciò avrebbe permesso la cremazione di 241.000 corpi. Secondo i calcoli di Piper basati sulle liste dei trasporti, nel 1943 ad Auschwitz morirono circa 250.000 persone»1236.
Dunque 844.000 (kg di coke) : 3,5 (kg di coke per cadavere) = circa 241.000 cremati! Eccoci dunque di fronte ad un'altra presunta “convergenza di prove”.
In realtà, come abbiamo visto nel capitolo 8.8.4., nel periodo del 1943 in cui ha senso fare un tale calcolo, la fornitura di coke bastò soltanto per i circa 13.000 cadaveri che furono cremati a Birkenau. Senza contare che nel 1943 i crematori ricevettero 704,5 tonnellate di coke, non 844.
In riferimento al dibattimento processuale, van Pelt aggiunge:
«In tribunale dichiarai sulla base di documenti tedeschi del tempo di guerra, che “possiamo calcolare il quantitativo di coke che sarà usato per cadavere - che non è un calcolo felice, devo dire, ma il bilancio è che si arriva a tre chili e mezzo per cadavere”.
Irving rispose sprezzante:“Credete realmente, sinceramente che si possa cremare un cadavere con il coke che si può mettere in una di queste bottiglie d'acqua, è ciò che state dicendo?”. Io risposi che dei documenti tedeschi mi avevano portato a quella conclusione»1237.
La domanda di Irving è pienamente legittima: van Pelt poteva credere “realmente” e “sinceramente” che nei forni Topf di Auschwitz-Birkenau si potesse cremare un cadavere con 3,5 kg di coke?
A questa domanda si può rispondere con certezza.
Come ho mostrato nel capitolo 8.6.4., il dato fondamentale che ho utilizzato per calcolare il consumo di coke dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau è il consumo documentato del forno Topf a due muffole del campo di Gusen. Nella mia risposta alle critiche di Zimmerman, apparsa su internet nel 2000 1238, per confutare i suoi deliri termotecnici, mi sono occupato in modo dettagliato della questione del forno di Gusen1239, esponendo in una tabella il consumo di coke in funzione del numero delle cremazioni in base ai documenti noti1240:
a)Periodo (1941)
b)Consumo di coke in kg
c)Numero dei cadaveri cremati
d)Numero medio giornaliero dei cremati
e)Consumo medio di coke per ogni cadavere cremato
..........a.........b.........c.....d......e
29.1 - 24.2......1.300...250...9...45,2
25.2 – 24.3....13.550...375 12...36,1.
25.3 – 24.4... 22.600...380 13...59,4
25.4 – 24.5......8.450...239... 8...35,3
25.5 – 24.6......8.200...199....7...41,2
25.6 –............14.900...369..12...40,3
1236 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 122.
1237 Idem, p. 462.
1238 Supplementary Response To John C. Zimmerman On His "Body Disposal AT Auschwitz". Edited and copyrighted © MM By Russ Granata. Attualmente in: http://vho.org/GB/c/CM/Risposta-new-eng.html
1239 An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., pp. 123-142.
1240 Nella tabella originariamente appariva per errore un consumo totale di 3.400 kg di coke e medio di 14,2 kg per cadavere per il periodo 25 aprile-25 maggio 1941. Vedi al riguardo il mio studio Olocausto: dilettanti nel web. Effepi, Genova, 2005, pp. 13-16. Qui completo la tabella con i dati relativi al periodo 26 settembre-31 novembre che avevo trattato a parte.
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Dunque nel periodo in cui il forno funzionò ogni giorno in modo continuativo, cremando mediamente 52 cadaveri al giorno, ossia 26 per muffola in circa 18 ore di attività al giorno, il consumo medio fu di 30,6 kg di coke per cadavere. Da questo dato sperimentale ho calcolato il consumo dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau per un cadavere medio di
28 kg (forno a 2 muffole)
19 kg (forno a 3 muffole)
14 kg (forno a 8 muffole)
spiegandone le ragioni tecniche1241.
Ma come si può conciliare questo dato sperimentale con un consumo medio di 3,5 kg di coke per cadavere?
Come ho ricordato sopra, van Pelt menziona Zimmerman tra i consulenti che ringrazia nella «Prefazione e ringraziamenti». Il suo libro è stato pubblicato nel 2002, mentre la mia risposta a Zimmerman che contiene tutti i dati che ho esposto sopra è apparsa in web nel 2000. Non si può credere che Zimmerman e van Pelt non abbiano discusso la questione assolutamente essenziale del consumo di coke del forno di Gusen, perciò l'unica conclusione che si può trarre è che i due “esperti” abbiano deciso di comune accordo di non menzionare affatto una questione che avrebbe demolito da sola l'intero impianto argomentativo del “Pelt Report” del 1999.
Ciò significa che van Pelt quando scrisse il libro non poteva credere “realmente” e “sinceramente” che nei forni Topf di Auschwitz-Birkenau si potesse cremare un cadavere con 3,5 kg di coke.
11.6. Le cremazioni multiple
Tutto l'impianto argomentativo di van Pelt su cremazione e forni crematori è basato su due false congetture che egli trae dalla testimonianza di Tauber:
1) la cremazione contemporanea di più cadaveri in una muffola, con la conseguenza di una enorme diminuzione del tempo di cremazione;
2) lo sfruttamento del calore prodotto da un cadavere per cremare gli altri, con la conseguenza di una enorme diminuzione del consumo di coke.
Nel dibattimento processuale l'avvocato Rampton, per “demolire”
«la contestazione di Irving alla capacità di cremazione col pretesto che il coke fornito ad Auschwitz non sarebbe stato sufficiente a far fronte al tasso di cremazione necessario»,
espose così queste fallaci congetture:
«Come il professor van Pelt ha dimostrato, questa contestazione è demolita da due considerazioni che il sig. Irving ha evidentemente ignorato: primo, la procedura di cremazione ad Auschwitz implicava la cremazione contemporanea di quattro o cinque cadaveri... in ogni muffola dei forni; e, secondo, di conseguenza, i cadaveri stessi servivano da combustibile per i forni...»1242.
Come ho dimostrato sopra, nei forni di Auschwitz-Birkenau era tecnicamente impossibile eseguire cremazioni di più cadaveri in una muffola economicamente vantaggiose. La cremazione contemporanea di quattro o cinque cadaveri per muffola, se fosse stata realizzabile, avrebbe pertanto come minimo prolungato di quattro o cinque volta la durata del processo di cremazione.
A fondamento di questa congettura Van Pelt pone essenzialmente la testimonianza di Tauber e la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 interpretata (o, più precisamente, travisata) secondo questa testimonianza.
Rispondendo alla “Critica” di Germar Rudolf, Van Pelt menziona però anche un dato sperimentale (che era già stato addotto dal suo consigliere Keren e che ho già ampiamente confutato1243):
1241 Vedi capitolo 8.5.
1242 Idem, p. 485.
1243 An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, in: C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., “Appendix: The Fantasies of Daniel Keren”, pp. 190-194.
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«Nel caso della cremazione multicadavere - cioè la pratica illegale di ridurre in cenere due o più cadaveri nello stesso forno - ho trovato nell'opera classica di Kenneth V. Iserson sull'eliminazione dei cadaveri Death to Dust (1994) che un crematorio della California dovette affrontare una causa da parte di 25.000 persone “le quali affermavano che i corpi di loro parentierano stati cremati in massa invece che separatamente. Un'altra ditta della California meridionale [...] abitualmente metteva da nove a quindici cadaveri in ogni forno, che aveva le dimensioni interne di una tipica berlina americana”. Questi casi suggerivano che Rudolf avesse torto»1244.
Una tale argomentazione è insensata.
Come si può pretendere seriamente che la cremazione contemporanea di più cadaveri in forni ultramoderni riscaldati con gas o con nafta possa “dimostrare” che nei forni a coke di Auschwitz-Birkenau era possibile la cremazione economicamente vantaggiosa di quattro o cinque cadaveri insieme?
L'argomento di van Pelt è ancora più insensato perché egli non indica né la durata né il consumo di combustibile di queste cremazioni multiple, dunque non dimostra affatto il punto essenziale della questione, ossia che esse erano economicamente vantaggiose.
Con un falso ragionamento simile van Pelt pretende “dimostrare” che l'assurdo sistema di cremazione descritto da Tauber sarebbe “confermato” dal progetto del forno Sander.
Con ciò passiamo alla seconda congettura di van Pelt, perché tale sistema è quello dello sfruttamento del calore prodotto da un cadavere per cremare gli altri.
Su tale questione nel dibattimento processuale Irving-Lipstadt ci fu un'accesa discussione. La riporto nonostante la sua lunghezza perché essa mostra in modo lampante la prodigiosa ignoranza tecnica di van Pelt:
«Risposta [van Pelt] - Ora, se contestate, se contestate l'uso del coke, dovrò citare e, mi dispiace, non ho il brevetto specifico, ma è una piccola storia tecnica. C'è una particolarità nella progettazione dei forni di Auschwitz, che è, sostanzialmente, che funzionavano con aria compressa - che l'aria veniva insufflata nella muffola. Normalmente, ciò che accade in questi forni è che...
