03/02/2012

059/2- DA CAPPUCCETTO ROSSO AD...AUSCHWITZ RISPOSTA A VALENTINA PISANTY

 

 Carlo MATTOGNO

 

L'«IRRITANTE QUESTIONE» DELLE CAMERE A GAS

 

OVVERO

 

DA CAPPUCCETTO ROSSO AD...AUSCHWITZ

 

RISPOSTA A VALENTINA PISANTY

 

Edizione riveduta, corretta e aggiornata

  

2007

  Parte 3

 

 MATTOGNO : Capucetto rosso

 

95

 storiografia ufficiale, i trasporti a Kulmhof terminarono nel marzo 1943 349, e anche se la prima ondata di deportazioni dal ghetto di Lodz cessò il 12 settembre 1942 350, ciò non toglie che il campo sia rimasto in funzione fino al marzo 1943 (fino al 9 aprile secondo una fonte polacca).

 Anche se, in questo periodo, «le camere a gas mobili furono adoperate ben poco», resta il fatto che il campo era in funzione. Höss infatti non dice di non aver osservato delle gasazioni omicide, ma dichiara esplicitamente che il campo «non era più in funzione», di conseguenza quest'affermazione «fa problema», anzi fa un grosso problema.

 

i) Il grasso umano

 L’obiezione, rivolta a Faurisson, è meritevole di attenzione perché rappresenta un caso esemplare di ignoranza tecnica, di incomprensione testuale e di tortuosità mentale. La Pisanty scrive:

 «Finalmente, Faurisson passa a una nuova obiezione quando sottolinea l’inverosimiglianza presente nella descrizione che Höss fornisce delle cremazioni all’aperto. Anche questo punto diventerà un cavillo di battaglia di tutti i negazionisti che si ocuperanno successivamente della testimonianza in questione. In Kia ci viene detto che i membri del Sonderkommando, per mantenere vivo il fuoco nelle fosse comuni, vi versavano sopra il grasso che colava (presumibilmente dai cadaveri). Faurisson ribatte che, così facendo, i cadaveri sarebbero stati arrostiti “allo spiedo come se fossero dei polli” anziché carbonizzati. Non potendo verificare empiricamente la validità dell’obiezione avanzata da Faurisson, posso solo ricordare che il riferimento al grasso umano impiegato per facilitare le cremazioni compare anche in altre deposizioni (autonome rispetto a quella di Höss):

 

Paul Bendel, ( Il testimone o i testimoni che affermano di essere il dott. Bendel di Auschwitz hanno due nomi diversi: uno si chiama Paul Bendel ed è citato nel libro Témoignanes sur Auschwitz, Editions de l'Amicale des déportés d'Auschwitz, Paris: 1946, pp. 159-164; l'altro, Charles Sigismund Bendel, testimoniò al processo Belsen e al processo Bruno Tesch et al. davanti a un tribunale militare americano. Non è chiaro se ci sia una sola persona che si chiami Bendel o se ce ne siano due.)nel descrivere le fosse crematorie scavate dietro il Crematorio V di Birkenau, parla di una “conduttura per incanalare il grasso umano in una pozza di recupero”. Analogamente, Henryk Tauber - ritenuto da Pressac un testimone attendibile al 95% - ricorda che nel 1944 i cadaveri venivano inceneriti in fosse all’aperto “da cui il grasso fluiva verso un serbatoio a parte, scavato per terra.

 Questo grasso veniva versato sui cadaveri per accelerarne la combustione” (in Pressac, 1989: 494)(p. 151, corsivo mio)».

 Esaminiamo anzitutto il ragionamento. La Pisanty non può verificare sperimentalmente la veridicità della (presunta) obiezione di Faurisson, ma poiché ciò che egli nega è affermato da altri due testimoni (presuntamente) autonomi, allora il fatto è reale! Come se un’assurdità tecnica non restasse tale per il fatto di essere asserita da più testimoni!

 Passiamo all’aspetto testuale, premettendo che la citazione della Pisanty è senza riferimento alla fonte. Rilevo anzitutto che l’obiezione di Faurisson non si riferisce a Höss ma a Müller, in secondo luogo che la Pisanty non ha capito niente dell’obiezione. Faurisson riporta l’opinione di uno specialista francese in cremazioni da lui consultato riguardo alla storia delle fosse di cremazione:

 

349 Nationalsozialistische Massentötungen durch Giftgas.Eine Dokumentation, op. cit., p. 135.

 350 Idem, p. 132.

 MATTOGNO : Capucetto rosso

 96

 «È assurdo edificare dei roghi nelle fosse; non ci si avvicina ad una fornace come ad un piccolo fuoco di legna; dei cadaveri ammucchiati per essere bruciati si carbonizzano lentamente e il grasso è il primo elemento a bruciare; i corpi non si arrostiscono come polli alla brace lasciando colare fiotti di grasso bollente che corre come l’acqua e che si raccoglie con spatole per essere versato sul mucchio...»351.

 La Pisanty, che, come tutti gli sprovveduti, beve senza battere ciglio questa assurdità, avrebbe fatto meglio a chiedere consiglio ai dottori e dottorandi dell’Istututo di Chimica, invece che a quelli dell’Istituto di Comunicazione. Allora avrebbe appreso che:

 1. Il punto di infiammabilità dei grassi animali è di 184°C, la loro temperatura di accensione è di 343°C 352;

 2. la temperatura di gasificazione delle sostanze combustibili di un cadavere è di 400-500°C; i gas meno infiammabili che si formano da essa, gli idrocarburi pesanti, hanno una temperatura di accensione di 650-700°C353.

 Se dunque nelle fosse di cremazione veniva eseguita l’arsione dei cadaveri, la temperatura del rogo doveva essere di 650-700°C, ma se era tale, l’eventuale grasso colato dai cadaveri sarebbe bruciato all’interno della fossa.

 Tanto per rendere l’idea, poiché il legno secco ha una temperatura di accensione quasi uguale a quella dei grassi animali, tra i 335 e i 350°C, sarebbe come dire che in un rogo (non si tratta di un focherello da giardino, ma di una supeficie ardente di 360 metri quadrati354 con un carico di legna ardente di almeno 240 tonnellate!) era possibile recuperare intatti sul fondo della fossa i tronchi che vi cadevano dalla pira. Questo è il primo miracolo. Come il grasso potesse poi attraversare lo spesso strato di carboni ardenti e ceneri che si trovavano sul fondo della fossa per giungere nei serbatoi è il secondo miracolo. Come infine i membri del Sonderkommando, senza alcuna protezione, potessero restare per parecchi minuti sul ciglio della fossa esposti a temperature di 650-700°C tranquillamente intenti a raccogliere con secchi il grasso umano bollente e a versarlo sul roghi, è il terzo miracolo.

 Tutto ciò è stato confermato praticamente da una serie di esperimenti di combustione di grasso animale che ho condotto personalmente355.( Al link il relativo esperimento: http://revisionismo.splinder.com/post/23176341/esperiment... e seguenti , per il "recupero del grasso umano: http://revisionismo.splinder.com/post/23183968/1-il-recup... )

 

l) I “Gasprüfer” di Auschwitz

 

La Pisanty afferma che

 «i negazionisti isolano ogni documento che pretendono di analizzare dal suo contesto più ampio, trascurando il fatto che il significato di un corpus di testi come quello costituito dai documenti storiografici attorno a un certo avvenimento non

 351 R. Faurisson, Mémoire en défense contre ceux qui m’accusent de falsifier l’histoire. La question des chambres à gaz, op. cit., pp. 257-258.

 352 J.H. Perry, Chemical Engineer’s Handbook. Wilmington Delaware, 1949, p. 1584.

 353 Luigi Maccone, Storia documentata della cremazione presso i popoli antichi ed i moderni con speciale riferimento alla igiene. Istituto Italiano di Arti grafiche, Bergamo, 1932, p. 104. La temperatura di cremazione ottimale nei forni crematori civili riscaldati con coke era di 800-900°C.

 354 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz. Verlag Steinhausen, Monaco, 1979, p. 207, dove parla di fosse di m. 45-50 x 8. Vedi capitolo VI.

 355 «Verbrennungsexperimente mit Tierfleisch und Tierfett. Zur Frage der  Grubenverbrennungen in den angeblichen Vernichtungskagern des 3. Reiches», in: Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung, anno 7, n. 2, luglio 2003, pp. 185-194.

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

 97

 consiste nella somma, bensì nel prodotto dei singoli testi che lo compongono e che si completano e si confermano a vicenda» (p. 67).

 Questo trucco metodologico non si può certo imputare alla Pisanty (ma solo perché non conosce i documenti ed è del tutto incapace di un qualunque inquadramento storico), ma a certi storici ufficiali sì. Poiché l’Autrice si appella incautamente a Pressac per puntellare le sue barcollanti elucubrazioni su Höss, mi occuperò di un punto specifico al quale i chiosatori di Pressac danno tanto più peso quanto più sono ignoranti. La Pisanty scrive:

 «Per quanto riguarda i dispositivi per la rilevazione del gas a operazione avvenuta,la cui assenza è avvertita da Faurisson come una grave anomalia, Pressac riporta una lettera del 2 marzo 1943 inviata dai tecnici della Topf agli amministratori di Auschwitz avente come oggetto un ordine di 10 rilevatori di gas destinati al Crematorio II. Questa lettera, oltre a replicare alla perplessità espressa da Faurisson, costituisce una di quelle “sbavature” di cui parla Pressac a proposito del tentativo nazista di insabbiare tutto ciò che riguardava lo sterminio degli ebrei.

 Infatti, osserva Pressac, se il Crematorio II fosse veramente stato ciò che i nazisti (e i negazionisti) pretendevano che fosse - ossia, un innocuo edificio provvisto di forni e di un obitorio - non si capisce che motivo ci fosse di equipaggiarlo di spie per rilevare i resti di acido cianidrico nell’aria, come recita esplicitamente la missiva» (p. 150, corsivo mio).

 Prima di procedere, segnalo i soliti spropositi della Pisanty. Anzitutto per Pressac questo documento non è una semplice “sbavatura”, bensì (molto meno modestamente) «la prova definitiva dell’esistenza di una camera a gas omicida nel crematorio II»356 di Birkenau (corsivo mio). In secondo luogo, questi «rilevatori» non erano delle «spie» che si potesso installare da qualche parte, ma delle semplici cartine reattive357. Secondo Faurisson, questi “Gasprüfer” o “Anzeigegeräte für Blausäure-Resteerano destinati alle camere mortuarie del crematorio che dovevano essere disinfestate con lo Zyklon B a causa dell’epidemia di tifo che infuriava al campo358.

 Vediamo dunque il contesto storico in cui si inserisce il documento.

 La lettera della Topf summenzionata faceva seguito ad un telegramma inviato dalla Zentralbauleitung di Auschwitz alla Topf il 26 febbraio 1943 che diceva: «Inviate immediatamente 10 Gasprüfer come stabilito. Presentare successivamente il preventivo di costo (Kostenangebot)359»360.

 Questo telegramma si colloca in un periodo di forte recrudescenza dell’epidemia di febbre petecchiale (Fleckfieber) che era scoppiata ad Auschwitz all’inizio di luglio del 1942.

 L’8 febbraio 1943 Höss, promulgò lo Standortbefehl (ordine della guarnigione) n.2/43 nel quale comunicò a tutti i suoi subalterni quanto segue:

 

356 J.-C. Pressac, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945, op. cit., p. 83.

 357 Fotografia e descrizione in: Auschwitz: fine di una leggenda, op. cit., p. 80 e 96.

 358 R. Faurisson, Réponse à Jean-Claude Pressac sur le problème des chambres à gaz, op. cit., p. 49.

 359 Secondo la prassi burocratica, su richiesta della Zentralbauleitung, la Topf, come tutte le altre ditte,presentava un’offerta (Angebot) sotto forma di Kostenanschlag (preventivo di costo); se l’offerta era accettata, la Zentralbauleitung eseguiva l’ordinazione, anche verbale, che veniva sempre confermata per iscritto (Auftragerteilung). In questa prassi burocratica il termine Kostenangebot è raro e designa sicuramente il Kostenanschlag.

