04/03/2012
039/1 - (Parte 2) Belzec e le controversie olocaustiche di Roberto Muehlenkamp
Parte2
Nella foto : Ghetto di Lublino, deportazione verso il lager di Belzec.
Una pecora media pesa 60-75 kg, una pesante 75-90 kg117. Assumendo il peso massimo, le 818 carcasse pesavano ( 818 x 90 =) 73.620 kg e il fabbisogno di legna per l’arsione fu di (270.200: 73.620 =) ~ 3,67 kg di legna per kg di carcassa. Per quanto riguarda la cremazione di cadaveri umani mediante legna, il criterio di giudizio migliore è quello del funzionamento del crematorio a gasogeno sviluppato dalla ditta indiana Teri per apportare un rilevante risparmio all’enorme dispendio di legna necessario per la cremazione di un singolo cadavere secondo i sistemi tradizionali: «Fu osservato che ogni cremazione usando il gasogeno durava approssimativamente 60–80 minuti con un consumo di 100–150 kg di legna invece di 400–600 nel sistema tradizionale e circa 250–300 nel sistema di fuoco all’aperto migliorato usando una griglia metallica. Dopo l’esecuzione di collaudi ben riusciti il sistema di crematorio basato sul gasogeno è stato ora messo regolarmente in funzione a Ambernath. Durante le prove il tempo richiesto per la cremazione oscillò tra 70 e 85 minuti, mentre il consumo specifico di legna oscillò tra 110 e 145 kg per cremazione»118. Da questi dati sperimentali risultano in media, per un cadavere medio di 70 kg:
7,14 kg di legna per 1 kg di cadavere per il rogo tradizionale
3,9 kg di legna per 1 kg di cadavere per il rogo su griglia metallica
1,8 kg di legna per 1 kg di cadavere per il forno crematorio.
Come risulta da un video, quest’impianto è un vero e proprio forno crematorio, dotato di camera di cremazione chiusa e di un gasogeno esterno in cui la legna viene gasificata e il gas combustibile che si forma viene spinto da un soffiante nella camera di cremazione, generando una potente fiamma119. Nel caso di Bełżec, anche se la cremazione dei corpi dei presunti gasati fosse avvenuta su rotaie, come viene affermato per Treblinka, sarebbe stata simile al secondo sistema di arsione, quello su griglia metallica, con un fabbisogno di 3,9 kg di legna per kg di cadavere, perciò la validità della mia assunzione di 3,5 kg resta pienamente confermata.
Muehlenkamp trae poi le sue fallaci conseguenze dai suoi calcoli fallaci: «Assumendo un rapporto legna–cadavere di 1:1, il quantitativo di legna necessaria per bruciare 600.000 cadaveri con un peso medio di 35 kg sarebbe stato di circa 21.000.000 di kg = 21.000 tonnellate, invece delle 96.000 tonnellate assunte da Mattogno. Per i cadaveri dei circa 434.000 Ebrei la cui deportazione a Bełżec può essere stabilita con certezza assoluta, il quantitativo necessario con questo rapporto sarebbe stato di 434.000 x 35 = 15.190.000 kg o 15.190 tonnellate di legna da ardere. Assumendo 2 kg di legna per kg di cadavere, il quantitativo sarebbe stato di 30.380 tonnellate». Assumendo invece il quantitativo reale che risulta dai suoi calcoli (3,44 kg), anche accettando un peso medio dei cadaveri di 35 kg, il fabbisogno di legna sarebbe stato di (35 x 3,44 =) 120,4 kg di legna per cadavere e per 600.000 cadaveri (600.000 x 120,4 =) 72.240.000 kg o 72.240 tonnellate, oppure, nel secondo caso (434.000 x 120,4 =) 52.253.600 o 52.253,6 tonnellate.Se si assume invece il dato relativo alla cremazione in India su griglia metallica, i rispettivi quantitativi di legna da ardere sarebbero di:
(35 x 3,9 =) 136,5 kg per cadavere
(600.000 x 136,5 =) 81.900.000 kg o 81.900 tonnellate, e
(434.000 x 136,5 =) 59.241.000 kg o 59.241 tonnellate.
Le conclusioni di Muehlenkamp sono pertanto del tutto infondate.
Note:
117) http://workingsheepdogs.homestead.com/Pecore.html
118) Teri Development of gasifier based crematorium. TERI Project Report No.1999BE63. Nuova Deli, 2003.
119) Vedi http://www.youtube.com/watch?v=XNv3gwz–Uk0
34 Procedendo, Muehlenkamp osserva che il peso medio arbitrario da lui ipotizzato di 35 kg si riferisce a cadaveri freschi, mentre qui bisogna tener conto della perdita di peso dovuta alla decomposizione. Egli invoca anzitutto il sito di un museo australiano in cui appaiono sei fotografie della carcassa di un maialino di un chilo e mezzo (!) in sei fasi del processo di decomposizione 120, la prima delle quali mostra alcuni maialini vivi. Nelle altre fotografie appaiono cinque fasi del processo di decomposizione di un maialino, ma senza neppure precisare quanto tempo dopo la morte dell’animale furono scattate. Per ciascuna fase viene indicato in lasso di tempo che va da un minimo di 0-3 giorni a un massimo di 50-365 giorni!
Muehlenkamp le descrive rilevando che la fase finale richiede, appunto, fino a 365 giorni all’aperto. Invece in una fossa il processo dura di più. Egli cita allora il dott. Trisha McNair, secondo il quale «la ecomposizione all’aperto è due volte più rapida di quando il corpo è sott’acqua e quattro volte più rapido di quando è sotto terra. I cadaveri si preservano più a lungo quando sono sepolti più in profondità purché il terreno non sia imbevuto d’acqua». Indi cita da un’altra fonte di medicina legale la massima di Casper, secondo la quale «una settimana di putrefazione all’aperto equivale a due settimane nell’acqua, o a otto settimane di sepoltura nella terra, data la medesima temperatura ambientale». Egli poi assume come «ragionevole» che l’affermazione del dott. McNair si riferisca alla fase della putrefazione nera o della fermentazione butirrica, sempre in riferimento al maialino summenzionato, e argomenta:
«Ciò che è decisivo per il nostro argomento è il fatto che i cadaveri seppelliti a Bełżec ben difficilmente avrebbero conservato in sé acqua alla fine della fase della putrefazione nera, che, secondo quanto detto sopra, durò da 40 a 80 giorni dopo che erano stati collocati nelle fosse di sepoltura. Il peso e la massa di questi cadaveri si ridusse di conseguenza, poiché è noto che il 60–70% del corpo umano è acqua. Secondo il sito di una enciclopedia tedesca, un corpo umano che pesa 70 kg contiene circa 42 kg di acqua, il che significa che il suo corpo, dopo che l’acqua se n’è andata, peserà solo circa 28 kg o circa il 40% del suo peso originale». Dopo una lunga disquisizione che risparmio al lettore, Muehlenkamp decide finalmente che il contenuto medio di acqua dei corpi delle presunte vittime di Bełżec era il 60% e conclude:
«In riferimento al nostro caso ciò significa che il peso medio dei cadaveri sepolti nelle fosse comuni di Bełżec sarebbe diminuito da 35 a 14 kg 121 a causa della fase di fermentazione butirrica. Se, come sembra plausibile e si potrebbe persino calcolare più precisamente in base alla lista dei trasporti a Bełżec122, circa due terzi dei cadaveri delle circa 434.000 persone menzionate nel rapporto di Höfle erano in fase avanzata di decomposizione quando cominciò la pulizia generale delle fosse, mentre il resto si trovava ancora nella fase di putrefazione, il peso medio della massa di cadaveri da cremare era di (289.000 x 14 +145.000 x 35) : 434.000 = 21 kg. Se, d’altro canto, si assume lo scenario relativamenteimprobabile di una eguale distribuzione tra i cadaveri allo stato di putrefazione e quelli instato avanzato di decomposizione, il calcolo è (217.000 x 14 + 217.000 x 35) : 434.000 =24,5 kg». Egli poi suppone generosamente lo scenario «più favorevole a Mattogno», ossia che il peso mediodei cadaveri cremati fosse di 25 kg, e giunge a questa conclusione:
Note:
120) Decomposition, in: http://www.deathonline.net/decomposition/decomposition/index.htm
121) Cioè (35 – [35 x 0,6] =) 14 kg di sostanza secca e 21 kg di acqua.
122) In realtà non c’è alcuna lista dei trasporti originale; quelle esistenti sono state stilate arbitrariamente dagli storici olocaustici, tanto arbitrariamente che la lista di Arad conta circa 517.000 deportati (Y. Arad, Bełżec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps, op. cit., pp. 383–389), quella di O’Neil 800.555 deportati (R. O’Neil, Bełżec: A Reassessment of the Number of Victims, in: “East European Jewish Affairs”, vol. 29, n. 1-2 1999, pp. 89-100). Ma,come si è visto sopra, il numero documentato dei deportati è di 434.508.
35 «Assumendo un fabbisogno di 1 kg di legna per kg di massa di cadaveri, ne risulta unquantitativo di 25.000 x 434.000 = 10.850.000 kg = 10.850 tonnellate. Assumendo 2 kg dilegna per kg di massa di cadaveri, il quantitativo sarebbe stato di 21.700 tonnellate».
Tutto il ragionamento è basato:
1) sulle fasi di putrefazione della carcassa di un maialino di 1,5 kg all’aperto
2) sul presupposto che la putrefazione nera di un cadavere umano sepolto nella terra duri da 40 a 80 giorni dalla sepoltura
3) sul presupposto che la putrefazione nera comporti la disidratazione totale del corpo
4) sul presupposto che il peso medio del corpo delle presunte vittime di Bełżec fosse di 35 kg.
Il primo punto, che costituisce il criterio di giudizio fondamentale di Muehlenkamp, è a dir poco ingenuo ed è fin troppo facile contestarlo in base a fonti che si riferiscono a cadaveri umani. Adesempio, il dott. Luigi Maccone, nella sua opera classica sulla cremazione, dedica un documentato paragrafo alla Parassitologia del cadavere in cui riassume i risultati degli studi scientifici precedenti, che illustra anche con cinque tavole di disegni della fauna cadaverica. Egli rileva: «Secondo le oggettive ed acute indagini del Mégnin diverse specie di larve si succedono nel cadavere con un “ordine fisso”; esiste un periodo sarcofagico della durata di 3 mesi, un periodo dermestico che dura da 3 a 4 mesi, un terzo periodo – silfico – della durata da 4 a 8mesi ed infine un acarideo. [...].
Da 3 a 6 mesi dalla morte, e sempre sotto l’influenza delle fermentazioni microbiche,nascono dei prodotti grassi di cui sono golosi gli insetti di un altro ordine, sostituentisi apoco a poco alle grandi mosche che paiono avere terminato il compito loro. Questi sono piccole farfalle del genere anglosa e dei coleotteri del genere dermestes, le cui larve, lunghe al massimo un centimetro, ànno [hanno] il corpo coperto di peli e sono ben conosciute dai salumai e dai pellicciai, chè esse distruggono il lardo e le pellicce. Poco tempo dopo che la fermentazione butirrica, generando il “grasso di cadavere”, s’è formata, ne comincia un’altra nelle sostanze albuminose che è una vera fermentazione caseinica [...]. Alla fermentazione butirrica e caseinica segue la fermentazione ammoniacale, le cui emanazioni attirano una quinta squadra di distruttori, che si attaccano alla sostanza non ancora consumata. [...] essi terminano la essiccazione del cadavere assorbendo tutti gli umori sdegnati dai precedenti»123.
Perciò la fermentazione butirrica subentra dopo le prime fasi che durano 3–6 mesi. D’altra parte, la massima di Casper addotta da Muehlenkamp124dice esplicitamente che a una settimana all’aperto corrispondono otto settimane sotto terra, e poiché la fermentazione butirrica del maialino richiese da 20 a 50 giorni 125, ne consegue che sotto terra sono necessari da 160 a 400 giorni, ossia da 5 a 13 mesi. Se invece si considera la putrefazione nera, il tempo necessario, secondo la fonte di Muehlenkamp, è di 10–20 giorni dopo la morte, corrispondenti a 80–160 in una fossa, ma sebbene essa asserisca che in questa fase «un grande volume di liquidi del corpo fluisca dal corpo nel terreno», la carcassa appare tutt’altro che essiccata: essa conserva invece ancora un discreto volume e dunque una discreto contenuto idrico126. Infine, per quanto riguarda il peso medio di 35 kg, rimando a quanto ho esposto sopra.
Il calcolo di Muehlenkamp è dunque basato su presupposti congetturali ed errati e non ha conseguentemente alcun valore. Egli avrebbe fatto meglio ad esaminare casi concreti di esumazione di cadaveri umani da fosse comuni, invece di affidarsi al maialino di un chilo e mezzo. A Winniza, ad esempio, l’esumazione
Note:
123) L. Maccone, Storia documentata della cremazione presso i popoli antichi ed i moderni con speciale riferimento alla igiene. Istituto Italiano di Arti Grafiche, Bergamo, 1932, pp. 158-159.
124) Si tratta di una massima accettata dagli specialisti del settore. Vedi: Postmortem changes and time of death, in: http://www.dundee.ac.uk/forensicmedicine/notes/timedeath.pdf.
125) Vedi http://www.deathonline.net/decomposition/decomposition/butyric_fermentation.htm
126) Vedi http://www.deathonline.net/decomposition/decomposition/black_putrefaction.htm
36 dei corpi delle vittime sovietiche fu effettuata circa tre anni dopo la sepoltura. Nella ricapitolazione della perizia medico–legale si legge:«I cadaveri dei tre siti di rinvenimento mostravano varie forme di decomposizione a seconda della posizione. Mentre sulla superficie delle fosse comuni fu trovata in prevalenza una scheletrizzazione e una mummificazione parziale o più estesa, negli strati intermedi e profondi fu accertata una macerazione secca e adipocera. I tessuti e gli organi si potevano riconoscere ancora bene e mostravano, evidentemente a causa della pressione straordinariamente alta degli strati di terra sovrastanti, uno stato di conservazione relativamente buono con forte perdita d’acqua dei tessuti»127.In relazione agli strati intermedi e profondi, la perizia dice che i cadaveri non in stato di adipocera presentavano una «intensa perdita d’acqua»128 , ossia, ancora dopo tre anni, non erano completamente disidratati. Di conseguenza l’ipotesi della disidratazione al 100% dei cadaveri in pochi mesi è insostenibile.Sopra ho scritto che il peso medio di 45 kg da me assunto corrisponde a una perdita media del 35% del contenuto acqueo dei cadaveri; in termini di peso ciò significa una perdita di (58 – 45 =) 13 kg di acqua, che era una semplice stima senza pretese scientifiche, poiché è molto arduo determinare questo dato scientificamente. Ma anche assumendo una perdita d’acqua del 50%, il peso medio scenderebbe a 40,6 kg e l’ordine di grandezza non cambierebbe. D’altra parte qui interviene un altro fattore importante: la perdita di grasso da parte dei cadaveri.Muehlenkamp ha voluto approfondire la questione, ma ne ha trascurato un aspetto fondamentale che riguarda la combustione dei cadaveri. Sopra abbiamo visto che il processo di decomposizione fino alla fermentazione butirrica comporta anche una certa perdita di sostanze grasse, che vengono divorate da specifici insetti. Nel bilancio termico di una cremazione, il contenuto di grasso del cadavere è molto più importante del suo contenuto acqueo. Assumendo che il corpo umano contenga mediamente il 64% di acqua e il 14% di grasso (e il 15,3% di proteine)129, ammesso e non concesso un peso medio di 35 kg per il corpo delle presunte vittime, risultano (35 x 0,64 =) 22,4 kg di acqua e (25 x 0,14 =) 4,9 kg di grasso. Supponiamo infine una temperatura di combustione di 800°C, piuttosto irrealistica per un rogo (come ho già accennato, 800°C era la temperatura di esercizio dei forni crematori Topf di Auschwitz–Birkenau). Nel bilancio termico della cremazione, l’acqua è ovviamente un passivo, il grasso un attivo. La perdita di calore dovuta all’evaporazione dell’acqua del cadavere e al surriscaldo del vapore a 800°C si calcola così: 22,4 [640 + (0,493 x 700 130 )] = ~ 22.100 Kcal. Il grasso animale ha un potere calorifico di 11,1 kWh/kg 131 , cioè di circa 9.500 Kcal/kg, perciò i 4,9 kg di grasso summenzionati apportano (4,9 x 9500 =) 46.550 Kcal. Ciò significa che, in tali condizioni, nel bilancio termico della cremazione la perdita di calore dovuta all’acqua contenuta nel cadavere è di (22.100 : 22,4 =) 986 Kcal per kg di acqua, mentre l’apporto di calore del grasso è di 9.500 Kcal per kg di grasso. Il calore apportato da 1 kg di grasso è dunque equivalente a quello perduto a causa di (9.500 : 986 =) 9,6 kg d’acqua. Poiché i dati relativi alla perdita acquea e di grassi del cadavere sepolto sono puramente congetturali, le obiezioni di Muehlenkamp si riducono a nulla. Come abbiamo visto sopra, infatti, nella fermentazione buturrica avviene una certa perdita di grassi che vengono divorati da specifici insetti.