Domanda [Irving] - La fiamma non tocca il corpo?
R. - No, in realtà nei forni di Auschwitz avveniva un verbrennen [combustione]; non era una semplice cremazione.
D.- Bene, essi producevano l'autocombustione? Quando avevano raggiunto una certa temperatura producevano l'autocombustione?
R.- Questo è il principio di una normale cremazione. Ad Auschwitz, a dire il vero...la differenza tra i forni è che un elemento che è usato nei forni normali - una specie di rigeneratore per il calore - ad Auschwitz fu sostituito da aria compressa che veniva insufflata nel forno. Ora...
D.- A vostro avviso,ciò sarebbe importante per l'abbassamento dell'uso normale di coke da 35 chilogrammi per corpo nel campo di concentramento di Gusen a 3,5 ad Auschwitz?
R.- Sì, e io credo che l'uso normale per Gusen richiede [il chiarimento]: l'uso normale di che cosa? Per uno, due, tre, quattro corpi al giorno [e] ad un certo momento un uso intensissimo. Qui vorrei appunto citare un'opera scritta da Jean-Claude Pressac alla quale ho collaborato anch'io.
D.- Posso interrompere? Non ho afferrato completamente ciò che avete detto su Gusen. Qual era secondo voi il tasso1245 normale a Gusen?
R.- Il tasso normale, la questione è che cos'è il tasso normale? Se voi accendete i forni di Auschwitz per un solo cadavere, probabilmente avete bisogno di 300 kg [di coke].
D. - A Gusen, se ricordo bene il documento, si parlava dell'ordine di 100 corpi o forse 200.
R.- Se portate i documenti, possiamo discutere i documenti.
D.- Bene, professor van Pelt, voi lì non citavate un documento. Avete solo detto una cifra, congetturato.
R.- Io dico una cifra ed essa proviene dal brevetto. Sono lieto di mostrarvi il passo. Il grande problema nella progettazione di un crematorio è che dovete riuscire a far funzionare la cosa, a far funzionare il forno, e ciò richiede un quantitativo enorme di energia. Così, se cremate un corpo, e questo è un documento che è preparato per Dachau nel 1939, per cremare un corpo a Dachau ci volevano 175 kg di coke, che eccedono di gran lunga i 30 kg. Tuttavia, esso [il documento] dice che, dopo che avete cremato un certo numero di corpi, ed io citerò la
1244 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 503.
1245 Cioè il consumo di coke.
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cosa, “se la camera [di cremazione] fredda richiedeva 170 kg di coke per cominciare una nuova cremazione, essa ne richiedeva soltanto 100 kg se era stata usata il giorno prima. La seconda e terza cremazione nella stessa [camera di cremazione] non richiederebbe combustibile supplementare, grazie all'aria compressa”. Quelle successive avrebbero richiesto soltanto un piccolo quantitativo di energia supplementare.
D.- State dicendo che per le cremazioni del secondo e terzo giorno non si dovrebbe mettere affatto coke nell'impianto? Che ciò in qualche modo procederebbe da solo?
R.- No. Se cominciate a cremare il secondo giorno potete ancora usare il calore che è stato accumulato il primo giorno. Se allora introducete ulteriori corpi nel forno lo stesso giorno, dopo il primo, avete bisogno soltanto di pochissimo combustibile supplementare.
D.- Non è ciò che dice il documento. Voi avete detto che esso [il forno] non ne ha bisogno affatto.
R.- In questo caso esso [il documento] dice solo poco [coke], la prima, la seconda e la terza [cremazione], e poi, quando continuate, allora soltanto un quantitativo molto limitato di combustibile.
D.- Ma naturalmente ad Auschwitz avevano più di un solo forno. In ciascuno di questi crematori, ci dite, ne avevano cinque volte tre1246. Perciò non dovevano accenderli tutti. Potevano accenderne uno e tenerlo in funzione?
R.- Ma sembra che ci fossero più corpi di quanto si potrebbe supporre. Naturalmente, abbiamo anche la domanda di brevetto della Topf della fine del 1942 che funziona effettivamente proprio su quel principio.
D. - Non fu usato, vero?
R. - No, ma era basato sull'esperienza ottenuta. Come dice molto letteralmente, esso è basato sull'esperienza ottenuta con i forni multimuffola usati all'Est. Il documento...sono lieto di tentare di trovarlo. Non so dove sia la domanda di brevetto»1247.
Ricapitoliamo.
1) La «particolarità» del sistema costruttivo dei forni Topf di Auschwitz-Birkenau era «che funzionavano con aria compressa», cioè erano dotati di impianto di soffieria (Druckluftanlage).
Ma già negli anni Trenta questa «particolarità» era presente in molti modelli di forni crematori, compresi i forni Topf con riscaldo a gas ed elettrico, e soprattutto nel forno Volckmann-Ludwig, che l'aveva perfezionato.
2) Questa «particolarità» valeva soltanto per il modello di forno a 2 e a 3 muffole, ma non per il modello a 8 muffole, installato nei crematori IV e V, che era privo di Druckluftanlagen.
Nonostante ciò, secondo la lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, in rapporto ad una muffola, questo modello aveva esattamente la stessa capacità di cremazione dei forni a 3 muffole, come risulta da questo semplice calcolo:
forno a 3 muffole: 1.440 : 15 = 96 cadaveri per muffola in 24 ore
forno a 8 muffole: 768 : 8 = 6 cadaveri per muffola in 24 ore.
Ma allora qual era il vantaggio degli impianti di soffieria?
3) Il «rigeneratore» nei forni di Auschwitz-Birkenau «fu sostituito da aria compressa». Van Pelt non sa che cosa dice. Anzitutto il dispositivo presente nei forni normali negli anni Quaranta non era un «rigeneratore», ma un “recuperatore”. Anche se la funzione era la stessa, la differenza strutturale era notevole.
Nel capitolo 8.3.5. ho descritto il sistema costruttivo e il funzionamento del recuperatore. Il rigeneratore (Regenerator) era uno scambiatore termico intermittente costituito da una struttura di mattoni refrattari attraversata da un sistema di canali che collegavano la muffola al condotto del fumo come nel recuperatore, ma, a differenza di questo, i canali erano attraversati tutti, alternativamente, dai gas combusti provenienti dal gasogeno in direzione discendente e dall’aria di combustione in direzione ascendente. Non essendo fornito di canali separati per i gas combusti e per l’aria di combustione, il rigeneratore doveva essere azionato discontinuamente, alternando fasi di riscaldo e fasi di raffreddamento.
Il modello di forno Topf a 2 e a 3 muffole non aveva né rigeneratore né recuperatore ed era dotato di una soffieria (Druckluftgebläse) che dunque introduceva nelle muffole aria fredda. Non ha dunque senso affermare che un dispositivo di apporto di aria calda fosse stato «sostituito» da un dispositivo di apporto di aria fredda.
1246 Cioè: cinque forni a 3 muffole.
1247 Processo Irving-Lipstadt, 9a giornata, 25 gennaio 2000, pp. 149-152, in: http://www.fpp.co.uk/Legal/Penguin/transcripts/day009.htm.
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4) Secondo un documento del “1939” «la seconda e terza cremazione nella stessa [camera di cremazione] non richiederebbe combustibile supplementare, grazie all'aria compressa».
Van Pelt si riferisce all' «Offerta di un forno crematorio con riscaldo a coke secondo il disegno allegato» (Angebot auf einen Feuerbestattungsofen mit Koksbeheizung nach beiliegender Zeichnung)1248 redatto dalla ditta W. Müller Ingenieurbüro-Industrieofenbau con sede a Allach presso Monaco il 2 giugno 1937 (e non 1939) e indirizzato al Reichsfuhrer-SS. Anche qui van Pelt riprende un falso argomento di Keren, che ho già confutato dettagliatamente1249.
Per quanto riguarda il sistema costruttivo, il forno della ditta W. Müller di Allach era strutturato in modo tale che l’aria di combustione veniva insufflata per mezzo di un soffiante attraverso le barre della griglia di argilla refrattaria della muffola, dunque dal basso verso l’alto. Con questo sistema, secondo il costruttore, il quantitativo d’aria necessario per la combustione del cadavere si avvicinava molto all’aria teorica di combustione, e da ciò dipendeva il presunto1250 risparmio di combustibile1251. Il forno era inoltre dotato di un soffiante per il focolare, che serviva ad aumentare il regime di griglia e quindi la disponibilità oraria di calore del forno. È vero che – secondo il costruttore – nel caso di parecchie cremazioni, le cremazioni consecutive si potevano eseguire «senza, o quasi senza apporto speciale di combustibile», ma è anche vero che la cremazione era prevista con una bara di legno di 35 kg, equivalente da sola a circa 17,5 kg di coke!
La storia delle cremazioni senza combustibile è una favola contro la quale ironizzò in tempi non sospetti perfino Kurt Prüfer.