 360 APMO, BW 30/34, p. 48. Fotocopia in Auschwitz: fine di una leggenda, op. cit., p.89.

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

 98

 

«Per ordine del capo dell’ Amtsgruppe D, SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Glücks, sul KL Auschwitz viene di nuovo descretata una completa Lagersperre361. L’ordine trasmesso per telescrivente dal capo dell’ Amtsgruppe dice tra l’altro quanto segue: “A causa dell’insorgenza reiterata di casi di febbre petecchiale presso membri delle SS, le concessioni fatte finora nel rilascio delle licenze devono essere annullate”» 362.

 Il 12 febbraio l’ SS-Sturmbannführer Karl Bischoff, capo della Zentralbauleitung, inviò una lettera all’ Amtsgruppenchef C dell’ SS-WVHA, l’ SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen SS Hans Kammler, per informarlo del provvedimento ordinato da Glücks. Bischoff scrisse:

 «In conseguenza del forte aumento dei malati di febbre petecchiale363 nella truppa di guardia, il 9 febbraio è stato decretata dall’ SS-Brigadeführer und Generalmajor der Waffen-SS Glücks la totale Lagersperre sul KL Auschwitz. In relazione a ciò,a partire dall’ 11 febbraio 1943, tutti i detenuti saranno disinfestati e non potranno lasciare il campo364, il che avrà come conseguenza che i Bauwerke, nei quali sono impiegati prevalentemente detenuti, dovranno fermarsi. La ripresa dei lavori sarà comunicata dalla Zentralbauleitung»365.

 Il 13 febbraio Bischoff, a integrazione della lettera del giorno prima, comunicò al capo della Hauptabteilung C/VI dell’ SS-WVHA, l’ SS-Standartenführer Eirenschmalz che «aumentano sempre di più i casi in cui anche operai civili366 si ammalano di febbre petecchiale. Per quegli operai civili che hanno abitato insieme ai malati viene regolarmente ordinata dallo Standortarzt (medico della guarnigione) una quarantena di tre settimane»367.

 Nello Standortbefehl n.3/43 del 14 febbraio, Höss definì esattamente i limiti dello Sperrgebiet (l’area isolata interdetta) e comunicò le disposizioni dell’ SS-Standortarzt (il medico della guarnigione):

 «Le disinfestazioni vengono eseguite in diretto accordo con l’ SS-Standortarzt. [...]. Le disposizioni dell’ SS-Standortarzt riguardo alla disinfestazione del reparto di pronto impiego368 nei trasporti devono essere attuate nel modo più preciso»369.

 

361 La chiusura del campo per isolarlo dall’esterno durante le epidemie.

 362 APMO, Standort-Befehl, D-AuI-1, p. 46.

 363 Letteralmente: malattie di febbre petecchiale (Fleckfiebererkrankungen).

 364 Si tratta dei distaccamenti di detenuti che lavoravano all’esterno (Aussenkommandos) del campo sotto la sorveglianza delle SS.

 365 RGVA, 502-1-332, p. 108.

 366 Gli operai delle ditte civili che lavoravano ad Auschwitz-Birkenau. Nel mio studio sulla Zentralbauleitung di Auschwitz (vedi Bibliografia) ho elencate 46 ditte. Queste ditte furono presenti ad Auschwitz e a Birkenau con centinaia di operai civili dal 1940 al 1945: una delle prime fu la ditta Friedrich Boos (settembre 1940), una delle ultime fu la ditta Conti Wasserversorgung (gennaio 1945). Nel “campo di sterminio” esisteva inoltre un Arbeitserziehungslager Birkenau (Campo di rieducazione al lavoro) in cui scontavano lievi pene (in genere di qualche mese) per infrazioni commesse sul lavoro gli operai non tedeschi dell’ Alta Slesia, che poi venivano rilasciati. Secondo i dati parziali che ho trovato a Mosca, 355 di questi detenuti furono rilasciati tra il luglio 1943 e il dicembre 1944, di cui 155 durante il presunto sterminio degli Ebrei ungheresi. Con buona pace della storiella del “terribile segreto” di Auschwitz. RGVA, 502-1-436;502-1-437.

 367 RGVA, 502-1-28, p. 221.

 368 Il reparto autisti, veicoli e trasporti (Fahrbereitschaft) della Zentralbauleitung.

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

 99

 Il 18 febbraio Bischoff, con riferimento alla lettera del giorno 12, informò Kammler che

 «la disinfestazione dei detenuti è stata eseguita e i lavori sono ripresi il 16 febbraio 1943»370.

 Il 25 febbraio l’ SS-Standortarzt di Auschwitz, in una lettera al Chef des Amtes D III dell’ SS-WVHA, riassunse così la situazione che esisteva al campo:

 «Come già riferito, dopo che nei mesi di novembre e dicembre l’epidemia di febbre petecchiale nel KL Auschwitz era praticamente cessata, a causa dei trasporti arrivati dall’ Est si è verificato di nuovo un aumento dei casi di febbre petecchiale sia tra i detenuti del KL Auschwitz, sia tra i membri della truppa SS. Malgrado i provvedimenti di lotta contro di essa presi immediatamente, fino ad oggi non si è riusciti ad ottenere la cessazione totale dei casi di febbre petecchiale».

 L’ SS-Standortarzt intendeva adottare dei provvedimenti drastici per eliminare una volta per sempre l’epidemia, il più importante dei quali era una disinfestazione generale:

 «Ad accezione dei pochi Kommandos di importanza vitale (aziende alimentari,operai agricoli addetti ad accudire il bestiame e personale d’ufficio) bisognerebbe sospendere per la durata di tre settimane tutto l’impiego lavorativo [dei detenuti] nei grossi campi del KL Auschwitz, cioè nello Stammlager, nel campo maschile e nel campo femminile di Birkenau e nel KGL371, Bauabschnitt 2. In questo periodo sarà eseguita una radicale duplice disinfestaztione e disinfezione di questi campi, sicché al termine del periodo di quarantena di tre settimane non si potrà più parlare di una infestazione del campo da parte dei pidocchi e verrà eliminato il pericolo di nuovi casi di febbre petecchiale»372.

 Il giorno dopo, il 26 febbraio 1943, la Zentralbauleitung inviò alla ditta Topf il telegramma menzionato all’inizio:

 «Absendet sofort 10 Gasprüfer wie besprochen. Kostenangebot später nachreichen»373.

 Se dunque questi Gasprüfer fossero stati realmente degli Anzeigegeräte für Blausäure-Reste (indicatori per resti di acido cianidrico), come dice la lettera della Topf del 2 marzo 1943, la richiesta della Zentralbauleitung rientrerebbe più nel contesto storico reale di una epidemia di tifo combattuta in tutto il campo con l’impiego di Blausäure (Zyklon-B) che nel contesto puramente ipotetico dell’ installazione di una camera a gas omicida nel Leichenkeller 1 del crematorio II. Parlo di contesto puramente ipotetico perché la lettera della Topf del 2 marzo 1943, in sé e per sé, non dimostra nulla: come ho rilevato altrove374,Pressac presenta qui un classico esempio di petitio principii:

 i Gasprüfer hanno una funzione criminale perché nel crematorio II esiste una camera a gas omicida, e,inversamente, nel crematorio II esiste una camera a gas omicida perché i Gasprüfer hanno una funzione criminale!

 

369 APMO, Standort-Befehl, D-AuI-1, pp. 48-49.

 370 RGVA, 502-1-332, p. 106.

 371 Kriegsgefangenenlager, campo per prigionieri di guerra: denominazione ufficiale del campo di Birkenau.

 372 RGVA, 502-1-68, pp. 115-116.

 373 APMO, BW 30/34, p. 48.

 374 Intervista sull’ Olocausto, op. cit., p. 42.

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

 100

 

Il contesto storico avvalorerebbe dunque l’interpretazione di Faurisson. A sostegno di questa interpretazione si potrebbe aggiungere che, secondo le disposizioni generali dell’ SS-Standortartz, i 200 detenuti che lavoravano alla fine di febbraio 1943 nel crematorio II 375 avrebbero potuto riprendere la loro attività solo dopo una disinfestazione personale e del luogo di lavoro, ossia, appunto, del crematorio II.

 In conclusione, anche se i Gasprüfer del telegramma della Zentralbauleitung fossero gli Anzeigegeräte für Blausäure-Reste della lettera della Topf, il contesto storico darebbe ragione a Faurisson e non a Pressac376.

 

3) Il plagio di Filip Müller

 

Nello studio Auschwitz: un caso di plagio377 ho dimostrato che Filip Müller, nella descrizione degli aspetti essenziali del presunto procedimento di sterminio del suo libro già citato - la gasazione delle vittime e la cremazione dei loro cadaveri - ha plagiato sfrontatamente, tramite una traduzione tedesca, un’ opera redatta nel 1946 da Miklos Nyszli378, egli stesso un volgare impostore, come ho dimostrato nel libro “Medico ad Auschwitz”: anatomia di un falso379, sul quale la Pisanty, non sapendo a che cosa appigliarsi, tace pudicamente. Ella tenta dunque di confutare le mie critiche in questo modo:

 «Gli elementi testuali che inducono il principale negazionista italiano ad avanzare l’ipotesi del plagio sono i seguenti:

 • il discorso del “dajan” (che secondo Nyiszli fu tenuto nel crematorio III di fronte a 460 uomini del Sonderkommando mentre per Müller avvenne nel Crematorio I) è molto simile nei due testi;

 • Müller e Nyiszli forniscono cifre analoghe (circa 3000 cadaveri al giorno) a proposito della capacità di incinerazione dei forni di Birkenau, sebbene tali cifre non corrispondano alle statistiche ufficiali e siano probabilmente eccessive.

 Non è da escludere che Müller si sia appoggiato ad altri testi, tra cui quello di Nyiszli, per rinfrescarsi la memoria circa i dettagli che il tempo ha reso imprecisi nel suo ricordo. Ciò non significa che egli abbia mentito ma solo che, presa da sola, la sua testimonianza non basta per giungere a certezze su tali dettagli» (pp. 184-185,corsivo mio).

 

375 Lettera della Zentralbauleitung alla Kommandantur - Abteilung IIIa (Häftlingseinsatz) del 20 febbraio 1943. APMO, BW 30/34, p. 74.

 376 Per una discussione approfondita della questione rimando al mio studio I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una "prova definitiva”. I Quaderni di Auschwitz, 2. Effepi, Genova, 2004.

 377 Edizioni La Sfinge, 1986. La Pisanty cita sempre questo studio come una pubblicazione senza data (così anche nella bibliografia, p. 286). Non ci vuole un’acutezza straordinaria per leggere nell’ultima pagina, sotto all’indice: «Finito di stampare nel mese di aprile 1987»!

 378 Miklos Nyszli, Dr. Mengele Boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban (Fui medico anatomista del dott. Mengele al crematorio di Auschwitz). Copyright by Dr. Nyiszli Miklos, Oradea,Nagyvarad, 1946. La traduzione tedesca nella rivista “Quick” di Monaco nel 1961 (n.3-11) col titolo Auschwitz. Tagebuch eines Lagerarztes.

 379 Edizioni La Sfinge, Parma, 1988.

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

 101

 

Tanto per puntualizzare, il testo dei due discorsi non è «molto simile» ma praticamente identico, come risulta dal confronto tra i due testi che ho presentato nello studio summenzionato380.

 Riporto un solo brano tanto per rendere l’idea:

 Nyiszli:

 «Fürchtet euch nicht vor dem Tod! Welch einen Wert hätte für uns noch das Leben,wenn es uns durch Zufall erhalten bliebe?».

 «Non temete la morte! Che valore avrebbe ancora per noi la vita se per caso sopravvivessimo?».

 Müller:

 «Fürchtet euch nicht vor dem Tod! Was für einen Wert hätte denn das Leben noch für uns, wenn wir es durch einen Zufall retten könnten?»:

 «Non temete la morte! Che valore avrebbe ancora per noi infatti la vita se per un caso potessimo salvarci?».

 Aggiungo poi che la durata di una cremazione (20 minuti) e il carico di una muffola381(3 cadaveri insieme) dei 5 forni a 3 muffole dei crematori II e III non sono «probabilmente eccessivi», ma tecnicamente impossibili. La capacità massima di cremazione di questi impianti, era di 300 cadaveri al giorno; considerando la presenza di corpi di bambini nell’ipotesi della realtà dello sterminio in massa la capacità di cremazione sarebbe salita a 360 382, che è sempre abissalmente inferiore a quella addotta da Nyiszli-Müller.