Note:
127) Amtliches Material zum Massenmord von Winniza. Berlino, 1944, p. 86.
128) Idem, p. 63.
129) Encyclopedia of cremation, a cura di Douglas J. Davies con Lewis H. Mates. Ashgate, Londra, 2005, p. 134.
130) Si moltiplica per 700 e non per 800 perché 640 rappresenta già il contenuto termico di 1 kg d’acqua a 100°C, sicché il vapore acquelo dev’essere surriscaldato di altri 700°C.
131) Heizwerte, in:http://209.85.129.132/search?q=cache:A2EYZZUsfG0J:ftp://ftp2.stahl–online.de/BMS/download/brandschutz/kennwerte/Heizwertnahrung.pdf+heizwert+tierische+fette&hl=it&ct=clnk&cd=14&gl=it
37 Perciò, ammesso e non concesso che i cadaveri avessero perduto il 100% del loro contenuto acqueo, sarebbe bastata la perdita di (22.100 : 9500 =) 2,3 o il 47% del grasso per riportare il bilancio termico in pari. Se invece si assume una perdita acquea del 75%, pari a (22,4 x 0,75 =) 16,8 kg, il calore corrispondente sarebbe di 16,8[640 + (0,493 x 700)] = ~ 16.500 Kcal, equivalenti a (16.500 : 9500 =) 1,7 kg o il 34% di grasso. Muehlenkamp cita poi la testimonianza di Gley del 7 gennaio 1963 che ho riportato sopra e che ripropongo di nuovo: «Le gasazioni, secondo i miei ricordi, cessarono alla fine del 1942, quando c'era già la neve. Poi cominciò l'esumazione generale e l' dei cadaveri, che durò probabilmente dal novembre 1942 al marzo 1943. Le arsioni furono eseguite ininterrottamente giorno e notte e precisamente in un focolare [rogo], poi in due. In un focolare si potevano bruciare circa 2.000 cadaveri in 24 ore. Circa 4 settimane dopo l'inizio delle arsioni, fu costruito il secondo focolare. Mediamente furono perciò bruciati in un focolare circa 300.000 cadaveri in 5 mesi circa, nell'altro 240.000 cadaveri in circa 4 mesi. Naturalmente queste sono valutazioni medie». Nel mio studio ho citato anche la testimonianza resa da Gley l'8 maggio 1961: «Alla fine del 1942 nel campo di Belcec [sic] cessarono le gasazioni in massa degli Ebrei. All'obiezione rispondo che so con certezza che al mio arrivo i cadaveri non venivano ancora bruciati. All'inizio del 1943 – non posso più dire se fosse in gennaio, in febbraio o in marzo ricevetti l'incarico di procurare con un Kommando rotaie ferroviarie e di ferrovie campali. Questi strumenti servivano alla costruzione di grosse griglie sulle quali furono bruciati i cadaveri esumati all'inizio. Io stesso non sono stato nel Kommando di arsione»132. Secondo Muehlenkamp, avrei addotto la seconda citazione «per ragioni facilmente comprensibili, cioè perché afferma un periodo di cremazione più breve che permette a Mattogno di fare confusione». Egli invece si appella al rapporto Höfle, da cui risulta che nelle ultime due settimane del dicembre 1942 non erano giunti trasporti ebraici a Bełżec, e ne deduce che «la pulizia generale delle fosse e la cremazione dei cadaveri erano già in atto a Bełżec nel dicembre 1942». Questa deduzione è tuttavia in contrasto con entrambe le dichiarazioni di Gley, ossia che la cremazione iniziò nel novembre 1942 (quando, secondo Muehlenkamp, erano ancora in corso le gasazioni) o nel gennaio 1943. Se, com’ egli ammette, l’esumazione e la cremazione cominciarono dopo la fine delle presunte gasazioni, cioè verso la metà di dicembre, la cosa più ragionevole è che avvennero proprio «all'inizio del 1943». Muehlenkamp asserisce infatti, in forma di domanda retorica, che le autorità SS cancellarono le deportazioni a Bełżec, ma fecero continuare quelle negli altri campi dell’“Aktion Reinhard(t)” «pe rpermettere di eseguire indisturbatamente la pulizia delle fosse e la cremazione dei cadaveri», ma anche supponendo che questa congettura sia vera (il che è tutto da dimostrare)133, ciò non sarebbe comunque in contrasto con la datazione di Gley, assumendo un paio di settimane per il reperimento delle rotaie ferroviarie, la costruzione del o dei roghi, la ricerca e il trasporto della legna e l’esumazione dei cadaveri delle prime fosse comuni. Di conseguenza la pretesa di Muehlenkamp, che tali operazioni fossero «già in atto a Bełżec nel dicembre 1942» è infondata e in contrasto con la dichiarazione di Gley. Perciò resta valida la mia assunzione che «la cremazione non sarebbe iniziata prima del gennaio 1943»134. Muehlenkamp argomenta poi in questo modo:
Note:
132) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 112.
133) Essa è in aperto contrasto col fatto olocausticamente ineplicabile che Bełżec cessò la sua attività quando più di un terzo degli Ebrei da deportare si trovavano ancora in Galizia. Vedi sotto, paragrafo 5.
134) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 112.
38 «Così il numero medio bruciato quotidianemente a Bełżec in cinque mesi = 150 giorni fu di circa 434.000 : 150 = 2.893, per cui con un peso medio di 25 kg per cadavere e legna da ardere necessaria di 1 kg per kg di cadavere ci sarebbero voluti 72.325 kg = 72,3 tonnellate di legna, invece delle 1.064 assunte da Mattogno». Egli aggiunge che, se si assumono 2 kg di legna per kg di cadavere, si ottengono 144,6 tonnellate.Il calcolo è basato sui seguenti dati fallaci:
– il peso medio di un corpo di 25 kg
– il fabbisogno di 1 o 2 kg di legna per cremare 1 kg di cadavere
– il numero delle presunte vittime – circa 434.000 – cifra che non è stata ancora accettata dagli specialisti olocaustici di Bełżec
– la durata delle cremazioni.
L’ultimo punto merita un commento. Da dove Muehlenkamp ha tratto una durata di cinque mesi o 150 giorni? Dalla dichiarazione summenzionata di Gley del 7 gennaio 1963, in cui si dice che la cremazione durò dal «novembre 1942 al marzo 1943...in cinque mesi circa» ed egli interpreta dal 1° novembre 1942 al 31 marzo 1943 = 5 mesi. Ciò è in contraddizione con la sua stessa affermazione che, con certezza, le deportazioni–gasazioni cessarono a metà dicembre 1942 (non essendo menzionate nel rapporto Höfle per le ultime due settimane dell’anno). Da questo dato risultano tre mesi e mezzo o 105 giorni, sicché, «per ragioni facilmente comprensibili», per usare le sue parole, egli ha aumentato abusivamente la durata della cremazione di un mese e mezzo o 45 giorni. Del resto, anche la sua fonte, Y. come ho già accennato, pone l’inizio della cremazione alla metà di dicembre del 1942 135. Circa l’inizio della cremazione a Bełżec, Gley è in contrasto non solo con sé stesso (novembre 1942/inizio 1943), ma anche con il (sedicente) “testimone oculare” Reder, il quale dichiarò che «alla fine di novembre» del 1942, quando riuscì a fuggire miracolosamente dal campo, lacremazione dei cadaveri non era ancora cominciata136. In ulteriore contraddizione con la testimonianza di Gley, che menzionò 540.000 cremati, Muehlenkamp ne considera solo 434.000. Ma, nell’economia della testimonianza, il tempo è in funzione del numero, sicché, facendo il ragionamento di Tregenza al contrario, se la cremazione di 540.000 cadaveri richiese 105 giorni, quella di 434.000 ne avrebbe richiesti 84 e ogni giorno sarebbero stati cremati (434.000 : 84 =) 5.166 cadaveri, non 2.893. Assumendo la cifra ufficiale di 600.000 cadaveri, risulta una cremazione giornaliera di (600.000 : 105 =) 5.714 cadaveri. In relazione all’origine dell’ingentissimo quantitativo di legna da ardere necessaria per la cremazione dei presunti cadaveri, avevo rilevato : «Per cremare 600.000 cadaveri sarebbero dunque stati necessari (600.000 x 160 =) 96 milioni di kg di legna o 96.000 tonnellate, un quantitativo prodotto dal disboscamento di 192 ettari di bosco di abeti vecchi di 50 anni 137, trenta volte la superficie del campo di Bełżec. Le fotografie aeree dell'area di Bełżec pubblicate da John C. Ball mostrano che nel 1944 i boschi intorno al campo erano come nel 1940 138 . Anzi, secondo l'ispezione del giudice istruttore di Zamość del 10 ottobre 1945, nell'area del campo, verso il centro, c'erano ancora un gruppo di pinastri vecchi di oltre vent'anni; un altro gruppo di pinastri simili si estendeva verso il lato sud e un terzo gruppo di 31 pinastri simili si trovava nell'angolo nordoccidentale»139.
Note:
135) Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps, op. cit., p. 172.
136) R. Sforni, Il sabba di Bełżec. Con la traduzione italiana della testimonianza del sopravvissuto Rudolf Reder, op. cit., pp. 137-139.
137) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 189.
138) J.C. Ball, Air Photo Evidence. Auschwitz, Treblinka, Majdanek, Sobibor, Bergen Belsen, Bełżec, Babi Yar, Katyn Forest. Ball Resource Services Limited, Delta, B.C., Canada, 1992, pp. 94–95
139) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 113-114.
39
Questi alberi furono persino rappresentati nella pianta di Szrojt summenzionata140. Per confutare questa osservazione, Muehlenkamp, afferma che essa sarebbe stata fatta da John Ball, «sulla cui credibilità ci si può informare in un articolo di Jamie McCarthy», cioè John Ball, Air Photo Expert?141, ossia egli cerca di screditare colui che ha pubblicato le due fotografie (sulla base di uno scritto che neppure le menziona) invece di esaminarle e contestare tale osservazione. Qui è il caso di ritornare sulla «giustizia criminale della Repubblica Federale Tedesca». Al processo Bełżec nessuno si curò di chiedere agli imputati in che modo fosse stata eseguita questa immane cremazione di 540.000 cadaveri in pieno inverno: come fossero fatti i roghi, quanta legna richiedessero, da dove questa fosse stata prelevata, come fosse stata portata al campo, ecc. ecc., domande di importanza vitale in quanto riguardano l’eliminazione del corpo del reato. Questa è la chiara dimostrazione che tale «giustizia» non perseguiva neppure la verità giudiziaria, ma soltanto una verità ideologica. Indi Muehlenkamp propone un altro argomento:
«I cadaveri nelle fasi avanzate di decomposizione non solo pesavano molto meno di quelli “freschi”, ma non contenevano affatto o a malapena acqua. È facilmente comprensibile che l’arsione di cadaveri umani richiede sostanze infiammabili supplementari soprattutto perché l’acqua, di cui l’organismo umano principalmente è costituito, deve essere vaporizzata. Ma se – come si può assumere almeno alla fine della fase della putrefazione nera e specialmente nella fase della fermentazione butirrica, per non menzionare la fase della decomposizione secca – non c’è più acqua o ce n’è a malapena, se la sostanza da bruciare consta di pelle essiccata, carne putrida, capelli e ossa, ci si può aspettare una riduzione del fabbisogno del combustibile esterno necessario. Secondo la dichiarazione summenzionata di Norbert Fuhrmann, le ossa hanno all’incirca lo stesso potere calorifico della lignite, ragione per la quale l’arsione all’aperto di carcasse che constano principalmente di ossa richiede molto meno legna di scarto dell’arsione di carcasse non ancora decomposte a poco meno che pelle e ossa: “Le ossa hanno un BTU all’incirca uguale a quello della lignite (circa 11.000 BTU per pound). Se doveste cremare un certo quantitativo di ossa, sarebbe necessario molto meno legno di scarto». Convertendo, risulta un potere calorifico di circa 2.800 Kcal/kg. Questo è un grossolano errore, perché si riferisce al potere calorifico dell’osseina, ma le ossa sono costituite anche da sostanze minerali, nelle seguenti proporzioni142:
acqua : 12%
sostanze organiche: 28%
sostanze grasse: 10%
minerali: 50%.
Le sostanze organiche sono essenzialmente proteine, sicché il potere calorifico inferiore delle ossa (a O°C) è: (9500 x 0,10) + (5400 x 0,28) – (600 x 0,12) = 2.390 Kcal/kg.
L’affermazione che la combustione di ossa richiederebbe molto meno combustibile di quella di carcasse intere è una semplice assurdità. Come ho accennato sopra, nel bilancio termico di una cremazione l’apporto di calore prodotto dalla combustione del grasso e, aggiungo qui, delle proteine, è molto maggiore di quello sottratto dalla vaporizzazione dell’acqua. Se si considera un cadavere di 82 kg, che contiene (82 x 0,64 =) 52,48 kg di acqua e (82 x 0,14 =) 11,48 di grasso, e (82 x 0,153 =) 12,54 kg di proteine,
• la perdita di calore per la vaporizzazione, a 800°C, è di 52,48[640 + (0,493 x 700)] = ~ 51.700 Kcal,
• il calore prodotto dalla combustione del grasso è di (9500 x 11,48 =) ~ 109.100
Note:
140) Vedi documento 2.
141) In: http://www.holocaust–history.org/auschwitz/john–ball/
142) M. Giua e C. Giua Lollini, Dizionario di chimica generale e industriale. Unione Tipografico-Editrice, Torino, 1948, vol. II, p. 128.
40• il calore prodotto dalla combustione delle proteine è di (5400 x 12,54 =) ~ 67.700, sicché il bilancio termico ha un attivo di (109.100 + 67.700) – 51.700 = 125.100 Kcal. Nonstante ciò, nei forni crematori a coke, secondo l’ing. Wilhelm Heepke, uno dei massimi specialisti tedeschi della cremazione dei primi decenni del secolo scorso e autore dello studio scientifico più approfondito e accurato sul bilancio termico di tali impianti, la cremazione del cadavere richiedeva in più il calore fornito da una bara di 40 kg con potere calorifico di 3.000 kg (legno stagionato!) e circa 30 kg di coke con potere calorifico di 6.470 Kcal 143, all’incirca l’equivalente di 135 kg di legna da ardere con potere calorifico di 2.300 Kcal/kg. Ho preso in esame il peso di 82 kg (Heepke assume il peso di 85 kg) perché la questione delle ossa sollevata da Muehlenkamp riguarda l’arsione summenzionata con air curtain di 504 maiali del peso di 41.300 kg, peso medio 82 kg, ed egli afferma che il maiale è «l’animale più simile all’organismo umano». Di conseguenza ciò che vale per la cremazione di un cadavere vale anche per le carasse di maiali di Muehlenkamp. Per completare il ragionamento, considerando che il sistema osseo di un essere umano è mediamente pari al 16% del peso corporeo144 , in base ai dati esposti sopra, esso pesa (82 x 0,16 =) 13,12 kg e contiene (16 x 0,12 =) 1,92 kg di acqua, (16 x 0,28 =) 4,48 kg di proteine e (16 x 0,10 =) 1,6 kg di grasso, sicché, eseguendo i calcoli, il calore in attivo prodotto dalle ossa risulta di 37.500 Kcal, contro le 125.100 Kcal del corpo intero. In termini di bilancio termico, lasciando invariati tutti gli altri parametri calcolati dall’ing. Heepke, con un rendimento del focolare di 0,75 e un potere calorifico effettivo del coke di (6.470 x 0,75 =) 4.850 Kcal/kg, la cremazione del cadavere disseccato rispetto a quella del cadavere normale richiederebbe (125.100 – 37.500): 4.850 = circa 18 kg di coke in più. ui bisogna inoltre rilevare che mentre il grasso contenuto nelle ossa è appena il 14% del totale, le proteine sono quasi il 36%. Tuttavia, come già rilevò l’ing. Klettner negli anni Cinquanta del secolo scorso, la sostanza proteica, col suo contenuto di azoto relativamente alto, oppone una forte resistenza alla combustione e la sua temperatura di accensione, o piuttosto di scissione dell’ N dai composti di CH, è di circa 800°C 145, il che significa che le ossa, a differenza del grasso, che ha una temperatura di accensione di 184°C, bruciano soltanto con un forte apporto di calore esterno: «Se un osso viene esposto al calore, dal punto di vista mineralogico ne risultano i seguenti cambiamenti: a causa della perdita dell’acqua unita per adsorbimento al minerale, tra i 150°C e i 300°C subentra una perdita di volume insignificante. Al di sopra dei 600°C comincia la perdita di CO2, che porta alla fine all’espulsione quantitativa dei componenti organici. In conseguenza della crescente disidratazione, comincia una reazione di trasformazione nella quale si forma il “pirofosfato” con una rapporto molare Ca/P < 1,5. Questo a una temperatura di circa 800°C si combina con “idrossilapatite” (Ca/P > 1,5) in una reazione dei solidi in ß-tricalciofosfato (Ca/P ~ 1,5 whitlockite). [...] Una esposizione al calore può essere dubbia soltanto se c’è stata una combustione incompleta, se cioè la temperatura di esposizione non ha raggiunto i 700-800°C o se è durata per un tempo insufficiente»146. Quanto sia sciocco il ragionamento di Muehlenkamp lo mostra già il fatto che, mentre è facile bruciare la lignite in una stufa147, è impossibile bruciarvi ossa senza combustibile supplementare.