Quando l’ing. Hans Volckmann scrisse nel 1930 che il forno riscaldato con gas installato nel crematorio di Hamburg-Ohlsdorf da lui ideato insieme all’ing.Karl Ludwig (il famoso forno Volckmann-Ludwig che divenne il più pericoloso concorrente dei forni Topf riscaldati con gas) aveva cremato in sette mesi 3.500 cadaveri1252 con un consumo totale di gas di appena 103 m3, Prüfer obiettò:
«Si afferma che ad Amburgo sono state eseguite 3.500 cremazioni con un consumo di gas complessivo di 100 m3 [per l’esattezza 103]. Ciò è contestabile anzitutto perché, secondo le dichiarazioni che mi sono state rese ad Amburgo indipendentemente l’una dall’altra da due fuochisti che conducono il forno, normalmente vengono consumati 7 m3 di gas, forse anche un po’ di più. […].
Se le affermazioni relative alla cremazione senza gas supplementare dovessero essere esatte, la temperatura dei gas di scarico1253 dovrebbe essere uguale alla temperatura ambientale, il che nessun tecnico della combustione può asserire seriamente, perché le perdite di calore inevitabili dei gas di scarico e l’aria fredda che affluisce quando si introduce la bara1254, nel bilancio termico, sono passivi che non si posono evitare»1255.
Dunque neppure il forno a gas Volckmann-Ludwig – il miglior forno crematorio civile degli anni Trenta e Quaranta - sia pure con funzionamento continuativo (in media, 12 cremazioni al giorno per sette mesi), poteva cremare senza combustibile supplementare oltre al calore fornito dalla bara1256.
I forni a 3 muffole di Birkenau avevano invece un sistema di apporto dell’aria di combustione alquanto grossolano. Essi erano dotati di un unico soffiante che serviva tutte e tre le muffole senza la possibilità di regolare il flusso dell’aria in ogni muffola. La parte terminale del condotto dell’aria era murata sulla volta della muffola; l’aria usciva dal condotto attraverso 4 aperture rettangolari di cm 10 x 8 praticate nella muratura refrattaria, dunque dall’alto verso il basso, esattamente il contrario del principio del forno Müller!
Questo sistema di apporto dell'aria di combustione adottato nel forno Topf a 2 e a 3 muffole si era rivelato poco efficiente perfino con aria calda già alla fine degli anni Trenta. Al riguardo il prof. Paul Schläpfer scrisse:
1248 W. Müller, Ingenieurbüro/Industrieofenbau. Allach bei München. Angebot auf einen Feuerbestattungsofen mit Koksbeheizung nach beiliegender Zeichnung. An die Reichsführung SS der NSDAP, München, Karlstrasse. 2.6.1937. AKfSD, 361/2111.
1249 An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, in: C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., “Appendix: The Fantasies of Daniel Keren”, pp. 191-194.
1250 Dico “presunto” perché l’esperienza insegna che c’è una grande differenza tra le dichiarazioni teoriche o pubblicitarie dei produttori di forni e i dati pratici. 1251 I forni crematori a coke funzionavano con un coefficiente di eccesso d’aria intorno a 3 (= 3 volte l’aria teorica), e questa era una delle cause inevitabili dell’alto consumo di questi impianti.
1252 Questa cifra era dovuta ad un errore di stampa. La cifra effettiva era di 2.500.
1253 Di norma da 500 a 700°C a seconda del tipo di forno.
1254 E quando si introduce un cadavere senza bara.
1255 Kurt Prüfer, Ein neues Einäscherungsverfahren, in: “Die Urne”, 4. Jg., n.3, marzo 1931, pp. 27-29.
1256 In pratica il forno Volckmann-Ludwig – che veviva pubblicizzato come un impianto che funzionava senza calore supplementare – richiedeva mediamente per una cremazione l’equivalente di [(4500 x 7) + (35 x 3500)] /7000 circa 22 kg di coke!
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«Si aggiunge inoltre il fatto che l'aria viene introdotta nella muffola in alto e poi fluisce in basso lungo le pareti e lì assorbe di nuovo calore. Avviene dunque un raffreddamento della muffola anche nel lato interno. I gas combusti vengono convogliati direttamente in basso, il che nella prima fase della cremazione impedisce un prezioso riscaldo della muffola»1257.
5) Secondo van Pelt, la diminuzione del consumo di coke del forno di Gusen rispetto a quelli di Auschwitz-Birkenau da 35 a 3,5 kg dipendeva dal riscaldo dei forni. Questo è l'elemento centrale della discussione di cui van Pelt, nella sua prodigiosa ignoranza tecnica, non ha capito nulla, come risulta dalla grande confusione delle sue affermazioni.
Il riscaldo di un forno crematorio alla temperatura di esercizio è un fattore che influisce in modo determinante sul consumo giornaliero, come risulta da ciò che ho rilevato nel capitolo 8.5.1.
Qui ho anche menzionato il dato sperimentale secondo il quale, a partire dalla quarta cremazione consecutiva, il calore assorbito dalla muratura refrattaria tendeva gradualmente a stabilizzarsi. Per questo motivo ho calcolato il bilancio termico dei forni di Auschwitz-Birkenau sulla base dei dati sperimentali del forno di Gusen con funzionamento continuativo effettivo di 18 ore al giorno, perfettamente paragonabile a quello dei forni di Auschwitz-Birkenau nell'ipotesi di una cremazione in massa. Assumendo un funzionamento di 20 ore, il consumo di coke per cremazione sarebbe sceso di appena 0,3 kg. Come si dice in gergo temotecnico, il forno si trovava in equilibrio termico, nel senso che praticamente ormai tutta la muratura refrattaria era riscaldata alla temperatura di esercizio e non assorbiva più calore, se non quello necessario per compemsare le perdite di calore.
Da ciò risulta chiaro che van Pelt ha commesso un errore madornale: egli ha attribuito la diminuzione del consumo di coke da 35 (in realtà 30,6) a 3,5 kg ad un fattore inesistente, perché il consumo medio di 30,6 kg di coke comprende già il quantitativo di coke impiegato per il riscaldo del forno.
Ciò appare ancora più chiaro se si considera il consumo medio del forno di Gusen in funzione del numero delle cremazioni giornaliere. Come ho spiegato sopra, a Gusen dal 29 gennaio al 15 ottobre 1941 furono cremati 2.910 cadaveri, in media 10 al giorno, con 138.480 kg di coke; il consumo medio fu di 47,5 kg per cadavere.
Dal 26 al 30 ottobre furono cremati 129 cadaveri, in media 32 al giorno, con 4.800 kg di coke; il consumo medio fu di 37,2 kg per cadavere.
Dal 31 ottobre al 13 novembre furono cremati 677 cadaveri, in media 52 al giorno, con 20.700 kg di coke; il consumo medio fu di 30,6 kg per cadavere.
Dunque passando da 10 a 32 a 52 cremazioni al giorno il consumo medio diminuì da 47,5 a 37,2 a 30,6 kg. Ciò significa che per il primo ciclo di cremazioni almeno (47,5 - 30,6 =) 16,9 kg di coke per ogni cremazione furono consumati per riscaldare il forno.
Nel capitolo 8.5.4. ho chiarito che la nota per gli atti di Jährling del 17 marzo 1943 dice esattamente la stessa cosa: «in caso di funzionamento continuativo» il consumo dei forni di Auschwitz-Birkenau diminuiva di 1/3, dunque al 66%, come diminuiva all'incirca di 1/3 nel forno di Gusen passando dalle cremazioni discontinue al funzionamento continuativo: 30,6/47,5 x 100 = 64%. Bisogna tuttavia notare che nella nota per gli atti summenzionata il calcolo viene eseguito sulla base del funzionamento dei forni di 12 ore al giorno, mentre il dato relativo al forno di Gusen si riferisce a 18 ore al giorno. Ciò significa che, in proporzione (senza considerare le differenze strutturali dei forni, del resto completamente ignote a van Pelt), il consumo dei forni di Birkenau era maggiore di quello del forno di Gusen, perché quelli avevano una perdita di calore per inattività di 12 ore al giorno, questo soltanto di 6 ore.
Ancora più sconcertante è il fatto che van Pelt dal confronto tra il consumo medio effettivo del forno di Gusen e la nota per gli atti di Jährling trae un'altra conseguenza, se si può dire, ancora più irrazionale. Anche supponendo che il consumo medio del forno di Gusen si riferisse a cremazioni discontinue - e non a un funzionamento continuativo addirittura più lungo di 6 ore rispetto a quello previsto nella nota per gli atti di Jährling -, poiché in questo documento si parla esplicitamente della diminuazione del consumo di coke di 1/3 «in caso di funzionamento continuativo», la conclusione logica, partendo dal dato erroneo di van Pelt di un consumo medio di 35 kg di coke per il forno di Gusen, sarebbe la diminuzione di 1/3 di 35 kg, ossia 23,3 kg per cadavere. Ma allora van Pelt come può pretendere che il funzionamento continuatitivo della nota per gli atti di Jährling giustifichi un consumo medio di 3,5 kg per cadavere? Qui non si tratta evidentemente di un semplice errore.