 Müller ha tratto da Nyiszli anche la capacità totale dei crematori di Birkenau - 10.000 cadaveri al giorno; il povero sprovveduto ignorava infatti che la cifra che appare nella traduzione tedesca (10.000) 383 è un “errore” di traduzione: il testo ungherese menziona infatti due volte 20.000, la prima volta in cifra araba, la seconda in lettere (húszezer)384.

 La Pisanty prosegue così la sua analisi critica:

 «Mattogno inoltre osserva che • la descrizione delle procedure di gassazione mostra molti punti consonanti, in particolare per quanto riguarda la descrizione dei cadaveri ammucchiati verso l’alto. Müller scrive che,

 “quando i cristalli di Zyklon B entravano in contatto con l’aria, si sviluppava il gas letale e poi saliva sempre più in alto. Perciò i più grossi e i più forti stavano in cima al mucchio di cadaveri, mentre sotto c’erano soprattutto bambini, vecchi e deboli” mentre nel testo di Nyiszli la descrizione è la seguente:

 

380 Auschwitz: un caso di plagio. Edizioni La Sfinge, Parma, 1986, pp. 9-10 e 21 23 (fotocopie dei testi originali).

 381 Muffel o Einäscherungskammer: la camera di cremazione del forno.

 382 Vedi al riguardo il mio studio tecnico in collaborazione coll’ing. Franco Deana Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau, in: Ernst Gauss (Hrsg.) Grundlagen zur Zeitgeschichte. Ein Handbuch über strittige Fragen des 20.Jahrhunderts. Grabert Verlag, Tubinga, 1994, pp. 281-320, in particolare pp. 304-305. Versione riveduta, corretta e aggiornata: The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau, in: Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of “Truth” and “Memory”. Edited by Ernst Gauss. Theses &Dissertations Press, Chicago, 2003, pp. 373-412.

 383 Auschwitz: un caso di plagio, op. cit., p. 13.

 384 Miklos Nyszli, Dr. Mengele Boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban, op. cit., p. 38.

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

 102

 “Si presenta uno spettacolo orrendo: i cadaveri non sono sparpagliati nel locale, ma sono ammucchiati gli uni sugli altri. Ciò è facilmente spiegabile: il Cyklon gettato dall’esterno sviluppa i suoi gas letali inizialmente all’altezza del pavimento. Solo a poco a poco raggiunge gli strati d’aria più alti. Perciò gli sventurati si calpestano reciprocamente, gli uni si arrampicano sugli altri”.

 Secondo Mattogno, tale analogia non è spiegabile con il fatto che lo spettacolo al quale i due testimoni assistettero era lo stesso, perché a suo parere vi è una impossibilità fisica nel fatto che le vittime tendessero ad ammonticchiarsi durante la gasazione: dato che il peso specifico dello Zyklon B è leggermente inferiore a quello dell’aria, esso doveva diffondersi verso l’alto. Dunque, per cercare una via di salvezza, sarebbe stato più logico che le vittime si appiattissero verso il basso.

 Tuttavia occorre ricordare che il veleno veniva gettato nelle camere a gas in forma solida e che si volatilizzava solo dopo aver toccato il pavimento. Di conseguenza,era naturale che gli strati inferiori del locale si impregnassero [sic!] di gas prima di quelli superiori» (pp. 185).

 Questa argomentazione è un altro brillante saggio di ignoranza testuale e tecnica. Come ho spiegato in uno dei libri sui quali la Pisanty ha deciso saggiamente di tacere,«il dottor Nyiszli ha inventato questa scena sul presupposto, errato, che lo Zyklon B fosse “cloro in forma granulosa” e il cloro gasoso ha una densità di 2,44 rispetto all’aria, perciò, in una eventuale camera a gas, esso salirebbe appunto dal basso verso l’alto; ma l’acido cianidrico gasoso ha una densità di 0,94, dunque è più leggero dell’aria, perciò ha una grande capacità di diffusione e tende a salire rapidamente verso l’alto, proprio dove, secondo Nyiszli, le vittime, con lotta affannosa, cercavano di ritardare la morte, ma sarebbero invece morte prima delle altre»385.

 Ora, Müller, oltre a plagiare la scena inventata da Nyiszli, plagia anche l’insensata spiegazione fornita da questi, asserendo che forse i più forti che stavano in alto «si erano anche accorti che il gas letale si diffondeva dal basso verso l’alto»386 - riferimento che la Pisanty si guarda bene dal citare per evitare che il lettore intelligente si accorga che i «molti punti consonanti» non sono altro che un volgare plagio.

 Per quanto riguarda il congegno di introduzione dello Zyklon B e di diffusione del gas,  Nyiszli parla di tubi di lamiera perforata con sezione quadrata che attraversando il soffitto della “camera a gas” sbucavano all’esterno in appositi camini387 (il locale misurava per Nyiszli 150 metri invece di 30, ma non stiamo a sottilizzare su questa «piccola incongruenza», come la definirebbe la Pisanty: Nyiszli non aveva mica «il compasso negli occhi»!). Dato l’ammassamento estremo delle vittime nella “camera a gas” - 3.000 persone su una superficie teorica di 210 metri quadrati388 - i fori bassi del congegno sarebbero stati in massima parte ostruiti dai corpi delle vittime schiacciate contro i congegni, perciò il gas si sarebbe comunque diffuso dall’alto del locale.

 

385 Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, op. cit., pp. 62-63. Per i riferimenti testuali e tecnici rimando alle relative note.

 386 Auschwitz: un caso di plagio, op. cit., p. 14.

 387 M. Nyiszli, Medico ad Auschwitz. Longanesi, Milano, 1977, p. 39.

 388 Nel locale c’erano 7 colonne di cemento armato che sostenevano il solaio, inoltre i presunti dispositivi di introduzione dello Zyklon B.

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

 103

 Come poi i «forti» si potessero districare in un ammasso umano di 14 persone per metro quadrato per salire sulle teste dei loro compagni di sventura, la Pisanty ce lo spiegherà - senza dubbio semioticamente - alla prossima occasione.

 Müller non si è limitato a plagiare le invenzioni termotecnicamente e fisicamente impossibili di Nyiszli. Ecco ad esempio come, da una informazione errata di quest’ultimo, egli fabbrichi una storiella edificante ed “eroica”. Nyiszli, con una terminologia piuttosto approssimativa, parla dei «giganteschi ventilatori (óriási ventillátorokat) i quali attizzano il fuoco alla giusta temperatura nelle caldaie (kazánokban)»389,cioè nei gasogeni 390.

 Sebbene Nyiszli pretenda di aver trascorso quattro mesi nei crematori di Birkenau, egli era pur sempre un medico, dunque, applicando quel principio di «carità interpretativa» che la Pisanty mi accusa di non avere - egli non poteva sapere che ciascuno dei 5 forni a tre muffole dei crematori II e III era dotato di un soffiante (Druckluftgebläse) collegato al rispettivo forno mediante apposita tubatura (Druckluftleitung) che sbucava sulla volta di ogni muffola in 4 aperture rettangolari (di cm 10 x 8)391. Questi soffianti servivano ad apportare aria (fredda) di combustione alle muffole per la cremazione dei cadaveri, non ad attizzare il fuoco nei gasogeni. Anche i forni a 2 muffole del crematorio I erano dotati dello stesso dispositivo.

 Su questo errore di Nyiszli, Müller ricama questa storiella: una volta, nel crematorio I, egli e i suoi compagni del Sonderkommando dimenticarono di spegnere «i ventilatori» di un forno392, perciò il calore raggiunse una intensità tale che il forno bruciò (durchbrannte), il camino si danneggiò e crollò anche il condotto del fumo393.

 In realtà, se il soffiante fosse rimasto acceso in continuazione, la muffola si sarebbe raffreddata a tal punto che il coke del gasogeno si sarebbe spento per mancanza di tiraggio.

 Un tale sproposito, proferito da un presunto fochista (Heizer) dei forni crematori394, è decisamente troppo.

 Bisogna tuttavia dare atto a Müller che egli non è un mero plagiario: egli inventa anche in proprio. Egli racconta, tra le altre, questa gustosa storiella: durante l’incendio del crematorio IV, egli si calò nel condotto del fumo dei forni dopo aver aperto «uno dei

 

389 M. Nyiszli, Dr. Mengele Boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban, op. cit., p. 32.

 390 Malgrado l’incertezza terminologica di Nyiszli («kazán» significa “caldaia”, ma egli usa il termine «égetókazán», “caldaia di cremazione”, come sinonimo di «égetókemence», “forno crematorio”), qui «kazán» designa il gasogeno del forno (Generator) , poiché egli descrive la fase di riscaldo a vuoto dei forni.

 391 Nyiszli ha “visto” invece 15 forni in 15 costruzioni singole con 15 ventilatori: un’altra quisquilia che lascio all’interpretazione “semiotica” della Pisanty. (M. Nyiszli, Dr. Mengele Boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban, op. cit., p. 32).

 392 «...dass wir an einem Ofen vergessen hatten, die Ventilatoren auszuschalten»: F. Müller,Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz Sonderbehandlung, op.cit., p. 31. Ogni forno aveva in realtà un solo ventilatore soffiante.

 393 Idem, p. 32.

 394 Idem, p. 108.

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

 104

 coperchi di ferro battuto» (einen der gusseisernen Deckel)395. Sfortunatamente questi «coperchi» non sono mai esistiti!396

 Sorvolo sulla critica della Pisanty relativa ai plagi minori (dove però ella si guarda bene dal dire che Müller - per rinfrescarsi la memoria, s’intende! - ha plagiato anche il rapporto Gerstein) e vengo alla sua conclusione generale:

 «La spiegazione più semplice per giustificare le corrispondenze tra le due testimonianze è che gli episodi riportati da entrambe sono veri. Secondo Mattogno,invece, la convergenza è indice di contraffazione, mentre il fatto che nel suo libro Müller tralasci di dire che conosceva Nyiszli è segno inequivocabile di cattiva coscienza» (p. 186).

 La strategia argomentativa adottata dalla Pisanty è semplice: sulla base della sua «premessa indiscussa» che ho illustrato nel cap. III, ella, con un cieco atto di fede (o di malafede?) assume aprioristicamente che una testimonianza che non conosce neppure (iste maledictus ha scritto in tedesco!) sia assolutamente attendibile e veridica, dunque le «corrispondenze» tra le due testimonianze dipendono soltanto dal fatto che i due testimoni hanno visto gli stessi episodi. Peccato che queste «corrispondenze», relative all’aspetto essenziale della testimonianza di Müller, riguardino impossibilità termotecniche e fisiche,il che significa che nessuno dei due testimoni può aver visto gli episodi che narra, dunque il plagio di Müller (che è molto più articolato di quanto possa apparire da queste brevi note) è pienamente dimostrato.

 Quanto al fatto che Müller non menzioni Nyiszli - sebbene questi fosse anche medico personale dei membri del Sonderkommando e sebbene Müller fosse amico di Fischer, uno  dei tre assistenti del medico ungherese e sebbene, infine, egli nomini il predecessore di Nyiszli397 - esso è esattamente «un segno inequivocabile di cattiva coscienza».

 Quanto la coscienza di Müller fosse cattiva risulta dal fatto che, nella sua deposizione al processo della guarnigione del campo di Auschwitz (1947) egli non menzionò affatto la sua attività come membro del cosiddetto Sonderkommando nei crematori di Birkenau.

 Nella dichiarazione pubblicata da Kraus e Kulka (1958), Müller la menzionò, ma vi dedicò appena il 45% della sua narrazione, che contiene soltanto una serie di aneddoti fantasiosi,come ad esempio quello del prelievo di carne umana ai detenuti fucilati per la coltura dei batteri.

 Nel suo libro di memorie (1979), infine, Müller ha dedicato

 il 25% della narrazione ai fatti relativi al crematorio I e

 il restante 75% a quelli riguardanti i crematori di Birkenau:

 dallo 0% al 75%: uno sviluppo letterario sbalorditivo!398

 

395 Idem, p. 252.

 396 Essi non figurano nel preventivo di costo (Kostenanschlag) della Topf per i due forni a 8 muffole dei crematori IV e V, nella lista degli elementi costitutivi di questi impianti spediti dalla Topf (Versandanzeige); inoltre, nel pavimento della sala forni delle rovine dei crematori IV e V non c’è traccia né di coperchi né di pozzi di ispezione dei condotti del fumo.