Note:
143) W. Heepke, «Die neuzeitlichen Leicheneinäscherungsöfen mit Koksfeuerung, deren Wärmebilanz und Brennstoffverbrauch», in: Feuerungstechnik, anno XXI, 15 agosto 1933, n. 8, pp. 123-128.
144) F. Goppelsroeder, Ueber Feuerbestattung. Verlag von Wenz & Peters, Mülhausen, 1890, p. 90. Ho fatto una media tra le percentuali riferite a uomo, donna, ragazzo, neonato e neonata.
145) Descrizione di brevetto n.861731. Classe 24d. Gruppo 1. T 1562/V24d. Procedimento e congegno per la cremazione di cadaveri, carogne e parti di essi. Brevettato nel territorio della Repubblica Federale Tedesca dal 24 giugno 1950.
146) M. Lange, H. Schutkowski, S. Hummel, B. Herrmann, A bibliography on cremation. Pact (Journal of the European Study Group on Physical, Chemical, Biological and Mathematical Techniques Applied to Archeology), 19, 1987, p. 10 e 14 (testo tedesco), 18 e 21 (testo inglese).
147) La lignite ha una temperatura di accensione di 225°C (in polvere, in strato di 5 mm), il carbone di legna di 320°C.
Direttiva europea ATEX 94/9/EC, in: http://www.ascojoucomatic.it/wbs/w3b.exe/_it/537/554/762
41
Per maggiore chiarezza, riporto i risultati del bilancio termico dell’ing. Heepke148:
per il riscaldo dell’aria di cremazione W1 = 38.000 Kcal
per la vaporizzazione dell’acqua W2 = 60.000 “
per il riscaldo specifico della cenere W3 = 800 “
per il riscaldo della parte superiore del forno W4 = 900.000 “
per il riscaldo della parte inferiore del forno W5 = 454.000 “
∑ (W1 ÷ W5) = 1.452.800 Kcal.
Quantità di calore che si sviluppa:
dalla combustione della bara : W6 = 80.000 Kcal
dalla combustione del cadavere : W7 = 105.000 “
W6 + W7 = 185.000 Kcal 185.000 Kcal
Perciò per la prima cremazione c’è un fabbisogno di calore di W1 = 1.267.800 Kcal.
A partire dalla quinta o sesta cremazione l’assorbimento di calore della muratura refrattaria del forno diminuisce fino a raggiungere approssimativamente l’equilibrio termico del forno nella sua perdita per emissione di calore, perciò d’ora in avanti ci si può basare senz’altro sul limite inferiore del 15%. Questo valore, desunto dai consumi effettivi dei forni crematori, corrisponde in massima parte al calore necessario per il riscaldo dell’aria di combustione, calcolato nel bilancio termico sulla base dell’aria teorica di combustione, che nella pratica superava invece normalmente il coefficiente 3 (= 3 volte l’aria di combustione teorica). Dalla combustione della bara e del cadavere si sviluppano W6 + W7 = 80.000 + 105.000 = 185.000 Kcal; di questa quantità di calore ∼ il 15% si perde attraverso il camino con i gas di scarico. Perciò restano a disposizione: 0,85 (W6 + W7) = 0,85 x 185.000 = 157.250 Kcal. Perciò per una ennesima cremazione vale:
Wn = 0,15 x 1.354.000 + 98.800 – 157.250 = 144.650, e:
Wn 144.650
Bn = ─── = ──── = 30 kg di coke.
η Hu 4.850
Se viene a mancare il calore apportato dalle sostanze combustibili del cadavere, il calore necessario per la cremazione risulta di
(144.650 + 105.000 =) 249.650, equivalenti a 249.650 ───── = ~ 51,5 kg di coke.
4.850
Muehlenkamp introduce poi una nuova argomentazione, basata sulla formazione di metano nella decomposizione cadaverica fino alla fermentazione butirrica. Egli ragiona così:«Non ho trovato un sito149 che quantifichi il metano che si libera durante la decomposizione dei cadaveri, ma possiamo ricavare valori orientativi da un processo simile – la decomposizione di rifiuti animali: 5,9 libbre (= 2.676195 kg) di letame di bestiame producono 30 piedi cubi di biogas al giorno, che constano del 60% di metano e del 40% di biossido di carbonio, con un potere calorifico di 600 BTU per piede cubo o 18.000 BTU in totale (il potere calorifico del gas naturale, che consta soprattutto di metano, è un po’ più alto, 850–1.000 BTU per piede cubo). Assumendo che la decomposizione del corpo umano generi la metà di questo quantitativo di biogas per unità di peso di quella del letame di bestiame, e assumendo un peso medio di 35 kg per cadavere (vedi sopra), ciascuna delle
Note:
148) Significato dei simboli: W = Wärme, calore; Bn: = Brennstoff, combustibile, necessario per l’ennesima cremazione; η = rendimento del forno; Hu = potere calorifico inferiore del combustibile.
149) Per critici di tal fatta evidentemente i libri non esistono.
42 vittime seppellite nelle fosse comuni di Bełżec avrebbe prodotto nella fase di putrefazione 35 : 2,676195 x 15 = 196,17 piedi cubi di biogas al giorno con un potere calorifico di 35 : 2,676195 x 9000 = 117.704,43 BTU, l’equivalente di circa 0,003 cords di legna di quercia (a quanto pare la migliore che ci sia, con un potere calorifico di 34,4–36,6 milioni di BTU per cord secondo la tavola del potere calorifico della legna in rete menzionata sopra). Nella cremazione summenzionata descritta da Lund, Kruger e Weldon e nel rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura del Texas furono usati al massimo 33 cords di quercia secca/legna da ardere resinosa per bruciare 504 carcasse del peso totale di 41.300 kg. Assumendo che la legna usata in quest’esperimento avesse lo stesso potere calorifico della legna di quercia secondo la tavola menzionata sopra, questi 33 cords avevano al massimo un potere calorifico di 33 x 36.660.000 = 1.207.800.000 BTU o 1.207.800.000 : 41.300 = circa 29.245 BTU per kg di carcassa, o 29.245 x 35 = circa 1.023.575 BTU per ogni 35 kg di di carcassa. Ciò sarebbe 8,7 volte il quantitativo di BTU del biogas prodotto quotidianamente da un cadavere del peso di 35 kg, secondo i miei calcoli. In altri termini: il quantitativo di biogas prodotto dalla decomposizione di un corpo del peso di 35 kg in circa 9 giorni sarebbe stato sufficiente a cremare quel cadavere senza ricorrere ad un’altra fonte di combustibile. Se, come dichiarato nello scritto di Lund, Kruger e Weldon e confermato dalle informazioni circa il “Costo preventivato” del rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura del Texas a p. 7 e dalle informazioni menzionate sopra di Norbert Fuhrmann, si assume che il quantitativo di legna necessario per bruciare 41.300 kg di carcasse suine nel detto esperimento fu soltanto di 40 metri cubi o 11 cords di legna, questi 11 cords avevano al massimo un potere calorifico di 11 x 36.600.000 = 402.600.000 BTU o 402.600.000 : 41.300 = circa 9.748 BTU per kg di carcassa, o 9.748 x 35 = circa 341.180 BTU per ogni 35 kg di carcassa. Ciò corrisponde a 2,9 volte il quantitativo di BTU di biogas prodotto giornalmente da un cadavere di 35 kg, secondo i miei calcoli precedenti. In altri termini: il quantitativo di biogas prodotto dalla decomposizione di un corpo del peso di 35 kg in circa 3 giorni sarebbe stato sufficiente per cremare quel corpo senza ricorrere ad altre fonti di combustibile!».Converto e semplifico:
• 2,67 kg di letame producono (30 x 0,28 =) 0,84 metri cubi di biogas al giorno, il cui potere calorifico è di (600 x 0,252) x (1 : 0,028 =) 5.392 Kcal per metro cubo;
• 1 kg di letame produce (0,84 : 2,67 =) 0,31 metri cubi di biogas al giorno = 1.672 Kcal;
• un cadavere di 35 kg produce (35 x 0,31/2 =) circa 5,42 metri cubi di biogas al giorno con
un potere calorifico totale di (5,42 x 5.392 =) circa 29.225 Kcal;
• questo calore equivale all’incirca a quello prodotto da (0,003 x 2.195 =) 6,58 kg di legno di quercia, che ha un potere calorifico tra ([34.400.000 x 0,252] : 2195 =] 3.950 Kcal e (36.600.000 x 0,252] : 2195 =] 4.200 Kcal per kg, ossia (4200 x 6,58 =) 27.636 Kcal;
• nell’esperimento di combustione di carcasse animali furono impiegati (33 x 2195 =) 72.435 kg di legna, che avevano un potere calorifico massimo di (72.435 x 4200 =) 304.227.000 Kcal, pari a (304.227.000 : 41.300 =) 7.366 Kcal per kg di carcassa;
• il calore disponibile per 35 kg di carcassa è di (7.366 x 35 =) 257.810 Kcal, che è (257.810 : 29.225 =) circa 8,7 volte il calore prodotto quotidianamente da un cadavere di 35 kg;
• se invece per la combustione suina summenzionata si assume un consumo di legna di 40.000 metri cubi, o (11 x 2195 =) 24.145 kg, il potere calorifico massimo è di (4200 x 24.145 =) 101.409.000 Kcal, ossia (101.409.000 : 41.300 =) 2.455 Kcal per kg di carcassa e (2.455 x 35 =) 85.925 per 35 kg;
• ciò corrisponde a (85.925 : 29.225 =) circa 2,9 volte il calore prodotto quotidianamente da un cadavere di 35 kg;
43• in conclusione, «il quantitativo di biogas prodotto dalla decomposizione di un corpo del peso di 35 kg in circa 3 giorni sarebbe stato sufficiente per cremare quel corpo senza ricorrere ad altre fonti di combustibile». Rilevo anzitutto che assumere come termine di confronto il letame per cadaveri che Muehlenkamp ritiene reali (e non fittizi, come me) non mi sembra il massimo del rispetto. Dai maili al letame! Ciò premesso, il suo ragionamento contiene errori di calcolo e logici. Egli suppone che 1 kg di letame produca 0,31 metri cubi di biogas = 1.672 Kcal al giorno e un cadavere, per sua assunzione, la metà, perciò un cadavere di 35 kg produce circa 29.225 Kcal al giorno, in tre giorni (29.225 x 3 =) 87.775 Kcal. Indi aggiunge che la putrefazione dura 4–10 giorni all’aperto e 4 volte di più sotto terra (in realtà 8 volte secondo la massima di Casper), perciò la putrefazione dei cadaveri delle presunte vittime a Bełżec durò da 16 a 40 giorni, sicché «all’incirca almeno alla metà di questa fase, secondo i miei calcoli precedenti, ogni cadavere avrebbe accumulato tanto biogas da sostenere la propria combustione». Ciò significa che un cadavere di 35 avrebbe prodotto come minimo (8 x 29.225 = 233.800 Kcal), come massimo (20 x 29.225 =) 584.500 Kcal. In realtà, se, come ho esposto sopra, il cadavere è costituito del 64% di acqua (= 22,4 kg), del 14% di grasso (= 4,9 kg) e del 15,3% di proteine (= 5,355 kg), il suo potere calorifico inferiore è di ([4,9 x 9.500] + [5,355 x 5.400] – [22,4 x 539 150 ] =) ~ 63.400 Kcal, o (63.400 : 35 =) ~ 1.800 Kcal/kg. Perciò il calore prodotto in un giorno dalla putrefazione di un cadavere di 35 kg calcolato da Muehlenkamp equivale al ([29.225 : 63.400] x 100 =) 46% del calore totale e il processo si esaurisce in (63.400 : 29.225 =) poco più di due giorni. Ne consegue che questa sarebbe anche la durata dell’intero processo di putrefazione fino alle ossa! In termini chimici, si può ragionare più semplicemente così: un cadavere di 35 kg produce (35 x 0,31/2 =) circa 5,42 metri cubi di biogas al giorno, costituito dal 60% di metano e dal 40% di anidride carbonica. Questi 5,42 metri cubi corrispondono a (5420 : 22,4 =) circa 242 grammi mole dei due gas, che contengono 242 grammi-atomo di carbonio, ossia (242 x 12 =) circa 2.900 grammi o 2,9 kg di carbonio. Il carbonio costituisce circa il 52% della sostanza combustibile del corpo umano151, equivalente a 35 – (35 x 0,64) = 12,6 kg, che contengono (12,6 x 0,52 =) 6,55 kg di carbonio.
Perciò la produzione di biogas dal corpo e dunque il processo di putrefazione si esaurirebbe in (6,55 : 2,9 =) poco più di due giorni! Da ciò risulta chiaro che il ragionamento e i calcoli di Muehlenkamp non hanno senso. Il potere calorifico della legna da ardere, 4.200 Kcal/kg è teorico e irrealistico, perché corrisponderebbe a legname completamente disidratato. Il presupposto che 41.300 kg di carcasse siano stati incinerati con 72.435 kg di legna = 1,75 kg di legna per kg di carcassa è infondato. Il presupposto che tale arsione sia stata effettuata con 24.145 kg di legna = 0,58 kg di legna per kg di carcassa è ancora più infondato. Come ho mostrato sopra, dai calcoli di Muehlenkamp risulta l’equivalente di 3,44 kg di legna per kg di carcassa. La conclusione di Muehlenkamp è inoltre logicamente insensata, in quanto significa che il biogas prodotto dai cadaveri sepolti nelle fosse comuni di Bełżec sarebbe stato sufficiente a cremare su roghi senza ulteriore combustibile gli stessi cadaveri esumati dalle fosse! O pensava forse a un impianto di biogas da installare su una fossa comune per cremare i cadaveri diun’altra fossa? Tutto questo guazzabuglio di cifre e di calcoli senza capo né coda tradisce la totale ignoranza di Muehlenkamp nel campo della cremazione. Non a caso egli, non avendo la minima idea di quale sia
Note:
150) In questo caso si calcola solo il calore di evaporazione, senza il surriscaldo del vapore alla temperatura di combustione.
151) W. Heepke, «Die neuzeitlichen Leicheneinäscherungsöfen mit Koksfeuerung, deren Wärmebilanz und Brennstoffverbrauch», op. cit., p. 124.