Ciò è confermato anche da una omissione oculata di van Pelt. Egli accetta ciecamente la dichiarazione di Tauber circa la cremazione contemporanea in una muffola di 4-5 cadaveri in poco più
1257 P. Schläpfer, Betrachtungen über den Betrieb von Einäscherungsöfen, in: “ Schweiz. Verein von Gas- und Wasserfachmännern Monatsbulletin”, Zürich, XVII. Jg., Nr.7, Juli 1938, p. 155.
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di mezz'ora. Tuttavia l' offerta del forno W. Müller dice esplicitamente: «Durata media della cremazione: circa un'ora e mezza (Durchschnittliche Einäscherungsdauer: etwa 1 1/2 Std.)»1258.
Questo forno, pur essendo tanto perfezionato da funzionare, dopo la prima cremazione, senza consumo supplementare di combustibile1259, impiegava un'ora e mezza per cremare un solo cadavere:
ma allora perché i forni di Birkenau impiegavano poco più di mezz'ora per cremare 4-5 cadaveri insieme?
Perché avevano una capacità di cremazione 12-15 volte superiore? Domanda troppo imbarazzante che van Pelt ha preferito eludere tacendo questo dato.
Durante la presunta «confutazione della tesi di Irving che non c'era stato coke sufficiente per cremare le vittime» da parte di van Pelt, l'avvocato Rampton si convinse che la causa era vinta1260: ciò dimostra quanto una tale vittoria sia fallace.
11.7. Crematori e camere mortuarie
Van Pelt presenta un calcolo alquanto strampalato in cui mette a confronto la forza prevista del campo, la presunta capacità mensile di cremazione dei crematori e la capacità delle camere mortuarie,
«calcolata in termini di unità-obitoriale per mese di 30 giorni, in cui ogni unità è un cadavere-giorno, il che significa che una camera mortuaria con una capacità di 100 cadaveri ha una capacità di 100 x 30 = 3.000 unità-obitoriali al mese»1261.
Questi calcoli, che egli riassume anche in un grafico1262, pretenderebbero dimostrare che a Birkenau vi fu una crescita spropositata della capacità di cremazione a fronte di una diminuzione altrettanto spropositata della capacità delle camere mortuarie, che nel maggio 1943 sarebbe addirittura scomparsa: egli parla infatti esplicitamente di «nessuna unità-obitoriale (no morgue units)»1263. Van Pelt conclude:
«Se Auschwitz, come i negazionisti hanno asserito, fu un “normale” campo di concentramento paragonabile a Dachau e a Sachsenhausen - cioè un campo non destinato allo sterminio sistematico di grandi trasporti - ci si dovrebbe aspettare una capacità di cremazione e obitoriale paragonabile a quella di “normali” campi di concentramento. Se Auschwitz fu più letale di altri campi di concentramento a causa della maggiore prevalenza di malattie infettive, ci si dovrebbe aspettare forse una capacità di cremazione più alta, ma anche una capacità obitoriale molto più alta per fornire un tampone tra la differenza tra capacità di cremazione e mortalità che fluttuava secondo le stagioni. Ma, come abbiamo visto, la capacità obitoriale in realtà diminuì dall'agosto 1942 in poi. Sembra perciò che le cifre indichino che Auschwitz fu un campo di sterminio in cui la maggior parte delle persone fu uccisa “a comando”»1264.
I calcoli di van Pelt sono infirmati in via di principio dal fatto che egli assume una capacità di cremazione assurda:
10.000 cremazioni al mese per il crematorio I,
40.000 per ciascuno dei crematori II e III e
20.000 per ciascuno dei crematori IV e V1265.
Totale 130.000 (nota BW5a)
In pratica egli assume i dati della lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943, con gli opportuni arrotondamenti per ottenere cifre tonde. Ad esempio, la capacità del crematorio II/III risulta da 1.440 x 30 = 43.200 arrotondato a 40.000. Qui è assurda non solo la capacità di cremazione dei crematori, ma anche l'ipotesi del un funzionamento continuativo di 24 ore al giorno per un mese intero!
Nella mia replica a Zimmerman mi sono occupato in modo approfondito della questione discussa da van Pelt, soprattutto in riferimento ai campi di Dachau, Buchenwald ed Auschwitz, e ho riassunto in una tabella i dati reali che si desumono dai documenti:
1258 W. Müller, Ingenieurbüro/Industrieofenbau. Allach bei München. Angebot auf einen Feuerbestattungsofen mit Koksbeheizung nach beiliegender Zeichnung. An die Reichsführung SS der NSDAP, München, Karlstrasse. 2.6.1937. AKfSD, 361/2111.
1259 Ma utilizzando comunque il calore fornito dalla bara.
1260 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 477.
1261 Idem, p. 350.
1262 Idem, p. 351.
1263 Idem, p. 352.
1264 Idem.
1265 Idem, pp. 350-352.
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..................................................Dachau- Buchenwald- Auschwitz
( Mortalità nel mese in cui furono
progettati i nuovi forni).......................66............337.........8.600
Numero delle nuove muffole..................4...............6..............31 1266
La conclusione è che il numero delle nuove muffole di Auschwitz era 5,1 volte maggiore di quello di Buchenwald e 7,7 maggiore di quello di Dachau, ma la sua mortalità fu rispettivamente 25,5 e 130 volte maggiore. Se avesse adottato il medesimo criterio di scelta della Zentralbauleitung di Weimar-Buchenwald, la Zentralbauleitung di Auschwitz avrebbe dovuto progettare l’installazione di [(8.600 : 337) x 6 =] 153 muffole!1267
La realtà è dunque esattamente il contrario di ciò che pretende van Pelt.
Esaminiamo ora la questione delle camere mortuarie.
Il «Rapporto esplicativo del progetto preliminare per la nuova costruzione del campo per prigionieri di guerra della Waffen-SS, Auschwitz, Alta Slesia» (Erläuterungsbericht zum Vorentwurf für den Neubau des Kriegsgefangenenlagers der Waffen-SS, Auschwitz O/S)1268 del 30 ottobre 1941, menziona nella sezione «Preventivo di costo (Kostenvoranschlag)» una «baracca obitorio (Leichenbaracke)” BW 8» che misurava m 65 x 11,4 = 741 m2. Il «Calcolo approssimativo dei costi per il progetto di costruzione campo per prigionieri di guerra Auschwitz (attuazione del trattamento speciale)» [Kostenüberschlag für das Bauvorhaben Kriegsgefangenenlager Auschwitz (Durchführung der Sonderbehandlung]1269, redatto il 29 ottobre 1942, quando ormai, secondo van Pelt, Birkenau era diventato a tutti gli effetti un “campo di sterminio”, prevedeva «4 camere mortuarie» (4 Leichenhallen) ciascuna con dimensioni di 28,8 x 13,6 metri = 391,68 m2, complessivamente 1.566,72 m2.
Nell'ottobre 1941 si prevedeva una forza di 125.000 detenuti, nell'ottobre 1942 di 140.000, con un incremento del 12%; tuttavia la superficie prevista delle camere mortuarie aumentò del ([1.566.72 : 741] x 100 =) 211%.
Anche in questo caso, dunque, la realtà è esattamente il contrario di ciò che pretende van Pelt.
Resta infine la questione della «nessuna unità-obitoriale», che, in modo più esplicito, significa ciò:
«Nel momento in cui i crematori furono terminati, Auschwitz di fatto non ebbe una capacità obitoriale assegnata in modo permenente»1270.
Di questa tesi insensata mi sono occupato a fondo in uno studio specifico1271 nel quale ho dimostrato, sulla base di documenti evidentemente ignoti a van Pelt, che le camere mortuarie dei crematori di Birkenau furono normalmente impiegate per depositarvi i cadaveri dei detenuti morti al campo fin dal marzo 1943. Riassumo brevemente. Già il primo documento infirma da solo ciò che asserisce van Pelt. Si tratta di una lettera scritta il 20 marzo 1943 dall'SS-Standortarzt, SS-Hauptsturmführer Wirths, al comandante del campo nella quale egli fece questa richiesta:
«Per il trasporto dei cadaveri dall’ospedale dei detenuti al crematorio bisogna procurare due carri a mano coperti che permettano il trasporto di 50 cadaveri ciascuno».[«Für den Abtransport der Leichen aus dem HKB zum Krematorium müssen 2 gedeckte Handwagen beschaffen werden, die den Transport von je 50 Leichen gestatten»]1272.
Anzi, la Zentralbauleitung respinse addirittura le ripetute richieste dell' SS-Standortarzt di nuove camere mortuarie proprio perché erano disponibili le camere mortuarie dei crematori.
Il 20 luglio 1943,l’SS-Standortarzt scrisse alla Zentralbauleitung una lettera che comincia così:
«Nei campi già occupati del Bauabschitt II mancano ancora camere mortuarie di calcestruzzo o in muratura, la cui costruzione è urgente».[«In den bereits belegten Lagern
1266 15 muffole nel futoro crematorio III e 16 muffole nei futuri crematori IV e V.
1267 Vedi al riguardo: An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, in: C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, pp. 161-169.
1268 RGVA, 502-1-233, p. 24.
1269 VHA, fond OT 31(2)/8, p. 5.
1270 “The Pelt Report”, p. 210.