 397 Il dott. Jacques Pach. F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz Sonderbehandlung, op. cit., p. 100.

 398 Vedi la mia analisi delle testimonianze di F. Müller nello studio Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, pp. 33-48.

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

 105

 

CAPITOLO VI

 

I SOFISMI EPISTEMOLOGICI DI VALENTINA PISANTY

 

1) Testimonianza contro documento


 Dall'inizio degli anni Novanta, a causa dell’incalzante pressione revisionistica e per merito di Pressac, il baricentro della storiografia olocaustica si è spostato decisamente dalla testimonianze al documento. In effetti, come ha rilevato Baynac - mi si consenta di citare di nuovo questa fondamentale regola metodologica che sta alla base della storiografia -,

 «per lo storico scientifico, la testimonianza non è realmente la Storia, è un oggetto della Storia. E una testimonianza non ha molto peso, e pesa ancora meno se nessun solido documento la conferma. Il postulato della storia scientifica, si potrebbe dire forzando appena la mano, è: niente documento/i, niente fatto accertato».

 Di fronte a questo «irritante» dilemma, la Pisanty preferisce fare marcia indietro e dispiega tutta la sua scienza semiotica dedicando pagine e pagine di sottili disquisizioni metodologiche al tentativo di capovolgere la regola summenzionata per conferire il primato assoluto alla testimonianza. Partendo da questo capovolgimento, ella elabora una teoria fittizia che parte da falsi presupposti per giungere a false conclusioni. Vale la pena di esaminare questo brillante esempio di cavillosità semiotica.

 Partendo dal principio che:

 1) tutte le testimonianze siano indipendenti,

 2) tutte le testimonianze contengano solo errori marginali e involontari,

 3) al di là di questi errori esse abbiano tutte un «nucleo essenziale» di verità,

 la Pisanty costruisce anzitutto la sua metodologia storiografica su questo nucleo, che deve essere pertanto indiscutibile. In questo modo ella crea «il più chiuso dei fondamentalismi»,per usare l’espressione che impiega poco avvedutamente contro gli avversari. Alla domanda (per lei) retorica di quale utilità possano avere le testimonianze per la storiografia olocaustica, la nostra dottoressa risponde:

 «La risposta ovvia è che al di sotto delle discrepanze individuali rimane un nucleo essenziale al riparo da ogni negazione, e cioè il fatto che ad Auschwitz (e negli altri lager di sterminio) si praticavano sistematicamente uccisioni di massa.

 Per questo motivo, l’esistenza del genocidio è la premessa indiscussa di ogni serio studio storico su questo argomento, e non la tesi da dimostrare.

 Si potrà discutere sul come, sul perché, sul dove, sul quando, e perfino sul chi, ma non il fatto in sé,poiché è proprio su questo fatto che tutte le testimonianze si dimostrano concordi»(p. 191).

 A questo punto, l’Autrice inserisce un paragone farsesco:

 «Non credere al genocidio equivale dunque a negare che si sia consumato un omicidio anche qualora il colpevole sia stato udire chiaramente gridare “sto andando ad ammazzare Rossi” [ma non si poteva discutere perfino sul chi?] (dopo

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

 106

 aver pubblicato un libro su come intendeva far fuori Rossi), Rossi sia scomparso, e decine di testimoni abbiano assistito alla sua uccisione. Se, durante il processo, due testimonianze si dimostrano discordanti circa il colore della cravatta dell’assassino,o se un testimone dice che l’uccisione è avvenuta alle 17:35 mentre l’altro giura che il suo orologio segnava le 17:40, se ne conclude forse che l’omicidio non ha avuto luogo e che Rossi se la sta spassando su qualche spiaggia delle Maldive,indifferente al dolore della moglie e dei figli che piangono la scomparsa? No di certo: per balzare a una simile conclusione ci vogliono ben altre anomalie. Inoltre,nel caso in cui si ritenga che Rossi non è mai stato ucciso, bisognerà pur spiegare il motivo che ha indotto tutti i testimoni a mentire, concordando sulla medesima versione dei fatti» (p. 191, corsivo mio).

 Donde la logica conclusione dell’invenzione revisionistica della “congiura” mondiale ebraica:

 «Analogamente, per mettere in discussione l’esistenza del genocidio bisogna immaginare che da decenni sia in atto un progetto coerente e concertato di falsificazione storica di cui tutti i testimoni sono direttamente complici. I negazionisti, che spesso ventilano questa ipotesi, non arrivano mai a spiegare dettagliatamente come sia possibile una simile congiura e chi ne sia l’artefice supremo» (p. 191).

 

2) L’omicidio del signor Rossi: un tragico errore giudiziario

 Dai giornali:

 «Al processo di appello si è scoperto che il giudice di primo grado aveva commesso gravissime violazioni delle norme procedurali: le testimonianze dell’accusa presentavano ben altre anomalie.

 Un testimone aveva dichiarato che il signor Rossi era stato ucciso in una “camera a vapore”,

 un altro aveva giurato che era stato asfissiato con il cloro,

 un altro ancora aveva menzionato come arma del delitto una “sostanza nera” non meglio definita,

 un altro giurava che il signor Rossi era stato folgorato su una piastra metallica, suscitando le ire di

 un altro testimone che lo aveva visto con i propri occhi scendere in una cisterna riempita a metà di acqua ed essere folgorato lì,

 un altro ancora, aveva osservato che l’omicidio era stato consumato asfissiando il signor Rossi con ossido di carbonio, ma

 un altro testimone, più attento, aveva notato che la vittima era morta perché dalla sua stanza era stata pompata via l’aria.

 Il giudice si è giustificato affermando che le testimonianze oculari si dimostravano concordi su un “nucleo essenziale: tutte dicevano che il signor Rossi era stato ucciso.

 Al giudice è stata riconosciuta l’attenuante di aver letto prima della sentenza il libro della Pisanty».

 Traggo anch’io la morale della mia storiella, che è questa: ciò che la storiografia ufficiale definisce il «nucleo essenziale» di molteplici testimonianze discordanti o l’ «essenziale» (p. 127) di un’unica testimonianza contraddittoria, non è altro che l’astrazione irreale che risulta dall’eliminazione sistematica - o dalla fusione - delle contraddizioni. Un caso esemplare di questa metodologia è offerto da Danuta Czech nella creazione della storia

 

MATTOGNO : Capucetto rosso

107

ufficiale della prima gasazione ad Auschwitz con una ignobile manipolazione di testimonianze inestricabilmente contraddittorie399.

Ecco infatti il “quadro storico” che si può ricostruire in base alle testimonianze:

Un giorno,

tra la primavera del 1941 e il novembre-dicembre del 1942,

ad Auschwitz, nel vecchio crematorio

o nello scantinato del Block 11,

oppure a Birkenau,

fu eseguita la prima gasazione di persone.

Alcune testimonianze menzionano la data esatta:

il 14 agosto o il 15 agosto,

il 3-5 settembre

o il 5-6 settembre

o il 5-8 settembre

o il 9 ottobre 1941.

La gasazione fu eseguita

dopo l'appello serale, durante la chiusura dei blocchi (Blocksperre),in modo che nessun detenuto potesse vedere ciò che avveniva,

oppure in pieno giorno,davanti agli occhi dei detenuti oziosamente sdraiati al sole.

Già in precedenza le finestre dello scantinato erano

state murate,

o ricoperte di terra,

o riempite di sabbia

o sbarrate con assi di legno.

Nel seminterrato del Block 11 furono rinchiusi soltanto prigionieri di guerra russi,

che erano solo ufficiali,

o ufficiali e sottufficiali,

o soldati semplici,

o partigiani,

o commissari politici,

oppure non erano affatto russi,

ma polacchi,

o erano prigionieri russi e detenuti polacchi.

Le vittime della gasazione furono

60 o

200 o

400 o

500 o

600 o

680 o

700 o

850

o 1.473 prigionieri russi e 100-150 o 190 o 196 o 200 o 220 o 250 o 257 o 260 o 300 o 400

o 1.000 detenuti polacchi.

Quel che è certo, comunque, è che il loro numero totale fu di

200 o

300 o

320 o

350 o

500 o

696 o

800 o

850 o

857 o

980 o

1.000 o

1.078 o

1.400 o

1.663.

I detenuti malati erano stati selezionati nei blocchi ospedale

dal dott.Schwela

o dal dott. Jungen

oppure dal dott. Entress.

Questi malati furono portati nelle celle del Block 11

dagli infermieri

oppure dai detenuti della compagnia di punizione.

Palitzsch da solo

o insieme a un SS soprannominato “Tom Mix”

o insieme a un altro chiamato lo “strangolatore”,

oppure Breitwieser

gettarono nel corrodoio o nelle celle

tre barattoli di Zyklon B in tutto,

oppure 2 barattoli in ogni cella.

Lo Zyklon B fu introdotto attraverso la porta

o attraverso la presa d'aria di ventilazione (Lüftlungsklappe)

o attraverso aperture al di sopra delle porte delle celle.

La gasazione fu eseguita

nelle celle,

o in una sola cella

o nel corridoio

o nella “camera a gas”

e le porte delle celle

erano state chiuse ermeticamente

oppure divelte.

Le vittime morirono

immediatamente

oppure erano ancora vive dopo 15 ore.

I cadaveri furono evacuati

il giorno dopo

o la notte dopo

o 1-2 giorni dopo

o 2 giorni dopo

o 3 giorni dopo

o il quarto giorno

o il sesto giorno,

esclusivamente da infermieri, per l'esattezza

oltre 20

o 30

o 80,

oppure esclusivamente da 20 detenuti della compagnia di punizione.

Il lavoro durò

un giorno intero

o una notte intera

o 2 notti

o 3 notti.

I cadaveri furono svestiti

nel corridoio del Block 11,

o nel cortile esterno,

oppure non furono svestiti affatto.

I cadaveri delle vittime

furono portati al crematorio e cremati,

oppure portati a Birkenau e inumati in fosse comuni,

oppure parte cremati e parte inumati400.

Ho anche mostrato che le contraddizioni dei testimoni oculari riguardo ai presunti campi di sterminio orientali non si riferiscono propriamente al colore delle cravatte delle SS, ma presentano «ben altre anomalie»401.


399 Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, op. cit., pp. 230-234.

400 Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality, op. cit., pp. 69-90.

401 Olocausto: dilettanti allo sbaraglio, op. cit., pp. 43-54. Di testimonianze di questo calibro riguardo a Belzec e a Treblinka mi era già occupato nei capitoli XI e XII dello studio Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso e ora si capisce anche per quale ragione la Pisanty non li abbia neppure sfiorati. Per ulteriori approfondimenti rimando al mio studio  Belzec nella propaganda, nelle  testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia, op. cit., pp. 13-46 e al libro che ho scritto in collaborazione con J. Graf Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp? Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004, pp.47-76.

MATTOGNO : Capucetto rosso

108

Per quanto riguarda il valore processuale delle testimonianze, la Pisanty si scaglia contro l’ovvia affermazione di Faurisson (di Baynac e di ogni storico serio) che «le testimonianze non sono prove», osservando melodrammaticamente che egli con ciò rivela «la scarsa considerazione in cui tiene gli stessi principi fondamentali del diritto, per cui le testimonianze hanno valore di prova» (p. 176, corsivo mio). Ma ciò dicendo, rivela essa stessa di non aver ben chiara la non lieve differenza tra giurisprudenza e storiografia.

Come ho ricordato altrove402, le uniche due volte in cui due testimoni dell’omicidio del signor Rossi (Rudolf Vrba e Arnold Friedmann), in un processo (il processo Zündel del 1985), si sono trovati di fronte ad un vero avvocato difensore (Douglas Christie), libero dai fortissimi condizionamenti ideologici e politici cui avevano dovuto sottostare i loro predecessori, hanno fatto una figura talmente grama, talmente meschina che si sono rifiutati entrambi di comparire al secondo processo Zündel del 1988, al pari del resto del perito dell’accusa Raoul Hilberg403.

Come ho rilevato in un altro studio, messo alle strette dall'avvocato Christie, Vrba si è ridotto a fare appello alla «licentia poetarum», mentre Friedmann (che aveva dichiarato sotto giuramento non solo di aver visto con i propri occhi uscire dai camini dei crematori fiamme alte quattro metri, ma anche di riuscire a individuare la nazionalità delle vittime cremate in base al colore delle fiamme!) dovette ammettere che egli con i propri occhi non aveva visto un bel nulla e che le sue conoscenze si basavano sul sentito dire.