44 il potere calorifico del corpo umano, ha paragonato la sua decomposizione alla gasificazione del letame! Finalmente Muehlenkamp trae le sue deduzioni: «A conclusione di quanto detto sopra, sembra plausibile assumere che nel caso di cadaveri in fase di putrefazione le sostanze infiammabili contenute nei cadaveri fornissero un contributo essenziale all’cremazione; soprattutto in cadaveri femminili che avevano ancora un contenuto di grasso più o meno elevato c’era anche il grasso corporeo come combustibile supplementare. Nel caso di cadaveri più o meno disidratati in stato di decomposizione più avanzato la loro parte secca, nel caso di cadaveri in fermentazione butirrica con le proprietà combustibili dell’acido butirrico e in cadaveri nei quali si era formata l’adipocera insieme con le proprietà combustibili dell’adipocera, avrebbero favorito decisamente il processo di cremazione. Si può perciò assumere che la legna richiesta per bruciare i cadaveri esumati dalle fosse comuni di Bełżec fosse anche molto inferiore a quella risultante dai miei calcoli esposti sopra. Per di più bisogna considerare che presumibilmente come combustibile non fu usato soltanto legname, ma anche liquidi infiammabili come benzina, alcool o olio diesel, se necessario in quantitativi più grandi di quelli richiesti per accendere il fuoco». In termini di tecnica della cremazione, questa infantile argomentazione si riduce alla ovvia constatazione che il potere calorifico delle sostanze combustibili del corpo umano è di gran lunga superiore alla quantità di calore necessario per la vaporizzazione dell’acqua in esso contenuto. In pratica però questo calore non solo non era sufficiente per eseguire una cremazione, ma era necessario un surplus di calore enorme: secondo il bilancio termico dell’ing. Heepke riassunto sommariamente sopra, il calore prodotto da 30 kg di coke metallurgico (con potere calorifico inferiore di 6.470 Kcal/kg) e da una bara di 40 kg di legno stagionato con potere calorifico inferiore di 3.000 Kcal/kg (di cui solo i 2/3 effettivamente utilizzabile). Ciò a causa delle ingenti perdite di calore che si verificano nel corso di una cremazione (aria di combustione, irraggiamento e conduzione, incombusti, ecc.). Riprendendo l’esempio esposto sopra, nell’ipotesi più favorevole alla tesi di Muehlenkamp che tutta l’acqua del cadavere fosse andata perduta durante la putrefazione ma la sua sostanza combustibile fosse rimasta intatta, il potere calorifico superiore di un cadavere di 35 kg disidratato sarebbe stato di circa 75.500 Kcal. Ma nel bilancio termico di un forno crematorio riscaldato con coke, nonostante le 105.000 Kcal prodotte dal cadavere, per la cremazione erano ancora necessarie ([6.470 x 30] + [0,66 x 40 x 3.000] =) 273.300 Kcal, 2,6 volte più del calore prodotto dal cadavere. L’affermazione di Muehlenkamp che il consumo di legna necessario per bruciare i cadaveri dei presunti gasati di Bełżec fosse «anche molto inferiore» a quello da lui calcolato, cioè 0,58 o 1,75 kg di legna per kg di carcassa, è decisamente assurda, perché la base dei suoi calcoli è un’arsione di carcasse fresche di maiali che avevano un contenuto di sostanze combustibili in proporzione necessariamente superiore a quello dei cadaveri putrefatti di Bełżec. L’affermazione di Muehlenkamp citata sopra è per di più in contraddizione con il suo insensato ragionamento, perché i cadaveri avrebbero perduto tutto o la maggior parte del loro potere calorifico durante la fase di putrefazione delle fosse comuni, perciò alla loro esumazione di combustibile avrebbero avuto ancora poco o nulla. La conclusione di Muehlenkamp non è dunque soltanto basata su un errore di calcolo, ma è anche logicamente insensata e termotecnicamente assurda, ben degna della sostanza organica cui si è riferito. Alla fine Muehlenkamp si richiama al ben noto libro di Y. Arad onde mostrare che le sue «assunzioni e conclusioni non hanno un carattere puramente teorico, ma corrispondono alle esperienze di arsione di cadaveri fatte dal personale del campo e dai detenuti permanenti dei campi dell’Azione Reinhard(t), sulle quali la descrizione di Arad è presumibilmente basata».
45 Seguono due citazioni del libro in questione di cui Muehlenkamp considera particolarmente significative le seguenti frasi: «All’inizio sui corpi fu versato un liquido infiammabile per favorirne la combustione, ma poi ciò fu considerato superfluo; le SS incaricate della cremazione si convinsero che icadaveri bruciavano bene anche senza combustibile supplementare. [...] Questi corpi [cioè i cadaveri freschi] non bruciavano bene come quelli estratti dalle fosse e dovevano essere innaffiati di combustibile prima di essere bruciati». Ma se queste affermazioni sono basate su testimonianze, ciò non significa che esse confermino i calcoli insensati di Muehlenkamp, ma soltanto che sono false testimonianze, in quanto sia la cremazione di cadaveri senza combustibile supplementare, cioè l’autocombustione, sia la maggiore combustibilità di cadaveri putrefatti rispetto a cadaveri freschi sono delle semplici assurdità. Oltre quanto ho esposto sopra, a conferma di ciò si possono addurre altre esperienze reali, ad esempio il fatto che, negli anni Trenta del secolo scorso, una cremazione senza combustibile supplementare non era possibile neppure nel forno a gas Volckmann–Ludwig, il miglior sistema costruttivo dell’epoca, sebbene fosse pubblicizzato come un impianto che funzionava senza calore supplementare, anzi addirittura col calore prodotto dai cadaveri cremati152; nel 1930 infatti, nel crematorio di Amburgo–Ohlsdorf, in sette mesi in un forno di questo tipo furono cremati 2.500 cadaveri con 103 metri cubi di gas naturale (gas illuminante) più il calore fornito da una bara di 35 o 40 kg. ui vale la pena di osservare che la storiografia olocaustica non si è mai preoccupata di studiare seriamente il problema della cremazione dei cadaveri nei campi dell’“Aktion Reinhard(t)”. Essa si è invece limitata a riferire acriticamente le insensate dichiarazioni di sedicenti “testimoni oculari”, come ha fatto appunto Y. Arad. Sta di fatto, comunque, che, persino ammettendo i dati di Muehlenkamp, l’amministrazione di Bełżec avrebbe dovuto disporre di un enorme magazzino per depositarvi la legna. Persino il fabbisogno giornaliero di 72.325 kg di legna fantasticato da Muehlenkamp corrisponde a circa 120 merti cubi: una semplice scorta per tre giorni avrebbe occupato 360 metri cubi. Dove veniva sistemata questa legna? E da dove veniva?
“La durata della cremazione”
Nella trattazione di questa questione Muehlenkamp è stranamente laconico. Espongo anzitutto gli rgomenti del mio studio: «Nessun testimone ha descritto la struttura dei roghi e la tecnica di cremazione. Assumendo che fosse identica a quella presuntamente adottata a Treblinka, i cadaveri sarebbero stati cremati su due o tre griglie fatte con traversine ferroviarie di 90 metri quadrati ciascuna153. Assumiamo tre griglie. Il quantitativo di legna che può bruciare su una griglia di tal fatta si aggira intorno agli 80 kg all'ora per metro quadrato, dunque (90 x 80 =) 7.200 kg all'ora per una griglia e 21.600 per tre griglie. Pertanto per bruciare le 1.064 tonnellate di legna giornaliere, sarebbero state necessarie (1.064.000: 21.600 =) 49 ore di combustione continua. Se si aggiunge un giorno per il raffreddamento del rogo, la rimozione delle ceneri e la costruzione di un nuovo rogo, la cremazione di 6.650 cadaveri sarebbe durata non meno di tre giorni e tutta l'impresa avrebbe richiesto almeno 9 mesi. La cremazione, dunque, non sarebbe cessata nel marzo 1943, ma nel mese di settembre. Se invece si considerano due griglie, secondo la dichiarazione di H. Gley, la cremazione sarebbe durata più di 13 mesi.
Note:
152) Un articolo del 1931 era appunto intitolato Il corpo umano come combustibile (Stort, «Der menschliche Körper als Heizstoff», in: Die Umschau im Wissenschaft und Technik, n. 26, 1931).
153) C. Mattogno, J. Graf, Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager?, op. cit., pp. 182-184.
46 Secondo due sedicenti superstiti di Treblinka addetti alla cremazione dei cadaveri, Motle Zaidl e Itzhak Dugin, “il rogo bruciava per sette–otto giorni”154. Perciò due roghi sui quali fosse stato collocato l'iperbolico quantitativo di 3.325 cadaveri ciascuno avrebbero consumato i 600.000 cadaveri in ([600.000 : 6.650] x 6~7 =] 541 ~ 631 giorni, cioè da 18 a 21 mesi». Egli mi oppone soltanto i suoi dati fallaci che ho confutato sopra, ossia la cremazione totale di 434.000 cadaveri (invece di 600.000) in cinque mesi (invece di tre mesi: gennaio–marzo 1943) e iornaliera di 2.893 cadaveri (invece di 6.650) con un consumo di 72.325 kg (invece di 1.064.000), ari a 1 kg di legna per kg di cadavere (invece di 3,5 kg), da cui risulta la fallace conclusione che la cremazione su una griglia sarebbe durata circa dieci ore e su due griglie circa cinque ore, il doppio assumendo un rapporto legna/cadavere di 2:1. En passant, Muehlenkamp che si appella a descrizioni basate anche solo «presumibilmente» su testimonianze, omette quelle di Motle Zaidl e Itzhak Dugin, perché dicono che a Treblinka «il rogo bruciava per sette–otto giorni», ossia 9 volte la durata più lunga da lui concessa. Se si considerano le circostanze effettive che ho descritto sopra, la pretesa che si siano potuti cremare 2.893 cadaveri al giorno ininterrottamente per 150 giorni consecutivi, notte e dì, nella neve, nel ghiaccio e sotto l’acqua, è francamente ridicola.
“Il terreno estratto dalle fosse”
Anche questo paragrafo è insolitamente breve. Al riguardo ho scritto quanto segue: «Nello scavo di una fossa la terra estratta, prima compressa, si dilata normalmente fino ad aumentare il suo volume del 10–25%. Abbiamo visto sopra che l'inumazione di 600.000 cadaveri avrebbe richiesto fosse comuni per un volume complessivo di 75.000 metri cubi e 20.800 metri quadrati. I 75.000 metri cubi di sabbia estratti dalle fosse, con un aumento del10%, sarebbero diventati circa 82.500. Dove sarebbe stato messo questo enorme quantitativo di sabbia? Se esso fosse stato sparso all'interno del campo in uno strato uniforme alto 2 metri, avrebbe occupato una superficie di (82.500 : 2 =) 41.250 metri quadrati, cioè l'intero ampo meno le fosse comuni! La sabbia asciutta ha un peso specifico di 1,4, perciò gli 82.500 metri cubi di sabbia summenzionati corrisponderebbero a (82.500 x 1,4 =) 115.500 tonnellate, l'equivalente di oltre 4.600 vagoni ferroviari pieni o oltre 24.000 autocarri pieni. Se le fosse piene di cadaveri furono ricoperte con uno strato di sabbia di 30 centimetri, ne furono impiegati (20.800 x 0,3 =) circa 6.200 metri cubi, ma allora dove furono messi i restanti (82.500 – 6.200 =) 76.300 metri cubi? Questo enorme quantitativo di sabbia non poté essere ammucchiato nel campo, né trasportato fuori di esso, perciò non fu estratto affatto e le relative fosse non furono mai scavate». Egli obietta che qui non è questione di 75.000 metri cubi, ma dei 21.310 stimati da Kola, che egli aumenta generosamente a 30.000, ma anche così le fosse comuni colme fino all’orlo avrebbero accolto solo 240.000 dei 600.000 presunti cadaveri. Per quanto riguarda la sabbia estratta dalle fosse, egli calcola 35.700 metri cubi, invece di 82.500 se al campo fossero stati realmente seppelliti 600.000 cadaveri, e afferma che essa «avrebbe potuto essere ammucchiata in uno strato alto 4 metri su 8.925 metri quadrati o meno di un sesto dell’area del campo (la maggior parte dei mucchi di terra che ho visto ultimamente erano alti almeno 4 metri). Come? Con autocarri, naturalmente; se il suolo estratto dalle fosse comuni pesava 35.700 x 1,4 = 49.980 tonnellate, bastavano all’incirca 10.000 carichi di autocarro da 5 tonnellate per questo». “Carichi di autocarro”, sottolinea ingenuamente Muehlenkamp, non “autocarri”, come se io parlando di «24.000 autocarri pieni» intendessi che erano necessari 24.000 autocarri per portare via la sabbia!
Nota:
154) C. Lanzmann, Shoah. Fayard, Parigi, 1985, p. 26.
47 Poi continua:
«Con 10 viaggi al giorno ad un deposito vicino, 1.000 autocarri avrebbero potuto movimentare questo carico in un solo giorno, 100 autocarri in 10 giorni e 10 autocarri in 100 giorni. Anche se la “enorme quantità di sabbia” di Mattogno fosse stata rimossa in 100 giorni, il che sarebbe molto meno della durata delle operazioni di gasazioni a Bełżec, [ciò arebbe avvenuto] con non più di 24 autocarri!». Muehlenkamp annaspa di nuovo in ipotesi puramente teoriche che riguardano mere possibilità, non la realtà. Il dato di fatto reale e certo è che solo l’imputato Schluch accennò a tale questione, dichiararando esplicitamente che «la terra estratta era stata accumulata sul margine» delle fosse 155 , il che è evidentemente impossibile, perciò ho asserito che la sua dichiarazione «non può essere vera in relazione ad una inumazione in massa di queste proporzioni»156. Muehlenkamp obietta che una parte della sabbia può essere rimasta sul bordo delle fosse e un’altra parte può essere stata portata via, ma una tale eventualità non è corroborata da alcuna testimonianza. Il suo errore costante è di ragionare in astratto, senza riferimento specifico al dato concreto: i luoghi e le testimonianze. In astratto, ovviamente, tutto è possibile. Ma né gli inquirenti sovietici, né quelli polacchi, né i testimoni oculari sapevano nulla di un «deposito vicino» al campo, né di uno «strato alto 4 metri su 8.925 metri quadrati o meno di un sesto dell’area del campo», né dei 10.000 “carichi di autocarro” di sabbia, né dei (10.850 : 5 =) 2.170 o (21.700 : 5 =) 4.340 “carichi di autocarro” di legna, secondo Muehlenkamp: come poté sfuggire tutto ciò agli osservatori attenti del luogo che vedevano e sapevano tutto ciò che accadevaal campo?
“Le ceneri”
Su questo punto ho argomentato come segue: «Dalla cremazione di un cadavere in un forno crematorio si produce circa il 5% di ceneri con un peso specifico di circa 0,5. In una cremazione all'aperto il quantitativo delle ceneri aumenta sensibilmente. Dalla combustione della legna risulta circa l'8% di ceneri con peso specifico di circa 0,34. Pertanto le presunte 600.000 vittime avrebbero lasciato (600.000 x 45 x 0,05 =) 1.350.000 kg o 1.350 tonnellate di ceneri, con un volume di (1.350 : 0,5 =) 2.700 metri cubi. Le ceneri del legname sarebbero invece ammontate a (96.000 x 0,08 =) 7.680 tonnellate, pari a (7.680 : 0, 34 =) circa 22.600 metri cubi. Complessivamente, dunque, dall'immane cremazione sarebbero risultate (1.350 + 7.680 =) 9.030 tonnellate o (2.700 + 22.600 =) 25.300 metri cubi di ceneri. Tuttavia il volume totale delle fosse individuate da A. Kola è di 21.310 metri cubi. Dunque,anche se tutte le fosse fossero piene fino all'orlo di ceneri non frammiste a sabbia, resterebbero ancora (25.300 – 21.310 =) circa 4.000 metri cubi di ceneri pure, sufficienti ariempire circa 290 autocarri o 60 vagoni ferroviari. Ma i grafici delle analisi dei 137 campioni di trivellazioni pubblicati da A. Kola dimostrano che le ceneri nelle fosse sono normalmente frammiste a sabbia e che in più della metà dei campioni lo strato di ceneri e sabbia è estremamente sottile, e a volte le ceneri sono addirittura assenti. Inoltre, dei 236 campioni, 99 sono irrilevanti e, dei 137 rilevanti, più della metà attestano uno strato di sabbia e ceneri molto sottile, mentre nei restanti la percentuale della sabbia non è inferiore al 50% e lo strato di sabbia e cenere è di spessore molto vario. Infine – fatto taciuto da A. Kola – i resti umani, oltre che a sabbia, sono frammisti anche a resti animali: «Questi scavi portarono alla luce anche una grande quantità di ossa umane, che erano in parte frammiste a resti animali». Da tutto ciò risulta evidente che il quantitativo di ceneri effettivamente presente nelle fosse è assolutamente incompatibile con la cremazione di 600.000 cadaveri».