1271 The Morgues of the Crematoria at Birkenau in the Light of Documents, in: “The Revisionist”, Vol. 2, Number 3, August 2004, pp. 271-294. Vedi in particolare il § II, “The Use of the Morgues of Crematoria at Birkenau in 1943-1944”, pp. 279-283.
1272 Lettera dell’SS-Standortarzt al comandante del KL Auschwitz del 20 marzo 1943 con oggetto “Häftlings-Krankenbau – KGL”. RGVA, 502-1-261, p. 112.
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des Bauabschnittes II fehlen noch betoniere, beziehungsweise gemauerte Leichenkammern, deren Erstellung vordlinglich ist»]1273.
Il dott. Wirths motivava la sua richiesta affermando:
«Nelle baracche di legno finora disponibili i cadaveri sono enormemente esposti ai morsi dei ratti, sicché, quando si portano via i cadaveri, difficilmente si può osservare un cadavere senza i segni di morsi di ratti. I ratti vengono attirati irresistibilmente dai cadaveri e aumentano a tal punto che la lotta contro di essi diventa praticamente impossibile». [«In den bisher zur Verfügung stehenden Holzschuppen sind die Leichen ausserordentlich stark dem Rattenfrass ausgesetzt, sodass beim Abtransport der Leichen kaum eine Leiche ohne Zeichen von Rattenfrass festzustellen ist»]1274.
Egli ricordava poi che i ratti sono portatori della peste, la cui comparsa nell'area del campo poteva essere impedita soltanto con con la costruzione di camere mortuarie in muratura e nello stesso tempo con una lotta intensa contro questi roditori1275.
Il 4 agosto 1943 Bischoff rispose:
«L’SS-Standartenführer dott. Mrugowski, nel corso del colloquio del 31 luglio, ha dichiarato che i cadaveri devono essere portati nelle camere mortuarie dei crematori due volte al giorno, e precisamente al mattino e alla sera. Perciò la costruzione separata di camere mortuarie nelle singole sottosezioni diventa superflua». [«SS-Standartenführer Mrugowski hat bei der Besprechung am 31.7 erklärt, daß die Leichen zweimal am Tage, und zwar morgens und abends in die Leichenkammern der Krematorien überführt werden sollen, wodurch sich die separate Erstellung von Leichenkammern in den einzelnen Unterabschnitten erübrigt»]1276.
Il 22 maggio 1944 l’SS-Obersturmführer Jothann, nuovo capo della Zentralbauleitung, redasse una nota per gli atti in cui rilevò:
«L’SS-Obersturmbannführer Höss richiama l’attenzione sul fatto che, secondo una disposizione in vigore, il quantitativo quotidiano di cadaveri deve essere prelevato ogni giorno nelle ore mattutine con un autocarro destinato appunto a ciò, pertanto, se si rispetta quest’ordine, non si può affatto verificare un accumulo di cadaveri e dunque non si verifica l’impellente necessità di costruire le camere [mortuarie] summenzionate. L’SS-Obersturmbannführer Höss prega perciò di voler anzitutto desistere dal costruire le camere in questione [«SS-Obersturmbannführer Höss weist darauf hin, dass nach einer bestehenden Anweisung der tägliche Anfall von L.[eichen] durch einen eigens hierfür bestimmten Lastwagen in den Morgenstunden eines jeden Tages abzuholen sind, bei Einhaltung dieses Befehls somit ein Ansammeln von L. garnicht erfolgen kann und daher eine zwingende Notwendigkeit für die Errichtung der vorgenannten Hallen nicht erfordlich ist. SS-Ostubaf. Höss bittet daher, von dem Bau der zur Erörterung stehenden Hallen vorerst Abstand nehmen zu wollen»]1277.
Ma il dott. Wirths non si arrese e il 25 maggio tornò alla carica con una lettera indirizzata al comandante del campo di Auschwitz:
«Nelle infermerie dei detenuti dei campi del KL Auschwitz II ogni giorno vi sono naturalmente un certo numero di cadaveri, il cui trasporto ai crematori è invero regolamentato e avviene due volte al giorno, al mattino e alla sera». [«In den Häftlingsrevieren der Lager des KL Auschwitz II fallen naturgemäß täglich eine bestimmte Anzahl von Leichen an, deren Abtransport zu den Krematorien zwar eingeteilt ist und täglich 2 mal, morgens und abends, erfolgt»]1278.
1273 Lettera dell’SS-Standortarzt alla Zentralbauleitung del 20 luglio 1943 con oggetto “Hygienische Sofort Massnahmen im KL”. RGVA, 502-1-170, p. 263.
1274 Idem.
1275 Idem.
1276 Lettera di Bischoff a Wirths del 4 agosto 1943 con oggetto “Hygienische Sofortmassnahmen im KGL: Erstellung von Leichenhallen in jedem Unterabschnitt“. RGVA, 502-1-170, p. 262.
1277 Aktenvermerk di Jothann del 23 maggio 1944 con oggetto “Errichtung von Leichenhallen im Bauabschnitt II, Lager II Birkenau”. RGVA, 502-1-170, p. 260.
1278 Lettera dell’SS-Standortarzt all’ SS-Standortälteste del 25 maggio 1944 con oggetto „Bau von Leichenkammern im KL Auschwitz II“. RGVA, 502-1-170, p. 264.
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La documentazione sull'uso delle camere mortuarie dei crematori di Birkenau dimostra non soltanto che la pretesa di van Pelt relativa a «nessuna unità-obitoriale» è completamente falsa, ma anche che esse furono sempre disponibili, mattina e sera, cosa impossibile se esse fossero state realmente trasformate definitivamente - come sostiene van Pelt - in “spogliatoi” e “camere a gas”.
11.8. La capacità “eccessiva” dei forni crematori
Van Pelt dedica un paragrafo a discutere la questione: «Il timore del tifo giustifica la costruzione dei crematori II-V?». Egli comincia così:
«Il numero dei morti a causa del tifo fu grande nel 1942, ma impallidisce a confronto con la capacità di cremazione dei crematori. Delle 68.864 registrazioni nei libri dei decessi di Auschwitz1279, solo 1.637 sono considerate come provocate dal tifo. Naturalmente, la maggior parte delle cause di morte registrate sono fittizie, tuttavia ci si meraviglia del perché al tifo furono attribuite così pochi decessi se esso doveva essere la giustificazione ufficiale per la costruzione dei quattro nuovi crematori, che avevano complessivamente una capacità di 4.3921280 cadaveri»1281.
Egli aggiunge poi che
«il timore del tifo non giustifica la capacità di cremazione assurdamente alta dei crematori di Auschwitz»1282
Van Pelt riprende qui l'argomento del «Mito del tifo» già esposto a suo tempo da Zimmerman, al quale ho ampiamente risposto1283, spiegando l'esiguo numero di decessi attribuiti negli Sterbebücher di Auschwitz al tifo col fatto che la maggior parte dei detenuti che si ammalarono di tifo, avendo già l'organismo minato dalle condizioni di vita che regnavano al campo, morirono soprattutto per complicazioni successive.
Qui aggiungo quanto rilevato da André Weiss in una tesi di laurea sul tifo petecchiale durante la seconda guerra mondiale.
Egli presenta uno studio epidemiologico e clinico sull'epidemia di tifo che colpì il ghetto di Theresienstadt tra la fine di aprile e l'inizio di maggio del 1945 ed espone le complicazioni più gravi della malattia:
quelle del sistema cardiovascolare (collasso cardiaco, collasso circolatorio, ipotensione, aritmie cardiache),
quelle polmonari (broncopolmonite, polmonite lobare),
quelle renali e digestive (diarrea).
A queste complicazioni egli aggiunge inoltre la cachessia, ossia un dimagrimento “normale” di 20 kg dopo due settimane di malattia1284.
Un cardiologo italiano ha obiettato che «storicamente la mortalità massima riportata per il tifo petecchiale non è mai stata superiore al 60%: ciò significa che non tutti i malati morivano e circa la metà dei malati poteva salvarsi, pur in assenza di terapia antibiotica»1285.
Prendiamo per buona anche per Auschwitz questa percentuale.
I primi casi di tifo a Birkenau si manifestarono all'inizio di luglio, ma la situazione si aggravò a partire dalla seconda metà del mese (il giorno 20 fu dichiarata la Lagersperrung - chiusura del campo - a causa del pericolo del tifo petecchiale) ed esplose nel mese di agosto.
Dal giugno, al luglio, all'agosto 1942 la mortalità ad Auschwitz aumentò rispettivamente da circa 3.800, a circa 4.400, a circa 8.600 decessi.
Queste cifre non sono affatto inconciliabili con i parametri summenzionati. Tutt'altro. La mortalità del 60% dei detenuti malati corrisponde a 1.000 colpiti dal tifo e 600 morti (3.800 + 600 = 4.400) per luglio e a 7.000 colpiti di cui 4.200 morti (4.400 + 4.200 = 8.600) per agosto. I 7.000 colpiti da tifo petecchiale costituirebbero circa il 17% della forza totale del complesso Auschwitz-Birkenau. L'unico dato documentariamente noto sulla mortalità in conseguenza dell'epidemia di tifo è che nella sala 3 del Block 20 di Auschwitz dal 12 marzo al 31 dicembre 1942 passarono 1.792 detenuti malati, di cui
1279 Gli Sterbebücher.
1280 La cifra risultante dalla lettera della Zentralbauleitung del 28 giugno 1943 è 4.416.
1281 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 122 e 125.