3) La «cospirazione giudaica mondiale».


La Pisanty è letteralmente ossessionata dall’idea monomaniacale che i revisionisti non solo credano ad una «cospirazione giudaica mondiale», ma che questa teoria sia addirittura il fondamento stesso del revisionismo: «l’ipotesi negazionista non sta in piedi senza l’ausilio di una vaga teoria della cospirazione sociale»! (p. 209). Come vedremo nel paragrafo seguente, questa posizione costituisce solo in apparenza un capovolgimento della tesi della Maestra Lipstadt, la quale sostiene che il revisionismo è il risultato di una cospirazione nazista. L’intero libro è costellato di allusioni a questa teoria, che nelle conclusioni, come vedremo, la Pisanty sviluppa fino al visionarismo. Eccone una bella crestomazia (corsivo mio):

«Viene qui riproposta l’antica idea della cospirazione giudaica mondiale, compiuta attraverso la falsificazione dei documenti (compreso tutto il materiale fotografico relativo al genocidio)» (p. 12).

«Ma in questo caso sarebbe necessario chiamare in causa una qualche variante della teoria sociale della cospirazione» (p. 31).

«... oppure una determinazione precisa (che assume la forma canonica del complotto)» (p. 32).

 

402 Intervista sull’Olocausto, op. cit., pp. 28-29.

403 Did Six Million Really Die? Report of the Evidence in the Canadian “False News” Trial of Ernst Zündel.Edited by Barbara Kulaszka. Samisdat Publishers Ltd., Toronto, 1992, p. 5.

MATTOGNO : Capucetto rosso

109

«Il sospetto fine a sé stesso [...] diventa un sintomo della sindrome del complotto ...» (p. 67).

«...entrambi i modelli risentono infatti di una sindrome del sospetto (a sua volta influenzata da una teoria della cospirazione)...» (p. 79).

«... ansia demistrificatrice ed ermetismo complottardo...» (p. 81).

«Autore apertamente antisemita, nonché convinto sostenitore della teoria della cospirazione giudaica...» (p. 152).

«... per questo motivo vanno alla ricerca della matrice comune di tutti gli errori che, nella loro ottica, non possono che ridurre a una qualche cospirazione» (p. 170).

«Dopodiché si potrà giudicare se tale ricostruzione risponda o meno ai criteri dell’economia e della coerenza interpretativa o se, piuttosto, essa non sia riconducibile a una teoria sociale della cospirazione» (p. 192).

«L’obiettivo è, evidentemente, di insinuare nel lettore il sospetto che sia in atto un complotto ordito da potenze occulte e inafferrabili (la lobby ebraica)...» (p. 234).

«... e cioè l’idea che il paradigma ufficiale sia il frutto di una cospirazione concertata dall’alto» (p. 235).

Come ho spiegato sopra, la teoria del «complotto giudaico mondiale» è la falsa conclusione di una falsa premessa:

poichè infatti tutte le testimonianze sono autonome,

poiché inoltre sono tutte concordanti sul «nucleo essenziale»,

allora se sono tutte false bisogna ammettere che esse siano il frutto di un complotto:

«Un qualche riferimento alla teoria del complotto è la condizione indispensabile per delegittimare o invalidare un corpus di testimonianze che, sebbene provengano da fonti diverse e fino a un certo punto autonome, concordino su una certa ricostruzione storica di eventi passati» (p. 32).

In conclusione, solo l’idea di un «complotto» come «progetto coerente e concertato di falsificazione storica» potrebbe rispondere alla legittima domanda del perché «migliaia di testimoni, per giunta provenienti da sponde politiche contrapposte,abbiano accettato supinamente di mentire in favore della causa sionista ad essi estranea» (p. 209).

Dopo aver inventato questa teoria, la Pisanty si accinge a scalzare trionfalmente con essa il fondamento epistemologico stesso del revisionismo:

«Come abbiamo visto, le strategie interpretative impiegate dai negazionisti sono vistosamente carenti sul piano della costruzione coerente ed esaustiva di un paradigma alternativo a quello ufficiale: l’inesistenza della Shoah viene sempre presupposta dagli scritti in questione, ma non viene mai argomentata sulla base di documenti o testimonianze attendibili che attestino l’esistenza di un complotto di matrice sionista mirato a gabellare l’opinione pubblica circa il vero svolgimento della seconda guerra mondiale. La rivoluzione scientifica auspicata da questi autori è perciò incompleta» (p. 208).

«Malgrado le apparenze, dunque, quello proposto dai negazionisti non è un paradigma scientifico, ma è un aborto di paradigma, in cui il tentativo di realizzare una rivoluzione scientifica si limita all’individuazione delle presunte carenze della storiografia ufficiale. Dopo avere scompaginato le prove documentarie nel tentativo di insinuare dei dubbi nella mente del lettore sprovveduto, gli autori in questione sono incapaci di offrire alcun dato positivo sul quale il lettore stesso possa fondare

MATTOGNO : Capucetto rosso

110

la sua eventuale adesione alle tesi da essi proposte. Ne deriva che al destinatario degli scritti dei negazionisti è richiesto un atto di fede per essere ammesso nella cerchia eletta dei detentori della Verità storica» (p. 209, corsivo mio).

Tutta l’argomentazione si riduce a un volgare trucco: la creazione di un falso obiettivo da colpire poi trionfalmente al posto di quello vero.

Anzitutto la Pisanty mette insieme in un unico crogiuolo i testimoni (sedicenti) oculari e testimoni indiretti.

Prendiamo il caso di Auschwitz.

Delle centinaia e centinaia di testimonianze su questo campo soltanto una decina o meno sono assunte dalla storiografia ufficiale come “prova” del presunto sterminio in massa -

quelle dei membri del Sonderkommando

e quelle di Höss e di qualche altra SS del campo.

Le centinaia e centinaia di testimonianze indirette parlano del presunto sterminio soltanto per “sentito dire, come ben sa anche la Pisanty, che scrive:

«Spesso gli scrittori intrecciano le proprie osservazioni dirette con frammenti di “sentito dire” la cui diffusione nel lager era capillare.

La maggior parte delle inesattezze riscontrabili in questi testi è attribuibile alla

confusione che i testimoni fanno tra ciò che hanno visto con i propri occhi e ciò di cui hanno sentito parlare durante il periodo dell’internamento.

Con il passare degli anni, poi,

alla memoria degli eventi vissuti si aggiunge la lettura di altre opere sull’argomento, con il risultato che le autobiografie stese in tempi più recenti

perdono l’immediatezza del ricordo in favore di una visione più coerente e completa del processo di sterminio» (p. 183, corsivo mio).

Con ciò la Pisanty risponde da sola già a metà alla falsa domanda del perché «migliaia di testimoni, per giunta provenienti da sponde politiche contrapposte, abbiano accettato supinamente di mentire in favore della causa sionista ad essi estranea».

Le «migliaia di testimoni» indiretti non hanno «accettato supinamente di mentire», ma, come ha spiegato bene la Pisanty, sono dei mentitori involontari:

essi hanno visto qualcosa che hanno prima male intepretato sulla base del “sentito dire”, e che poi, dopo aver letto altre opere sull’argomento, perduta l’immediatezza del ricordo, hanno trasformato in una «visione più coerente e completa del processo di sterminio».

Ma che dire dei pochissimi testimoni oculari? La Pisanty dà per scontato che le loro testimonianze siano «autonome» e, ovviamente, che rispecchino pienamente la realtà.

Naturalmente sarebbe troppo attendersi da una dottoressa in semiotica un’analisi storica sulla genesi e sullo sviluppo letterario delle testimonianze relative allo sterminio ebraico, a partire da quando - per restare in tema di Auschwitz -

il campo di sterminio veniva collocato dai testimoni a Rajsko anziché a Birkenau,

e le uccisioni, venivano eseguite mediante

«martello pneumatico» (Hammerluft),

«bagno elettrico» dotato di «camere elettriche»,

nastro trasportatore elettrico,

docce a gas,

bombole, o bombe o ampolle di acido cianidrico,

fosse di gasazione,

passando poi alla “fosse di gasazione” (sic) omicida,deformazione delle “Begasungskammer”, le camere di disinfestazione ad acido cianidrico progettate nell'edificio di ricezione (Aufnahmegebäude), le quali, insieme agli impianti di doccia e disinfestazione dei Bauwerke 5a e 5b di Birkenau costituirono la base della storia dei Bunker di Birkenau;

per finire con il rapporto Vrba-Wetzler, questa volgare impostura che fu redatta non già su informazioni del cosiddetto Sonderkommando dei crematori, bensì all’insaputa di esso da una cellula del movimento di resistenza clandestino del campo.

Questo rapporto è servito poi da base per i lavori della Commissione di inchiesta sovietica

MATTOGNO : Capucetto rosso

111

che cominciò la sua attività nel febbraio 1945, le cui conclusioni, filtrate attraverso la Commissione di inchiesta polacca (il giudice Jahn Sehn) che subentrò ai sovietici qualche mese dopo, costituiscono l‘ “essenziale” della storia delle camere a gas omicide di Auschwitz404.

Questo sintetico inquadramento storico è anche una risposta alla pretesa della Pisanty che le testimonianze fossero «autonome». Ma di quale autonomia parla?

All’interno del campo, i detenuti conoscevano già per “sentito dire” la storia che Vrba e Wetzler portarono poi all’esterno.

Dopo la liberazione del campo, i detenuti vissero promiscuamente per più di tre mesi sotto il bombardamento propagandistico di due inchieste sul presunto sterminio in camere a gas;

i testimoni “oculari”405, in particolare,poterono non solo consultarsi tra di loro,

ma esaminare perfino piante e documenti tedeschi.

All’esterno del campo la storia si diffuse sia nelle forme abortive note per “sentito dire” dai detenuti trasferiti in altri campi, sia nella forma canonica pubblicata dai Sovietici sulla Pravda il 7 maggio 1945 e pubblicizzata immediatamente dappertutto.

I testimoni dunque, dopo aver reinterpretato tutte le loro esperienze personali in funzione di queste conoscenze, crearono quella «visione più coerente e completa del processo di sterminio» che rappresenta il «nucleo essenziale» delle loro testimonianze, una sorta di trama vaga e generica nella quale le contraddizioni e le assurdità prendono forma e crescono man mano che il discorso scende dal vago e dal generico al particolare e al fatto circostanziato.

Per quanto concerne le testimonianze oculari, abbiamo già visto quanto siano veri alcuni aspetti importanti del loro «nucleo essenziale», la storia della capacità infernale dei forni crematori e la storia del grasso umano usato come combustibile. Adduco qualche altro esempio tratto dai testimoni oculari invocati dalla Pisanty.

Le fosse di cremazione dietro al crematorio V nell’estate del 1944 (attenzione: stesso luogo e stesso tempo)

per Tauber406 e Müller erano 5 , che indica anche le misure: m. 40-50 x 8  407;

per Bendel, invece, erano 3, di m 12 x 6  408;

per Nyiszli queste fosse non sono mai esistite 409.

Il Bunker 2/V possedeva per Müller 4 camere a gas e 4 fosse di cremazione 410; secondo Nyiszli invece nessuna camera a gas e due fosse di cremazione411.

Secondo i testimoni, queste enormi fosse di cremazione erano state scavate nel maggio 1944 perché i crematori non potevano assorbire l’enorme afflusso degli Ebrei ungheresi.

[Sulla idiozia (per la loro assurda PROFONDITA' inconciliabile con l'altezza della FALDA FREATICA a -120 cm circa) di tali impianti di cremazione, le "fosse", si possono avere ulteriori dettagliate informazioni al seguente link: http://olo-truffa.myblog.it/archive/2011/01/31/il-livello... ]

 

404 Vedi al riguardo il mio studio Auschwitz: 27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2005: sessant'anni di propaganda. I Quaderni di Auschwitz, 5. Effepi, Genova, 2005. Edizione in rete riveduta, corretta e aggiornata in:,http://vho.org/aaargh/ital/archimatto/CMausch45.pdf

405 Ad esempio Henryk Tauber e Szlama Dragon.

406 J.-C. Pressac, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers, op. cit., p. 500.

407 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz , op. cit.,pp. 207 e 211.