Note:
155) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 92.
156) Idem, nota 2 a p. 117.
48 Muehlenkamp concede che la percentuale di ceneri umane che ho addotto (il 5%, come risulta nella letteratura sulla cremazione157 ) sia esatta e calcola che 434.000 corpi del peso medio di 35 kg ciascuno avrebbero prodotto 759.500 kg di ceneri o 759,5 tonnellate, ma osserva: «Naturalmente non è corretto calcolare con la media del peso di 35 kg al momento dell’uccisione invece che col peso del cadavere decomposto di 25 kg stabilito sopra», nondimeno mi fa il «favore» di assumere il 5%. Una tale osservazione dimostra tutta l’inettitudine di Muehlenkamp: egli ignora persino che questo 5% si riferisce alle sostanze incombustibili contenute nel corpo umano, cioè i sali anorganici (cloruro di potassio, solfato di potassio, fosfato di potassio, cloruro di sodio, fosfato di sodio, fosfato di calcio, fosfato di magnesio) che non diminuiscono affatto se un corpo di 35 kg perde 10 kg di acqua e/o di sostanze combustibili! Se un corpo normale di 35 kg ha il 5% di ceneri = 1,75 kg, lo stesso corpo che abbia perso 10 kg ha semplicemente il ([1,75 : 25] x 100 =) 7% di ceneri. Aggiungo che questo 5% di ceneri è ottenibile concretamente soltanto in un forno crematorio; in una cremazione in massa all’aperto gli incombusti del cadavere sarebbero maggiori. Muehlenkamp calcola che le 759,5 tonnellate di ceneri summenzionate avrebbero occupato un volume di 1.519 metri, 2.100 metri cubi se si considerano 600.000 cadaveri. Per quanto riguarda la legna, assumendo i risultati dei suoi fallaci calcoli, egli afferma che i (25 x 434.000 =) 15.190.000 kg di cadaveri decomposti avrebbero richiesto per la cremazione 10.850 tonnellate di legna, in ragione di 1 kg di legna per kg di cadavere, o il doppio assumendo il rapporto di 2:1. Tuttavia egli concede generosamente, per un altro «favore», il peso di 35 kg, da cui risultano (35 x 434.000 =) 15.190.000 kg o 15.190 tonnellate, corrispondenti a 3.574 metri cubi, ossia meno del 17% dei 21.319 metri cubi delle fosse comuni individuate da Kola. Con un rapporto di 2:1, il valore sarebbe di 7.148 metri cubi, ossia il 34% del volume delle fosse. Perciò il volume totale massimo delle ceneri sarebbe di (1.519 + 7.148 =) 8.667 metri cubi, meno del 41% del volume delle fosse. Invece di concedere «favori» a me, Muehlenkamp avrebbe fatto meglio a rispettare i dettami della sua storiografia, assumendo 600.000 cadaveri. In tal caso le ceneri della legna sarebbero ammontate a (600.000 x 35 x 2 =) 42.000.000 di kg o 42.000 tonnellate di legna, pari a (42.000 x 0,08 =) 3.360 tonnellate di ceneri e a (3.360 : 0,34 =) 9.882 metri cubi, complessivamente (2.100 + 9.882 =) 11.082 metri cubi, o il 56% del volume delle fosse. Con il rapporto legna/cadavere più realistico di 3,5 kg, risultano 5.880 kg di ceneri, con volume di 17.294 metri cubi e volume totale di 19.394, vale a dire il 91% del volume delle fosse! Muehlenkamp adduce però un’altra descrizione di Y. Arad, presuntamente «basata su testimonanianze oculari». Ne riporto la parte più importante: «Alla fine si decise di versare di nuovo le ceneri e i residui ossei nelle fosse vuote e di coprirle con uno spesso strato di sabbia e di rifiuti. Le ceneri furono versate nelle fosse in vari strati, alternati con strati di sabbia. Lo strato superficiale constava di terra di 2 metri di spessore». Ciò significa che questa terra di copertura avrebbe occupato (5.490 x 2 =) 10.980 dei 21.310 metri cubi delle fosse, cioè il 51,5%. In questa prospettiva persino il risultato dei calcoli infondati di Muehlenkamp rende assurda l’ipotesi dello sterminio in massa, perché attualmente le ceneri occuperebbero (8.667 – [21.310 – 10.980] x 100 =) quasi l’84% della parte bassa di tutte le fosse! Ma egli neppure se ne rende conto, perché commenta che non ci si deve stupire se le ceneri umane edella legna individuate da Kola occupano un volume così esiguo, dato che esso risulta esiguo daisuoi calcoli strampalati. Ma il 51,5% del volume totale delle fosse e l’84% della loro parte inferiore non è poi così esiguo. Egli esamina inoltre come sono giunto alla conclusione che «dei 236 campioni, 99 sono irrilevanti e, dei 137 rilevanti, più della metà attestano uno strato di sabbia e ceneri molto sottile, mentre nei restanti la percentuale della sabbia non è
Nota:
157) Così anche nella già menzionata Encyclopedia of cremation, p. 134.
49 inferiore al 50% e lo strato di sabbia e cenere è di spessore molto vario. Infine – fatto taciuto da A. Kola – i resti umani, oltre che a sabbia, sono frammisti anche a resti animali». Anzitutto egli mi accusa di aver abusivamente considerato «irrilevanti» i 99 campioni di cui Kola non ha pubblicato i grafici. Ovviamente non ho omesso di esaminarli, ho solo preso atto del fatto che Kola non li ha riportati. I 137 grafici da lui pubblicati occupano quattro pagine e mezza di un libro di 84 (una pagina ne contiene 32), perciò tutti i 236 campioni avrebbero richiesto sette pagine e mezza, tre in più: Kola voleva forse risparmiare sulla carta? Perché non li ha pubblicati, se non perché erano, appunto, irrilevanti? Indi Muehlenkamp riporta una citazione dal libro di Kola, che mostrerebbe un «fattore che diminuisce considerevolmente il significato delle sue [di Mattogno] affermazioni circa il quantitativo delle ceneri»: «Gli scavi hanno dimostrato molti strati di ceneri frammiste alternativamente a sabbia, il che indica che queste fosse furono usate in molte fasi, ogni volta ricoperte con un nuovo strato di sabbia. Si può supporre che queste ceneri riempissero completamente le fosse e che fossero ricoperte solo da un sottile strato di terreno. Perciò durante la chiusura del campo nel 1943 e i lavori di livellamento effettuati all’epoca, nonché durante gli scavi predatori nell’area del campo subito dopo la fine della guerra, la maggior parte delle ceneri umane furono disperse sulla superficie e tuttora è abbastanza chiara la presenza di tracce di corpi bruciati 158 nelle strutture superficiali, in particolare nella parte occidentale e settentrionale del campo. In queste stesse parti era localizzata la zona delle fosse». In realtà si tratta di semplici pretesti per dimostrare” che il quantitativo delle ceneri conferma la presunta gasazione–cremazione in massa, come egli dichiara esplicitamente: «Il volume totale delle fosse è stimato a 21.000 metri cubi. Così una parte importante del volume delle fosse è costituita prevalentemente da ceneri di corpi e ciò dimostra il fatto che vi furono uccise e seppellite centinaia di migliaia di persone». In tal modo Kola ha solo assolto uno dei suoi compiti. La questione della presenza di ceneri sulla superficie del campo è chiaramente menzionata nel paragrafo Gli accertamenti polacchi del 1945 del mio studio 159 , dove ho anche citato il “Protocollo degli scavi nel cimitero del campo di sterminio di Bełżec” redatto il 12 ottobre 1945 da Czesław Godziszewski, giudice istruttore distrettuale del tribunale provinciale di Zamość. Dallo scavo (non trivellazione!) di 9 fosse da 2 a 8 metri di profondità risultarono:
• fossa n. 1 (profondità: 8 m): un primo strato di ceneri frammiste a sabbia alla profondità di 2 metri dello spessore di 1 metro; un secondo strato alla profondità di 4–6 metri;
• fossa n. 2 (6 m): uno strato di ceneri umane dalla profondità di 1,5 a 5 metri;
• fosse n. 3 e 4 (3 m): da 1 a 3 metri ceneri frammiste a sabbia e resti di ossa umane non bruciate
• fosse n. 5, 6, 7, 8 e 9 (2 m): sabbia frammista a ceneri umane e ossa umane, come mascelle e tibie.
Questi risultati smentiscono la supposizione di Kola che le «ceneri riempissero completamente le fosse».
Sulla questione delle ceneri sulla superficie del campo ho rilevato ancora: «Inoltre, come risulta dalla dichiarazione di S. Kozak, la sabbia rimossa dalle fosse fu sparpagliata alla rinfusa in una vasta area del campo, portando alla luce ceneri e resti umani. Quando le fosse furono riempite, questo miscuglio di sabbia, ceneri e resti umani finì sia nell'area dove c'erano originariamente le pareti di separazione delle fosse, sia in fosse in cui originariamente non c'erano né ceneri né resti, confermando così l'illusione dell'esistenza di
Note:
158) Nel corso della mia visita a Bełżec in compagnia di Jürgen Graf, nel giugno 1997, nell’area del campo non c’era alcuna traccia di corpi bruciati.
159) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 105-108,
50 fosse comuni più numerose ed enormi. Anche la presenza di cadaveri saponificati in aree limitate di tre grandi fosse (vedi § 2a) si spiega in questo modo, ossia coll'ampliamento di fosse originariamente più piccole»160 . Quando Kola vi andò per eseguire le sue trivellazioni, il campo era stato spianato e le ceneri che si trovavano in superficie finirono dappertutto ed egli le trovò appunto dappertutto. Muehlenkamp cita poi le descrizioni delle fosse di Kola e conclude: «Come si può vedere, le descrizioni delle fosse comuni non forniscono maggiori indicazioni per stabilire il quantitativo di ceneri trovate e lo spessore dello strato di ceneri delle rappresentazioni schematiche esemplificative di una parte dei campioni. Ciò significa che gli accertamenti di Mattogno al riguardo sono basati su nient’altro che una congettura che si autoreferenzia». Proprio perché le descrizioni di Kola non forniscono dati numerici mi sono basato sui grafici delle trivellazioni, che non sono semplici «rappresentazioni schematiche esemplificative», ma diagrammi in scala in cui è raffigurato il contenuto delle fosse e il suo spessore. D’altra parte non ho affermato che i campioni da me considerati irrilevanti non contenessero ceneri, ma ho soltanto constato che «i grafici delle analisi dei 137 campioni di trivellazioni pubblicati da A. Kola dimostrano che le ceneri nelle fosse sono normalmente frammiste a sabbia e che in più della metà dei campioni lo strato di ceneri e sabbia è estremamente sottile, e a volte le ceneri sono addirittura assenti. Inoltre, dei 236 campioni, 99 sono irrilevanti e, dei 137 rilevanti, più della metà attestano uno strato di sabbia e ceneri molto sottile, mentre nei restanti la percentuale della sabbia non è inferiore al 50% e lo strato di sabbia e cenere è di spessore molto vario». Anche se i restanti 99 campioni mostrassero lo stesso quadro, l’ordine di grandezza non cambierebbe affatto, perché le percentuali resterebbero invariate. Al mio rimprovero a Kola di aver taciuto che «i resti umani, oltre che a sabbia, sono frammisti anche a resti animali», Muehlenkamp oppone due obiezioni. La prima è veramente gustosa: «In primo luogo, se Mattogno avesse realmente esaminato attentamente come pretende i campioni che rappresentano schematicamente il suolo, difficilmente gli sarebbe sfuggito il campione 484/XV–30–55 della fossa n. 10 nella figura 13 a p. 15 del libro di Kola, in cui poco più su del bloccaggio (ovviamente da parte di uno strato di corpi umani)161 è espressamente menzionato il ritrovamento di un canine tooth. Ciò significa che Kola non aveva difficoltà a menzionare resti animali (animal remains) nelle fosse comuni». Così per Muehlenkamp un canine tooth non è un dente canino umano, ma un dente di cane! Il termine sato da Kola nel testo polacco è “kieł”, che significa appunto dente (umano) canino. In polacco “cane” si dice “pies” e l’aggettivo “canino” si rende col genitivo del sostantivo; “dente di cane” è dunque “ząb psa”. Dopo essersi coperto di ridicolo in questo modo, Muehlenkamp espone la seconda obiezione: «In secondo luogo, e ciò è più importante, Mattogno, che ha tratto dall’articolo summenzionato di Tregenza (vedi nota 270 a p. 87) l’informazione sui resti animali presuntamente omessi da Kola, o non ha letto quest’articolo molto attentamente o cerca di fuorviare i suoi lettori. Perché i resti animali che Tregenza menziona nel Postscriptum del suo articolo furono trovati (insieme con un grande quantitativo di ossa umane, secondo Tregenza) non nelle fosse comuni, ma negli scavi interni ai resti degli edifici del campo». Ciò che dice Muehlenkamp è vero, ma che cosa ci facevano ossa animali «insieme con un grande quantitativo di ossa umane» nell’area degli «scavi interni ai resti degli edifici del campo»?
Note:
160) Idem, p. 119.
161) Ciò non è per niente ovvio, perché quando questo avviene, nei grafici è specificato “blockade (human corpses)”, ma qui appare la semplice indicazione “blockade”.
4.6. “La superficie reale delle fosse comuni”
51 In questo paragrafo ho rilevato quanto segue: «Gli accertamenti di A. Kola riguardo alla superficie e al volume delle fosse comuni sono in realtà piuttosto aleatori. Egli stesso, come abbiamo visto nel § 5, ha rilevato: “Nella prima zona fu rilevata l'unione di fosse vicine più piccole in fosse più grandi possiamo supporre a causa della distruzione delle pareti di terra che le separavano”. E alcune pagine dopo ha aggiunto: “Confusioni supplementari nelle strutture archeologiche furono prodotte dagli scavi intensivi subito dopo la guerra, quando la popolazione locale cercava gioielli. Questi fatti rendono difficoltoso per gli archeologi definire esattamente i contorni delle fosse comuni”. I Tedeschi lasciarono Bełżec nel settembre del 1943. I Sovietici vi arrivarono nell'ottobre 1944. Nell'ottobre 1945 il tribunale provinciale di Zamość aprì un'inchiesta sul presunto campo di sterminio. Il 14 ottobre il testimone Stanisław Kozak dichiarò: “Dopo la rimozione della recinzione la popolazione dei dintorni cominciò a scavare il terreno del campo alla ricerca di oro, brillanti e altri oggetti preziosi lasciati dagli Ebrei. Ciò dura ancora oggi. Si spiega così la grande quantità di ossa umane che sono sparpagliate nell'area dell'ex campo e la grande quantità di buche scavate”. Altri testimoni, come Eustachy Ukraińsky 162 e Eugeniusz Goch 163 confermarono questa dichiarazione. Nel suo rapporto dell'11 aprile 1946 il pubblico ministero di Zamość scrisse: “Attualmente l'area del campo è completamente scavata dalla popolazione dei dintorni alla ricerca di oggetti preziosi. In conseguenza di ciò sono venute alla luce le ceneri di cadaveri umani e di legna, ossa carbonizzate e ossa solo parzialmente carbonizzate”. Per di più, come abbiamo visto sopra, 9 fosse erano state scavate per disposizione del giudice istruttore distrettuale Cz. Godziszewski il 12 ottobre 1945. L'area del campo rimase esposta agli scavi della popolazione locale fino alla fine del 1963, quando esso fu trasformato in monumento con la costruzione dell'attuale recinzione 164 . Quante fosse vi furono scavate in un paio di decenni?»165. Muehlenkamp replica così: «Come risulta evidente dalla citazione da parte di Mattogno dell’affermazione di Kola all’inizio di questo paragrafo, il gruppo di lavoro di Kola era ben consapevole delle difficoltà create dalle predazioni del dopoguerra nella localizzazione delle fosse comuni. Si può così presumere che, contrariamente alle accuse di Mattogno alla fine di questo paragrafo, Kola e il suo gruppo di lavoro considerò la possibilità di una modificazione originale della forma o della superficie delle fosse dovute agli scavi predatori». Ma la mia “accusa” è questa: A. Kola, che doveva fornire la “prova materiale” del presunto sterminio in massa a Bełżec, non ha tenuto conto di questi fatti, perciò la planimetria delle fosse da lui indicata è del tutto aleatoria, al pari della loro superficie, del loro volume e del loro stesso numero». In altri termini, io affermo che le 33 fosse con superficie di 5.490 metri quadrati e 21.310 metri cubi identificate da Kola comprendono anche tutte le fosse e gli scavi precedenti menzionati sopra, mentre Muehlenkamp sostiene che egli «considerò la possibilità» di ciò, cosa che ho scritto pure io. Ma il problema è che per lui si trattava di una possibilità puramente teorica che non ha tradotto in pratica neppure in forma dubitativa, asserendo ad esempio che numero, superficie e volume delle fosse comuni originarie erano almeno probabilmente minori di quanto da lui accertato. Muehlenkamp afferma inoltre che
Note:
162 Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 1119.