1282 Idem, p. 480.
1283 An Accountant Poses as Cremation Expert, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., pp. 159-161.
1284 A. Weiss, Le typhus exanthématique pendant la deuxième guerre mondiale en particulier dans les camps de concentration. Imprimerie Grivet, Ginevra, 1954, pp. 59-70.
1285 Francesco Rotondi, Luna di miele ad Auschwitz. Riflessioni sul negazionismo della Shoah. Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2005, p. 56.
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morirono 323, il 18%, mentre 90, il 5%, sarebbero stati gasati, 90 in otto mesi e mezzo!1286. In realtà questi ultimi scomparvero dalla forza della sala il 29 agosto 1942 solo perché essa rimase chiusa dal 30 agosto al 7 settembre per la disinfestazione e vi riapparvero puntualmente il 9 settembre insieme ad altri tre nuovi ricoverati.
È noto che l'epidemia di tifo infierì soprattutto a Birkenau e che nell'agosto 1942 le installazioni ospedaliere di questo campo erano molto più rudimentali di quelle di Auschwitz, sicché in esso un tasso di mortalità del 60% è più che probabile.
D'altra parte se in soli otto mesi e mezzo nel campo di Auschwitz soltanto nella sala 3 del Block 20 si registrarono 323 decessi a causa del tifo petecchiale, come è possibile che nell'intero complesso Auschwitz-Birkenau dall'agosto 1941 al dicembre 1943, sia pure con le lacune documentarie esistenti1287, ci fossero stati soltanto 1.637 decessi?
Resta dunque dimostrato che il tifo petecchiale ad Auschwitz-Birkenau provocò comunque un numero ingente di vittime.
Torniamo a van Pelt. Egli continua la sua argomentazione citando i dati (incompleti) relativi alla mortalità ad Auschwitz nei mesi di luglio-ottobre 1942 e commenta:
«Con una capacità giornaliera di 4.392 [recte: 4.416], i crematori II-V avrebbero impiegato due giorni a cremare i detenuti che morirono nel mese di agosto 1942, l'apice dell'epidemia di tifo. All'epoca Auschwitz aveva una forza di 24.000 detenuti. In altre parole, nell'agosto 1942 la mortalità dei detenuti immatricolati fu del 18,3%. Per un breve periodo nell'agosto 1942 Auschwitz fu progettato per avere una forza di 200.000 detenuti.
Se assumiamo, in via ipotetica, che i crematori fossero stati progettati per far fronte a una mortalità mensile del 18% di 200.000 detenuti (il che presuppone che i progettisti del campo non si ritenevano capaci di migliorare le catastrofiche condizioni igieniche del campo), essi avrebbero dovuto avere una capacità di 36.000 cadaveri al mese. Invece i crematori II-V avevano una capacità mensile di 131.760 [recte: 132.480] cadaveri, più di tre volte e mezza la capacità necessaria per proiettare la cifra della mortalità dell'agosto 1942 in uno scenario di 200.000 detenuti. Nel settembre 1942, la forza progettata per il campo era stata ridotta, ma si continuarono a costruire tutti i crematori»1288.
Van Pelt aggiunge poi che nel suo “Report” aveva dimenticato di includere la forza del campo principale (30.000 detenuti), sicché il calcolo andrebbe fatto su una forza totale di 230.000 detenuti1289, ma ciò non cambia la sostanza del ragionamento, che è completamente errato per ben altri motivi.
Nell'agosto 1942 si verificarono 8.600 decessi su una forza media di circa 40.000 detenuti1290, pari ad una percentuale del 21,5%.
Nel capitolo 8.7.4. ho mostrato che la capacità massima dei crematori di Auschwitz-Birkenau era di 1.040 cadaveri al giorno (20 ore di attività), ma la nota per gli atti di Jährling del 17 marzo 1943 calcolava il consumo di coke sulla base di un funzionamento di 12 ore al giorno, che corrisponde ad una capacità di cremazione di 572 cadaveri al giorno. Ho inoltre richiamato l'attenzione sul fatto che, nell'agosto 1942, vi furono punte di 500 decessi al giorno.
Eseguendo dunque il calcolo di van Pelt con i dati reali, risulta che, su una forza di 230.000 detenuti, un tasso mensile di mortalità del 21,5% corrisponde a 49.450 decessi; la capacità pratica dei crematori di Auschwitz-Birkenau era di (1.040 x 30 =) 31.200 cremazioni al mese; perfino quella puramente teorica (funzionamento 24 ore al giorno) era di (1.248 x 30 =) 37.440 cremazioni al mese.
Dunque la capacità di cremazione, nell'ipotesi discussa, sarebbe stata addirittura inferiore all'ipotetico tasso di mortalità “naturale”.
Van Pelt osserva che una tale ipotesi equivarrebbe al riconoscimento di una totale incapacità da parte delle SS di controllare le condizioni igieniche del campo. Ciò dipende soltanto dal fatto che il ragionamento di van Pelt è sbagliato. Le previsioni delle SS per fissare il numero delle muffole non si potevano basare su un tasso mensile di mortalità uguale a quello dell'agosto 1942, ma su punte giornaliere di mortalità uguali a quel tasso. Tecnicamente infatti non ha senso una capacità di cremazione perfettamente commisurata alla previsione della mortalità, perché basterebbe un semplice guasto agli impianti per creare il caos. Dunque la capacità di cremazione massima di 1.040 cadaveri al giorno serviva soltanto a far fronte a picchi gionalieri di mortalità appena doppi di quelli
1286 S. K#odzi#ski, Dur wysypkowy w obozie O#wi#cim (Il tifo petecchiale nel campo di Auschwitz), in: "Przegl#d Lekarski", n. 1, 1965, p. 51.
1287 I 68.864 certificati di morte che si sono conservati coprono circa il 70% dei decessi che si verificarono in quel periodo, inclusi quelli relativi ai prigionieri di guerra sovietici.
1288 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 125.
1289 Idem.
1290 La forza indicata da van Pelt, circa 24.000 detenuti, si riferisce soltanto al campo maschile e non include le detenute del campo femminile.
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che si verificarono nell'agosto 1942, e ciò proprio perché le SS contavano di tenere in futuro sotto controllo le condizioni igieniche del campo.In questo senso sopra ho scritto che l’ampliamento degli impianti di cremazione di Birkenau dipese da due fattori concomitanti, l’ordine di Himmler di ingrandire il campo fino a contenere 200.000 detenuti e l'altissima mortalità tra i detenuti.
Nel capitolo 8.7.5. ho inoltre addotto la lettera di Bischoff del 10 luglio 1942 alla Bauleitung del KL Stutthof, dalla quale risulta che il crematorio II (e III) era previsto per 30.000 detenuti, una muffola ogni 2.000 detenuti. È ben vero, come afferma van Pelt, che nel settembre 1942 «la forza progettata per il campo era stata ridotta», ma la nuova forza prevista era pur sempre di 140.000 detenuti, per i quali a Birkenau sarebbero state necessarie (140.000 : 2.000 =) 70 muffole, ma queste rimasero 46. Perciò esse erano addirittura inadeguate rispetto ai progetti di espansione del campo. Le 46 muffole di Birkenau erano sufficienti per (46 x 2.000 =) 92.000 detenuti, ma già nel novembre 1943 1291 la forza di Auschwitz fu di circa 88.700 detenuti, in dicembre di circa 86.800 1292.
Si può dunque concludere che già alla fine del 1943 le muffole di Birkenau erano pienamente adeguate alla forza effettiva del campo.
Van Pelt pretende invece che vi fosse una sproporzione enorme tra la capacità di cremazione e la forza del campo. Egli esprime la sua «ferma conclusione che era assurdo dotare Auschwitz di una capacità di cremazione di 120.000 cadaveri al mese quando l'intero campo era destinato a contenere solo 150.000 detenuti»1293.
Van Pelt ritorna poi sulla questione in relazione al dibattimento processuale:
«Rampton ribadì il mio argomento che la capacità di cremazione potenziale di Auschwitz-Birkenau nel 1943 eccedeva di gran lunga qualunque possibile tasso di mortalità tra i detenuti immatricolati per cause “naturali”, incluso il tifo»1294.
Quest' affermazione - che è l'esatto contrario della realtà - è un'altra devastante conseguenza della cieca accettazione delle assurdità di Tauber da parte di van Pelt.
In un solo punto van Pelt ha pienamente ragione, quando afferma che il limite del presunto sterminio non erano le camere a gas, ma i forni crematori: «il collo di bottiglia era la capacità di cremazione e non la gasazione»1295; «nel caso delle camere a gas era il processo di cremazione che invariabilmente procedeva molto più lentamente della gasazione»1296; «l'eliminazione dei corpi, non l'uccisione, risultava la parte più difficile»1297; «risposi che l'unico “collo di bottiglia” che potevo vedere era “la velocità di cremazione nei forni»1298.