408 Trial of Josef Kramer and Forty-four Others (The Belsen Trial). Edited by Raymond Philips. William Hodge and Company, Limited, London Edinburgh Glasgow, 1946, p. 131

409 Vedi al riguardo il mio studio “Medico ad Auschwitz”: anatomia di un falso, op. cit., pp. 38-41.

410 F. Müller, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz , op. cit., p.231.

411 Vedi al riguardo “Medico ad Auschwitz”: anatomia di un falso, op. cit., p. 40.

MATTOGNO : Capucetto rosso

112

Che cosa c’è di vero in questa storia? Due fotografie aeree americane di Birkenau del 31 maggio 1944 dimostrano senza ombra di dubbio che:

a) nell’aerea del Bunker 2/V non esisteva alcuna fossa, né ardente né non ardente,

b) nel cortile del crematorio V c’era una sola esile colonna di fumo riportabile ad una superficie ardente al suolo dicirca 50 m2, ossia, se era una fossa di cremazione, quanto bastava per bruciare una cinquantina di cadaveri al giorno412.

Ecco dunque dei testimoni oculari - tra i più importanti! - colti in flagrante menzogna nel loro «nucleo essenziale»!

Un’ultima osservazione. Fino al 1989 tutti gli Ebrei ungheresi deportati ad Auschwitz non immatricolati furono universalmente considerati come “gasati.

Ad esempio, Georges Wellers nel 1983, in un autorevole articolo sul numero delle vittime di questo campo, scrisse che dei 437.400 Ebrei ungheresi deportati ad Auschwitz 27.760 erano stati immatricolati e i restanti 409.640 erano stati gasati immediatamente all’arrivo413.

Nel 1989 (sotto le pressioni revisionistiche) il Museo di Auschwitz rivelò che parecchie migliaia di presunti gasati erano stati inviati senza immatricolazione nel cosiddetto Durchgangslager (campo di transito) di Birkenau, da dove poi furono trasferiti in altri campi.

Tuttavia esso minimizzò il loro numero, parlando di 25.000. Dai documenti risulta infatti una cifra di almeno 98.600 persone, di cui almeno 79.200 Ebrei ungheresi414 e circa 19.400 Ebrei di Lodz415.

A questo punto appare chiaro che la teoria della «cospirazione giudaica mondiale» è soltanto un misero espediente per eludere questi problemi fondamentali.


4) Dall’antinegazionismo al visionarismo


Le conclusioni generali della Pisanty sull’essenza del revisionismo sono il degno coronamento del suo libro. L’Autrice vi si abbandona ad una sorta di visionarismo apocalittico che chiama in causa - tanto per essere originale - i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, altro tema che ossessiona la povera dottoressa. Finalmente la Pisanty mostra il vero significato delle sue elucubrazioni sul «complotto giudaico mondiale» e rientra nell’ortodossia della Maestra solo apparentemente sovvertita:

il revisionismo non è solo il risultato di una cospirazione nazista;

peggio, molto peggio:

è l’epigono di quell’ «antisemitismo storico» che trova il suo culmine, appunto, nei Protocolli dei Savi Anziani di Sion!

«A ben vedere, il negazionismo non è che il capitolo più aggiornato della storia della teoria della cospirazione ebraica. Secondo questo mito, esiste un governo ebraico segreto che, avvalendosi di una rete mondiale di organizzazioni, nonché del supporto di vari esponenti del potere politico, controlla i governi, la stampa (dunque

412 Vedi al riguardo il mio studio Auschwitz: Open Air Incinerations. Theses & Dissertations Press, Chicago,2005.

413 Georges Wellers, «Essai de détermination du nombre de morts au camp d’Auschwitz», in: Le Monde Juif,n.112, ottobre-dicembre 1983, p. 153.

414 C. Mattogno, «La deportazione degli Ebrei ungheresi nel maggio-luglio 1944. Un bilancio provvisorio»,op. cit., p. 20.

415 C. Mattogno, «L'evacuazione del ghetto di Lodz e le deportazioni ad Auschwitz (agosto 1944)», in: Auschwitz: trasferimenti e finte gasazioni. I Quaderni di Auschwitz, 3. Effepi, Genova, 2004, p. 34.

MATTOGNO : Capucetto rosso

113

l’opinione pubblica) e l’economia mondiale allo scopo di ottenere la dominazione universale. Il mito ha origini remote, ma si cristallizza nella sua forma “matura” (la cui espressione più completa è costituita dai Protocolli dei Savi Anziani di Sion) verso la fine dell’Ottocento» (pp. 247-248).

Dopo aver ripercorso le «tappe principali» del mito, dall’antico Egitto (!) fino alla pubblicazione dei Protocolli, la Pisanty sentenzia:

«I discorsi dei negazionisti possono essere agevolmente collocati in questo filone dell’antisemitismo storico. Lo scheletro delle loro argomentazioni rimane la logora trama della cospirazione ebraica, a dispetto delle cautele adottate dai più scaltri negatori della Shoah per rinnegare le proprie ascendenze ideologiche. Come ho ripetutamente osservato, infatti, l’idea che gli ebrei si siano inventati il genocidio nazista per promuovere la causa sionista non regge senza l’appoggio di una teoria del complotto» (p. 250).

Infine ella proclama solennemente:

«Dunque, i negazionisti raccolgono il testimone dell’ antisemitismo storico» (p.251).

Alla luce di questo visionarismo si comprende anche la vera ragione delle analisi così tediosamente minuziose dei presunti metodi truffaldini che apparirebbero in tutti i testi revionionistici (il paratesto, i titoli, le epigrafi, le prefazioni, le fotografie, le citazioni, la rappresentazione dell’avversario, la punteggiatura, le presupposizioni: pp. 214-239): questi dèmoni di negazionisti, nella loro cospirazione mondiale antiebraica 416, hanno elaborato un sistema scientifico di falsificazione che i neofiti apprendono evidentemente nella loro iniziazione segreta operata sicuramente dal tenebroso Institute for Historical Review!

Così la Pisanty si ricollega anche alla «sensazione» di Vidal-Naquet, «di un’unica e vasta iniziativa internazionale» revisionistica417.

Da parte mia, ringrazio sentitamente la dottoressa Pisanty per avermi messo al corrente di questi risvolti segreti del “negazionismo”. Non essendo stato iniziato, non conoscevo ancora i trucchi svelati sagacemente dalla nostra solerte dottoressa. Sarà per le prossime pubblicazioni. Intanto chiedo venia agli altri «congiurati» e faccio pubblica ammenda per non aver mai scritto, né pensato, che l’Olocausto sia una invenzione ebraica con finalità sionistiche e, soprattutto (colmo del disonore), per aver redatto quattro articoli nei quali (da buon “negazionista”) ho negato l’autenticità e la veridicità dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion418.

416 Curiosamente, della congiura non fa parte il revisionista più noto, Faurisson, essendo egli un «negazionista per vocazione» (p. 45).

417 P. Vidal-Naquet, Gli assassini della memoria, op. cit., p. 84.

418 «Evola e l’autenticità dei “Protocolli”», in: Orion, n. 39, dicembre 1987; «Sionismo e Protocolli» e «I Protocolli dei Savi di Sion», idem, n. 46, 1988; «Evola e la veridicità dei “Protocolli”», idem, n. 54, 1989.

MATTOGNO : Capucetto rosso

114

EPILOGO

Sebbene l’ Autrice de L’irritante questione delle camere a gas si sia prestata volontariamente alla compilazione di questa affannosa e penosa simulazione di saggio scientifico nella piena consapevolezza della sua crassa ignoranza storica - e per questo le ho riservato la risposta che meritava la sua pochezza intellettuale e morale - sarebbe ingiusto riversarne l’intera responsabilità su di lei. Come accennavo all’inizio, qui ci troviamo di fronte ad una nuova tattica del “fiore” universitario “antinegazionista”:

la tattica del capro espiatorio.

La cosa più indecorosa è proprio questa, che l’idea sia nata e si sia sviluppata in un ambiente universitario, fino a concretizzarsi in una tesi di dottorato!

È dunque giusto menzionare i nomi di tutti coloro che hanno istigato la sprovveduta studentessa a questa insana impresa o ad essa hanno cooperato, coloro che

l’hanno consigliata,

l’hanno guidata,

l’hanno fuorviata,

l'hanno coperta di ridicolo:

«Questo libro prende origine da una tesi di dottorato svolta sotto la supervisione di di-segni-umberto-eco.jpgUmberto Eco (nella foto a destra,a sinistra il rabbino di segni), Patrizia Violi e Mauro Wolf.

Nel corso delle mie ricerche, varie altre persone mi hanno fornito preziosi spunti teorici e utili indicazioni bibliografiche. In particolare, ringrazio Furio Colombo , Arthur Hertzberg, Nadine Fresco, Maurice Olender, Liliana Picciotto Fragion,Adriana Goldstaub e Marcello Pezzetti   del Centro Documentazione Ebraica Contemporanea , Sarah Halperyn del Centre de Documentation Juive Contemporaine, Jamie McCarthy e Kenneth McVay del Nizkor Group, i bibliotecari dell’ YIVO Center (New York), Jeffrey Ross dell’ Anti-Defamation Legue,Alastair McEwen, Stefano Traini e gli amici dottori e dottorandi dell’Istituto di Comunicazione dell’Università di Bologna» (p. 4).

Quale straodinario consesso di luminari!

Non c’è alcun dubbio che la dottoressa Pisanty, dopo questa scorribanda in un campo a lei ignoto, e, soprattutto, dopo aver acquisito i suoi giusti meriti accademici, rientrerà nei ranghi semiotici: da Cappuccetto Rosso ad Auschwitz e ritorno.

Ma che farà il “fiore” universitario che l’ha spinta a questo suicidio letterario?

I “baroni” continueranno a nascondersi dietro ai loro studenti o verranno allo scoperto?

Una cosa è certa:

per loro, ormai, la questione delle camere a gas sarà ancora più irritante!

* * *

MATTOGNO : Capucetto rosso

115

La tattica della preselezione del campo di indagine è tipica di tutti i miei olo-critici. Essa viene da costoro attuata ignorando sistematicamente i miei studi fondamentali e prendendo in esame qualche passo delle mie pubblicazioni minori di dieci o vent'anni fa.

Oppure - come Francesco Rotondi 419 - appellandosi a qualche critico d'oltreoceano (John C. Zimmerman) senza menzionare la mia risposta che lo ha messo a tacere definitivamente420.

A tutti questi critici, pisantyani, germineriani, vianelliani, rotondiani, sciacchiani ecc. ecc., rivolgo un invito: volete veramente confutare il “negazionista” Mattogno sull' «irritante questione delle camere a gas»? Bene. Confutate gli studi essenziali e recenti che seguono.

E possibilmente non una frase per ogni libro, ma ogni libro nel suo complesso. In fondo si tratta solo di 2.268 pagine.

In caso contrario, lasciate perdere: la critica al revisionismo non è cosa per voi.

Buon lavoro!


Sulle camere a gas di Auschwitz:

1) Auschwitz: la prima gasazione. Edizioni di Ar, Padova, 1992, 190 pp.

- Traduzione americana: Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. Testo accresciuto, riveduto e corretto. 159 pp., 48 documenti e fotografie.

2) Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. 138 pp., 35 documenti e fotografie.

3) The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004. 264 pp., 44 documenti e fotografie.

4) The Morgues of the Crematoria at Birkenau in the Light of Documents, in: «The Revisionist»,vol. 2, n. 3, agosto 2004, pp. 271-294, 10 documenti.

5) Auschwitz: Open Air Incinerations. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. 131 pp., 48 documenti e fotografie.

6) The Elusive Holes of Death, in: Germar Rudolf, Carlo Mattogno, Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust. Theses & Dissertation Press. Chicago, 2005, pp. 279-394, 76 documenti e fotografie.

7) Auschwitz: 27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2005: sessant'anni di propaganda. I Quaderni di Auschwitz, 5, 2005, 63 pagine, 3 documenti. Edizione riveduta, corretta e aggiornata: http://vho.org/aaargh/ital/archimatto/CMausch45.pdf

8) “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato. Edizioni di Ar, Padova, 2001. 188 pp., 26 documenti.

419 C. Mattogno, Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposte ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell'anti-“negazionismo”. Con la replica alla “Risposta a Carlo Mattogno” di Francesco Rotondi. 2007, in: http://www.aaargh.com.mx/fran/livres7/CMluna.pdf.