163) Idem, p. 1135.
164) Ciò avvenne il 1° dicembre 1963. R. Sforni, Il sabba di Bełżec, op. cit., p. 98.
165) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 118-119.
52 «le modificazioni della struttura delle fosse dovute agli scavi predatori non cambia il fatto che l’area della maggior parte delle fosse identificate da Kola», 26 su 33, secondo il suo conteggio, come dimostrerebbero le figure delle fosse pubblicate da Kola, «ha una forma geometrica regolare (quadrato, rettangolo, trapezoide)», perciò, conclude Muehlenkamp, «è evidente che queste forme regolari difficilmente possono essere state il prodotto di scavatori di fosse».
Egli mi dà qui l’opportunità di un ulteriore approfondimento di questa importante questione. In realtà le forme geometriche delle fosse comuni delineate da Kola non costituiscono un fatto, ma una sua arbitraria congettura.A p. 70 del suo libro Kola pubblica la mappatura delle trivellazioni eseguite nell’area del campo a 5 metri di distanza l’una dall’altra166 I cerchietti rappresentano le 2.227 trivellazioni eseguite da Kola, quelli colorati in rosso le trivellazioni che hanno rilevato la presenza di fosse comuni, che dovrebbero essere 236 ma in questa mappatura sono 229. Unendo questi cerchietti si ottengono 21 aree da cui Kola ha desunto il numero e la forma delle fosse.
Tuttavia queste aree non hanno nulla a che vedere né con il numero, né con la forma di queste fosse, come risulta evidente dal confronto tra queste aree e i relativi disegni di O’Neil 167:
• le aere n. 1 e 2 dovrebbero corrispondere alle fosse n. 13, 33, 32 e 9,
• l’area n. 3 alla fossa n. 29,
• l’area n. 4 e 5 alla fossa n. 26,
• l’area n. 5 alla fossa n. 25,
• l’area n. 6 alle fosse 27, 28, 30 e 31,
• l’area n. 7 alle fosse 12 e 24,
• l’area n. 8 alla fossa n. 10,
• l’area n. 9 e 11 alla fossa n. 14,
• l’area n. 10 alle fosse 16 e 17,
• l’area n. 12 alle fosse 15, 18 e 19,
• l’area n. 13 alla fossa n. 20,
• l’area n. 14 alla fossa n. 8,
• l’area n. 15 alla fossa n. 7,
• l’area n. 16 alla fossa n. 22,
• l’area n. 17 alle fosse n. 6 e 23,
• le aree n. 18 e 20 alla fossa n. 5,
• l’area n. 19 alla fossa n. 3,
• l’area n. 21 alle fosse n. 1 e 4,
• le 3 trivellazioni a destra dell’area 19 alla fossa n. 2,
• la (una sola!) trivellazione sotto l’area 14 alla fossa n. 11,
• la (una sola!) trivellazione sotto l’area 15 alla fossa n. 21.
Come si vede, «definire esattamente i contorni delle fosse comuni» era tanto «difficoltoso» che Kola li ha definiti in modo del tutto fantasioso e arbitrario. I suoi disegni delle fosse comuni, con le 26 forme geometriche su 33 che Muehlenkamp afferma di aver individuato, sono dunque puramente fittizi e non corrispondono affatto ai risultati delle trivellazioni. D’altra parte, poiché le trivellazioni sono orientate secondo linee ortogonali nord–sud ed ovest–est, è facile trovare nelle aeree summenzionate linee rette ed angoli retti, che però non seguono l’andamento dei contorni delle fosse, bensì, appunto, quello delle trivellazioni. Come ho rilevato sopra, sia la posizione sia la forma delle fosse presuntamente identificate da Kola sono chiaramente incompatibili con la presunta razionalizzazione scientifica dello sterminio che viene attribuita ai Tedeschi, concetto che ho espresso paradossalmente scrivendo che «se il
Note:
166) Vedi documento 7.
167) Vedi documento 8.
53 comandante di Bełżec avesse fatto scavare le fosse comuni in questa disposizione, sarebbe stato fucilato per sabotaggio».
Ciò risulta particolarmente evidente dal confronto della pianta di O’Neil con quella di Arad168, che ho orientato allo stesso modo. In tale pianta, le fosse comuni sono indicate dai rettangoli contrassegnati dai n. 18 e 19; quest’ultimo rappresenta un fossato anticarro usato come fossa comune169. Come ho osservato nel mio studio, «se si prende in esame la pianta di Bełżec pubblicata da Yitzhak Arad, si deve concludere che gli alloggi delle guardie ucraine, gli impianti sanitari (barbieri, infermeria, dentisti per SS e Ucraini), la cucina per le guardie ucraine, il garage e i laboratori di calzoleria e sartoria (indicati nella pianta con i numeri 3,4,5, 7 e 8) si trovavano a ridosso di fosse comuni o addirittura sopra di esse!». La pianta di Arad è perlomeno razionale e bisogna ritenere, con Muehlenkamp, che essa sia «presumibilmente basata» sulle osservazioni fatte «dal personale del campo e dai detenuti permanenti» del campo di Bełżec, come le altre affermazioni di Arad da lui addotte.
Documento 10
Se si confronta la pianta di O’Neil anche con quella disegnata dall’ex SS-Unterscharführer Robert Jührs170, bisogna inoltre concludere che l’area delle fosse comuni era limitata esclusivamente al quadrante nord-ovest del campo, che copriva meno di un quarto della sua superficie, sicché le fosse di Kola n. 1, 2, 3, 4, 5, 15, 18, 19, 20 ne restavano al di fuori completamente, la fossa n. 14 per metà. Poiché queste fosse hanno un volume complessivo di 7.775 metri cubi, ne consegue che le fosse originarie non occupavano più di (21.310 – 7.775 =) 13.535 metri cubi, con una superficie di circa 3.500 metri quadrati. In conclusione, il numero, la forma e le dimensioni delle fosse comuni presuntamente individuate da Kola sono del tutto arbitrari, la loro posizione è irrazionale e in contrasto con le testimonianze di ex detenuti (Reder) e di imputati (Jührs), con le indagini polacche (Commissione di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia) e con la storiografia (Arad).
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“La capienza delle fosse comuni”
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In questo paragrafo ho addotto a titolo di confronto una reale esumazione di cadaveri eseguita in fosse comuni presso il campo di Treblinka I: «Nell'agosto 1944 i Sovietici trovarono 3 fosse comuni con superficie totale di circa 150 metri quadrati e volume di circa 325 metri cubi, di cui 250 effettivamente utilizzati (i cadaveri erano coperti da uno strato di sabbia di circa 50 centimetri) che contenevano in tutto 305 cadaveri, dunque 1,2 cadaveri per metro cubo171. Un anno dopo i Polacchi, nel bosco di Maliszewa, circa 500 metri a sud del campo di Treblinka I, scoprirono 41 fosse comuni con una superficie complessiva di 1.607 metri quadrati le quali, secondo la stima del giudice Łukaszkiewicz, contenevano 6.500 cadaveri. Secondo il medico legale, infatti, una fossa di metri 2 x 1 x 1 conteneva 6 cadaveri, ossia 3 cadaveri per metro cubo172. Dunque anche l'ipotesi puramente teorica che le fosse comuni originarie potessero contenere 170.500 cadaveri resta priva di basi materiali e la cifra effettiva dev'essere notevolmente ridimensionata». Muehlenkamp afferma che questo confronto è «semplicemente ridicolo». Ed eccone il motivo: «Dovrebbe essere facilmente comprensibile che il numero dei corpi seppelliti per metro cubo in altre fosse comuni in altri luoghi, usando altri metodi e con in mente altri scopi non è di alcuna importanza per sapere quanto volume disponibile delle fosse fu usato a Bełżec o in altri campi dell’ Aktion Reinhard(t). Le fosse del campo di lavoro del campo di Treblinka I presso il campo di sterminio di Treblinka II menzionate da Mattogno, contenevano ovviamente i cadaveri di lavoratori morti o uccisi, tutti o in maggioranza adulti, che furono
Note:
168) Vedi documento 9.
169) Y. Arad, Bełżec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard death camps, op. cit., pp. 436-437.
170) Vedi documento 10.
171) C. Mattogno, J. Graf, Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager?, op. cit., pp. 97-98.
172) Idem, pp. 110-111.
54 semplicemente gettati nelle fosse senza riguardo al maggiore sfruttamento possibile del volume della fossa. D’altra parte a Bełżec le vittime erano per lo più donne e bambini e come in altri campi dell’ Aktion Reinhard(t) i corpi vi erano accuratamente disposti nelle fosse in modo tale da sfruttare il più possibile il volume disponibile delle fosse, come già mostrato nel paragrafo 4.1.». Muehlenkamp è tanto immerso nelle sue inconsistenti congetture che il confronto con la realtà gli appare «ridicolo». La sua spiegazione si basa appunto su una semplice congettura, che cioè a Bełżec i presunti cadaveri fossero stati «accuratamente disposti nelle fosse in modo tale da sfruttare il più possibile il volume disponibile delle fosse». Come ho dimostrato sopra, questa congettura non solo non è suffragata da alcuna prova, ma è categoricamente smentita dalle testimonianze di Reder e di Gerstein. Dal confronto con le fosse comuni di Treblinka I non ho tratto la conclusione che anche le fosse comuni di Bełżec potessero contenere solo 3 cadaveri per metro cubo, ma che la cifra puramente teorica di circa 170.500, basata sulla presenza di 8 cadaveri per metro cubo (21.310 x 8) era sicuramente eccessiva. Sopra ho rilevato che 6 cadaveri di adulti equivalgono a 7,20 cadaveri di adulti e bambini–ragazzi nel rapporto di 2:1. I 3 cadaveri di adulti delle fosse comuni di Treblinka corrispondono pertanto a 3,6 cadaveri di adulti e bambini–ragazzi delle ipotetiche fosse comuni di Bełżec. Perciò, volendo quantificare, le fosse comuni di Kola avrebbero potuto contenere (21.310 x 3,6 =) 76.716 dei circa 434.000 o 600.000 cadaveri dei presunti gasati. Indi Muehlenkamp tenta un’incursione nella realtà con un paragone, quello sì, «semplicemente ridicolo»: «Per illustrare ulteriormente fino a che punto le fosse erano piene in questi campi c’è la lamentela fatta nell’ottobre del 1942 dal comandante locale di Ostrow circa l’odore insopportabile dei corpi degli Ebrei seppelliti “non adeguatamente” a Treblinka, che a quanto pare aveva raggiunto questi signori del posto di comando, a 20 km di distanza da campo». Il testo originale del documento dice «nicht ausreichend beerdigt»173, ossia «seppelliti insufficientemente», il che può significare soltanto che erano stati ricoperti di uno strato insufficiente di terra, perciò si diffondeva la puzza. Ma che cosa c’entra questo col presunto «maggiore sfruttamento possibile del volume della fossa» ocon la presunta disposizione accurata dei cadaveri nelle fosse? Per di più, nulla esclude che il documento in questione si riferisse ai circa 6.800 cadaveri summenzionati di Treblinka I, eventualità che rende ancora più ridicolo il paragone di Muehlenkamp. Egli conclude asserendo che Mattogno «paragona mele con arance, una nota tattica delle menzogne “revisionistiche”». Come ho dimostrato sopra, è lui che paragona letame con corpi umani, una nota tattica delle menzogne “olocaustiche”.
“Spiegazioni alternative”
Muehlenkamp dichiara che «le conclusioni della storiografia (cui credo che Mattogno non appartenga) circa l’assassinio di almeno 434.000 persone nel campo di sterminio di Bełżec sono compatibili non solo con le fosse comuni localizzate e descritte da Kola, ma anche con le altre prove, costituite da testimonianze oculari di testimoni, deposizioni di imputati, documenti e dati demografici». Sopra ho dimostrato la totale inconsistenza delle sue obiezioni e conseguentemente di queste conclusioni. Ciò che invece qui è importante sottolineare, è il fatto che Muehlenkamp omette tutta
Nota:
173) Archivio Nazionale di Washington, T 501, Roll 219, fotogramma 461.
55 la mia discussione sui ritrovamenti archeologici (strutture edilizie) di Kola, ossia l’intero paragrafo 5, Le indagini archeologiche polacche: gli edifici174, del capitolo che egli ha preteso di confutare. L’omissione è grave, perché Kola non ha trovato la minima traccia dei due presunti edifici di gasazione, come ha ammesso R. O'Neil dichiarando: «Non abbiamo trovato alcuna traccia delle baracche di gasazione risalenti alla prima o alla seconda fase della costruzione del campo»175. Riassumo le conclusioni della mia analisi dei ritrovamenti di Kola. Riguardo al presunto primo edificio di gasazione: «Ricapitolando, la baracca di S. Kozak [le presunte camere a gas] si trovava in un luogo diverso dai resti della “costruzione D”176; fu costruita espressamente come struttura di gasazione, mentre la “costruzione D” fu eretta con diversa funzione; misurava m 12 x 8 contro i m 26 x 12 di quest' ultima; era suddivisa in tre locali contro i sei della “costruzione D”, e infine nelle vicinanze di quest'ultima non c'è alcuna traccia della ferrovia campale: dunque la descrizione di S. Kozak è in totale disaccordo con i ritrovamenti archeologici».Riguardo al presunto secondo edificio di gasazione: «Ricapitolando, da un lato i reperti archeologici contraddicono le testimonianze e gli accertamenti giudiziari rendendoli inattendibili; dall'altro l'ipotesi di A. Kola circa la funzione della “costruzione G”177 è contraddetta dalle testimonianze e dagli accertamenti giudiziari. Ma, se si accetta la tesi ufficiale, non è possibile svincolarsi da queste fonti: o le camere a gas sono esistite come le descrivono i testimoni, o non sono esistite affatto. E poiché i reperti archeologici contraddicono i testimoni, le camere a gas della seconda fase del campo non sono mai esistite». I penosi e inani sforzi di Kola per individuare le presunte camere a gas confermano pienamente che questo, insieme all’individuazione delle fosse comuni, era lo scopo prioritario delle sue ricerche. Muehlenkamp, che si è accanito su ogni particolare dei miei argomenti, qui ha taciuto, evidentemente perché non sapeva che cosa controbattere. Egli ha taciuto la verità per lui troppo imbarazzante che le dichiarazioni dei “testimoni oculari” sulle camere a gas sono state nettamente smentite dalle indagini archeologiche di Kola, sicché nessuno può dire, se non per un atto fideistico, che siano realmente esistite. E non ci si venga a dire che, di tutte le strutture edilizie che si trovavano al campo, le SS avrebbero distrutto fin dalle fondamenta soltanto le presunte camere a gas, lasciando intatte le fondamenta delle altre: forse perché sapevano già che una cinquantina di anni dopo Kola sarebbe andato a cercarle con la sua trivella a mano? Ma ormai nessuno potrà più cercare nulla. Come risulta dalle fotografie pubblicate in rete178, i lavori per la costruzione del memoriale hanno sconvolto il terreno dell’ex campo di Bełżec. Una camminamento a mo’ di trincea di cemento armato attraversa il campo nella sua lunghezza e la superficie del campo è stata ricoperta di grosse pietre179, sicché ormai qualunque verifica dei dati addotti da Kola è diventata impossibile. Muehlenkamp ha taciuto inoltre tutti gli argomenti che dimostrano quanto sia insensata la storia delle camere a gas di scappamento di un motore Diesel da me addotti nel libro Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp, pp. 139-170, ai quali avevo esplicitamente rimandato:« Non ho invece ritenuto opportuno riproporre le obiezioni tecniche relative alla gasazione con i gas di scarico di un motore Diesel che valgono per le presunte camere a gas di Treblinka quanto per quelle di Bełżec»180
Note:.
174) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 123-129.
175) Idem, p. 129.
176) I resti di una costruzione che Kola voleva spacciare per primo edificio della gasazione.
177) I resti di un’altra costruzione che Kola voleva spacciare per secondo edificio della gasazione
178) Nel sito http://www.deathcamps.org/Bełżec/buildingsite.html.
179) Nel sito http://www.scrapbookpages.com/Poland/Belzec/Belzec02.html
180) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 8.
56 Riporto i titoli dei relativi paragrafi e un brevissimo accenno al contenuto per darne solo un’idea, premettendo che il tutto rientrava in un preteso segreto di Stato ordinato dalle massime autorità nazionalsocialiste:
1) Progettazione e costruzione dei “campi di sterminio” orientali: “campi di sterminio” costruiti senza una precisa progettazione e uno specifico bilancio;
3) Motore Diesel o motore a benzina?: inadeguatezza di un motore Diesel rispetto a uno a benzina per lo sterminio con i gas di scarico;
4) La “lotta” tra il gas di combustione e l’acido cianidrico: scelta del gas di scarico di un motore Diesel nonostante la consapevolezza che fosse inadeguato rispetto allo Zyklon B;
5) La “missione” di Kurt Gerstein: l’assurda vicenda di un ufficiale SS inviato a sostituire il sistema di sterminio dei campi orientali mediante gas di scarico di un motore Diesel, perché considerato inadeguato, con il sistema dell’acido cianidrico, e ritornato senza aver fatto nulla e senza render conto a nessuno del suo operato;
6) Motori russi o motori tedeschi?: l’assurdo impiego di vecchi motori Diesel russi per attuare il presunto sterminio, che tra l’altro, avrebbe costretto i gasatori a catturare carri armati russi intatti o a chiedere i pezzi di ricambio a Stalin;
7) Camere a gas o camere di asfissia?: l’assurda costruzione di camere a gas dove le vittime sarebbero morte per gasazione in circa 30-40 minuti, per asfissia in circa 20-30 minuti;
8) Il problema della pressione nelle camere a gas: la sovrappressione generata dal motore Diesel (funzionante come un compressore) avrebbe fatto esplodere la camera a gas o equilibrato quella del motore, spegnendolo in pochi minuti.
Si aggiungano le contraddizioni inesplicabili dei due “testimoni oculari” fondamentali: Gerstein parla inequivocabilmente di un «motore Diesel» (Dieselmotor), Reder, altrettanto inequivocabilmente, di un «motore con propulsione a benzina», di un «motore azionato a benzina» (motor pędzony benzyną) che consumava «4 bidoni di benzina al giorno» o «circa 80-100 litri di benzina al giorno». Gerstein attribuisce inoltre ai gas di scarico del suo motore Diesel la morte delle vittime delle presunte camere a gas, Reder afferma invece che i gas di scarico del suo motore a benzina erano convogliati all'esterno delle camere a gas!181. Ciò che ho prospettato nel capitolo V del mio studio, e le critiche di Muehlenkamp che espongo sotto, devono essere considerate alla luce di tutto ciò. Sulla mortalità effettiva di Bełżec, ho ipotizzato che «sebbene sia impossibile stabilire il numero di questi morti, dalle considerazioni esposte sopra si può ipotizzare comunque un ordine di grandezza di qualche decina di migliaia». Muehlenkamp si chiede perché le SS avrebbero avuto bisogno di 33 fosse con superficie di 5.919 metri quadrati e 21.310 metri cubi per seppellire «qualche decina di migliaia» quando «già secondo i calcoli di Mattogno avrebbero potuto contenere circa 170.000 cadaveri?». L’obiezione è chiaramente pretestuosa, perché i 170.000 cadaveri sono soltanto una concessione polemica che non accetto come reale in quanto basata su una densità di cadaveri, sempre polemicamente, spropositata e un numero, una superficie e un volume delle fosse comuni del tutto arbitrari, come ho dimostrato sopra. Qui è importante rilevare che, mentre la discussione della tesi olocaustica esige l’assunzione del limite massimo teorico di volume di seppellimento (per cui, se esso poteva accogliere solo una parte dei corpi dei presunti gasati, la tesi della gasazione in massa cade e tutte le relative le testimonianze oculari risultano conseguentemente false e storicamente inutilizzabili), la discussione della tesi revisionistica non richiede nulla e resta aperta ogni possibilità. Persino la stima che ho esposto sopra di «qualche decina di migliaia» di vittime è una concessione eccessiva alla tesi olocaustica. In questo caso il ragionamento di Muehlenkamp vale esattamente al contrario: perché le SS di Bełżec, dovendo seppellire un numero molto limitato di cadaveri, avrebbero dovuto attuare un
Note:
181) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 54.
57 risparmio di spazio? Che cosa avrebbe impedito loro di seppellire 3 o addirittura 2 cadaveri per metro cubo? E di coprire le fosse comuni con uno strato di sabbia più spesso? Per questo motivo il calcolo del numero delle vittime in base al limite massimo teorico di volume di seppellimento non ha senso, perché non escluderebbe che il numero reale sia molto più basso. E la mia stima costituisce appunto il limite massimo teorico del numero delle vittime. Muehlenkamp gioca poi sulle parole per irridere ai termini da me usati. Nel mio studio ho parlato di «un atteggiamento molto duro dei Tedeschi verso gli Ebrei»182 che nella traduzione americana è stato reso con «very severe» e che egli declassa a «severe», aggettivo che considera eufemistico riguardo al trasporto da Kolomea a Bełżec del 10 settembre 1942, in cui furono ammassati 8.200 Ebrei in 51 vagoni; ma io l’ho descritto come «trasporto catastrofico»183: un altro “eufemismo”? Egli afferma che «non c’è nulla di “umano” nel trasportare 100 persone in un vagone ferroviario nel trasporto del 7 settembre 1942», mentre io ho scritto che «quando era possibile, i trasporti venivano effettuati in condizioni meno inumane»184, che non è certo la stessa cosa. Egli si sofferma minuziosamente su semplici ipotesi che avevo formulato per la mancanza di qualunque prova documentaria opponendomi ipotesi contrarie che valgono quanto le mie. Ma l’obiezione che egli ritiene essenziale è questa: «Infine, perché 434.000 Ebrei avrebbero dovuto essere trasferiti a Bełżec, un campo con una superficie di non più di 6 ettari? E dove si suppone che fossero stati portati da lì? Questa è una questione essenziale e ci si aspetterebbe che Mattogno avesse dedicato la maggior parte del suo libro a rispondervi, perché a meno che egli sia in grado di spiegare in modo plausibile la sorte di circa 434.000 Ebrei che a suo avviso non furono uccisi a Bełżec, tutta la sua cavillosità contro la sua selezione di prove sul campo di sterminio di Bełżec è piuttosto inutile. Tuttavia Mattogno dedica sei pagine (da 103 a 108) a Il campo di Bełżec nella politica tedesca di deportazione ebraica all’Est e da nessuna parte in questo capitolo cerca mai di delineare la traiettoria di una parte di questi 434.000 “all’est” dove afferma che andarono, cioè nei territori occupati dell’Unione Sovietica». Una tale obiezione, per riprendere l’espressione di Muehlenkamp, è «semplicemente ridicola». Com’egli sa bene, sul campo di Bełżec esistono pochissimi documenti, in massima parte risalenti al marzo 1942, dai quali si possono trarre solo ipotesi. Se esistessero documenti sul trasferimento di «almeno 434.000 Ebrei» da Bełżec «all’est», non esisterebbe la controversia a causa della quale ho redatto il mio studio: Bełżec sarebbe soltanto e indiscutibilmente un campo di transito. Ma dato che i documenti non esistono, è già molto se ho dedicato alla questione sei pagine. Muehlenkamp afferma inoltre che «a quanto pare Mattogno non si è reso conto che Kolomea è situata in Galizia, ad est di Bełżec [in realtà a sud–est], e che i rapporti su questo trasporto sono perciò documenti che mostrano che la pretesa che Bełżec fosse un luogo da dove Ebrei inabili “andranno oltre il confine e non ritorneranno più nel Governatorato generale” [come dice il rapporto di Fritz Reuters del 17 marzo 1942 e come io interpreto alla lettera] era soltanto una cinica menzogna». In realtà, proprio nella frase da cui Muehlenkamp ha isolato l’aggettivo “severe”, all’inizio del paragrafo Il campo di Bełżec alla luce dei documenti, ho scritto:
Note:
182) Per un errore questo passo non appare nella versione italiana.
183) Prima avevo parlato dell’ «arrivo di trasporti effettuati in condizioni disastrose – come quello che partì da Kolomea il 10 settembre 1942». Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., p. 121.
184) Idem, p. 138.
58 «I pochi documenti originali sulle deportazioni a Bełżec (dalla Galizia) che si sono conservati, pur mostrando un atteggiamento molto duro dei Tedeschi verso gli Ebrei, non confermano la loro presunta politica di sterminio ebraico totale». E qualche pagina dopo ho scritto: «Nella seconda metà di ottobre dalla Galizia occidentale partirono – verosimilmente alla volta di Bełżec – trasporti con un numero di deportati enormemente più basso di quello del 10 settembre da Kolomea»185. Ma non è questo che bisogna rimproverare a Muehlenkamp, bensì una grave omissione correlata. In tale contesto ho infatti rilevato che il 28 ottobre 1942 l’SS–Obergruppenführer Friedrich Wilhelm Krüger, lo Höherer SS– und Polizeiführer nel Governatorato generale, promulgò una “Ordinanza di polizia relativa all’istituzione di zone di residenza ebraica nei distretti di Varsavia e Lublino” (Polizeiverordnung über die Bildung von Judenwohnbezirken in den Distrikten Warschau und Lublin) che istituiva 12 zone di residenza ebraica; il 10 novembre 1942 egli designò altre 4 zone di residenza ebraica nel distretto di Radom, 5 nel distretto di Cracovia e ben 32 nel distretto di Galizia, due delle quali nella circoscrizione di Rawa Ruska (Rawa Ruska ghetto e Lubaczów), ed ho elencato tutte queste zone di residenza186. Ciò significa che il 10 novembre 1942 a Rawa Ruska, località situata a circa 20 km dal “campo di sterminio” di Bełżec, esisteva ancora un ghetto! Secondo Hilberg, il campo di Bełżec era destinato allo sterminio degli Ebrei del distretto di Cracovia e della Galizia187, e questi ultimi erano di gran lunga più numerosi. Il rapporto dell’SS– Gruppenführer Fritz Katzmann del 30 giugno 1943 dice che, fino al 10 novembre 1942, erano stati «evacuati o trasferiti» dalla Galizia 254.989 Ebrei, il 27 giugno 1943 434.329 188. Il rapporto Höfle, come si è visto sopra, menziona 434.508 deportati a Bełżec fino al 31 dicembre 1942. In tale data in Galizia (distretto di Lemberg) c’erano ancora 161.514 Ebrei189, il 37% del totale, che dunque non furono inviati al “campo di sterminio” che era stato creato per loro! Perché il 10 novembre 1942 furono create zone di residenza ebraica in Galizia? Perché Bełżec cessò la sua presunta attività di sterminio un mese dopo? Dove furono sterminati i restanti 161.514 Ebrei «evacuati o trasferiti» dalla Galizia ma non inviati a Bełżec? ome si è visto sopra, Muehlenkamp aggrava queste contraddizioni pretendendo che l’esumazione e l’arsione dei cadaveri a Bełżec fosse iniziata nel novembre 1942. Prima di chiarire la questione realmente essenziale, è bene soffermarsi sull’insinuazione di Muehlenkamp relativa alla mia presunta «selezione di prove sul campo di sterminio di Bełżec», vale a dire, omissione di «prove», che egli espone così: «Mattogno non ha menzionato né l’annotazione del diario di Goebbels del 27 marzo 1942 (per ragioni che dovrebbero essere facilmente comprensibili per chi legge la traduzione di Browning del suo primo paragrafo) né gli altri documenti citati da Browning, ad eccezione del rapporto del tenente della riserva Westermann, che sembra essere la stessa persona del “Leutnant der Schutzpolizei der Reserve (tenente della riserva della polizia di sicurezza) Wassermann” citato a p. 101 del libro di Mattogno». L’annotazione di Goebbels non menziona Bełżec e qui si parla di documenti su questo campo. Browning, nella discussione citata da Muehlenkamp 190, semplicemente suppone che essa parli degli Ebrei «inviati a Bełżec». Non si tratta dunque di un documento su Bełżec.
Note:
185) Idem, p. 139.
186) Idem, pp. 139-141.
187) La distruzione degli Ebrei d'Europa. Giulio Einaudi editore.Torino,1995, p. 502.
188) Rapporto di Katzmann a Krüger. L-18.
189) Rapporto Korherr, NO–5194, p. 11.
190) Evidence for the Implementation of the Final Solution: Electronic Edition, by Browning, Christopher R..V.C, Documentary Evidence concerning the Camps of Bełżec, Sobibor, and Treblinka. In: http://www.holocaustdenialontrial.com/trial/defense/brown...
59 Di quest’annotazione, che ha un significato ben diverso da quello supposto da Browning, mi sono occupato dettagliatamente nella mia critica all’opera di Hilberg191.Gli altri cinque documenti citati da Browning e non da me non apportano granché alla conoscenza della questione. Un rapporto settimanale della Sezione Propaganda del 20 marzo 1942 menziona l’evacuazione di 35.000–38.000 Ebrei del ghetto di Lublino dal 16 marzo 1942 che dovevano essere «portati in direzione est» (nach Richtung Osten geschafft).Una nota di Türk del 20 marzo 1942 parla dell’ «esistenza di un campo di raccolta (Sammellager) ad una certa distanza dalla stazione di Bełżec sul confine del distretto che però è completamente chiuso» e dell’arrivo di un Kommando di 60 persone. Un altro rapporto, del 19 marzo 1942, menziona l’evacuazione di 30.000 Ebrei anziani e altri non inseriti nel processo produttivo «nella regione di Lublino» e precisa che «è da vedere fino a che punto questa evacuazione equivarrà ad una decimazione (Dezimierung)», il si riferisce più alla eventuale mortalità parziale degli Ebrei da deportare dovuta all’evacuazione stessa che non ad uno sterminio totale a Bełżec. Il protocollo di una conferenza sull’evacuazione ebraica che si tenne il 26 e 28 settembre 1942 annuncia che probabilmente dal 1° novembre 1942 sarebbe circolato «1 treno al giorno dal distretto di Lublino nord a Bełżec» e infine un rapporto del 17 ottobre 1942 riferisce, nel quadro delle azioni di evacuazione, che l’ebraismo era informato del suo destino e che un membro del consiglio ebraico di Lemberg aveva dichiarato che gli Ebrei portavano tutti un certificato di morte in tasca con in bianco solo il giorno della morte, un’iperbole in relazione con i timori o le aspettative di “decimazione” di cui sopra. E veniamo alla questione realmente essenziale, che è la risposta alla seguente domanda: in quale contesto vanno interpretate le deportazioni a Bełżec, inclusi i trasporti catastrofici come quello da Kolomea? Nel mio studio ho analizzato anzitutto «come e perché si formò l’attuale versione “accertata” della storiografia ufficiale su Bełżec», delineando la storia della propaganda nera sul campo che nacque già nei primi mesi del 1942. Ho riportato le “testimonianze oculari” sull’impianto di folgorazione di Bełżec, ostituito da «una baracca dove c'è una lastra elettrificata in cui vengono effettuate le esecuzioni»; oppure da «una piattaforma metallica che funzionava come un elevatore idraulico che li calava in una enorme vasca piena d'acqua fino al collo delle vittime. [...]. Essi venivano folgorati con la corrente elettrica attraverso l'acqua. L'elevatore poi sollevava i corpi fino a un crematorio che si trovava sopra»; oppure da «una baracca, che contiene una stufa (o un forno: Ofen) elettrica. In questa baracca si svolgono le esecuzioni». Ho inoltre riportato le testimonianze sui treni della morte, che, attraverso un “tunnel”, scendevano nei locali di sterminio “sotterranei”: «Questi locali non avevano finestre, erano tutti di metallo e avevano un pavimento che poteva essere calato giù. Per mezzo di un meccanismo ingegnoso il pavimento, con tutte le migliaia di Ebrei, veniva calato in una cisterna che si trovava al di sotto del pavimento – ma solo finché l'acqua non arrivava ai loro fianchi. Allora attraverso l'acqua veniva fatta passare la corrente ad alta tensione e in pochi istanti tutte le migliaia di Ebrei erano stati uccisi. Poi il pavimento, con tutti i cadaveri, veniva tirato fuori dall'acqua. Si inseriva un'altra linea elettrica e queste grandi sale diventavano ora roventi come un forno crematorio fino a quando tutti i cadaveri non erano inceneriti. Potenti gru ribaltavano il pavimento ed evacuavano le ceneri. Il fumo veniva espulso attraverso grandi camini da fabbrica».