Ma questo «collo di bottiglia» era molto più stretto di quanto van Pelt pensasse, tanto stretto da rendere impossibile uno sterminio in massa ad Auschwitz.
Parafrasando il motto di Faurisson «No Holes? No Holocaust»1299, si può dunque dire, in riferimento ai presunti gasati:“Niente cremazioni in massa, niente gasazioni in massa”.
1291 Il crematorio I cessò la sua attivitò nel luglio 1943.
1292 Elaborazione del giudice Jan Sehn dei relativi rapporti mensili della serie “Übersicht über den Häftlingseinsatz im K.L. Birkenau. Monat... 1943”. AGK, NTN, 134, pp. 281-282 e 286.
1293 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 461.
1294 Idem, p. 485.
1295 Idem, p. 306.
1296 Idem, p. 380.
1297 Idem, p. 455.
1298 Idem, p. 470.
1299 Faurisson si riferiva alle inesistenti aperture di introduzione dello Zyklon B nella presunta camera a gas omicida del crematorio II di Birkenau. Vedi capitolo seguente. Vedi al riguardo i miei articoli "No Holes, No Gas Chamber(s)"; The Openings for the Introduction of Zyklon B - Part 1: The Roof of the Morgue of Crematorium I at Auschwitz; The Openings for the Introduction of Zyklon B - Part 2: The Roof of the Morgue 1 of Crematorium II at Birkenau, in: "The Revisionist", vol. 2, n. 4, dicembre 2004, pp. 385-436. Vedi anche The Elusive Holes of Death, in: Auschwitz-Lies, op. cit., pp. 279-394. La questione viene trattata nel capitolo seguente.
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CAPITOLO 12
LE PRESUNTE APERTURE DI INTRODUZIONE DELLO ZYKLON B SULLA COPERTURA DEL LEICHENKELLER 1 DEI CREMATORI II E III DI BIRKENAU
12.1. Le congetture di van Pelt
Uno degli argomenti addotti da Irving più imbarazzanti per van Pelt è senza dubbio quello relativo alle aperture per lo Zyklon B sul solaio delle presunte camere a gas dei crematori II e III. L'argomento è di importanza vitale, come è evidenziato sinteticamente dal motto di Faurisson «No Holes? No Holocaust», che può essere precisato meglio così: «Niente aperture, niente camera a gas omicida nel crematorio II».
Van Pelt lo menziona già all'inizio del suo libro, esponendo la sua posizione al riguardo nel suo “Report”:
«Nella mia perizia per la corte ho dichiarato che “oggi queste quattro piccole aperture che collegavano le colonne di rete metallica e i camini non possono essere osservate nei resti in rovina del solaio di calcestruzzo [del crematorio II]»1300.
Subito dopo van Pelt spiega la ragione dell'assenza delle aperture:
«Sebbene su questa particolare questione non ci sia certezza, sarebbe stato logico fissare al punto dove erano le colonne una cassaforma nella parte inferiore del soffitto della camera a gas e versare calcestruzzo nelle aperture, ripristinando così il solaio»1301.
In tutto il libro egli ritorna più volte insistentemente su questa spiegazione1302 e ci informa anche che l'avvocato Rampton la riteneva «abbastanza plausibile»1303.
Van Pelt precisa che le presunte aperture «erano state probabilmente riempite quando le camere a gas furono smantellate nel novembre 1944 - due mesi prima della distruzione dei crematori nel gennaio 1945»1304.
Questa congettura, come ho dimostrato altrove1305, è insensata e falsa. È infatti insensato che la Zentralbauleitung, durante la demolizione dei crematori II e III, ordinasse di far richiudere le presunte aperture in strutture destinate ad essere alla fine distrutte con gli esplosivi. Essa avrebbe dovuto perfino prevedere che la distruzione della copertura di calcestruzzo del Leichenkeller 1 del crematorio II sarebbe avvenuta in modo imperfetto. Nel crematorio III infatti, dove il lavoro finale di
1300 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 2.
1301 Idem, p. 3.
1302 Idem, pp. 370-371, 406, 458-459, 460, 465.
1303 Idem, p. 478.
1304 Idem, p. 458.
1305 “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., cap. 2.7.7., “The Hypothesis of Robert Jan van Pelt”, pp. 313-314.
demolizione mediante esplosivi fu eseguito bene, tale copertura si frantumò completamente. È inoltre falso che le presunte aperture siano state richiuse, perché tale operazione avrebbe lasciato tracce ben visibili, come si può vedere nel soffitto del Leichenhalle del crematorio I. Qui la chiusura delle aperture rotonde per i tubi del sistema di ventilazione per il «Bunker antiaereo per infermeria SS con una sala operatoria» (Luftschutzbunker für SS-Revier mit einem Operationsraum),nel quale il crematorio fu trasformato alla fine del 1944) ha infatti lasciato tracce molto evidenti1306.
Nel Leichenkeller 1 del crematorio II si è preservata un’ampia superficie di soffitto intorno al pilastro n. 1, in una zona in cui avrebbe dovuto trovarsi la prima apertura di introduzione dello Zyklon B.
Tuttavia esso non presenta alcuna traccia di richiusura, che sarebbe ancor più evidente per il fatto che il soffitto conserva ancora distintamente la sagoma delle tavole che furono usate per il lavoro di carpenteria1307.
A questa stessa conclusione è giunta del resto anche la triade di “esperti” Daniel Keren, Jamie McCarthy e Harry W. Mazal1308 di cui mi occuperò nel paragrafo seguente.
12.2. Il rapporto di Daniel Keren, Jamie McCarthy e Harry W. Mazal
Nell' “Epilogo” van Pelt narra che negli ultimi mesi del 2000 ricevette
«una bozza di un rapporto di 24 pagine riccamente illustrato, scritto da Daniel Keren, Jamie McCarthy e Harry W. Mazal, intitolato “Rapporto su alcune scoperte relative alla camera a gas del crematorio II di Auschwitz-Birkenau”»1309, che quattro anni dopo fu pubblicato col titolo “Le rovine delle camere a gas: indagine forense sui crematori di Auschwitz I e Auschwitz-Birkenau”1310.
Gli autori, come accenna van Pelt1311 pretendevano di aver scoperto sulla copertura di calcestruzzo del Leichenkeller 1 del crematorio II tre delle quattro presunte aperture di introduzione dello Zyklon B. Tuttavia in una replica non meno «riccamente illustrata» ho dimostrato la totale inconsistenza di una tale pretesa, mettendo nel contempo in luce le metodiche capziose degli autori1312. Particolarmente fantasiosa è l'identificazione della presunta apertura n. 4, di cui van Pelt riporta una fotografia1313: si tratta infatti di una spaccatura provocata dalla ricaduta della copertura di calcestruzzo (sollevatasi per effetto dell'esplosione) su un pilastro di sostegno ben visibile. Questa spaccatura ha dei lati dai contorni indefiniti; l'unica figura definita che vi appare, è una specie di quadrato formato sopra e sotto dai tondini di ferro, ai lati da frammenti di calcestruzzo dai quali emergono dei tondini piegati, invece che tagliati, come sarebbe stato necessario per costruire i camini di mattoni intorno alle presunte aperture. Gli autori pretendono addirittura che questa specie di quadrato abbia valore di prova perché dimostrerebbe che esso fu creato nel 1943. Essi trascurano il fatto non certo irrilevante che sulle rovine del Leichenkeller 1 del crematorio II nel corso degli anni furono eseguiti più volte lavori e manipolazioni, fin dal 1946. Perciò non si può pretendere seriamente che lo stato dei tondini della presunta apertura 4 nel 1998 (prima ispezione degli autori) rispecchi quello originario1314.
12.3. Le testimonianze “convergenti”
Per dimostrare l'esistenza delle presunte aperture di introduzione dello Zyklon B, van Pelt invoca inoltre una presunta “convergenza” di quattro testimonianze: quelle di Bakon, di Olère, di Tauber e di Kula1315. Degli ultimi due mi sono già occupato in precedenza, perciò qui esamino le testimonianze di Bakon e di Olère.
12.3.1. Yehuda Bakon
Yehuda Bakon testimoniò alla sessantottesima udienza del processo Eichmann di Gerusalemme, che si tenne il 7 giugno 1961:
1306 Idem, fotografie 7-10 alle pp. 356-358.
1307 Idem, fotografia 36 a p. 341.
1308 Idem, p. 376.
1309 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 495.
1310 The Ruins of the Gas Chambers: A Forensic Investigation of Crematoriums at Auschwitz I and Auschwitz-Birkenau , in: “Holocaust and Genocide Studies”, vol. 9, n. 1, spring 2004, pp. 68-103.
1311 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 498.
1312 “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., cap. 4, “Detailed Study of Crematorium II”.
1313 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 500.
1314 Sulla questione vedi il mio articolo “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., cap. 4, “Detailed Study of Crematorium II”, pp. 374-376 e fotografia III.7 a p. 389.
1315 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 173.