420 C. Mattogno , «An Accountant Poses as Cremation Expert», in: G. Rudolf, C. Mattogno, Auschwitz Lies.Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005, pp. 87-194.Testo pubblicato in rete nel 2000.

MATTOGNO : Capucetto rosso

116

9) La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz”, Edizioni di Ar, Padova, 1998. 221 pp., 15 tavole, 53 documenti.

Sulle camere a gas di Belzec:

Belzec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia. Effepi Edizioni, Genova, 2006. 191 pp., 18 documenti.

Sulle camere a gas di Treblinka:

(In collaborazione con J. Graf), Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp? Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004. 365 pp., 35 documenti e fotografie.

Sulle camere a gas di Majdanek:

(In collaborazione con J. Graf), Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003. 316 pagine, 60 documenti e fotografie.

Sulla camera a gas di Stutthof:

(In collaborazione con J. Graf), KL Stutthof. Il campo di concentramento di Stutthof e la sua funzione nella politica ebraica nazionalsocialista. Effepi Editore, Genova, 2003. 61 pp., 28 documenti e fotografie.

Sulle camere a gas mobili (“Gaswagen”) di Chemno è in preparazione uno studio specifico.

BIBLIOGRAFIA

• Adam, Uwe Dietrich, «Les chambres à gas», in: Colloque de l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences sociales, L’Allemagne nazie et le génocide juif. Gallimard-Le Seuil, Parigi,1985.

• Anonymous, The Myth of the Six Million. The Noontide Press, 1978.

• App, Austin J., The Six Million Swindle. Boniface Press, Takoma Park, Maryland,1976.

• Arad, Yitzhak, Belzec, Sobibor, Treblinka. The Operation Reinhard Death Camps.  Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 1987.

• Auschwitz vu par les SS. Edition du Musée d’Etat à Oswiecim, 1974.

MATTOGNO : Capucetto rosso

117

• Ball, John C., Air Photo Evidence. Auschwitz, Treblinka, Majdanek, Sobibor, Bergen Belsen, Belzec, Babi Yar, Katyn Forest. Ball Resource Services Limited, Delta, B.C., Canada, 1992.

• Bardèche, Maurice, Nuremberg ou la terre promise. Les Sept couleurs, Parigi, 1948.

• Baynac, Jacques, «Comment les historiens délèguent à la justice la tâche de faire taire les révisionnistes», in: Le Nouveau Quotidien, 2 settembre 1996, p.16.

• Baynac, Jacques, «Faute de documents probants sur les chambres à gaz, les historiens ésquivent le débat», in: Le Nouveau Quotidien, 3 settembre 1996, p.14.

• Braham, Randolph L., The Politics of Genocide. The Holocaust in Hungary. Columbia University Press, New York, 1981.

• Brayard, Florent, Comment l’idée vint à M. Rassinier. Naissance du révisionnisme. Naissance du révisionnisme. Fayard, Parigi, 1996.

• Butz, Arthur R., The Hoax of the Ttwentieth Century. Historical Review Press, Chapel, Ascote, Ladbroke, Southam, Warwickshire, 1977.

• Central Commission for Investigation of German Crimes in Poland. German Crimes in Poland. Varsavia, 1947.

• Chelain, André, Faut-il fusiller Henri Roques? Polémiques, Parigi, 1986.

• «Cyklon B gegen KZ-Häftlinge. Bericht über ersten deutschen Giftgasprozess», in: Die Neue Zeitung, n. 34, 22 marzo 1949.

• Czech, Danuta, Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz- Birkenau 1939-1945. Rowohlt-Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989.

• Did Six Million Really Die? Report of the Evidence in the Canadian “False News” Trial of Ernst Zündel. Edited by Barbara Kulaszka. Samisdat Publishers Ltd., Toronto, 1992.

• Dötzer, Walter, Arbeitsanweisungen für Klinik und Laboratorium des Hygiene-Institutes der Waffen-SS, Berlin. Herausgegeben von SS-Standartenführer Dozent Dr. J.Mrugowski. Heft 3. Entkeimung, Entseuchung und Entwesung. Verlag von Urban Schwarzenberg.  Berlino e Vienna, 1943.

• Dwork, D.- van Pelt, R.J., Auschwitz 1270 to the present.W.W. Norton & Company,New York-Londra, 1996.

• Enzyklopädie des Holocaust. Die Verfolgung und Ermordung der europäischen Juden. Argon Verlag, Berlino, 1993.

MATTOGNO : Capucetto rosso

118

• Faschismus Getto Massenmord. Röderberg-Verlag, Francoforte sul Meno,1960.

• Faurisson, Robert, Mémoire en défense contre ceux qui m’accusent de falsifier l’histoire. La question des chambres à gaz. La Vieille Taupe, Parigi, 1980.

• Faurisson, Robert, Réponse à Jean-Claude Pressac sur le problème des chambres à gaz. Diffusion RHB, BP 122, Colombes, Cedex, 1993.

• Flury, Ferdinand - Zernik, Franz, Schädliche Gase, Dämpfe, Nebel, Rauch- und Staubarten. Verlag von Julius Springer, Berlino, 1931.

• Friedländer, Saul, Kurt Gerstein o l’ambiguità del bene. Feltrinelli, Milano, 1967.

• Giua, Michele-Giua-Lollini, Clara, Dizionario di chimica generale e industriale. Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1948.

• Guillaume, Pierre, Droit et Histoire. La Vieille Taupe, Parigi, 1986.

• Harwood, Richard, Auschwitz o della soluzione finale. Storia di una leggenda. Le Rune, Milano, 1978.

• Inmitten des grauenvollen Verbrechens. Handschriften von Mitgliedern des Sonderkommandos. Verlag des Staatlichen Auschwitz-Birkenau Museums, 1996.

• Izzo, Attilio, Guerra chimica e difesa antigas. Hoepli, Milano, 1935.

• Joffroy, Pierre, L’espion de Dieu. Grasset, Parigi, 1969.

• Kemper, Robert.M.W., Eichmann und Komplizen. Europa Verlag, Zurigo, 1961.

• Kommandant in Auschwitz. Autobiographische Aufzeichnungen des Rudolf Höss. Herausgegeben von Martin Broszat. DTV Verlag, Monoaco 1981; trad. it. Comandante ad Auschwitz. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss. Memoriale autobiografico di Rudolf Höss. Einaudi, Torino, 1985.

• Lenz, O.- Gassner, L., Schädlingsbekämpfung mit hochgiftigen Stoffen, Heft 1:Blausäure. Verlagsbuchhandlung von Richard Schoetz, Berlino, 1934.

• Leuchter, Fred A., An engineering report on the alleged execution gas chambers at Auschwitz, Birkenau and Majdanek Poland. Prepared for Ernst Zündel. April 5, 1988 by Fred A. Leuchter, Jr. Chief Engineer. Fred A. Leuchter, Associates, 231 Kennedy Drive Unit # 110, Boston, Massachusetts 02148).

MATTOGNO : Capucetto rosso

119

• Lipstadt, Deborah, Denying the Holocaust. The Growing Assault on the Truth and Memory. A Plume Book. New York, 1994.

• Maccone, Luigi, Storia documentata della cremazione presso i popoli antichi ed i moderni con speciale riferimento alla igiene. Istituto Italiano di Arti grafiche, Bergamo. 1932.

• Mermelstein, Mel, By bred alone. The story of A-4685. Auschwitz Study Foundation, Inc. Huntington Beach, California, 1981.

• Meyers Handbuch über die Technik. Bibliographisches Institut, Mannheim, 1964.

• Müller, Filip, Sonderbehandlung. Drei Jahre in den Krematorien und Gaskammern von Auschwitz. Verlag Steinhausen, Monaco, 1979.

• Nyszli, Miklos, Dr. Mengele Boncolóorvosa voltam az auschwitz-i krematóriumban. Copyright by Dr. Nyiszli Miklos, Oradea, Nagyvarad, 1946; trad. it. Medico ad Auschwitz. Longanesi, Milano, 1977.

• O’Keefe, Theodore, «“Best Witness”: Mel Mermelstein vs. The IHR», in: The Journal of Historical Review, n. 1, gennaio-febbraio 1994.

• Obóz koncentracyjny Oswiecim w swietle akt Delegatura Rzadu R.P. na Kraj. Zeszyty oswiecimskie, Numer specjalny (I). Wydawnictwo Panstwowego Muzeum w Oswiecimiu, 1968.

• Ottolenghi, Gustavo, Dizionario del nazismo. Sugarco, Carnago, 1995.

• Perry, J.H., Chemical Engineer’s Handbook. Wilmington, Delaware, 1949.

• Piper, Franciszek, Die Zahl der Opfer von Auschwitz. Verlag Staatliches Muzeum in Oswiecim, 1993.

• Piper, Franciszek, «Gas Chamber and Crematoria», in: Yisrael Gutman and Michael Berenbaum Editors, Anatomy of the Auschwitz Death Camp. Indiana University Press, Bloomington and Indianapolis, 1994.

• Poliakov, Léon, Auschwitz. Julliard, Parigi, 1964.

• Porter, Carlos W., Made in Russia: the Holocaust. Historical Review Press, 1988.

• Pressac, Jean-Claude, Auschwitz: Technique and operation of the gas chambers. The Beate Klarsfeld Foundation, New York, 1989.

MATTOGNO : Capucetto rosso

120

• Pressac, Jean-Claude, Le macchine dello sterminio. Auschwitz 1941-1945. Auschwitz 1941-1945. Feltrinelli, Milano 1994; trad. Ted. Die Krematorien von Auschwitz. Die Technik des Massenmordes. Piper, Monaco, 1994.

• Pressac, Jean-Claude, «Enquête sur les camps de la mort», in: Historia Spécial, n. 34, marzo-aprile 1995.

• «Procès Faurisson: compte rendu de l’audience du 9 mai 1995», in: VHO-Nieuwsbrief,n. 3, 1995.

• Rückerl, Adalbert (a cura di), NS-Vernichtungslager im Spiegel deutscher Strafprozesse. DTV Dokumente, Monaco, 1979.

• Rüter, C.F. (a cura di), Justiz und NS-Verbrechen. Sammlung deutscher Strafurteile wegen nationalsozialistischer Tötungsverbrechen, 1945-1966. Amsterdam, 1968-1981, Bd.XIII.

• Saletti, Carlo (a cura di), Testimoni della catastrofe. Deposizioni di prigionieri del Sonderkommando ebraico di Auschwitz-Birkenau (1945). Ombre corte, Verona, 2004.

• State of Israel. Ministry of Justice. The Trial of Adolf Eichmann. Record of Proceedings in the District Court of Jerusalem. Gerusalemme, 1993,

• Taylor, Telford, Die Nürnberger Prozesse. Europa Verlag, Zurigo, 1951.

• Trial of Josef Kramer and Forty-four Others (The Belsen Trial). Edited by Raymond Philips. William Hodge and Company, Limited, Londra Edinburgh Glasgow, 1946.

• Vidal-Naquet, Pierre, Gli assassini della memoria. Editori Riuniti, Roma, 1993.

• Walendy, Udo, Bild “Dokumente” für Geschichtsschreibung? Vlotho/Weser, 1973.

• Wellers, Georges, «Essai de détermination du nombre de morts au camp d’Auschwitz», in: Le Monde Juif, n. 112, ottobre-dicembre 1983.

• «Who knew of the extermination? Kurt Gerstein’s Story», in: The Wiener Library Bulletin, 9, 1955.

MATTOGNO : Capucetto rosso

121

BIBLIOGRAFIA REVISIONISTICA ESSENZIALE

•Germar Rudolf (a cura di), Auschwitz: Plain Facts. A Response to Jean-Claude Pressac. With Contributions by Robert Faurisson, Carlo Mattogno, Germar Rudolf, and Serge Thion. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.

• Aynat, Enrique, Los "Protocolos de Auschwitz": ¿Una fuente histórica? García Hispán Editor, Alicante 1990.

• Aynat, Enrique, Estudios sobre el "Holocausto". Valencia, 1994.

• Aynat, Enrique, El Holocausto a debate. Respuesta a César Vidal. Valencia, 1995.

• Ball, John C., Air Photo Evidence. Auschwitz, Treblinka, Majdanek, Sobibor, Bergen Belsen, Belzec, Babi Yar, Katyn Forest. Ball Resource Services Limited, Delta, B.C., Canada, 1992.

• Boisdefeu, Jean-Marie, La controverse sur l'extermination des Juifs par les Allemands. Tome I, “L'examen des preuves”. Editions “Au Roseau Pensant”, Bruxelles, 1994.