Nota:
191) Raul Hilberg e i «centri di sterminio» nazionalsocialisti. Fonti e metodologia. 2008. 9. Goebbels e il presunto sterminio ebraico, pp. 38-39, in: http://vho.org/aaargh/fran/livres8/CMhilberg.pdf
http://civiumlibertas.blogspot.com/2008/01/carlo–mattogno–raul–hilberg–e–i–centri.html.
60 Oppure gli Ebrei venivano asfissiati in «un baraccamento sotterraneo»; oppure in una baracca mediante «gas e corrente elettrica ad alta tensione»; oppure «il pavimento della camera a gas, dopo l'uccisione degli Ebrei si apriva facendo cadere i cadaveri giù, da dove venivano portati ad una fossa comune con vagoncini»; oppure «i Tedeschi facevano passare nei muri dei fili elettrici che non erano isolati. Gli stessi fili passavano a terra. Quando la sala era piena di persone nude, i Tedeschi attaccavano la corrente. Era una gigantesca sedia elettrica»; oppure «il pavimento del “bagno” era metallico e al soffitto erano appesi dei pomi di doccia. Quando il locale era pieno, le SS inserivano la corrente ad alta tensione a 5000 volt nella piastra metallica. Nello stesso tempo i pomi delle docce sputavano acqua. Un breve grido e l'esecuzione era terminata»; oppure a Bełżec non c’era alcun impianto di sterminio, ma, secondo la “testimonianza oculare” di Jan Karski, gli Ebrei venivano ammassati su un treno, cosparsi di calce viva, portati a circa 80 miglia di Bełżec e lasciati morire nel treno immobile. Per non parlare della immancabile «fabbrica di sapone umano», che ovviamente utilizzava «le persone più grassottelle»192. Su queste macabre fantasie Muehlenkamp non dice nulla, e a ragion veduta, perché ne risulta una conseguenza devastante per la tesi ufficiale. Tregenza ha infatti appurato quanto segue: «Fin dall'inizio nel villaggio [di Bełżec] ognuno sapeva che cosa accadeva al campo. Ciò risultava dall'amicizia stretta tra il personale del campo e gli abitanti ucraini del villaggio, che ospitarono nelle loro case molti membri della guarnigione SS e “uomini di Trawniki” e furono a loro volta ben ricompensati per la loro “ospitalità”. Ciò includeva anche la prostituzione. Alcune ragazze – stando alle dichiarazioni di abitanti del villaggio – si sarebbero prostituite agli uomini di Trawniki in cambio di gioielli e altri oggetti di valore. Inoltre delle prostitute andarono a Bełżec anche da altre cittadine. Negli atti delle indagini della polizia popolare polacca ci sono riferimenti ad abitanti del villaggio che erano impiegati nelle più svariate installazioni del campo delle SS. In particolare, le tre sorelle della famiglia J. lavoravano nella cucina del comando SS e nella lavanderia SS, che apparteneva alla famiglia B. Il panificio del villaggio, che era di proprietà della famiglia ucraina N., era incaricata della cottura di alcune centinaia di pagnotte per la guarnigione SS, per gli “uomini di Trawniki” e per il migliaio di Ebrei che erano impiegati al campo. Il pane veniva consegnato con un carretto contadino da vari abitanti del villaggio al cancello del campo. Uno di essi era il già menzionato ebreo Mojzesz Hellman, che viveva clandestinamente a Bełżec col nome di Ligowski. Veniva pagato con oggetti preziosi o cognac. Quattro uomini operarono all'interno dell'area del campo, tra cui Dmitri N., che controllava o riparava docce e bagni degli “uomini di Trawniki”. Mieczysław K. e Wacław O. lavoravano come meccanici nel garage o come elettricisti del campo. L'elettricista Michał K. installò cavi e luce nel secondo edificio di sterminio, la cosiddetta “Fondazione Hackenholt” e avrebbe assistito occasionalmente a gasazioni. A conoscenza dell'autore, questo è l'unico caso conosciuto in Polonia di un Polacco che abbia partecipato direttamente – volontariamente e dietro compenso – allo sterminio ebraico in un campo di sterminio. Non meno sorprendente è il fatto che gli abitanti del villaggio Eustachy U. e Wojciech I. non solo furono autorizzati a tenere una macchina fotografica, ma fu addirittura permesso loro di fotografare il personale del campo di sterminio, anzi, furono addirittura esortati a farlo. Alcune fotografie furono da loro scattate addirittura all'interno del campo. I soldati SS e gli “uomini di Trawniki” si fotografarono anch'essi reciprocamente e inviarono i rullini a sviluppare e a fare copie da Wojciech I.»193. Ma se «ognuno sapeva che cosa accadeva al campo» come si spiega la nascita di quelle macabre fantasie? Perché non fu divulgata subito la “verità”? Perché, come ho anticipato sopra, questa “verità” si impose faticosamente soltanto nel 1947? Fatto a dir poco strano, con tutti questi “testimoni oculari” che circolavano liberamente per il “campo di sterminio” come se stessero a casa propria e si potevano permettere persino di scattare fotografie!
Nota:
192) Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 13-46.
193) Idem, pp. 57-58.
61 L’unica conclusione che si può trarre da ciò è che nel 1942 non c’era alcuna “verità” da rivelare. E questo è il primo punto. Il secondo è che i risultati delle indagini archeologiche di Kola dimostrano che a Bełżec non poterono essere seppelliti 600.000 cadaveri e neppure 434.508. E questo fatto non è minimamente scalfito dalle obiezioni inconsistenti di Muehlenkamp. Il terzo punto è che queste stesse indagini hanno dimostrato che a Bełżec non esistettero affatto i presunti edifici di gasazione asseriti dai testimoni. Il quarto punto è l’inconsistenza dell’intera storia dei campi di sterminio orientali e delle gasazioni con gas di scappamento di un motore Diesel che ho dimostrato nello studio su Treblinka da me scritto in collaborazione con J. Graf e ho riassunto lapidariamente sopra. Il quinto punto, che ho sviluppato in un altro studio194, riguarda la genesi stessa del campo di Bełżec nel quadro del “Generalplan Ost”. L'SS- Brigadeführer Odilo Globocnik, che rivestiva la carica di SS-und Polizeiführer di Lublino, era stato infatti nominato da Himmler, prima ancora che capo dell’Aktion Reinhardt, «Incaricato della costruzione di basi delle SS e della Polizia nel nuovo territorio orientale» (Beauftragte für die Errichtung der SS- und Polizeistützpunkte im neuen Ostraum), col compito di creare la catena di comando «per la costruzione di basi delle SS e della Polizia nel nuovo spazio orientale». Il 26 novembre, Globocnik, in virtù dell’incarico conferitogli da Himmler, ordinò alla Zentralbauleitung di Lublino «la costruzione di un campo di transito per rifornimenti [Durchgangsnachschublager] per lo Höhere SS- und Polizeiführer di Russia Sud e aucasia che comprendeva 13 baracche, di cui 11 erano magazzini. Il campo fu completato e consegnato l'11 settembre 1942. Esso era destinato a rifornire i vari uffici addetti alle costruzioni nei territori orientali. Nello stesso periodo cominciò la costruzione del campo di Bełżec. Höfle, come sostituto di Globocnik, operava anch'egli nel quadro del “Generalplan Ost”, che prevedeva grandi spostamenti di popolazioni all’Est. Questo è il contesto reale in cui dev’ essere considerata nel suo complesso la questione di Bełżec, inclusa la sorte di coloro che vi furono deportati. Ciò che più conta, è che questi Ebrei non furono uccisi a Bełżec. Sulla loro destinazione precisa, come ho rilevato sopra, non esistono documenti, ma ci sono vari indizi, che ho esposto nel libro su Treblinka ben noto a Muehlenkamp, in particolare nel § 6 del capitolo VIII 195. Ecco qualche accenno. Nel 1943 il prof. Eugene M. Kulischer, membro dell’ International Labour Office di Montreal, Canada, pubblicò un documentato studio demografico intitolato “The displacement of population in Europe”196 in cui diede conto degli spostamenti della popolazione ebraica europea ad opera del regime nazionalsocialista. Ad esempio, nel paragrafo sui “Territori di destinazione e metodi di confino” egli sottolineò così la direttiva principale della deportazione ebraica: «Alcuni Ebrei dal Belgio furono inviati in una zona limitrofa dell’Europa occidentale per lavoro forzato, ma, generalmente parlando, la tendenza è stata di trasferire gli Ebrei all’Est. Molti Ebrei dell’Europa occidentale, a quanto è stato riferito, furono deportati nelle miniere della Slesia. La grande maggioranza fu mandata nel Governatorato generale e, in numero sempre crescente, nell’area orientale, cioè nei territori che erano stati sotto il regime sovietico dal settembre 1939 e in altre aree occupate dell’Unione Sovietica»197 (corsivo mio).
Note:
194) Genesi e funzioni del campo di Birkenau. 2008. http://vho.org/aaargh/fran/livres8/CMGeneralplanOst.pdf
195) Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp?, op. cit., “La meta finale degli Ebrei deportati all’Est” , pp. 316-325.
196) E. M. Kulischer, The Displacement of Population in Europe. Published by the International Labour Office, Montreal 1943.
197) Idem, p. 107.
62 Secondo Radio Mosca, alcune migliaia di Ebrei francesi erano stati trasferiti in Ucraina. Nel numero 71 dell’aprile 1944 il foglio ebraico clandestino “Notre Voix” pubblicò la seguente notizia: «Grazie! Una notizia che rallegrerà tutti gli Ebrei di Francia giunge dalle onde di Radio Mosca. Chi di noi non ha un fratello, una sorella, una moglie, un parente tra i deportati di Parigi? E chi non proverà una gioia intensa al pensiero che ottomila Ebrei di Parigi sono appena stati salvati dalla morte dalla gloriosa Armata Rossa? È stato uno di essi a raccontare a Radio Mosca come era stato salvato dalla morte, insieme ad altri ottomila Ebrei parigini. Essi si trovavano tutti in Ucraina al momento dell’ultima offensiva sovietica e i banditi SS li dovevano fucilare prima di lasciare il paese. Conoscendo la sorte che era loro riservata e avendo appreso che le truppe sovietiche non erano lontane, gli Ebrei deportati decisero di fuggire. Essi sono stati subito accolti dall’Armata Rossa e si trovano attualmente tutti in Unione Sovietica. L’eroica Armata Rossa avrà così meritato, una volta di più, la riconoscenza della comunità ebraica di Francia»198. A quanto pare, Muehlenkamp non si è reso conto che il distretto di Galizia faceva parte del Governatorato generale, il quale confinava a est col Reichskommissariat Ukraina. Perciò se Höfle, secondo il rapporto di Fritz Reuters del 17 marzo 1942, aveva dichiarato che poteva «accogliere 4- 5 trasporti al giorno di 1.000 Ebrei con stazione finale Bełzec. Questi Ebrei andranno oltre il confine e non ritorneranno più nel Governatorato generale», ciò non era necessariamente «soltanto una cinica menzogna», perché sia i trasporti ebraici provenienti da ovest (distretti di Cracovia e Lublino), sia quelli provenienti da sud-est (distretto di Galizia) potevano oltrepassare il confine a est e non ritornare più nel Governatorato generale.
Ringraziamenti.
Ringrazio Roberto Muehlenkamp per avermi dato l’occasione di riconfermare e di approfondire i risultati del mio studio su Bełżec e per averne dimostrato ex contrario, grazie alle sue insulse critiche, il valore e la fondatezza.
Nota:
198)Riprodotto in: La presse antiraciste sous l’occupation hitlérienne. Préface de A. Raisky, Parigi, 1950, p.179.
D o c u m e n t i
Documento 1 : Pianta del campo di Bełżec disegnata da Józef Bau in base alla descrizione del testimone oculare Rudolf Reder.
Da: R. Reder, Bełżec. Centralna Żydowska Komisja Historiczna przy C.K. Żydów Polskich – Oddział w Krakowie. Cracovia, 1946, p. 43.
Documento 2: Pianta ufficiale del campo di Bełżec della Commissione centrale di inchiesta sui crimini tedeschi in Polonia.
Da: E. Szrojt, Obóz zagłady w Bełżcu, in: Biuletyn Głównej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce, III, Poznań 1947, inserto senza numero di pagina.
Documento 3: Pianta del campo di Bełżec che indica le aree con fosse comuni (tratteggiate) e la posizione delle strutture murarie (in nero).
Da: Hitlerowski obóz zagłady Żydów w Bełżcu w świetle źródeł archeologicznych. Badania 1997–1999. Rada Ochrony Pamięci Walk i Męczeństwa, United States Holocaust Memorial Museum, Warszawa.Waszyngton,2000, p. 19.
Documento 4: Mappa della posizione e dell’orientamento delle fosse comuni.
Da: R. O’Neil, Bełżec – the “Forgotten” Death Camp, in: “East European Jewish Affairs”, vol. 28, n. 2, 1998-9, p. 59.
Documento 5: Planimetria e sezione della fossa n. 10. Fonte: vedi documento 3, p. 27.
Documento 6: Air Curtain Destructor.
Da: R.D. Lund, I. Kruger and P. Weldon, Options for the mechanised slaughter and disposal ofcontagious diseased animals - a discussion paper. Paper Presented at Conference on Agricultural Engineering, Adelaide, 2-5 April, 2000,in: http://www.rodoh.us/arts/arts1/carcass/disposal–paper.pdf.
Documento 7: Mappatura delle trivellazioni eseguite nell’area del campo di Bełżec da A. Kola. Fonte: vedi documento 3, p. 70.
Documento 8: Mappatura delle trivellazioni eseguite nell’area del campo di Bełżec da A. Kola (documento 7) e mappa della posizione e dell’orientamento delle fosse comuni di O’Neil (documento 4) a confronto.
Documento 9: Mappa della posizione e dell’orientamento delle fosse comuni di O’Neil (documento 4) e pianta del campo di Bełżec di Y. Arad* a confronto.
* Da: Y. Arad, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps. Indiana University Press,Bloomimgton and Indianapolis 1987, p. 437.
Documento 10: Mappa della posizione e dell’orientamento delle fosse comuni di O’Neil (documento 4) e pianta disegnata dall’imputato Robert Jührs l’11 ottobre 1961* a confronto.
* Da: http://www.deathcamps.org/belzec/pic/bmap05.jpg.
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19:11 Scritto da: bw5a in Azione Reinhard, Belzec fosse comuni, Katyn e Winniza massacri, Kurt Gerstein 700-800 persone in 25 m2, Lager di Belzec, Lager di Belzec folgorazione, Lager di Treblinka, SS-Reichsführer Heinrich Himmler, Testimone Stanisław Kozak, Belzec | Link permanente | Commenti (0) | Tag: carlo mattogno, lager bełżec, muehlenkamp, fermentazione butirrica, periodo sarcofagico, periodo dermestico, putrefazione nera, winniza, gasazioni, esumazione, arsione, focolari, aktion reinhard(t), ebrei, arad, tregenza, john c. ball, biogas, fosse comuni, durata cremazione, treblinka, motle zaidl, itzhak dugin, a. kola, stanisław kozak, yitzhak arad, ss-unterscharführer robert jührs, treblinka i, costruzione d, costruzione g, ss, testimoni oculari, motore diesel, motore a benzina, kurt gerstein, impianto folgorazione bełżec, jan karski, 434.508 |
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