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«Sì, ce n'erano due in ogni camera a gas nei crematori 1 e 2 [= II e III], vale a dire, ce n'erano quattro; sotto c'erano i ventilatori e anche aperture di pulizia con acqua. In seguito, quando smantellarono i crematori, vedemmo i ventilatori distintamente»1316.
Queste dichiarazioni sono in contraddizione con le affermazioni di Tauber e di Kula e sono inoltre architettonicamente false.
Anzitutto Bakon asserì che era stato diviso in due locali anche il Leichenkeller 1 del crematorio III:
«Nei crematori 1 e 2 [= II e III] c'era una sala molto lunga divisa in due. Ne domandai il motivo e mi risposero che a volte non c'erano persone a sufficienza ed era un peccato sprecare il gas, perciò la gente veniva messa solo in una metà della sala»1317.
Tuttavia Tauber riferì questa presunta divisione solo in relazione al crematorio II. D'altra parte l'espressione usata da Bakon presuppone la conoscenza dello stato originario del locale, che egli non poteva avere. Senza questa conoscenza il testimone avrebbe visto soltanto “due sale”, non «una sala molto lunga divisa in due».
Le dimensioni delle aperture menzionate da Bakon - 40 x 40 cm - sono invece in contraddizione con quelle addotte da Kula: 70 x 70 cm. Il testimone dice inoltre, con riferimento alle due presunte camere a gas, che «sotto c'erano i ventilatori»; anzi, egli pretende addirittura di averli visti distintamente durante la demolizione dei crematori. Qui egli riprende la storiella propagandistica già riferita da Janda Weiss1318.
Bakon, che era nato il 28 luglio 1929, fu deportato ad Auschwitz il 15 dicembre 1943, all'età di quattordici anni1319. Nonostante ciò, secondo van Pelt, egli «sopravvisse a tre selezioni consecutive»1320: un vero miracolo!
La storia dell'invito rivolto al suo Kommando da parte di detenuti del “Sonderkommando” ad andare a riscaldarsi nella «camera dei vestiti» (Kleidungskammer) o nelle presunte camere a gas, di cui mi sono occupato nel capitolo 2.7.3. e addirittura a fare un giro turistico all'interno dei crematori, inclusa la visita della sala forni1321, non può avere alcuna credibilità ed è solo un espediente letterario per attribuire una fonte autorevole alla propaganda che circolava al campo, che includeva la storia di «fiamme consuete» che uscivano dai camini dei crematori e che «raggiungevano un'altezza di quattro metri»1322 e quella delle «ceneri umane» sparse per terra d'inverno «in modo che la gente potesse camminare sulla strada senza scivolare»1323.
Van Pelt pubblica tre disegni dei crematori di Birkenau redatti da Bakon nel giugno 1945 1324, che considera «importanti come materiale di prova sulle camere a gas»1325. Questa presunta importanza dipende dal fatto che uno di questi disegni mostra in modo molto schematico la sezione di una presunta camera a gas; Bakon lo descrisse così:
«Questa è una vista delle camere a gas 1 e 2 [= II e III], che erano sotterranee, e di ciò che si vedeva in alto [nel soffitto]. Sembravano spruzzatori per l'acqua; ero curioso e li esaminai attentamente. Vidi che in essi non c'erano fori, erano semplicemente finti; a prima vista sembra un vero pomo di doccia. Sopra c'erano lampade coperte con filo metallico e in ogni camera a gas c'erano due tubi che andavano dal soffitto al pavimento e intorno ad essi c'erano quattro colonne di ferro circondate da robusto filo metallico. Quando l'operazione era terminata e la gente vi era spinta dentro, le SS aprivano un dispositivo sopra, come un tubo di drenaggio, e attraverso esso introducevano lo Zyklon B»1326.
Van Pelt, che esalta «la precisione della memoria di Bakon»1327, commenta il disegno1328 richiamando l'attenzione sugli angoli superiori arrotondati, che costituirebbero il ricordo di Bakon dei condotti di ventilazione, sulle docce finte e sulle lampade.
1316 Idem, pp. 172-173.
1317 State of Israel, Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., vol. III, p. 1250.
1318 Vedi capitolo 16.8.
1319 Terezínská pam#tní kniha. Terezínská Iniciativa, Melantrich 1995, vol. II, p. 971. Bakon fu liberato al campo di Gunskirchen.
1320 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 169.
1321 State of Israel, Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., vol. III, p. 1251.
1322 Idem, p. 1249.
1323 Idem, p. 1248.
1324 Idem, p. 1249.
1325 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 171.
1326 State of Israel, Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann, op. cit., vol. III, pp. 1250-1251.
1327 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 172.
1328 Idem, p. 170.
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Ma qui c'è ben poca precisione. Sorvolando sulla questione delle presunte docce finte1329 e della presunta suddivisione del Leichenkeller 1 in due locali, la struttura dei dispositivi di introduzione dello Zyklon B descritta dal testimone è in aperto contrasto con quella di Kula e di Tauber, essendo costituiti da «tubi (pipes)» intorno ai quali erano disposte «quattro colonne di ferro circondate da robusto filo metallico (four iron columns surrounded by strong wire)». Questa versione è un ibrido tra la versione di Kula e Tauber e quella di Nyiszli, che parla di «tubi di tolla di forma quadrata»1330.
La posizione delle lampade di illuminazione è inesatta1331 e la congettura di van Pelt che il disegno terrebbe conto degli angoli superiori della presunta camere a gas smussati dai due condotti di ventilazione non è suffragata dalla testimonianza di Bakon, che non parlò affatto del sistema di ventilazione ma, come si è visto sopra, collocò falsamente i ventilatori «sotto» le aperture.
La dichiarazione di Bakon è dunque inattendibile e il suo disegno summenzionato non è altro che una illustrazione grafica della propaganda verbale diffusa dal movimento di resistenza1332.
12.3.2. David Olère
Veniamo infine a Olère. Nei capitoli 9.2.4. e 9.5.1. ho già dimostrato l'infondatezza storica di due disegni di questo testimone.
Van Pelt ne prende in esame altri due, che fornirebbero «un importantissimo documento visivo della struttura e del funzionamento della camera a gas e dei forni crematori del crematorio III»1333.
Si tratta di una pianta1334 e una sezione verticale del crematorio III1335. Van Pelt afferma che la prima «è pienamente corroborata dalle piante che furono trovate dai Russi nell'edificio della Zentralbauleitung»1336, ma ciò non dimostra che il particolare per il quale egli invoca questo testimone - che non appare in nessuna pianta - sia corrispondente alla realtà. Questo particolare è infatti costituito dalle presunte quattro aperture di introduzione dello Zyklon B che appaiono nel disegno di Olère sul Leichenkeller 1, disposte in modo sfalsato lungo il suo asse nord-sud. A questo riguardo van Pelt invoca una presunta “conferma” fotografica:
«La disposizione sfalsata [delle aperture] di Olère è confermata da fotografie aeree scattate dagli Americani il 25 agosto 1944 e si può spiegare assumendo che queste colonne di rete metallica erano collocate nella parte ovest della prima e della quinta colonne strutturali che sostenevano il solaio della camera a gas e nella parte est della terza e della settima»1337,
e ovviamente il testimone non poteva conoscere questa fotografia.
Come al solito, van Pelt riprende un argomento già avanzato da Pressac1338.
Premetto che in uno studio specifico già citato ho dimostrato che sulla copertura del Leichenkeller 1 del crematori II e III non sono mai esistiti né i camini di introduzione per lo Zyklon B né le relative aperture1339.
In tale studio ho anche discusso la fotografia aerea menzionata da van Pelt1340. Essa mostra la presenza di quattro macchie scure sulla copertura del Leichenkeller 1 dei crematori II e III, che van Pelt interpreta come prova dell'esistenza di quattro dispositivi di introduzione per lo Zyklon B. Una tale interpretazione è tuttavia infondata, perché queste macchie sono lunghe 3-4 metri (quelle sul soffitto del Leichenkeller 1 del crematorio III hanno una superficie minima di 3 metri quadrati) e per di più hanno tutte l’asse in direzione nord-sud, mentre l’asse dell’ombra del camino del crematorio ha direzione nord-est – sud-ovest. Infine, nella fotografia aerea del 31 maggio 1944 il Leichenkeller 1 del crematorio II presenta una sola macchia scura sul bordo ovest della copertura1341. Van Pelt pubblica questa fotografia1342, ma senza accennare minimamente a questo fatto.
1329 Vedi capitolo 4.
1330 M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz, op. cit., p. 38.
1331 Vedi capitolo 4.3.
1332 Vedi capitolo seguente.
1333R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 173.
1334 Idem, p. 174.
1335 Idem, pp. 176-177.
1336 Idem, p. 174.
1337 Idem.
1338 J.-C. Pressac, Auschwitz :Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 430.
1339 “The Elusive Holes of Death”, in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust, op. cit., pp. 279-394.
1340 Idem, fotografia 4 a p. 387.
1341 Idem, fotografia 5 a p. 388.
1342 R.J. van Pelt, The Case for Auschwitz. Evidence from the Irving Trial, op. cit., p. 449.
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17:06 Scritto da: bw5a in Kurt Prüfer | Link permanente | Commenti (0) | Tag: nota di kurt prüfer |
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