• Boisdefeu, Jean-Marie, La controverse sur l’extermination des Juifs par les Allemands. Tome II, “Réalités de la ‘Solution finale”. Vrij Historisch Onderzoek, Anversa, 1996.

• Butz, Arthur R., The Hoax of the Twentieth Century. Historical Review Press, Chapel Ascote, Ladbroke, Southam, Warwickshire, 1974.

• Chelain, André, La thèse de Nantes et l’affaire Roques. Polemiques, Parigi, 1988.

• Did Six Million Really Die? Report of the Evidence in the Canadian "False News" Trial of Ernst Zündel - 1988. Edited by Barbara Kulaszka. Samisdat Publishers Ltd., Toronto 1992.

• Faurisson, Robert, Mémoire en défense contre ceux qui m'accusent de falsifier l'histoire. La question des chambres à gaz. La Vieille Taupe, 1980.

• Faurisson, Robert, Réponse à Pierre Vidal-Naquet. Deuxième édition, augmentée. La Vieille Taupe, Paris 1982.

• Faurisson, Robert, Réponse à Jean-Claude Pressac sur le problème des chambres à gaz. Edito dall’Autore, 1994. Diffusion: R.H.R., Colombes.• Gauss, Ernst [G. Rudolf]( a cura di), Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of “Truth” and “Memory”. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003.

MATTOGNO : Capucetto rosso

122

• Graf, Jürgen, Der Holocaust auf dem Prüfstand. Augenzeugenberichte versus Naturgesetze. Guideon Burg Verlag, Basilea, 1992.

• Graf, Jürgen, Auschwitz. Tätergeständnisse und Augenzeugen des Holocaust. Verlag Neue Visionen GmbH, Würenlos, 1994.

• Graf, Jürgen, Todesursache Zeitgeschichtsforschung. Verlag Neue Visionen GmbH, Würenlos, 1995.

• Graf, Jürgen, Riese auf tönernen Füsse. Raul Hilberg und sein Standardwerk über den “Holocaust”. Castle Hill Publishers, Hastings, 1999.

• Guillaume, Pierre, Jean-Claude Pressac, preteso demolitore del revisionismo olocaustico. Graphos, Genova, 1996.

• Guillaume, Pierre, Droit et histoire. La Vieille Taupe, Parigi, 1986.

• Hoffman II, Michael A., The Great Holocaust Trial. Institute for Historical Review,1985.

• L’Uomo libero, n. 41, aprile 1996.

• Lenski, Robert, The Holocaust on Trial. The case of Ernst Zündel. Editorial Revision, Reporter Press, 1989.

• Leuchter, Fred, Faurisson, Robert, Rudolf, Germar, The Leuchter Reports. Critical Edition. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.

• Marais, Pierre, Les camions à gaz en question. Polémiques, Parigi, 1994.

• Marais, Pierre, En lisant de près les écrivains chantres de la Shoah. La Vieille Taupe, Parigi, 1991.

• Rudolf, Germar, Das Rudolf Gutachten. Gutachten über die “Gaskammern” von Auschwitz. Castle Hill Publishers, Hastings, Inghilterra, 2001.

• Rudolf, Germar, Lectures on the Holocaust. Controversial Issues Cross Examinated. These & Dissertations Press, Chicago, 2005.

• Sanning, Walter N., The Dissolution of Eastern European Jewry. Institute for Historical Review, 1983.

• Stäglich, Wilhelm, Der Auschwitz-Mythos. Legende oder Wirklichkeit? Grabert-Verlag, Tubinga, 1979.

MATTOGNO : Capucetto rosso

123

• Thion, Serge, Vérité historique ou vérité politique? Le dossier de l'affaire Faurisson. La question des chambres à gaz. La Vieille Taupe, Parigi, 1980. • Werner, Steffen, Die zweite baylonische Gefangenschaft. Das Schicksal der Juden im europäischen Osten. Selbstverlag Steffen Werner, Pfullingen, 1990.

RIVISTE

• The Journal of Historical Review (1980-)

• Annales d’Histoire Révisionniste (1987-1990)

• Revue d’Histoire Révisionniste (1990-1992)

• Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung (1997-)

• Akribeia. Histoire, rumeurs, légendes (1997-)

• Études Révisionnistes (2000-)

• The Revisionist (2003-2004)

OPERE DI CARLO MATTOGNO

• La Risiera di San Sabba: un falso grossolano. Sentinella d’Italia, Monfalcone, 1985.

• Il rapporto Gerstein: Anatomia di un falso. Sentinella d’Italia, Monfalcone, 1985.

• Il mito dello sterminio ebraico. Introduzione storico-bibliografica alla bibliografia  revisionista. Sentinella d’Italia, Monfalcone, 1985.

• Auschwitz: due false testimonianze. La Sfinge, Parma, 1986.

• Auschwitz: un caso di plagio. La Sfinge, Parma, 1986.

• Wellers e i “gasati” di Auschwitz. La Sfinge, Parma, 1987.

• Auschwitz: le “confessioni” di Höss. La Sfinge, Parma, 1987.

• “Medico ad Auschwitz”: Anatomia di un falso. La Sfinge, Parma, 1988.

MATTOGNO : Capucetto rosso

124

• Come si falsifica la storia: Saul Friedländer e il “rapporto” Gerstein. La Sfinge,Parma, 1988.

• La Soluzione finale. Problemi e polemiche. Edizioni di Ar, Padova, 1991.

• Auschwitz: la prima gasazione. Edizioni di Ar, Padova 1992. Traduzione francese:

Auschwitz: le premier gasage. Stiftung Vrij Historisch Onderzoek, Berchem, 1999.

Traduzione americana: Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. Testo accresciuto, riveduto e corretto.

• Auschwitz: Fine di una leggenda. Edizioni di Ar, Padova 1994.

Traduzione americana: Auschwitz: The End of a Legend. A Critique of J.-C.Pressac. Institute for Historical Review, 1994;

Auschwitz: The End of a Legend. In: Germar Rudolf (ed.), Auschwitz: Plain Facts. A Response to Jean-Claude Pressac. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. Traduzione tedesca: Auschwitz: Das Ende einer Legende. In: Auschwitz: Nackte Fakten. Eine Erwiderung an Jean-Claude Pressac. Stiftung Vrij Historisch Onderzoek v.z.w., Berchem 1995.

• Auschwitz Holocaust Revisionist Jean-Claude Pressac. The “Gassed” People of Auschwitz: Pressac’s New Revisions. Granata Publishing, Palos Verdes, California,1995.

• Intervista sull’Olocausto. Edizioni di Ar, 1995. Traduzione americana: My Banned Holocaust Interview. Granata, Box 2145, Palos Verdes, California, 1996.

• Olocausto: dilettanti allo sbaraglio. Pierre Vidal-Naquet, Georges Wellers, Deborah Lipstadt, Till Bastian, Florent Brayard et alii contro il revisionismo storico. Edizioni di Ar, Padova, 1996.

• Rassinier, il revisionismo olocaustico e il loro critico Florent Brayard. Graphos,Genova, 1996.

• Die Krematoriumsöfen von Auschwitz-Birkenau (in collaborazione con il dott. ing.Franco Deana). In: Grundlagen zur Zeitgeschichte. Ein Handbuch über strittige Fragen des 20. Jahrhunderts. Grabert-Verlag, Tubinga, 1994. Traduzione olandese: De Crematoria-ovens van Auschwitz en Birkenau, Vrij Historisch Onderzoek v.z.w., Anversa, 1995. Traduzione inglese (testo riveduto, corretto e aggiornato): The Crematoria Ovens of Auschwitz and Birkenau, in: Dissecting the Holocaust. The Growing Critique of “Truth” and “Memory”. Edited by Ernst Gauss. Theses &Dissertations Press, Chicago, 2003.

• La “Zentralbauleitung der Waffen-SS und Polizei Auschwitz”, Edizioni di Ar, Padova, 1998. Traduzione tedesca: Sonderbehandlung in Auschwitz. Entstehung und Bedeutung eines Begriffs. Castle Hill Publisher, Hastings, 2003. Traduzione inglese: The Central

MATTOGNO : Capucetto rosso

125

Construction Office of the Waffen-SS and Police Auschwitz. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.

• “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato. Edizioni di Ar, Padova, 2001.

Traduzione tedesca: Sonderbehandlung in Auschwitz. Entstehung und Bedeutung eines Begriffes. Castle Hill Publishers, Hastings, Inghilterra, 2003.

Traduzione inglese: Special Treatment in Auschwitz. Origin and Meaning of a Term. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.

• Olocausto: dilettanti a convegno. Effepi Edizioni, Genova, 2002.

• The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.

• Auschwitz: Crematorium I and the Alleged Homicidal Gassing. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.

• Auschwitz: Open Air Incinerations. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005.

• Olocausto: dilettanti nel web. Effepi, Genova, 2005.

• Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposte ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell'anti-“negazionismo”. Effepi, Genova, 2006.

Riedizione ampliata: Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposte ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell'anti-“negazionismo”. Con la replica alla “Risposta a Carlo Mattogno” di Francesco Rotondi, 2007, in: http://www.aaargh.com.mx/fran/livres7/CMluna.pdf.

• Negare la storia? Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”. Effedieffe Edizioni, 2006.

Belzec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia. Effepi Edizioni, Genova, 2006.

 Belzec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia. Effepi Edizioni, Genova, 2006.

Traduzione americana: Belzec in Propaganda, Testimonies, Archeological Research, and History. Theses & Dissertations Press, Chicago 2004.

Traduzione tedesca: Belzec Propaganda, Zeugenaussagen, archäologische Untersuchungen, historische Fakten.Castle Hill Publishers, Hastings, 2004.

Traduzione francese: Belzec à travers la propagande, les témoignages, les enquêtes archéologiques et les documents historiques.La Sfinge, Roma, 2005.

In collaborazione con Jürgen Graf:

• KL Majdanek. Eine historische und technische Studie. Castle Hill Publisher, Hastings 1998.

Edizione americana: Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003.

MATTOGNO : Capucetto rosso

126

• KL Stutthof. Il campo di concentramento di Stutthof e la sua funzione nella politica ebraica nationalsocialista. Effepi Editore, Genova, 2003. Edizione tedesca: Das Konzentrationslager Stutthof und seine Funktion in der nationalsozialistischen Judenpolitik. Castle Hill Publisher, Hastings, 1999.

Edizione americana: Concentration Camp Stutthof and its Function in National Socialist Jewish Policy. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2003.

Treblinka. Vernichtungslager oder Durchgangslager? Castle Hill Publisher, Hastings,2002.

Edizione americana: Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp? Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004.

In collaborazione con Germar Rudolf:

• Auschwitz Lies. Legends, Lies, and Prejudices on the Holocaust. Theses &Dissertations Press, Chicago, 2005.

Quaderni di Auschwitz (Effepi, Genova):

• Il numero dei morti di Auschwitz. Vecchie e nuove imposture. n. 1, 2004.

• I Gasprüfer di Auschwitz. Analisi storico-tecnica di una "prova definitiva”. n. 2,2004.

• Auschwitz: trasferimenti e finte gasazioni. n. 3, 2004.

• Auschwitz: nuove controversie e nuove fantasie storiche. n. 4, 2004.

• Auschwitz: 27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2005: sessant'anni di propaganda. n. 5,2005.

• La deportazione degli Ebrei ungheresi nel maggio-luglio 1944. Un bilancio provvisorio. n. 6. 2007.

ABBREVIAZIONI

APMO: Archiwum Panstwowego Muzeum w Oswiecimimiu (Archivio del Museo di Stato di Auschwitz)

 APPM: Archiwum Pastwowego Muzeum na Majdanku (Archivio del Museo di Stato di Majdanek)

IMG: Internationaler Militärgerichthof (atti del processo di Norimberga)

RGVA: Rossiiskii Gosudarstvennii Vojennii Archiv (Archivio russo di Stato della guerra), Mosca.

Luglio 2007.

MATTOGNO : Capucetto rosso

Fonte: http://aaargh.com.mx/fran/livres/reprints.html

L'AAARGH, per non morire idioti.

_______________________________________________________________________________________________

  N.B.: Evidenziazione, sottolineatura, grassetto, immagini, NON sono presenti nel testo originale. Per contattarci: sturevcm@libero.it.

 Pagina iniziale